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Prima e dopo una seduta di osteopatia: i consigli

Posted by Valentina Beretta on

L’osteopatia è una disciplina medica particolarmente raccomandata per tutti coloro i quali sono interessati da fastidi che riguardano il sistema muscolo-scheletrico.

Tante sono infatti le persone che periodicamente si rivolgono ad un osteopata per risolvere problemi piccoli e grandi che influiscono sulla qualità della vita.

Per questo motivo di seguito forniamo alcuni consigli utili relativi al giusto comportamento prima e dopo il sottoporsi ad una seduta di osteopatia.

Cosa fare prima di una seduta di osteopatia

Dormire a sufficienza

Certamente una buona regola da tenere a mente prima di una seduta di osteopatia è quella di riuscire a riposare in maniera adeguata.

Dormire in maniera profonda e soddisfacente nel corso della notte precedente la seduta di osteopatia può aiutare a fare in modo da risvegliarci senza alcun tipo di tensione nel corpo e dunque una sensazione di benessere generale.

Evita pasti abbondanti

È importante evitare pasti abbondanti nelle tre ore che precedono la seduta di osteopatia.

Mangiare troppo infatti può impegnare in maniera importante il nostro organismo, il quale consuma non poche risorse per la digestione, e questo potrebbe avere un effetto non positivo nel corso della seduta.

Tra l’altro durante la digestione la pressione del sangue aumenta in maniera sensibile. Per questo è consigliabile di fare un pasto leggero e comunque non mangiare nulla a partire da un’ora prima della nostra seduta.

Svuota la vescica

È molto importante andare in bagno e svuotare la vescica prima di una seduta di osteopatia. Ciò è preferibile soprattutto in quei tipi di trattamento che riguardano le gambe, dato che il trattamento da parte dell’osteopata potrebbe fungere da stimolo proprio nel corso della seduta.

Meglio per questo pensarci prima e arrivare al nostro appuntamento con la vescica già vuota.

Cosa fare dopo una seduta di osteopatia

Concediti il giusto riposo

Dopo una seduta di osteopatia è giusto riposare per qualche ora. Il tuo organismo sarà infatti alla ricerca del nuovo equilibrio e qualsiasi tipo di attività potrebbe disturbare tale processo.

Meglio per questo riposare e fare in modo che il corpo possa procedere in questa fase senza alcun tipo di influenza.

Segui i consigli del tuo osteopata

Se il tuo osteopata ti ha dato dei precisi consigli da seguire, fai come ti è stato suggerito. Effettua dunque gli esercizi necessari, i quali sono importanti per massimizzare l’efficacia della seduta.

Sia che si tratti di esercizi di allungamento che di altro tipo di movimenti specifici, effettuali in maniera scrupolosa, così da riuscire a guarire più velocemente.

Idratati a sufficienza

Bere una buona quantità d’acqua è una ottima pratica per chi si è appena sottoposto ad una seduta di osteopatia.

In questa maniera è possibile eliminare eventuali scorie che il corpo aveva accumulato e che sono pronte per il rilascio. A parte questo, quella di bere una buona quantità d’acqua ogni giorno è un’idea da fare propria tutti i giorni dell’anno.

Chiedi al tuo osteopata

Qualsiasi dubbio, perplessità o curiosità tu debba avere nei giorni seguenti la seduta di osteopatia, non esitare a contattare il tuo terapista di fiducia.

Egli saprà infatti rispondere ad ogni tua domanda consigliandoti i comportamenti più corretti da adottare per velocizzare il processo di guarigione.

Considera infatti che questi professionisti svolgono frequentemente dei corsi di aggiornamento ed ogni tipo di corso di terapia manuale che possa essere utile ad acquisire nuove tecniche e migliorare la conoscenza di quelle che si adoperano già.

Questa è per ogni cliente una garanzia, dato che la formazione e l’aggiornamento continuo sono la base di un trattamento veramente efficace e risolutivo.

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Come eliminare i metalli pesanti dall’acqua del rubinetto?

Posted by Valentina Beretta on

Facciamo molto bene ad essere sempre attenti all’acqua che beviamo ogni giorno, o comunque quella che utilizziamo per cucinare.

Essa infatti, oltre a contenere tutte le sostanze nutritive e gli elementi benefici per il nostro organismo di cui siamo a conoscenza (come ad esempio i vari sali minerali) può contenere anche degli elementi che in realtà non sono benefici per il nostro corpo ma che comunque vengono ingeriti e dunque immessi nel nostro organismo.

Per questo motivo facciamo sempre bene ad accertarci della qualità dell’acqua che riceviamo quando apriamo il rubinetto di casa. Tra gli elementi maggiormente pericolosi vi sono i metalli pesanti.

Metalli pesanti: cosa sono?

Avrai certamente sentito parlare dei metalli pesanti. Si tratta di elementi chimici che si trovano anche in natura e che possono potenzialmente anche essere presenti nel nostro organismo, assolvendo una particolare funzione.

Il problema è che, quando questi sono presenti in maniera eccessiva, rischiano di avere delle conseguenze negative per la nostra salute compromettendo la normale funzionalità di determinati nostri organi.

A cosa è possibile andare incontro?

Assumere, chiaramente in maniera inconsapevole, una quantità superiore alla media di metalli pesanti può portare a diversi problemi che solitamente interessano il sistema nervoso.

Parliamo ad esempio di eventuali disfunzioni ormonali o di un particolare senso di stanchezza. Questi sono dei sintomi che chiaramente possono riguardare altro tipo di patologia ma che comunque solitamente si presentano nel momento in cui una persona presenta una quantità eccessiva di metalli pesanti nel corpo.

