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Tavolo della cucina, come sceglierlo? Tutte le dritte

Posted by Valentina Beretta on
Tavolo della cucina, come sceglierlo? Tutte le dritte

Il tavolo in cucina è importante. Non solo perché amplia – e di moltissimo – lo spazio di lavoro, ma soprattutto perché permette di vivere l’ambiente cucina – se lo dimensioni lo consentono – in ogni momento della giornata. Colazione, pranzo e cena in famiglia, sia per comodità sia per intimità, per moltissimi italiani si svolgono proprio in questo locale. Inutile poi sottolineare che il tavolo è un arredo a tutti gli effetti, e completa il design della cucina stessa: nulla vieta di fare arditi accostamenti, come linee moderne per i mobili e un tavolo rustico, oppure coniugare a uno stile più classico un tavolo dal disegno più contemporaneo. L’unico vincolo, ovviamente, è dato dalle dimensioni e dalla disposizione del locale. Per il resto, via libera alla scelta, sulla base dei propri gusti e anche delle proprie esigenze. Ecco, in un breve excursus, qualche indicazione utile per identificare il tavolo perfetto.

Tavolo rotondo

In linea di massima, è il modello consigliato per le cucine di dimensioni contenute. Intimo e conviviale, può essere collocato anche in un angolo della stanza, magari corredato da pratici sgabelli. Questa è la soluzione giusta se si dispone di un tavolo di maggiori misure in soggiorno, dove poter accogliere gli ospiti. Se invece quello in cucina è l’unico tavolo della casa, sarà meglio prevedere un modello con delle prolunghe, che in caso di necessità possa dilatare lo spazio dove accomodarsi a pranzo o a cena. Tavoli tondi moderni, e anche qualche pezzo vintage – adesso così di moda – hanno il piano in marmo, in resina o in piastrelline colorate. Se il materiale è lucido, meglio: rifletterà la luce e regalerà più ariosità all’intera stanza.

Tavolo rettangolare

E’ il classico dei classici, il modello che ben si sposa con quasi tutte le cucine. Può essere collocato al centro del locale, se i metri quadrati lo consentono, o appoggiato contro il muro ed eventualmente spostato in caso di bisogno. Un autentico evergreen.

Tavolo ovale

L’ideale per le cucine lunghe e strette, dato il suo ingombro contenuto. E’ una forma che sta tornando di moda e che, soprattutto, consente di poter aggiungere più posti a tavola rispetto a tavoli di altre forme.

Tavolo a scomparsa

O a consolle, è fissato per un lato a una parete: si alza e si abbassa a seconda delle esigenze. Perfetto per le cucine piccole, una volta chiuso “ruba” pochissimo spazio.

Tavolo a bancone

E’ il trend degli ultimi anni: il tavolo ricavato o sul piano della penisola (o isola) della cucina o come prolungamento del piano di lavoro, con il medesimo materiale. Dal bellissimo effetto, specie le cucine open, è anche molto pratico: sotto può infatti essere attrezzato con scomparti o armadietti. In linea generale, anche la scelta del tavolo più “giusto” varrebbe la pena affidarsi a degli esperti già in fase di ideazione della cucina stessa. Ad esempio Pedrazzini Arreda, rivenditore ufficiale di Veneta Cucine a Milano, offre ai propri clienti un servizio di studio e progettazione della cucina dei sogni, anche adattando i modelli visionabili nello show-room alle specifiche esigenze.

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Capsule del caffè, compatibili od originali? A ognuno la sua scelta

Posted by Valentina Beretta on
Capsule del caffè, compatibili od originali? A ognuno la sua scelta

Negli ultimi anni c’è stato una vera e propria “esplosione” delle macchine da caffè per uso domestico. Comodissime, sempre pronte e senza sprechi, sono anche belle sotto il profilo del design. E, soprattuto, garantiscono un caffè fragrante in pochi secondi, semplicemente inserendo la capsula nella macchina. Proprio su questo aspetto, però, si apre il dibattito: quasi ogni brand, oltre a commercializzare la macchina, offre le sue capsule con l’identico marchio. In contemporanea, nei negozi fisici così come on line, ci sono tantissime altre scelte alternative, le cosiddette compatibili. Arriviamo alla domanda, che tutti i consumatori di caffè si sono sicuramente fatti almeno una volta nella vita: le compatibili vanno bene come le originali? A cui segue la seconda questione: non è che rischiano di danneggiare la macchina? Le risposte sono facili: si, le capsule compatibili vanno benissimo e no, non c’è il rischio che si rovini la macchina.

Scegliere la compatibile “giusta”

Naturalmente per mantenere in perfetta salute la propria macchina, e per garantirsi un’ottima tazza di caffè, bisogna scegliere bene le capsule compatibili. Questo perché ogni modello ha la sua specifica gamma di compatibili, che vanno utilizzate solo e soltanto su una precisa macchina da caffè e non sulle altre. In parole semplici, ogni “sistema” ha le sue macchine e le sue capsule. Come il sistema Nescafè Dolce Gusto, tra i più apprezzati del mercato proprio per la gradevolezza del design delle macchine e la vasta scelta di capsule. Per scoprirle tutte, compatibili e originali, basta una visita al portale on line italiano del caffè in cialde e capsule di qualità, CialdaMia. Oltre alle capsule a marchio Nescafè Dolce Gusto, c’è una selezione davvero ampia di compatibili, prodotte anche da nomi celebri della torrefazione. Tra questi, spiccano le capsule compatibili dolce gusto a marchio CialdaMia, particolarmente convenienti e pensate espressamente per quel tipo di macchina.

