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Come funzionano gli spettrometri?

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Grazie ad un moderno spettrometro è possibile analizzare le proprietà di luce su una porzione dello spettro elettromagnetico, riuscendo così ad ed identificare i materiali che compongono il materiale in questione. Parliamo dunque di uno strumento veramente importante per l’analisi di materiali di ogni tipo, con grande accuratezza e in maniera molto rapida.

In quali campi vengono adoperati gli spettrometri?

I campi di applicazione degli spettrometri sono davvero vasti, riguardano tantissimi settori come ad esempio quello medico, scientifico, estetico, spaziale, militare e spaziale, per citarne alcuni. Un moderno spettrometro può essere adoperato direttamente in cantiere o nell’aria di produzione.

Può anche essere spostato di sede in sede senza che risenta di eventuali cambi di temperatura in quanto la sua termocamera è stabilizzata. Anche le operazioni di trasporto sono particolarmente facili ed è sufficiente una sola persona anche per quel che riguarda la gestione del macchinario.

Un considerevole aumento della qualità di produzione

Grazie uno spettrometro è facile attendersi un tangibile miglioramento della qualità di produzione, in virtù delle capacità di analisi e misura che consentono a questo strumento di classificare i materiali di ogni tipo, organici inclusi.

Optoprim è sul mercato dal 1994 e offre ai propri clienti il supporto è tutta l’assistenza necessaria per individuare la tipologia di strumento più adatto a risolvere le necessità individuali e fornisce al tempo stesso supporto anche per quel che concerne l’integrazione della tecnologia all’interno della propria azienda.

Questa azienda con sede in provincia di Monza commercializza moderni spettrometri di grande qualità ed in grado di controllare rapidamente ogni tipo di materiale, analizzandone la composizione.

È possibile scegliere tra diversi modelli di spettrometri, progettato per soddisfare ciascuna particolare necessità di utilizzo e dunque a migliorare notevolmente la qualità del prodotto finale a prescindere dalla tipologia di materiale e tipo di lavorazione.

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Tavolo della cucina, come sceglierlo? Tutte le dritte

Posted by Valentina Beretta on
Tavolo della cucina, come sceglierlo? Tutte le dritte

Il tavolo in cucina è importante. Non solo perché amplia – e di moltissimo – lo spazio di lavoro, ma soprattutto perché permette di vivere l’ambiente cucina – se lo dimensioni lo consentono – in ogni momento della giornata. Colazione, pranzo e cena in famiglia, sia per comodità sia per intimità, per moltissimi italiani si svolgono proprio in questo locale. Inutile poi sottolineare che il tavolo è un arredo a tutti gli effetti, e completa il design della cucina stessa: nulla vieta di fare arditi accostamenti, come linee moderne per i mobili e un tavolo rustico, oppure coniugare a uno stile più classico un tavolo dal disegno più contemporaneo. L’unico vincolo, ovviamente, è dato dalle dimensioni e dalla disposizione del locale. Per il resto, via libera alla scelta, sulla base dei propri gusti e anche delle proprie esigenze. Ecco, in un breve excursus, qualche indicazione utile per identificare il tavolo perfetto.

Tavolo rotondo

In linea di massima, è il modello consigliato per le cucine di dimensioni contenute. Intimo e conviviale, può essere collocato anche in un angolo della stanza, magari corredato da pratici sgabelli. Questa è la soluzione giusta se si dispone di un tavolo di maggiori misure in soggiorno, dove poter accogliere gli ospiti. Se invece quello in cucina è l’unico tavolo della casa, sarà meglio prevedere un modello con delle prolunghe, che in caso di necessità possa dilatare lo spazio dove accomodarsi a pranzo o a cena. Tavoli tondi moderni, e anche qualche pezzo vintage – adesso così di moda – hanno il piano in marmo, in resina o in piastrelline colorate. Se il materiale è lucido, meglio: rifletterà la luce e regalerà più ariosità all’intera stanza.

Tavolo rettangolare

E’ il classico dei classici, il modello che ben si sposa con quasi tutte le cucine. Può essere collocato al centro del locale, se i metri quadrati lo consentono, o appoggiato contro il muro ed eventualmente spostato in caso di bisogno. Un autentico evergreen.

Tavolo ovale

L’ideale per le cucine lunghe e strette, dato il suo ingombro contenuto. E’ una forma che sta tornando di moda e che, soprattutto, consente di poter aggiungere più posti a tavola rispetto a tavoli di altre forme.