Esistono per questo delle particolari analisi che consentono di capire se al momento nell’organismo vi sia una eccessiva presenza di metalli pesanti o meno. In particolar modo è sufficiente analizzare un capello della persona.

Qual è il limite massimo consentito di metalli pesanti nell’acqua?

Ogni paese ha stabilito per legge quello che è il limite sui valori massimi entro cui devono rientrare metalli pesanti. Oltre non è possibile andare e dunque in quel caso l’acqua non è possibile definirla potabile.

Non vi è un limite generico che vale per tutti i metalli pesanti ma al contrario, in Italia così come in altri paesi, c’è un limite per ciascun singolo metallo pesante. Ecco di seguito quelli più famosi e dunque quelli che con maggior frequenza è possibile riscontrare nell’acqua cui abbiamo accesso:

  • Mercurio: 1 microgrammo ogni litro di acqua
  • Cadmio: 5 microgrammi per ogni litro di acqua
  • Arsenico: 50 microgrammi per ogni litro di acqua
  • Cromo 50: microgrammi per ogni litro di acqua
  • Piombo 50: microgrammi per ogni litro di acqua
  • Tallio: 2 microgrammi per ogni litro di acqua

Dunque c’è un limite ben preciso per ciascun tipo di metallo pesante.

Per avere la certezza che questi siano eventualmente presenti nell’acqua cui hai accesso e per conoscere esattamente in quale quantità essi sono presenti, è necessario far analizzare un campione d’acqua ad un laboratorio specializzato.

In che modo è possibile eliminare tali metalli pesanti?

Il metodo classico e più efficace per eliminare i metalli pesanti dall’acqua del rubinetto, o comunque dall’acqua cui si ha accesso, è quello dell’ osmosi inversa. In base a questo principio l’acqua viene fatta veicolare attraverso un apposito filtro che è in grado di trattenere tutti i metalli pesanti.

In questa maniera l’acqua diventa immediatamente più sicura e dunque perfettamente potabile. Esistono in commercio diverse tipologie di dispositivi di questo tipo e dunque è possibile visionare quelli che sono i vari depuratore acqua casa prezzi.

Questa è dunque la soluzione ideale per raggiungere il tuo obiettivo, ovvero quello di tutelare la tua salute e quella dei familiari eliminando tutti i metalli pesanti eventualmente presenti nell’acqua, conferendole al tempo stesso un miglior sapore.

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Come funzionano gli spettrometri?

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Grazie ad un moderno spettrometro è possibile analizzare le proprietà di luce su una porzione dello spettro elettromagnetico, riuscendo così ad ed identificare i materiali che compongono il materiale in questione. Parliamo dunque di uno strumento veramente importante per l’analisi di materiali di ogni tipo, con grande accuratezza e in maniera molto rapida.

In quali campi vengono adoperati gli spettrometri?

I campi di applicazione degli spettrometri sono davvero vasti, riguardano tantissimi settori come ad esempio quello medico, scientifico, estetico, spaziale, militare e spaziale, per citarne alcuni. Un moderno spettrometro può essere adoperato direttamente in cantiere o nell’aria di produzione.

Può anche essere spostato di sede in sede senza che risenta di eventuali cambi di temperatura in quanto la sua termocamera è stabilizzata. Anche le operazioni di trasporto sono particolarmente facili ed è sufficiente una sola persona anche per quel che riguarda la gestione del macchinario.

Un considerevole aumento della qualità di produzione

Grazie uno spettrometro è facile attendersi un tangibile miglioramento della qualità di produzione, in virtù delle capacità di analisi e misura che consentono a questo strumento di classificare i materiali di ogni tipo, organici inclusi.

Optoprim è sul mercato dal 1994 e offre ai propri clienti il supporto è tutta l’assistenza necessaria per individuare la tipologia di strumento più adatto a risolvere le necessità individuali e fornisce al tempo stesso supporto anche per quel che concerne l’integrazione della tecnologia all’interno della propria azienda.

Questa azienda con sede in provincia di Monza commercializza moderni spettrometri di grande qualità ed in grado di controllare rapidamente ogni tipo di materiale, analizzandone la composizione.

È possibile scegliere tra diversi modelli di spettrometri, progettato per soddisfare ciascuna particolare necessità di utilizzo e dunque a migliorare notevolmente la qualità del prodotto finale a prescindere dalla tipologia di materiale e tipo di lavorazione.

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Tavolo della cucina, come sceglierlo? Tutte le dritte

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Tavolo della cucina, come sceglierlo? Tutte le dritte

Il tavolo in cucina è importante. Non solo perché amplia – e di moltissimo – lo spazio di lavoro, ma soprattutto perché permette di vivere l’ambiente cucina – se lo dimensioni lo consentono – in ogni momento della giornata. Colazione, pranzo e cena in famiglia, sia per comodità sia per intimità, per moltissimi italiani si svolgono proprio in questo locale. Inutile poi sottolineare che il tavolo è un arredo a tutti gli effetti, e completa il design della cucina stessa: nulla vieta di fare arditi accostamenti, come linee moderne per i mobili e un tavolo rustico, oppure coniugare a uno stile più classico un tavolo dal disegno più contemporaneo. L’unico vincolo, ovviamente, è dato dalle dimensioni e dalla disposizione del locale. Per il resto, via libera alla scelta, sulla base dei propri gusti e anche delle proprie esigenze. Ecco, in un breve excursus, qualche indicazione utile per identificare il tavolo perfetto.