Questione di gusti

Una volta assodato che le compatibili non creano nessun problema alla macchina – la prova del nove è se la capsula non fa nessuna resistenza quando la si inserisce – non resta che scegliere in base ai propri gusti personali. Ad esempio le compatibili Nescafè Dolce Gusto di CialdaMia sono disponibili in diverse miscele, tutte di altissima qualità: arabica, cremoso, intenso e decaffeinato. E, se non bastasse il caffè, ci sono anche altre prodotti in capsula che possono soddisfare i desideri di tutta la famiglia, bambini compresi: dal caffè presso al tè al limone fino al cioccolato, solo per citare alcune referenze.

Come scegliere?

Se si è acquistata da poco una macchina da caffè e si vogliono testare le varie miscele e i diversi prodotti disponibili sul mercato, non resta che… provare sul campo. Per non fare scelte azzardate, il consiglio è di iniziare facendo delle piccole ordinazioni, possibili sia nei negozi sia sugli store online. Una volta trovato il proprio aroma del cuore, magari proprio una capsula compatibile Nescafè Dolce Gusto, si potranno fare ordini più sostanziosi e mirati. Anche perché, nella vita reale come sul web, più si fa scorta e più si ha l’occasione di risparmiare.

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Acqua pura anche in ufficio con i dispenser IWM

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La corretta idratazione è una condizione essenziale per il benessere fisico e quello del nostro organismo. Bere la giusta quantità d’acqua è infatti essenziale anche ad aiutare a  mantenere alto il livello di energie e concentrazione durante l’orario di lavoro. Ecco perché è importante bere spesso nel corso della giornata e dunque non solo durante i pasti ma anche durante l’orario di lavoro. Spesso però, la necessità di bere si scontra con il sapore troppo forte che di norma caratterizza l’acqua dei boccioni solitamente presenti negli uffici. Ciò spinge i dipendenti ad evitare di bere o a preferire bevande gasate che di certo non fanno bene e sicuramente non sono in grado di dissetare come l’acqua, a causa degli zuccheri che contengono. I boccioni inoltre, hanno lo svantaggio di essere difficili da trasportare e da movimentare, oltre ad avere un costo al litro non indifferente ed in grado di incidere sui costi di gestione di ogni azienda o ufficio.

La soluzione pratica e conveniente è quella di adottare uno dei dispenser acqua ufficio che IWM propone, i quali filtrano direttamente l’acqua del rubinetto eliminando ogni impurità ed offrendo un’acqua assolutamente bilanciata e sicura. È inoltre possibile avere acqua fredda o calda a piacimento, così come un’ottima acqua gasata o del ghiaccio se lo si preferisce, andando incontro ai desideri di tutti. Il risparmio è notevole considerando che l’acqua del rubinetto è decisamente più economica rispetto quella dei boccioni, che vanno poi smaltiti secondo quanto previsto dalle normative dei singoli comuni dopo il loro utilizzo, ma che troppo spesso vengono purtroppo riciclati a discapito della salute dei fruitori. I dispenser IWM consentono invece ai tuoi dipendenti di bere tutta l’acqua che desiderano personalizzandola in base ai loro gusti, con la certezza di bere sere dell’ottima acqua utile anche a migliorare la produttività del’intero ufficio.

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Strisce led per decorare casa

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Le strisce led sono un’ottima idea per riuscire ad illuminare ed enfatizzare un determinato angolo di casa che al momento è poco valorizzato. Apportare delle strisce led oggi va di gran moda in qualsiasi tipo di ambiente, grazie anche al gradevole impatto estetico che la luce è in grado di creare soprattutto quando questa viene posta ad esempio sotto le mensole o sopra i piani cottura, i quali cambiano letteralmente volto e diventano molto più belli da guardare e da vivere. Esse non vengono installate dunque esclusivamente con l’intento di portare della luce laddove questa scarseggia, ma hanno un aspetto decorativo oggi sempre più tenuto in considerazione dagli interior designers di tutto il mondo. Installarle è davvero semplice e non è nemmeno necessario contattare un tecnico, in quanto quelle che trovi su lucefaidate.it sono dotate anche di un utilissimo lato adesivo che ti consente di fissarle esattamente su qualsiasi superficie senza la necessità di ricorrere a viti, trapano e simili.

La loro grande flessibilità inoltre, consente di poterle applicare praticamente dappertutto, anche sugli angoli, e sono disponibili sia a luce fredda che calda così da consentirti di personalizzare ogni ambiente esattamente nella maniera che preferisci. Le strisce led sono vendute in bobine della lunghezza che va da 2.5 a 5 metri, con il grande vantaggio di poterle tagliare se hai bisogno di strisce più piccole, con una dimensione minima che è pari a 3, 5 o 10 centimetri in base al modello prescelto. Alcuni di questi vantano anche un kit di regolazione radiocomandato, che ti consente di controllare a distanza quella che è l’intensità della luce che preferisci così da creare ogni volta l’atmosfera perfetta in base al tuo umore del momento o alla situazione. Sei pronto per arricchire ogni angolo di casa con le ottime strisce led?