Tavolo a scomparsa

O a consolle, è fissato per un lato a una parete: si alza e si abbassa a seconda delle esigenze. Perfetto per le cucine piccole, una volta chiuso “ruba” pochissimo spazio.

Tavolo a bancone

E’ il trend degli ultimi anni: il tavolo ricavato o sul piano della penisola (o isola) della cucina o come prolungamento del piano di lavoro, con il medesimo materiale. Dal bellissimo effetto, specie le cucine open, è anche molto pratico: sotto può infatti essere attrezzato con scomparti o armadietti. In linea generale, anche la scelta del tavolo più “giusto” varrebbe la pena affidarsi a degli esperti già in fase di ideazione della cucina stessa. Ad esempio Pedrazzini Arreda, rivenditore ufficiale di Veneta Cucine a Milano, offre ai propri clienti un servizio di studio e progettazione della cucina dei sogni, anche adattando i modelli visionabili nello show-room alle specifiche esigenze.

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Capsule del caffè, compatibili od originali? A ognuno la sua scelta

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Capsule del caffè, compatibili od originali? A ognuno la sua scelta

Negli ultimi anni c’è stato una vera e propria “esplosione” delle macchine da caffè per uso domestico. Comodissime, sempre pronte e senza sprechi, sono anche belle sotto il profilo del design. E, soprattuto, garantiscono un caffè fragrante in pochi secondi, semplicemente inserendo la capsula nella macchina. Proprio su questo aspetto, però, si apre il dibattito: quasi ogni brand, oltre a commercializzare la macchina, offre le sue capsule con l’identico marchio. In contemporanea, nei negozi fisici così come on line, ci sono tantissime altre scelte alternative, le cosiddette compatibili. Arriviamo alla domanda, che tutti i consumatori di caffè si sono sicuramente fatti almeno una volta nella vita: le compatibili vanno bene come le originali? A cui segue la seconda questione: non è che rischiano di danneggiare la macchina? Le risposte sono facili: si, le capsule compatibili vanno benissimo e no, non c’è il rischio che si rovini la macchina.

Scegliere la compatibile “giusta”

Naturalmente per mantenere in perfetta salute la propria macchina, e per garantirsi un’ottima tazza di caffè, bisogna scegliere bene le capsule compatibili. Questo perché ogni modello ha la sua specifica gamma di compatibili, che vanno utilizzate solo e soltanto su una precisa macchina da caffè e non sulle altre. In parole semplici, ogni “sistema” ha le sue macchine e le sue capsule. Come il sistema Nescafè Dolce Gusto, tra i più apprezzati del mercato proprio per la gradevolezza del design delle macchine e la vasta scelta di capsule. Per scoprirle tutte, compatibili e originali, basta una visita al portale on line italiano del caffè in cialde e capsule di qualità, CialdaMia. Oltre alle capsule a marchio Nescafè Dolce Gusto, c’è una selezione davvero ampia di compatibili, prodotte anche da nomi celebri della torrefazione. Tra questi, spiccano le capsule compatibili dolce gusto a marchio CialdaMia, particolarmente convenienti e pensate espressamente per quel tipo di macchina.

Questione di gusti

Una volta assodato che le compatibili non creano nessun problema alla macchina – la prova del nove è se la capsula non fa nessuna resistenza quando la si inserisce – non resta che scegliere in base ai propri gusti personali. Ad esempio le compatibili Nescafè Dolce Gusto di CialdaMia sono disponibili in diverse miscele, tutte di altissima qualità: arabica, cremoso, intenso e decaffeinato. E, se non bastasse il caffè, ci sono anche altre prodotti in capsula che possono soddisfare i desideri di tutta la famiglia, bambini compresi: dal caffè presso al tè al limone fino al cioccolato, solo per citare alcune referenze.

Come scegliere?

Se si è acquistata da poco una macchina da caffè e si vogliono testare le varie miscele e i diversi prodotti disponibili sul mercato, non resta che… provare sul campo. Per non fare scelte azzardate, il consiglio è di iniziare facendo delle piccole ordinazioni, possibili sia nei negozi sia sugli store online. Una volta trovato il proprio aroma del cuore, magari proprio una capsula compatibile Nescafè Dolce Gusto, si potranno fare ordini più sostanziosi e mirati. Anche perché, nella vita reale come sul web, più si fa scorta e più si ha l’occasione di risparmiare.