Tavolo rotondo

In linea di massima, è il modello consigliato per le cucine di dimensioni contenute. Intimo e conviviale, può essere collocato anche in un angolo della stanza, magari corredato da pratici sgabelli. Questa è la soluzione giusta se si dispone di un tavolo di maggiori misure in soggiorno, dove poter accogliere gli ospiti. Se invece quello in cucina è l’unico tavolo della casa, sarà meglio prevedere un modello con delle prolunghe, che in caso di necessità possa dilatare lo spazio dove accomodarsi a pranzo o a cena. Tavoli tondi moderni, e anche qualche pezzo vintage – adesso così di moda – hanno il piano in marmo, in resina o in piastrelline colorate. Se il materiale è lucido, meglio: rifletterà la luce e regalerà più ariosità all’intera stanza.

Tavolo rettangolare

E’ il classico dei classici, il modello che ben si sposa con quasi tutte le cucine. Può essere collocato al centro del locale, se i metri quadrati lo consentono, o appoggiato contro il muro ed eventualmente spostato in caso di bisogno. Un autentico evergreen.

Tavolo ovale

L’ideale per le cucine lunghe e strette, dato il suo ingombro contenuto. E’ una forma che sta tornando di moda e che, soprattutto, consente di poter aggiungere più posti a tavola rispetto a tavoli di altre forme.

Tavolo a scomparsa

O a consolle, è fissato per un lato a una parete: si alza e si abbassa a seconda delle esigenze. Perfetto per le cucine piccole, una volta chiuso “ruba” pochissimo spazio.

Tavolo a bancone

E’ il trend degli ultimi anni: il tavolo ricavato o sul piano della penisola (o isola) della cucina o come prolungamento del piano di lavoro, con il medesimo materiale. Dal bellissimo effetto, specie le cucine open, è anche molto pratico: sotto può infatti essere attrezzato con scomparti o armadietti. In linea generale, anche la scelta del tavolo più “giusto” varrebbe la pena affidarsi a degli esperti già in fase di ideazione della cucina stessa. Ad esempio Pedrazzini Arreda, rivenditore ufficiale di Veneta Cucine a Milano, offre ai propri clienti un servizio di studio e progettazione della cucina dei sogni, anche adattando i modelli visionabili nello show-room alle specifiche esigenze.

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Acqua pura anche in ufficio con i dispenser IWM

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La corretta idratazione è una condizione essenziale per il benessere fisico e quello del nostro organismo. Bere la giusta quantità d’acqua è infatti essenziale anche ad aiutare a  mantenere alto il livello di energie e concentrazione durante l’orario di lavoro. Ecco perché è importante bere spesso nel corso della giornata e dunque non solo durante i pasti ma anche durante l’orario di lavoro. Spesso però, la necessità di bere si scontra con il sapore troppo forte che di norma caratterizza l’acqua dei boccioni solitamente presenti negli uffici. Ciò spinge i dipendenti ad evitare di bere o a preferire bevande gasate che di certo non fanno bene e sicuramente non sono in grado di dissetare come l’acqua, a causa degli zuccheri che contengono. I boccioni inoltre, hanno lo svantaggio di essere difficili da trasportare e da movimentare, oltre ad avere un costo al litro non indifferente ed in grado di incidere sui costi di gestione di ogni azienda o ufficio.

La soluzione pratica e conveniente è quella di adottare uno dei dispenser acqua ufficio che IWM propone, i quali filtrano direttamente l’acqua del rubinetto eliminando ogni impurità ed offrendo un’acqua assolutamente bilanciata e sicura. È inoltre possibile avere acqua fredda o calda a piacimento, così come un’ottima acqua gasata o del ghiaccio se lo si preferisce, andando incontro ai desideri di tutti. Il risparmio è notevole considerando che l’acqua del rubinetto è decisamente più economica rispetto quella dei boccioni, che vanno poi smaltiti secondo quanto previsto dalle normative dei singoli comuni dopo il loro utilizzo, ma che troppo spesso vengono purtroppo riciclati a discapito della salute dei fruitori. I dispenser IWM consentono invece ai tuoi dipendenti di bere tutta l’acqua che desiderano personalizzandola in base ai loro gusti, con la certezza di bere sere dell’ottima acqua utile anche a migliorare la produttività del’intero ufficio.

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Cybersecurity: anche Sua Maestà può nascondere una truffa

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Cybersecurity: anche Sua Maestà può nascondere una truffa

Sua Maestà la Regina Elisabetta II è morta, e molti vogliono onorare la sua memoria. Sono stati creati anche numerosi progetti che offrono alle persone la possibilità di investire il proprio denaro in token o acquistare cimeli legati alla monarca, ma i ricercatori di Kaspersky invitano alla prudenza. Rendere omaggio alla Regina può esporre a truffe online, e anche in questo caso consigliano di proteggere i propri dati durante gli acquisti sui siti web. Gli esperti di Kaspersky hanno scoperto infatti diversi progetti di investimento che offrono crypto token e NFT con il nome della Regina Elisabetta II, ‘rendendo omaggio a Sua Maestà’.

Attenzione alle iniziative di investimento in criptovalute

Gli eventi di rilevanza mondiale sono spesso utilizzati come richiamo per molte iniziative di investimento in criptovalute, e la scomparsa della Regina non costituisce un’eccezione. Questi siti sono piuttosto recenti e potrebbero non essere sicuri, quindi i dati dei portafogli di criptovalute inseriti dagli utenti potrebbero essere a rischio in caso di violazione del database del sito. In memoria della regina più longeva del mondo, agli utenti sono state offerte anche monete commemorative o magliette raffiguranti Sua Maestà. La maggior parte dei siti in cui vengono offerti tali prodotti sono piuttosto nuovi: non sono in alcun modo protetti e durante il pagamento l’utente non viene trasferito su una pagina sicura.