Economia

Imprenditoria, rallenta ma non si ferma la crescita delle imprese al femminile

Posted by Valentina Beretta on
Imprenditoria, rallenta ma non si ferma la crescita delle imprese al femminile

Le donne sono toste, si sa. Anche quando si tratta di business: e che le signore siano brave pure alla guida delle aziende è dimostrato dal milione e 340mila imprese capitanate da donne, così come emerge dal IV Rapporto sull’imprenditoria femminile realizzato da Unioncamere. 

Crescita rosa maggiore di quella degli uomini

In base al report, oggi sono il 22% del totale le imprese rosa, ma con una differenza. Negli ultimi 5 anni queste sono cresciute a un ritmo molto più intenso di quelle maschili: +2,9% contro +0,3%. In valori assoluti l’aumento delle imprese femminili è stato più del triplo rispetto a quello delle imprese maschili: +38.080 contro +12.704. In pratica, le imprese femminili hanno contribuito a ben il 75% dell’incremento complessivo di tutte le imprese in Italia, pari a +50.784 unità.  Anche se ancora fortemente concentrate nei settori più tradizionali, le imprese di donne stanno crescendo soprattutto in settori più innovativi e con una intensità maggiore delle imprese maschili. E’ il caso delle Attività professionali scientifiche e tecniche (+17,4% contro +9,3% di quelle maschili) e dell’Informatica e telecomunicazioni (+9,1%, contro il +8,9% delle maschili). A livello geografico sono Lazio (+7,1%), Campania (+5,4%), Calabria (+5,3%), Trentino (+5%), Sicilia (+4,9%), Lombardia (+4%) e Sardegna (+3,8%) le regioni in cui le aziende al femminile aumentano oltre la media. In termini di incidenza territoriale, sul totale delle imprese, al vertice della classifica si incontrano tuttavia tre regioni del Mezzogiorno (Molise, Basilicata e Abruzzo), seguite dall’Umbria, dalla Sicilia e dalla Val d’Aosta.

L’effetto del Covid-19

La tendenza, e l’informazione non sorprende, ha però subito una battuta d’arresto a causa del coronavirus. Tra aprile e giugno, infatti, le iscrizioni di nuove aziende guidate da donne sono oltre 10mila in meno rispetto allo stesso trimestre del 2019. Questo calo, pari al -42,3%, è superiore a quello registrato dalle attività maschili (-35,2%). Anche per effetto di questo rallentamento delle iscrizioni, sul quale ha inciso il lockdown, a fine giugno l’universo delle imprese femminili conta quasi 5mila unità in meno rispetto allo scorso anno.

Un rapporto più soft con l’innovazione

Anche se le imprenditrici italiane sono brave, il rapporto mette in luce alcune criticità o meglio delle differenze rispetto agli omologhi uomini. Le giovani donne d’impresa hanno una minore propensione all’innovazione rispetto ai coetanei uomini (il 56% delle imprese giovanili femminili ha introdotto innovazioni nella propria attività contro il 59% imprese giovanili maschili); investono meno nelle tecnologie digitali di Industria 4.0 (19% contro il 25% delle imprese giovanili maschili); sono meno internazionalizzate (il 9% contro il 13%); hanno un rapporto difficile con il credito (il 46% delle imprese femminili di under 35 si finanzia con capitale proprio o della famiglia). Però le imprese femminili sono generalmente più attive su altri fronti: sono più attente all’ambiente, all’etica e alla responsabilità sociale e investono nel green più dei giovani imprenditori (31% vs 26%) così come nella salute nel benessere dei dipendenti (72% contro 67%).

Varie

Lo smart working estivo farà crescere le bollette

Posted by Valentina Beretta on
Lo smart working estivo farà crescere le bollette

Per gli italiani che quest’estate lavoreranno in smart working le bollette saranno più care. Il caldo infatti costringerà a tenere accesa l’aria condizionata in casa per numerose ore, con inevitabili conseguenze sulle bollette. Secondo le stime di Facile.it, per rinfrescare una stanza da 16-20 mq per 6 ore al giorno è necessario mettere in conto un aumento della bolletta estiva di almeno 68 euro. Un valore che arriva addirittura a 113 euro se si sceglie di tenere l’aria condizionata accesa per 10 ore. E se oltre alla postazione di lavoro si vogliono mantenere freschi anche gli altri ambienti della casa, la bolletta lievita ulteriormente.

Cinque consigli per ridurre le spese

Sempre secondo le stime di Facile.it, considerando l’uso del condizionatore per altre 6 ore al giorno, necessarie per rinfrescare le stanze da letto prima della notte e la sala da pranzo/cucina durante i pasti, una famiglia di 4 persone dotata di un condizionatore A+ con un consumo di 812 Kwh, spenderà circa 132 euro in più all’anno, che sommati a quelli spesi per lo smart working fanno 200 euro in più. Quest’anno, quindi, è bene fare attenzione a come ci si comporta tra le mura domestiche. Per questo motivo Facile.it ha realizzato un breve vademecum con 5 consigli pratici per ridurre le spese.

Nuovi ritmi, nuova tariffa. Ma la classe fa la differenza

Se una volta i consumi energetici domestici si concentravano nelle fasce serali, ora in tanti hanno iniziato a consumare durante tutto l’arco della giornata. Il consiglio, quindi, è di valutare con attenzione se convenga mantenere una tariffa bioraria o se sia meglio passare a una monoraria, con un prezzo della componente energetica unico, che non varia a seconda dell’orario di consumo.