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Acqua pura anche in ufficio con i dispenser IWM

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La corretta idratazione è una condizione essenziale per il benessere fisico e quello del nostro organismo. Bere la giusta quantità d’acqua è infatti essenziale anche ad aiutare a  mantenere alto il livello di energie e concentrazione durante l’orario di lavoro. Ecco perché è importante bere spesso nel corso della giornata e dunque non solo durante i pasti ma anche durante l’orario di lavoro. Spesso però, la necessità di bere si scontra con il sapore troppo forte che di norma caratterizza l’acqua dei boccioni solitamente presenti negli uffici. Ciò spinge i dipendenti ad evitare di bere o a preferire bevande gasate che di certo non fanno bene e sicuramente non sono in grado di dissetare come l’acqua, a causa degli zuccheri che contengono. I boccioni inoltre, hanno lo svantaggio di essere difficili da trasportare e da movimentare, oltre ad avere un costo al litro non indifferente ed in grado di incidere sui costi di gestione di ogni azienda o ufficio.

La soluzione pratica e conveniente è quella di adottare uno dei dispenser acqua ufficio che IWM propone, i quali filtrano direttamente l’acqua del rubinetto eliminando ogni impurità ed offrendo un’acqua assolutamente bilanciata e sicura. È inoltre possibile avere acqua fredda o calda a piacimento, così come un’ottima acqua gasata o del ghiaccio se lo si preferisce, andando incontro ai desideri di tutti. Il risparmio è notevole considerando che l’acqua del rubinetto è decisamente più economica rispetto quella dei boccioni, che vanno poi smaltiti secondo quanto previsto dalle normative dei singoli comuni dopo il loro utilizzo, ma che troppo spesso vengono purtroppo riciclati a discapito della salute dei fruitori. I dispenser IWM consentono invece ai tuoi dipendenti di bere tutta l’acqua che desiderano personalizzandola in base ai loro gusti, con la certezza di bere sere dell’ottima acqua utile anche a migliorare la produttività del’intero ufficio.

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Strisce led per decorare casa

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Le strisce led sono un’ottima idea per riuscire ad illuminare ed enfatizzare un determinato angolo di casa che al momento è poco valorizzato. Apportare delle strisce led oggi va di gran moda in qualsiasi tipo di ambiente, grazie anche al gradevole impatto estetico che la luce è in grado di creare soprattutto quando questa viene posta ad esempio sotto le mensole o sopra i piani cottura, i quali cambiano letteralmente volto e diventano molto più belli da guardare e da vivere. Esse non vengono installate dunque esclusivamente con l’intento di portare della luce laddove questa scarseggia, ma hanno un aspetto decorativo oggi sempre più tenuto in considerazione dagli interior designers di tutto il mondo. Installarle è davvero semplice e non è nemmeno necessario contattare un tecnico, in quanto quelle che trovi su lucefaidate.it sono dotate anche di un utilissimo lato adesivo che ti consente di fissarle esattamente su qualsiasi superficie senza la necessità di ricorrere a viti, trapano e simili.

La loro grande flessibilità inoltre, consente di poterle applicare praticamente dappertutto, anche sugli angoli, e sono disponibili sia a luce fredda che calda così da consentirti di personalizzare ogni ambiente esattamente nella maniera che preferisci. Le strisce led sono vendute in bobine della lunghezza che va da 2.5 a 5 metri, con il grande vantaggio di poterle tagliare se hai bisogno di strisce più piccole, con una dimensione minima che è pari a 3, 5 o 10 centimetri in base al modello prescelto. Alcuni di questi vantano anche un kit di regolazione radiocomandato, che ti consente di controllare a distanza quella che è l’intensità della luce che preferisci così da creare ogni volta l’atmosfera perfetta in base al tuo umore del momento o alla situazione. Sei pronto per arricchire ogni angolo di casa con le ottime strisce led?