Acquistare cimeli online, solo su negozi affidabili

Di conseguenza, i dati delle carte, gli indirizzi o i nomi degli utenti potrebbero non essere protetti, il che significa che queste informazioni possono essere rubate da intrusi se il database del sito viene compromesso. Di conseguenza, quando si acquistano cimeli online, è importante scegliere solo negozi affidabili, senza dimenticare di controllare l’indirizzo del sito del negozio. Spesso, infatti, i truffatori creano pagine di phishing, simili a quelle di brand famosi. Inoltre, occorre diffidare da offerte eccessivamente vantaggiose e sconti notevoli, perché molto spesso i criminali informatici usano prezzi bassi rispetto ad altri negozi come esca per ottenere le credenziali degli utenti e i dati delle carte di credito.

Un’esca per ottenere i dati di pagamento

“La morte della Regina Elisabetta II ha sconvolto il mondo, commuovendo milioni di persone – ha commentato Olga Svistunova, Security Expert di Kaspersky -. Per rendere omaggio a Sua Maestà, molti utenti cercano di acquistare un prodotto commemorativo o un token con la sua immagine. Tuttavia, i siti in cui vengono offerti tali prodotti sono stati per lo più creati frettolosamente da persone che non si sono preoccupate di assicurare la loro sicurezza. Quando acquistate da questi siti – aggiunge Olga Svistunova -, ricordate che molti di essi non sono sicuri e che i dati inseriti in queste pagine sono a rischio di furto, quindi ricordate di utilizzare una soluzione sicura e affidabile per proteggervi. Scegliete inoltre di acquistare solo da negozi affidabili e diffidate dei prezzi eccessivamente ribassati dei prodotti: possono essere usati dai criminali informatici come esca per ottenere i vostri dati di pagamento”.  

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Com’è il genitore ideale? L’identikit secondo i ragazzi italiani

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Com’è il genitore ideale? L’identikit secondo i ragazzi italiani

Come dovrebbero essere i genitori ideali? Per i ragazzi italiani, la realtà quasi collima con i desideri. Con mamma e papà, infatti, si condividono valori e aspirazioni, in particolare la voglia di viaggiare e di giocare. Tuttavia, alcuni stereotipi di genere sono difficili da superare, anche nel 2022. Per scoprire meglio quale sia l’identikit del nucleo familiare perfetto, arriva l’Osservatorio delle Famiglie Contemporanee di PRG Retail Group realizzato in collaborazione con BVA Doxa rivela i tratti del genitore ideale, partendo dal punto di vista dei ragazzi e confrontandolo con quello dei genitori. L’indagine ha coinvolto un campione di 1537 individui di cui 699 genitori equamente distribuiti tra mamme e papà e rappresentativi della popolazione italiana con figli tra 0-14 anni.

Tra immaginario e realtà

Il 55% dei ragazzi tra 8-14 anni intervistati dichiara che pazienza/tolleranza sono in assoluto i tratti principali che il genitore ideale dovrebbe avere. Seguono positività/senso dell’umorismo (48%), generosità (26%), coraggio e gentilezza (entrambi per il 25%). Anche per i genitori pazienza/tolleranza sono caratteristiche imprescindibili per il genitore ideale (49%) così come positività e senso dell’umorismo (41%). Le successive qualità non collimano però con quelle indicate dai ragazzi. Sono educazione/buone maniere (32%), fiducia in se stesso e determinazione (31%).

Occhio al look

Il genitore ideale deve essere attento al suo look e alla moda (88% dei ragazzi intervistati). Deve vestire in modo casual (mamma 34% e papà 37%) e soprattutto la mamma deve seguire i trend della moda (30%). Oltre al look, il linguaggio gioca un ruolo importante per il 72% dei ragazzi. Deve essere moderno, vicino a quello dei più giovani (44%) ma sono escluse le parolacce. Secondo il 45% del campione, il genitore ideale le deve davvero centellinare. Anche per i genitori il loro alter ego ideale dovrebbe avere un look armonico con la propria personalità (66%) e le parolacce dovrebbero essere bandite dal suo linguaggio (71%). Detto questo, tra le caratteristiche principali del suo modo d’essere non dovrebbero mancare il piacere nel trascorrere tempo con la propria famiglia (72%), l’apertura al dialogo (67%) e la capacità di trovare il giusto equilibrio tra famiglia/lavoro (66%).

Tempo da condividere insieme

Il 68% dei ragazzi vorrebbe che il proprio genitore ideale avesse un lavoro che permetta di avere tempo per la famiglia.  Vorrebbero dei genitori sportivi (più i papà 47% che non le mamme 32%) e impegnati anche a condividere il proprio tempo libero con gli amici. Per il 56% il genitore ideale dovrebbe essere appassionato di attività culturali (musica, concerti, cinema e serie tv). Approfondendo le dinamiche quotidiane, però, emergono differenze di genere e affiorano luoghi comuni. Per il 55% l’impegno principale della mamma ideale si riconduce all’attività del cucinare mentre il 42% afferma che il papà ideale dovrebbe essere bravo nei piccoli lavoretti e nel fai da te.

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Donne al lavoro in Italia tra molestie, discriminazioni e stereotipi

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Donne al lavoro in Italia tra molestie, discriminazioni e stereotipi

Più di una donna su 2 (55%) si dichiara vittima di una manifestazione diretta di molestia e discriminazione sul lavoro. Battutine allusive, apprezzamenti estetici pretestuosi, magari un massaggio dietro le spalle non richiesto, o peggio ancora, ricatti sessuali. Ma anche una promozione data a un altro collega, uomo, durante il periodo di gravidanza. È in questo modo che centinaia di donne hanno descritto la loro esperienza lavorativa all’interno della survey LEI (Lavoro, Equità, Inclusione), realizzata da Fondazione Libellula su oltre 4.300 lavoratrici e libere professioniste in tutta Italia, con l’obiettivo di fotografare lo stato dell’equità di genere del mondo del lavoro italiano.