Il secondo consiglio è quello di sostituire il proprio condizionatore con uno più moderno in classe A, A+, A++ e superiori. Cambiare un condizionatore di classe C con uno di classe A+ consente ridurre il costo in bolletta sino al 21% annuo.

E in caso di sostituzione del vecchio impianto con uno nuovo ad alta efficienza è possibile ottenere uno sconto fiscale che va dal 50% al 65%.

Evitare temperature polari e tenere l’impianto pulito

Una temperatura troppo bassa fa male alla salute, e al portafogli. Non serve avere un clima artico per stare al fresco, e se l’apparecchio ne è dotato, il consiglio è di utilizzare la funzione di deumidificazione anziché quella di raffrescamento. In questo modo è possibile mantenere una temperatura confortevole e, al contempo, abbattere la spesa fino al 13%. Sebbene poi sia dimostrato che l’uso del condizionatore non favorisce la diffusione del Coronavirus, è importante mantenere l’impianto pulito così da garantirsi che possa funzionare al 100%. Un impianto non efficiente consuma fino all’8% in più. Ma a volte per risparmiare basta un po’ di buon senso. Lasciare aperta la porta del corridoio o di uno stanzino e disperdere il fresco può arrivare ad incidere sino al 6% sui consumi.

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È attivo il credito imposta del 60% sulle locazioni

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È attivo il credito imposta del 60% sulle locazioni

Lo rende noto l’Agenzia delle Entrate: è possibile utilizzare il credito d’imposta del 60% del canone mensile per la locazione, il leasing o la concessione di immobili a uso non abitativo, destinati cioè allo svolgimento di attività industriali, commerciali, artigianali, e agricole. Il credito d’imposta è invece pari al 30% del canone nei casi contratti di affitto d’azienda. L’importo da prendere a riferimento è quello versato nel periodo d’imposta 2020 per i mesi di marzo, aprile e maggio. È comunque necessario che il canone sia stato corrisposto. In caso di mancato pagamento la possibilità di utilizzare il credito d’imposta resta sospesa fino al momento del versamento.

A chi spetta?

Se il canone è stato versato in via anticipata sarà necessario individuare le rate relative ai mesi di fruizione del beneficio, parametrandole alla durata complessiva del contratto. Quando le spese condominiali sono pattuite come voce unitaria all’interno del canone di locazione, anche queste possano concorrere alla determinazione dell’importo sul quale calcolare il credito d’imposta, riporta Askanews.

Beneficia del credito d’imposta chi svolge attività d’impresa, arte o professione, con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto Rilancio. Oltre alle strutture alberghiere e agrituristiche a prescindere dal volume di ricavi e compensi registrato nel periodo d’imposta precedente. Vi rientrano anche gli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore, gli enti religiosi civilmente riconosciuti, i forfetari e le imprese agricole.

I requisiti necessari per beneficiarne

Il credito d’imposta spetta a condizione che i soggetti esercenti attività economica abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi in ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio di almeno il 50% rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente. La condizione del calo del fatturato si applica esclusivamente ai locatari esercenti attività economica. Per gli enti non commerciali non è prevista tale verifica con riferimento all’attività istituzionale. Per questi soggetti, quindi, il requisito da rispettare ai fini della fruizione del credito d’imposta (oltre al non aver conseguito nell’anno precedente flussi reddituali in misura superiore a 5 milioni di euro) è che l’immobile per cui viene corrisposto il canone abbia una destinazione non abitativa e sia destinato allo svolgimento dell’attività istituzionale.

Utilizzo e compensazione del credito

Il credito d’imposta è utilizzabile in compensazione, nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa o in alternativa può essere ceduto. La cessione può avvenire a favore del locatore o del concedente, oppure di altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari, con facoltà di successiva cessione del credito per questi ultimi. Il credito è utilizzabile nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa, oppure in compensazione successivamente all’avvenuto pagamento dei canoni. La compensazione avviene utilizzando il modello F24 da presentare esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dell’Agenzia delle Entrate e indicando il codice tributo 6920.

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Con il coronavirus -735 mila contratti attivati

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Con il coronavirus -735 mila contratti attivati

In termini di attivazioni contrattuali la cesura determinata dall’estendersi dei provvedimenti di lockdown appare evidente. A inizio 2020 l’andamento cumulato delle attivazioni a tempo determinato e indeterminato era sostanzialmente in linea con l’anno precedente, ma già dall’avvio delle prime misure di contenimento le attivazioni contrattuali hanno cominciato a peggiorare, con i tassi di variazione tendenziale giornalieri in progressiva decelerazione. La situazione è precipitata col decreto del 9 marzo. Da quella data in poi le nuove attivazioni cumulate giornaliere si sono spostate progressivamente su valori negativi, e al 23 aprile, in termini assoluti, il 2020 registra un deficit di circa 735 mila attivazioni rispetto al 2019, con variazioni tendenziali che nella seconda metà di aprile superano il 20%. È quanto rileva l’Anpal in un approfondimento sulle Prime evidenze degli effetti della crisi sanitaria sulla dinamica dei rapporti di lavoro.