Dai contatti fisici indesiderati ai complimenti espliciti non graditi

I risultati della ricerca restituiscono una situazione allarmante. E come se non bastasse, aiutano a far capire quanto possa essere preoccupante il contesto lavorativo per le donne: il 22% ha dichiarato di aver avuto contatti fisici indesiderati e il 53% ha subito complimenti espliciti non graditi. Le conseguenze si riflettono in una limitazione del proprio comportamento per paura che possa essere male interpretato o portare a conseguenze negative. Infatti, il 58% delle donne intervistate non reagisce efficacemente di fronte a una molestia. Di queste, il 38% non vuole passare come una persona troppo aggressiva o ‘che se la prende’, mentre l’11% non sa come fare.

Considerate aggressive se si mostrano ambiziose o assertive

L’equità di genere nel mondo professionale è quindi ancora distante, anche quando le donne ricoprono una posizione manageriale. In questa situazione, infatti, i loro comportamenti decisi e determinati vengono visti in un modo diverso rispetto a quelli maschili. Tanto che a volte le donne rinunciano a mettersi in gioco per crescere professionalmente. Il 62% dichiara di essere considerata aggressiva se si mostra ambiziosa o assertiva, e tra queste il 42% ricopre un ruolo di responsabilità dirigenziale. Sempre rispetto a carriera e potere, siamo ancora al secolo scorso. Per gli uomini è più facile e veloce crescere e vedere riconosciuti i propri meriti, e ciò fa sì che in azienda la leadership diffusa sia prevalente al maschile.

Maternità e carriera: il percorso di crescita rallenta

La carriera della donna è ancora troppo spesso interpretata alla luce di altri fattori rispetto al merito o alla competenza: il 71% sperimenta contesti in cui leadership e ruoli di responsabilità sono spesso ricoperti da uomini, e il 79% vede ‘crescere’ i colleghi uomini più velocemente, anche se con minore esperienza. La difficoltà a progredire nel percorso lavorativo peggiora in contesti in cui la genitorialità è percepita come condizione esclusivamente femminile. Le donne non sono serene a comunicare all’azienda di essere incinta (41%), il 68% ha visto rallentare il proprio percorso di crescita o quello di altre donne a causa della maternità, e il 65% ha sentito allusioni e commenti rispetto alle conseguenze negative della maternità in azienda.

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L’auto di lusso del futuro è un SUV elettrico e smart 

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L’auto di lusso del futuro è un SUV elettrico e smart 

Per la prima volta berline e macchine sportive avranno meno appeal, e se il mercato delle auto di medio livello ristagna, quello delle vetture di lusso continuerà ad aumentare, ma cambiando pelle. I più facoltosi ora puntano ad auto che non inquinano, scegliendole elettriche ma anche comode. Così anche i classici brand automobilistici emblema del lusso stanno diversificando le produzioni, con nuovi modelli meno iconici ma più moderni. Oggi infatti circa il 50% degli acquirenti di auto premium e di lusso preferisce i SUV, e i produttori sono impegnati a presentare i nuovi modelli in risposta a questa domanda.

Entro il 2023 +14% per le super lussuose da 500.000 dollari

Un cambiamento fotografato dal nuovo report McKinsey, secondo il quale queste automobili ibride, le cosiddette ‘utilitarie sportive-fuoristrada’ (cioè i SUV, Sport Utility Vehicle), con elevate prestazioni e finiture lussuose saranno in cima ai desideri dei Paperoni di tutto il mondo, cinesi in testa, seguiti da asiatici e americani. Anche i gusti dei nababbi europei seguiranno lo stesso trend, ma con maggiore occhio al design, e servizi di assistenza tailor made pre e post-vendita di alto livello, online e dal vivo. In ogni caso, entro il 2023 il mercato delle auto dagli 80.000 ai 150.000 dollari crescerà dell’8%, quelle fino a 300.000 dollari del 10% e le super lussuose da 500.000 dollari del 14%.

Extra lusso in versione ibrida-fuoristrada: 16 nuovi modelli nel 2021

Se le vendite di nuovi SUV (da 150.000 a 500.000 dollari) raddoppieranno, lo slancio maggiore lo avranno le macchine extra lusso in versione ibrida-fuoristrada (minimo 500.000 dollari): già nel 2021 ne sono state immesse sul mercato 16 nuovi modelli. I SUV elettrificati domineranno il mercato dei prossimi anni, e il 70% di chi possiede una macchina di alta e altissima gamma a combustione interna passerà all’elettrica. Fra i trend dei prossimi dieci anni, anche l’aumento di sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS) e connettività intelligente, sistemi che aumenteranno i profitti di oltre il 7% entro il 2026. Ma se i cinesi sono i più interessati alla tecnologia, i ricchi europei e americani continueranno ad amare anche elementi tradizionali, come l’artigianato di altissimo livello e la qualità, che resteranno potenti fattori di acquisto,

Paperoni cinesi in testa al mercato

Le ragioni dell’incremento previsto per le vendite di auto di altissima gamma dipendono dal fatto che il numero di super ricchi continua a crescere, riporta Ansa. 
“Con più milionari e miliardari sparsi per il mondo la scelta di auto costosissime non riguarda più solo i nababbi americani o europei ma gli asiatici e quelli dei paesi medio orientali, Cina in testa – spiegano gli autori della ricerca -. Nella fascia di prezzo superiore a 80.000 dollari prevediamo che la Cina sarà il mercato in più rapida crescita per le auto di lusso entro il 2031, con una crescita annuale del 14%, aumentando così la sua quota globale nel segmento dal 24% nel 2021 a circa il 35% alla fine del decennio”.

Economia

Manifatturiero, servizi, commercio: l’andamento dei settori economici nel primo trimestre 2022 a Milano, Monza Brianza, Lodi

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Manifatturiero, servizi, commercio: l’andamento dei settori economici nel primo trimestre 2022 a Milano, Monza Brianza, Lodi

In un lungo rapporto dedicato a “Milano Prodittova”, la Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi ha esaminato l’andamento delle dinamiche imprenditoriali nel territorio. In particolare, evidenzia il report vinto alla sua 32a edizione, nel primo trimestre 2022 si è osservato un consolidamento delle dinamiche territoriali e settoriali. Se si considera l’industria manifatturiera, la produzione ha continuato a crescere in tutti i territori. L’incremento più significativo si è registrato in provincia di Monza Brianza (+13,3%), seguita a distanza dalla città metropolitana di Milano (+9,6%) e dalla provincia di Lodi (+6,4%). In relazione ai servizi, la dinamica del fatturato è in significativo recupero sia per la città metropolitana di Milano (+21,1%) sia per la provincia di Monza Brianza (+20,4%), mentre si è osservato un aumento molto contenuto per la provincia di Lodi (+5,3%). Il commercio ha evidenziato una ripresa del fatturato particolarmente intensa per le province di Monza Brianza (+15,6%) e di Milano (+13%), mentre si è osservata una dinamica più contenuta per il territorio di Lodi (+7,3%). Import ed export: bilancio del 2021 e primo trimestre 2022

La rimonta dell’export

Dopo il crollo del 2020, nel 2021 i territori di Milano, Monza Brianza e Lodi registrano un incremento complessivo delle esportazioni del 16,6% in un anno. Il dato più confortante è il confronto con il 2019, precedente la pandemia: l’export di Milano vale l’1,5% in più, per Lodi +7,2% e per Monza +9,6%, per un +3,2% considerando complessivamente i tre territori). Milano si conferma la prima provincia italiana per valore degli scambi con l’estero, sia per l’export (46 miliardi di euro) che per l’import (75 miliardi). L’anno 2022 è iniziato con dati ancora estremamente positivi, sia per le nostre tre province che a livello nazionale. L’export di Milano, Monza e Lodi nei primi tre mesi del 2022 cresce nel complesso del 22,6% rispetto al medesimo periodo del 2021. La crescita risulta superiore al 20% per tutte le province, dal +21,4% di Milano al +28,2% di Lodi passando dal +25,4% di Monza e Brianza.

Le aziende partecipate da investitori esteri

Rispetto ai nostri territori, a inizio 2021 le imprese a capitalizzazione estera (incluse joint-venture paritarie e partecipazioni di minoranza) localizzate nelle province di Milano, Monza Brianza e Lodi erano complessivamente 5.232, con poco più di 560mila dipendenti e un fatturato aggregato di 245,6 miliardi di euro; tali dati corrispondono rispettivamente al 35%, al 38,9% e al 41% del totale nazionale. In soli cinque anni (2015-2020), il numero dei dipendenti delle imprese partecipate da investitori esteri con sede nelle province di Milano, Monza Brianza e Lodi è cresciuto di circa 102mila unità; la sola provincia di Milano segna un incremento di oltre 90mila unità. Relativamente alla provenienza degli investitori, la presenza multinazionale a Milano continua a caratterizzarsi per la predominanza della cosiddetta “Triade” delle aree maggiormente industrializzate (Europa Occidentale, Nord America e Giappone). In particolare, gli Stati Uniti d’America hanno riconquistato negli ultimi anni il primato tra i Paesi di origine, seguiti da Francia, Germania e Regno Unito.

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I consumatori consapevoli si adattano a inflazione e interruzione forniture

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I consumatori consapevoli si adattano a inflazione e interruzione forniture

Gli ultimi due anni hanno messo alla prova la resilienza dei consumatori, che però continuano ad adattarsi alle interruzioni della catena di fornitura e all’inflazione crescente. Secondo la Global Consumer Insights Survey di PwC, le incertezze globali e le problematiche della catena di approvvigionamento stanno spingendo molti consumatori a rivolgersi maggiormente ai mercati del proprio circondario, e otto intervistati su dieci esprimono la volontà di pagare un prezzo più alto per prodotti di provenienza locale o nazionale. Inoltre, il 37% valuta la possibilità di rivolgersi a un rivenditore diverso o passare all’acquisto online, mentre il 29% di chi acquista online vuole dare una chance all’acquisto in negozio, e il 40% userebbe siti comparativi per verificare la disponibilità dei prodotti.

Aumenta la spesa per gli alimentari

Quanto alla crescita dell’inflazione, per i prossimi sei mesi oltre il 75% dei consumatori prevede di mantenere o aumentare gli attuali livelli di spesa, in particolare, nei generi alimentari (47%), ma più di un quarto prevede di ridurre le spese in categorie quali, ad esempio, beni di lusso/premium (37%), ristoranti (34%), arte, cultura e sport (30%) e moda (25%). Nel complesso, l’aumento dei prezzi dei generi alimentari è stato il problema più diffuso, citato da chi acquista in negozio (65%) e online (56%), circostanza che il 57% degli intervistati afferma di aver vissuto quasi sempre o di frequente.