A tempo determinato, -200 mila

In pratica, a breve distanza dal Dpcm del 23 febbraio la variazione tendenziale subisce una brusca decelerazione verso valori marcatamente negativi fino a raggiungere, nel mese di aprile, variazioni superiori a -50%.

Per quanto in forte contrazione già nel periodo intermedio tra la pubblicazione dei due decreti, i contratti a tempo indeterminato e di apprendistato mantengono comunque valori positivi. Ben diversa la dinamica dei contratti a tempo determinato che, dopo la brusca inversione di tendenza registrata tra la fine di febbraio e i primi giorni di marzo, dal 9 marzo in poi vedono precipitare le relative posizioni lavorative nette a quasi -200 mila unità, riporta Agi.

Il Centro-Nord mostra le contrazioni maggiori

Sul fronte territoriale sono soprattutto le regioni del Centro-Nord a mostrare le contrazioni maggiori nei flussi di assunzione, con Toscana, Liguria, le Provincie Autonoma di Trento e Bolzano e il Veneto che segnano riduzioni superiori al 30%, e prossimi o superiori al 60% se si guarda ai flussi dal 23 febbraio in poi.

In termini settoriali, le attività legate ai servizi e alla ristorazione sono quelle messe più in ginocchio sul fronte delle attivazioni contrattuali. Il settore turistico alberghiero si contrae di oltre il 52%. Si tratta di un deficit prossimo alle 300 mila unità rispetto allo scorso anno, vale a dire quasi il 40% del totale della contrazione dei nuovi contratti rilevati nel periodo.

La crisi occupazionale coinvolge l’intero sistema produttivo

Altrettanto colpito è il settore delle attività artistico e sportive, dove il lockdown è stato quasi altrettanto dirompente che per il settore turistico, con una riduzione del 44,6%. Ma è l’intero tessuto produttivo a mostrare chiaramente le conseguenze della crisi, con la sola eccezione del comparto agricolo, e per ovvie ragioni del settore sanitario. L’unico comparto a segnare un lieve aumento nel volume dei contratti è quello delle attività legate al lavoro domestico. Va sottolineato come l’andamento delle attivazioni non appare correlato con l’individuazione dei settori cosiddetti essenziali. Ancora una volta, la crisi occupazionale ha coinvolto trasversalmente l’intero sistema produttivo italiano.

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Arriva Quibi, la piattaforma per mini video da smartphone

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Arriva Quibi, la piattaforma per mini video da smartphone

È arrivata Quibi, l’app che propone “quick bites” (bocconcini), ovvero mini video tra i sei e i nove minuti, sotto forma di film a capitoli, reality show e notiziari su smartphone. La nuova piattaforma in streaming, lanciata nei giorni della pandemia da Jeffrey Katzemberg (ex Dreamworks) e Meg Whitman (ex Hewlett-Parkard), sfida il mondo del coronavirus creando contenuti con i protagonisti di Hollywood, o Nbc, Bbc, Espn e altri ancora. L’iniziativa, che ha raccolto finanziamenti da 1,8 miliardi di dollari, ha visto i due ex Ceo al lavoro per due anni. “Sarà un enorme successo o un flop totale”, ha dichiarato al New York Times Michael Goodman, esperto di media a Strategy Analitycs.

Un’app da fruire in movimento, ora dal divano

Prima dell’epidemia Quibi doveva essere il diversivo da consumare in fila da Starbucks, nel tragitto in metropolitana o su una macchina Uber. Ma con milioni di persone a casa il Covid-19 ha cambiato l’equazione, e ora i “bocconcini” della nuova app se la dovranno vedere con gli ampi cataloghi di Netflix, Amazon, Disney+ e le altre piattaforme di streaming, tutti fruibili su qualsiasi schermo, dallo smartphone all’iPad alla tv di casa, riporta Ansa. Quibi, insomma, ora deve essere consultata sul divano, proprio come i servizi citati, e non in mobilità come da piani iniziali.

Piano B, come impressionare gli utenti alla ricerca di intrattenimento in casa

L’idea alla base di Quibi non è mai stata competere contro Netflix o Disney+, poiché la nuova app di streaming multimediale si basa su video brevi, da vedere appunto in mobilità durante le tante pause altrettanto brevi a cui siamo sottoposti ogni giorno, riferisce Hwupgrade.it. Il nuovo approccio avrebbe permesso alla piattaforma di entrare in un campo da gioco diverso rispetto a quello inflazionato e agguerrito di Netflix e degli altri colossi. Ma i piani, almeno per i primi mesi di Quibi, sono cambiati, e se l’app rimane identica, così come il suo approccio iniziale, adesso l’azienda deve impressionare gli utenti alla ricerca di intrattenimento in casa. Insomma il periodo di quarantena potrebbe essere un’arma a doppio taglio per la nuova Quibi.

Tre mesi di prova gratis

La formula utilizzata da Quibi, nello specifico, propone quindi aggiornamenti quotidiani con nuovi episodi nelle serie presenti, tutti da 10 minuti o meno. A rendere il tutto appetibile un periodo di prova gratis della durata di 90 giorni.

In questi primi 90 giorni Quibi dovrà dimostrare le sue peculiarità e mostrare agli utenti di cosa è composto il suo catalogo. Whitman ha già dichiarato, prima del lancio ufficiale, che Quibi non è da contrapporsi a Netflix, ma neanche a YouTube, piattaforma di sharing in cui le tempistiche dei video sono piuttosto simili. Alla scadenza dei 90 giorni, a differenza di YouTube che è gratis per sempre, Quibi costerà 4,99 dollari mensili, e già gli esperti si chiedono quali saranno le dimensioni dell’esodo dalla piattaforma. Dalla sua, avrà il supporto dei big dell’intrattenimento. Ma basterà?

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Covid-19, l’Ice annulla i costi per partecipare a fiere ed eventi promozionali

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Covid-19, l’Ice annulla i costi per partecipare a fiere ed eventi promozionali

Tra le misure volte ad arginare l’impatto dell’emergenza Covid-19 sulle aziende italiane rientra anche quella di annullare i costi per la partecipazione alle fiere estere. L’Ice, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, di concerto con il Ministro degli Affari Esteri, interviene infatti con misure di impatto immediato e agevolazioni per sostenere le aziende che partecipano alle sue iniziative promozionali. Con svolgimento a partire dal primo febbraio 2020, l’Ice annulla quindi le quote già fatturate per la partecipazione a eventi promozionali, come fiere estere, seminari, mostre autonome, workshop, in qualsiasi parte del mondo.

Rimborsi fino a 10.000 euro ad azienda

In particolare, per le imprese dei settori agroalimentare e beni di consumo, l’Agenzia rimborsa le spese già sostenute per la partecipazione alle iniziative sopra descritte per un tetto massimo pari a 6.000 euro ad azienda, e per quelle del comparto beni strumentali il tetto arriva a 10.000 euro ad azienda. Sarà offerto gratuitamente un modulo espositivo allestito in tutte le manifestazioni organizzate dall’Agenzia Ice, come appunto fiere, mostre autonome e altre iniziative, che si svolgeranno nel periodo che intercorre da marzo 2020 a marzo 2021, in qualsiasi parte del mondo.

“Essere vicini alle imprese italiane in questo particolare momento è indispensabile”

Per le altre attività, quali seminari, workshop e incoming sarà ugualmente garantita la partecipazione a titolo gratuito a tutte le aziende, limitatamente a una postazione/ammissione per singola iniziativa, riporta Ansa.

“Essere vicini alle imprese italiane in questo particolare momento è indispensabile e vogliamo farlo in modo concreto – afferma il Presidente Ice, Carlo Ferro -. Soprattutto alle Pmi, a cui vogliamo garantire l’opportunità di partecipare alle 250 iniziative, a oggi interessate da queste misure, che sono spesso lo strumento necessario per la loro internazionalizzazione”.

Gli interventi delle banche Un’altra iniziativa per sostenere le aziende arriva da Abi e dalle associazioni di impresa, che hanno sottoscritto un accordo in base al quale la possibilità di chiedere la sospensione o l’allungamento dei prestiti viene estesa al 31 gennaio 2020. Una mossa preceduta da iniziative analoghe, il cui obiettivo è quello di aiutare le realtà economiche che stanno attraversando questa fase di grande difficoltà, riferisce Il Sole24Ore. Ubi Banca, ad esempio, si è detta pronta a valutare l’applicazione di misure a sostegno delle aziende colpite dall’emergenza Covid-19, rendendo immediatamente operativo il sollecito dall’Associazione Bancaria Italiana rivolto al mondo del credito. Allo stesso modo il consiglio di amministrazione di Fondazione Cariplo ha approvato la costituzione di un fondo speciale da 2 milioni di euro per mitigare gli effetti indesiderati nei confronti degli enti no profit

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In Italia la moda raggiungerà 80 miliardi nel 2021

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In Italia la moda raggiungerà 80 miliardi nel 2021

Nel 2018 la moda in Italia valeva 71,7 miliardi di euro, +22,5% sul 2014 e +3,4% sul 2017, ma le previsioni di crescita a chiusura del triennio 2019-2021 sono a 80 miliardi, e vedono determinanti visibilità e reputazione web. I 559 brand delle 173 aziende analizzate dall’Area studi Mediobanca vengono cercati online circa 300 milioni di volte al mese, con 57 brand che superano il milione ciascuno. Ma sarà la sostenibilità un parametro per attirare i consumatori di domani. I dati e le stime sul sistema moda da parte dell’Area studi Mediobanca riguardano 173 aziende italiane con fatturato 2018 di oltre 100 milioni, e i 46 principali gruppi europei con fatturato sopra 900 milioni.

Le 15 quotate italiane determinano il 29% del fatturato aggregato

I dati 2018 rivelano utili di 3,7 miliardi. Sono le 15 quotate con la maggioranza di una famiglia a determinare il 29% del fatturato aggregato e registrare l’ebit margin migliore (13,4%), oltre a essere le più propense all’export (86,1% fatturato dall’estero). Spicca l’abbigliamento (42,6% ricavi aggregati), seguito da pelletteria (23,1%) e occhialeria (15,6%).  Cresce poi anche l’occupazione, con 45.300 nuovi addetti nel 2018 (+1,7% sul 2017), per un totale di 366.000 unità.

Dall’analisi della varietà di genere nei board emerge poi una correlazione. Nelle aziende dinamiche, quelle con ebit margin e tasso di crescita del fatturato superiore alla media del panel analizzato, il 22% dei consiglieri è donna.