Nuove abitudini prendono piede

Anche gli intoppi della catena di approvvigionamento influiscono sull’esperienza di acquisto, in particolare, l’impossibilità di acquistare un prodotto a causa dell’esaurimento scorte (online 43%, in negozio 37%). I consumatori citano anche tempi di consegna più lunghi per gli acquisti online (42%) e code più lunghe o negozi affollati (36%). In ogni caso, i consumatori hanno cambiato stile di vita e abitudini di acquisto, e a causa della pandemia il 63% ha già aumentato gli acquisti online, mentre il 42% ha diminuito gli acquisti nei negozi fisici. In prospettiva, il 50% prevede di acquistare di più online, dato più alto tra Millennial (58%), giovani Millennial (57%) e Generazione Z (57%), e più basso tra Baby Boomer (32%) e Generazione X (42%).

I fattori ESG e la sicurezza dei dati

Per circa metà degli intervistati, l’approccio delle aziende ai fattori ESG influenza spesso o sempre la fiducia in quest’ultima e nel suo marchio. Per considerare l’acquisto, l’importanza dei fattori di governance (41%) e sociali (40%) supera quella dell’impegno ambientale dell’impresa (30%). I fattori ESG pesano di più per la Generazione Z e i giovani Millennial, meno per la Generazione X e i Baby Boomer, mentre i fattori più significativi identificati per promuovere la fiducia del marchio riguardano la sicurezza dei dati e l’esperienza del cliente. La protezione dei dati personali è al primo posto (58%) per l’influenza sulla fiducia nel marchio. Ma ricevono un punteggio alto anche ‘soddisfa sempre le mie aspettative’ (53%) e ‘garantisce un servizio clienti eccezionale’ (52%).

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La pirateria audiovisiva in Italia

Posted by Valentina Beretta on
La pirateria audiovisiva in Italia

Il 2021 conferma un aumento dell’incidenza della pirateria tra la popolazione italiana adulta (43%), ma anche un calo nel numero di contenuti audiovisivi piratati: nel 2021 si stimano circa 315 milioni di atti illeciti, -24% rispetto al 2019.  I film rimangono il contenuto più visto illecitamente (29%), seguito da serie/fiction (24%) e programmi (21%). Discorso a parte per gli sport live: nel 2019 la percentuale di fruizione si attestava al 10%, nel 2021 sale al 15%. In Italia la pirateria audiovisiva è in trasformazione. Da una parte si afferma un’offerta legale sempre più ampia e competitiva, dall’altra chi pirata lo fa in modo più selettivo, concentrando l’interesse su contenuti specifici. A tracciare il quadro del fenomeno è l’indagine Ipsos, condotta per FAPAV, Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali.

Più pirati, ma meno atti illeciti

Nel 2021 l’incidenza dei pirati dai 10-14 anni è salita al 51%, mentre risulta in calo la frequenza degli atti (-20% rispetto al 2019), con una preferenza di eventi di sport live, film, serie/fiction e programmi. Tra le modalità in calo, download/P2P e streaming illegale, ma in crescita il numero di chi ha fruito almeno una volta delle IPTV illecite (dal 10% nel 2019 al 23% nel 2021), pari a 11,7 milioni di individui, anche se gli abbonati ad almeno una IPTV illecita sono 2,3 milioni. Quanto alla condivisione delle credenziali di accesso delle piattaforme legali, al 41% dei ‘pirati’ è capitato di fruire almeno una volta di contenuti audiovisivi in abbonamento attraverso l’accesso con credenziali altrui non ritenendola una forma di pirateria.

Le stime dei danni economici

Il danno economico potenziale per le industrie dei contenuti è pari a 940 milioni di euro. Per quanto riguarda film, serie e fiction il danno potenziale è pari a 673 milioni di euro, con quasi 72 milioni di fruizioni perse, per eventi sportivi live la stima del danno economico risulta pari a 267 milioni di euro (circa 11 milioni di fruizioni perse).
Il fenomeno dell’illegalità nella fruizione di contenuti audiovisivi provoca danni in termini di fatturato (circa 1,7 miliardi di euro), di Pil (circa 716 milioni) e di entrate fiscali (circa 319 milioni). Ma la pirateria mette a rischio anche l’occupazione: si stima una perdita di posti di lavoro pari a 9400 unità.

Anche la sicurezza di utenti e dispositivi è a rischio

Le conseguenze non riguardano solo il fronte economico o industriale, ma anche la sicurezza degli utenti. Numerosi sono i rischi in relazione all’accesso a piattaforme illegali, legati a violazioni dei dati personali e bancari, oltre ai pericoli di malware e virus sui device. Si registra comunque una crescita della consapevolezza dell’illegalità e dei rischi connessi anche da parte dei più giovani. Rispetto alle forme di deterrenza, il 36% dei pirati nell’ultimo anno si è trovato davanti a siti web illegali oscurati, e di questi il 43% ha scelto di ricorrere a un’alternativa lecita (pay-tv e streaming legale).

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Export vino: +18,3%, trainato dagli spumanti tricolori

Posted by Valentina Beretta on
Export vino: +18,3%, trainato dagli spumanti tricolori

Secondo l’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) l’export italiano di vino chiude il primo trimestre dell’anno con una crescita tendenziale in valore del 18,3%, pari a 1,7 miliardi di euro. Nonostante un leggero rallentamento rispetto ai primi 2 mesi dell’anno, in un trimestre in cui anche marzo chiude in positivo sale anche il prezzo medio: +12,2%. L’incremento, in parte ascrivibile al dollaro forte e ai lockdown del 2021, è trainato da un nuovo record degli spumanti tricolori, che nei primi tre mesi del 2022 segnano un +35,6%. Una crescita più che doppia rispetto ai vini fermi: +14,8%.