Tra i gruppi europei i 14 big italiani crescono meno ma hanno una capitalizzazione maggiore

I 46 grandi gruppi europei hanno fatturato invece 251,5 miliardi (+33,6% sul 2014 e +6,3% sul 2017) nel 2018. Prima tra gli italiani Prada (3,1 miliardi), al 14° posto. In generale, i 14 big italiani crescono a un ritmo annuo medio inferiore (+0,9% rispetto al +8,2%), però hanno una capitalizzazione maggiore.

Anche a livello europeo le quotate (27 su 46) hanno un impatto decisivo, determinando l’83,3% del fatturato aggregato. Sono anche più redditizie e crescono più velocemente (+39,7% contro il +6,4% nel 2014-2018).

Sostenibilità, gli imprenditori prevedono i costi ex ante della responsabilità sociale

La sostenibilità sarà uno dei parametri per attirare i consumatori di domani, e gli imprenditori prevedono ormai i costi ex ante della responsabilità sociale nel conto economico. Ma c’è ancora tanta strada da percorrere. “A oggi non ho un cliente disposto a pagare la sostenibilità” afferma Ercole Botto Paola, ceo Successori Reda e presidente Milano Unica.

Nel futuro inoltre i protagonisti vedono un rischio per i mestieri come i modellisti, senza cui gli stilisti perdono il loro valore. “Per questo stiamo collaborando con le scuole” spiega Marco Marchi, amministratore unico Eccellenze Italiane.

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Riconoscimento facciale, Google valuta i rischi e propone una regolamentazione globale

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Riconoscimento facciale, Google valuta i rischi e propone una regolamentazione globale

Il riconoscimento facciale generico è una delle applicazioni ad alto rischio che i governi dovrebbero considerare come priorità. Questa la preoccupazione del Ceo di Google, Sundar Pichai, che durante una conferenza sull’intelligenza artificiale organizzata dal think-tank europeo Bruegea a Bruxelles, ha indicato il regolamento europeo sulla protezione dei dati, il Gdpr, come un modello a cui ispirarsi. Al momento Google non offre prodotti per il riconoscimento facciale. Questo perché, secondo Pichai, “comporta molti rischi, perciò da parte nostra – sottolinea il Ceo di Mountain View – c’è un periodo di attesa fino a quando non vedremo come viene utilizzato”.

L’intelligenza artificiale deve essere regolata da standard globali

Ma cos’è il riconoscimento facciale? Si tratta di un sistema creato per identificare una persona da un’immagine o un video. Sul mercato esistono numerose app per il riconoscimento facciale, come FindFace, Facebook Moment, Deep Face, FaceTec, FaceSearch e altre ancora.  Ovviamente, non dovrebbero essere utilizzate in un modo che violino il diritto alla privacy degli individui.

“Non ho dubbi sul fatto che l’intelligenza artificiale debba essere regolata” da standard globali, per questo “l’allineamento internazionale” anche tra Ue e Usa “sarà essenziale, abbiamo bisogno di un accordo sui valori fondamentali”, ha commentato Pichai. Sull’eventualità al vaglio della Ue di introdourre una moratoria di cinque anni per l’uso della tecnologia nei luoghi pubblici in Europa, al fine di valutarne l’impatto e i rischi, Pichai ha dichiarato: “È importante che i governi lavorino il prima possibile a normative” per affrontare lo sviluppo e l’uso di questa tecnologia.

Bilanciare i potenziali danni e le opportunità sociali della tecnologia

L’Ue non deve “partire da zero, le norme esistenti come il Gdpr possono costituire una base solida”, ha sottolineato il Ceo di Google, anche per regolamentare l’utilizzo di applicazioni e tecnologie legate all’intelligenza artificiale. Pichai quindi auspica lo sviluppo di “un quadro normativo ragionevole” con “un approccio proporzionato”, capace di “bilanciare i potenziali danni e le opportunità sociali” della tecnologia.

“Quando ci sarà una regolamentazione – ha aggiunto Pichai – ci saranno organi appositi che avranno il controllo dell’utilizzo dell’AI.

Agire insieme per rafforzare le alleanze transfrontaliere

Il Ceo di Mountain View a Bruxelles ha incontrato i vicepresidenti Ue Margrethe Vestager e Frans Timmermans, responsabili per il digitale, la concorrenza e la sostenibilità.

Affinché la regolamentazione dell’intelligenza artificiale “funzioni bene, dobbiamo agire insieme”, ha affermato Pichai, sollecitando una maggiore inclusione del settore privato nei progetti nazionali, e il rafforzamento delle alleanze transfrontaliere.

Acquisti

La tredicesima aumenta, ma i risparmi calano: i conti in tasca agli italiani

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La tredicesima aumenta, ma i risparmi calano: i conti in tasca agli italiani

La buona notizia è che, complessivamente, la tredicesima degli italiani è più ricca rispetto al passato. La brutta, invece, è che gran parte di questo tesoretto verrà spesa e la quota di risparmi si assottiglia. Per la fine di dicembre 2019, circa 33 milioni di lavoratori e pensionati avranno ricevuto la sospirata tredicesima mensilità, per un totale di circa 44,8 miliardi di euro. Il calcolo è il frutto di un’elaborazioni dell’ufficio economico Confesercenti sui dati ufficiali e di una ricerca condotta con Swg.

Risparmio e investimenti? Rimandati

Quella della tredicesima rappresenta per gli italiani un’iniezione di liquidità, che nel 2019 è stata un po’ più sostanziosa dell’anno scorso (+1,3%). Questa disponibilità extra verrà quasi integralmente utilizzata dai nostri connazionali: al risparmio e agli investimenti finanziari andranno infatti solo 10,4 miliardi del monte complessivo delle tredicesime, circa 600 milioni di euro in meno rispetto al 2018, pari a un calo del 5,6%.

Più formiche al Sud che a Nord

Nel sud si riesce ad accumulare una quota più alta della tredicesima in forme di risparmio: il 27%, contro il 24% delle regioni del Nord e il 25% del Centro, scrive Askanews. La classifica si inverte entrando nel dettaglio degli investimenti finanziari: nelle regioni del mezzogiorno solo il 3% delle tredicesime viene investito in prodotti finanziari di risparmio, la metà della quota rilevata nel Nord (6%). Aumentano, invece, le risorse destinate agli acquisti (23 miliardi, +2,6%) e, soprattutto, a saldare pagamenti fissi e conti sospeso, cui vanno 11,4 miliardi di euro, il 5,7% in più sull’anno precedente. La voce include anche i mutui per la casa, capitolo di spesa che resta costante nella destinazione delle tredicesime (il 4% circa). I conti in sospeso, che crescono del 7% circa (500 milioni), impegnano le tredicesime soprattutto al Centro (16%), mentre sono più leggeri nelle regioni del Nord (12%).

Meno spese per i regali

E i regali di Natale? Per i doni verranno impiegati circa 7,3 miliardi di euro del monte tredicesime, un budget in leggera contrazione (-389 milioni) rispetto al Natale dello scorso anno. In questo caso, è il Nord il più generoso, con una media del 20% della tredicesima dedicata a mettere i doni sotto l’albero, quota che si restringe al 17% al Centro e al 15% nel Sud.

Per tutto il Paese, però, restano prioritarie le spese per la casa e per la famiglia, cui andranno 15,7 miliardi, quasi un miliardo di euro in più (+964 milioni) del 2018.

Economia

Il vetro è il re del packaging, aumentano prodotti e fatturato

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Il vetro è il re del packaging, aumentano prodotti e fatturato

I prodotti confezionati in vetro sono sempre più presenti sugli scaffali di negozi e supermercati. Se oggi, vino, birra, sughi confezionati in vetro assorbono l’85% del fatturato, anche per olio, succhi, conserve e altri prodotti aumenta l’appeal del packaging “trasparente”. Il packaging sta diventando uno strumento di marketing e di vantaggio competitivo, e assume un ruolo sempre più significativo nelle strategie green di produttori e retailer.

In questo contesto la presenza del vetro è in aumento soprattutto nel segmento premium, i prodotti di livello qualitativo superiore o di alto valore simbolico, per cui è prevista una crescita del 7-8% nel prossimo triennio.

Tra il 2016 e il 2019 i tassi di crescita fino al 17%

I dati sono contenuti nell’analisi Il contributo del packaging in vetro nella valorizzazione delle categorie food&beverage. Implicazioni per la grande distribuzione, realizzata per conto di Assovetro da Guido Cristini, docente dell’Università di Parma. Secondo l’indagine, tra il 2016 e il 2019 i tassi di crescita del packaging in vetro per i sughi sono del 17%, per le birre del 16% e per il vino del 13%. Anche per olio, succhi, conserve e altri prodotti aumenta l’appeal delle confezioni in vetro. Nel settore succhi, ad esempio, nello stesso periodo il fatturato è aumentato del 10%, e si registra un notevole potenziale di crescita in tutti i settori.

Una confezione sostenibile

“Questo vento a favore del vetro, come packaging sostenibile – osserva Marco Ravasi, presidente della sezione contenitori in vetro di Assovetro – deve richiedere più che mai il nostro impegno. E l’industria europea del vetro si è già data un obiettivo: raggiungere entro il 2030 il 90% di tasso medio di raccolta del vetro destinata al riciclo”.

Nel 2018 il tasso di riciclo del vetro ha raggiunto il 76,3%, il 6,6% in più rispetto al 2017, conferma l’indagine. E se l’85% dei consumatori italiani lo ritiene il miglior packaging, riporta Adnkronos, rispetto a 40 anni fa si è ridotto del 50% il fabbisogno di energia per la produzione di bottiglie e vasetti, e sono calate del 70% le emissioni. Inoltre, grazie al riciclo nel 2018 sono state risparmiate 3.395.000 tonnellate di materie prime vergini, 320.000tep di energia e 2.082.000 tonnellate di CO2.

Un’industria da 2 miliardi di fatturato

Bottiglie e vasi poi sono stati sottoposti a un drastico dimagrimento. Una bottiglia di spumante dagli anni ’90, ad esempio, è diminuita in peso del 18%, del 13% un vasetto di omogeneizzati e del 12,2% quella dell’olio.

Anche gli investimenti dell’industria dei contenitori in vetro dimostrano questo impegno green. Su 200 milioni annui di investimenti dell’industria nazionale, il 41% è destinato a ridurre l’impatto ambientale.

In complesso, in Italia l’industria di bottiglie e vasi in vetro conta 16 aziende, 39 stabilimenti, 7.100 addetti, più 12.000 dell’indotto, sviluppa due miliardi di fatturato, ed è seconda in Europa nella produzione di contenitori.