“I numeri messi a segno dal vino italiano sono sorprendenti”

In rialzo tutti i principali mercati della domanda, a eccezione di Germania e Cina. A marzo, Russia (-30% nel trimestre) e Ucraina segnano crolli rispettivamente del 65% e del 98%.
“I numeri messi a segno dal vino italiano – commenta il segretario generale di Unione italiana vini, Paolo Castelletti – sono sorprendenti, ancor più se si tiene conto di un 2021 in doppia cifra. È però troppo presto per capire che direzione prenderà il mercato nei prossimi mesi, con una domanda potenziale sempre più afflitta da una congiuntura negativa e dall’escalation della spirale inflattiva. Se a ciò si aggiunge l’aumento dei costi delle materie prime secche, che per le aziende si traduce in un surplus medio di spesa di oltre il 30%, è importante mantenere cautela ed evitare trionfalismi che potrebbero essere confutati nei prossimi mesi”.

Il boom del Prosecco su scala planetaria

Ed è lo sparkling a fare la parte del leone, con segni positivi ovunque, a partire dalle top-piazze estere: Usa (+18%), Uk, (+87%) e Germania (+20%). Ancora una volta è il Prosecco a trainare il comparto, con un autentico boom su scala planetaria (+40% a valore, +11,7% il prezzo medio), quasi il raddoppio degli ordini in Uk (+93%), Polonia (+85%) e Canada (+76%), e crescite ben oltre il 30% in aree come Germania, Francia, Belgio, Giappone, Repubblica Ceca e Norvegia. Una crescita, quella degli sparkling italiani, confermata dalle proiezioni dell’Osservatorio. L’esplosione della domanda post-Covid (+26% nel 2021, 7 bottiglie su 10 destinate all’estero) ha bruciato una tabella di marcia che prevedeva entro il prossimo biennio il superamento della soglia di 1 miliardo di bottiglie prodotte. A oggi, il rimbalzo fa prevedere un contingente di 1,1 miliardi di pezzi entro quest’anno, e 1,25 miliardi a fine 2023.

La domanda di bollicine è sempre meno legata a occasioni speciali

Si tratta di una progressione resa possibile grazie all’approccio alle bollicine di una domanda sempre più trasversale, ‘destagionalizzata’ rispetto alle occasioni classiche di consumo, e sempre meno legata a modalità di utilizzo esclusive.  Una rivoluzione, quella degli spumanti tricolori, focalizzata (come per la moda, il design e l’auto) sullo spostamento dell’attenzione dal prodotto al contesto. A partire dai competitor, che saranno sempre di più legati ad altre tipologie di bevande in grande crescita, come gli hard seltzer, i co-fermentati, i ready to drink e i low alcol.

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Musei e teatri, la cultura riparte con il digitale

Posted by Valentina Beretta on
Musei e teatri, la cultura riparte con il digitale

L’esperienza della pandemia ha insegnato che la digitalizzazione è fondamentale per resistere a qualsiasi crisi. Anche quando si parta di attività culturali che, per fortuna, dopo gli scossoni dei mesi passati stanno tornando alla normale operatività. Tanto che nel 2021 sono tornate a crescere le entrate di musei (+36%) e teatri (+23%), sebbene ancora la metà delle istituzioni culturali italiane non abbia personale dedicato all’innovazione digitale.

La trasformazione digitale della cultura

La pandemia ha accelerato il processo di trasformazione digitale della Cultura che è stato in parte frenato dalla ripresa di attività in presenza nel 2021, ma i numeri delineano prospettive future ben chiare di un comparto che dovrà essere sempre più supportato dalla tecnologia. Lo riferisce l’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali condotto dalla School of Management del Politecnico di Milano. Sul fronte dell’innovazione digitale a supporto dei processi nei musei e nei teatri, nell’ultimo anno i numeri sono rimasti stabili, mentre su quello della produzione e distribuzione di contenuti digitali si è assistito a una razionalizzazione.

L’innovazione digitale nei musei e nei teatri

Gli strumenti digitali sono ormai un supporto importante ai processi gestionali nel settore della cultura. Qui i teatri presentano mediamente livelli leggermente più alti dei musei; l’acquisto online, ad esempio, è disponibile nel 78% dei teatri dotati di un sistema di biglietteria e incide sul totale delle entrate in maniera più significativa di quanto non avvenga nei musei. Dal sito diretto del teatro transita, infatti, mediamente l’11% dei ricavi e da altri intermediari online il 12% (nei musei le rispettive quote sono il 7% e il 4%). Guardando alle attività di marketing digitale, il 59% dei teatri fa advertising online o sui social, il 23% Search Engine Optimization, il 10% remarketing. Il 58% raccoglie dati in modalità digitale e il 14% ha investito in sistemi di cybersecurity e data protection. Su tutti questi ambiti si registrano percentuali inferiori di adozione da parte di musei, monumenti e aree archeologiche rispetto ai teatri.3
Gli indicatori su cui, invece, musei e teatri risultano allineati riguardano l’attenzione alla pianificazione strategica e la presenza di personale dedicato all’innovazione digitale. In entrambi i comparti, solo 1 istituzione culturale su 5 ha un piano strategico dedicato al digitale e 1 su 2 non ha nessuna risorsa dedicata al digitale.
Infine, guardando agli investimenti futuri, per i musei si conferma prioritario lavorare su conservazione e digitalizzazione della collezione, che impegnerà il 28% delle risorse. Riprende centralità, grazie al ritorno dei flussi di visitatori in presenza, anche la digitalizzazione dei servizi di supporto alla visita in loco, per cui si stima verrà stanziato il 19% sul totale degli investimenti.
Per i teatri, invece, l’investimento in digitale si concentrerà nei prossimi due anni su marketing, comunicazione e customer care (40%) e su ticketing, gestione delle prenotazioni e controllo accessi (18%).