Economia

Nel 2020 ecommerce e tecnologie digitali trainano l’export italiano

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Nel 2020 ecommerce e tecnologie digitali trainano l’export italiano

L’export italiano ha potuto contenere i danni degli effetti della pandemia grazie all’e-commerce. A rivelarlo è l’Osservatorio Export Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, presentata recentemente durante il convegno online “Export digitale, Covid ed emergenza: strategie per la ripartenza”. A causa dell’emergenza sanitaria, afferma il report, nel 2020 gli scambi tradizionali con l’estero sono crollati di circa il 10%, mentre nello stesso periodo l’export digitale italiano di beni di consumo ha raggiunto un valore di 13,5 miliardi di euro, con una crescita del +14% in linea con l’andamento pre-pandemia, e un’incidenza del 9% sull’export complessivo di beni di consumo (era il 7% nel 2019) e del 3% sulle esportazioni totali (2,5% nel 2019).

Fashion e Food i settori trainanti del B2c online

I settori più importanti per le vendite B2c online all’estero sono Fashion (7,1 miliardi, 53%), Food (1,9 miliardi, 14%) e Arredamento (1,1 miliardo, 8%). Elettronica, cosmetica, cartoleria, giochi, articoli sportivi e gli altri comparti valgono complessivamente il 25% dell’export digitale B2c, ma singolarmente hanno un peso marginale. Nonostante questi numeri in positivo, ci sono decisi margini di crescita in ambito ecommerce per le imprese italiane. Come riporta l’Osservatorio, “Il 56% delle imprese usa i canali digitali per vendere prodotti all’estero – soprattutto in Germania (34,7%), Francia (26,8%), Regno Unito (26%), USA (25,4%), Spagna (18%) e Cina (11,4%) – e il 62% di queste lo fa in più di un mercato, ma quasi il 75% esporta online prodotti per meno del 20% del proprio fatturato”. Ancora più interessante il passaggio che rivela che “Un’impresa su dieci non ha né un export manager né un eCommerce manager, quasi la metà ha in organico solo il primo, il 70% ha inserito solo il secondo, mentre fra le imprese che esportano online una su due presenta entrambe le figure. Positiva la diffusione delle tecnologie digitali: l’80% ne impiega più di una in diverse funzioni aziendali, soprattutto marketing, distribuzione, vendite e produzione”. Insomma, ci sono spazi per migliorare ancora.

L’Export digitale B2b

L’export digitale B2b raggiunge un valore di 127 miliardi di euro, con un calo del -5% rispetto al 2019, ma un aumento dell’incidenza sulle esportazioni complessive di prodotti, pari al 29%. Anche in ambito B2b l’export digitale ha giocato un ruolo fondamentale per la ripresa delle esportazioni, in particolare sono aumentate nel largo consumo e nel farmaceutico, bilanciate però da una riduzione nella gran parte degli altri settori merceologici. “A differenza del comparto B2c, il B2b ha subito una notevole frenata a causa del lockdown – afferma Maria Giuffrida, Ricercatrice dell’Osservatorio Export Digitale -. Si è assistito a un accorciamento delle filiere, con molti operatori che hanno iniziato ad aggirare gli intermediari delle varie catene di fornitura per servire direttamente il consumatore finale attraverso l’eCommerce, ove possibile e tipicamente nei mercati più vicini”. La filiera più digitalizzata è quella automobilistica, che rappresenta il 18,5% dell’export digitale B2b per un valore di 23,5 miliardi di euro (circa il 65% dell’export automotive), seguita da tessile e abbigliamento con 18,3 miliardi e dalla la meccanica con quasi 15 miliardi.

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Le imprese cercano nuovi clienti tramite i canali digitali

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Le imprese cercano nuovi clienti tramite i canali digitali

Le piccole e micro imprese italiane si avvicinano al mondo digitale per acquisire nuovi clienti online, o realizzando piattaforme per la vendita sul web, e il marketing risulta l’area aziendale più digitalizzata. Sono ancora poche però le imprese che investono nella digitalizzazione dei processi aziendali e nella creazione di una cultura aziendale dell’innovazione. Secondo l’indagine condotta da BitBoss, startup dell’Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino, se il 76,7% del campione intervistato dichiara di utilizzare il web per cercare nuovi clienti meno della metà afferma di avvalersi dell’utilizzo di software gestionali per digitalizzare e automatizzare i processi interni dell’azienda.

Marketing e pubblicità sono l’ambito tecnologico in cui si investe di più

Dall’indagine emerge inoltre che il 43,3% ammette che il marketing e la pubblicità rappresentano l’ambito tecnologico in cui hanno investito maggiormente negli ultimi 3 anni, mentre solo il 6,7% degli imprenditori dichiara di aver già digitalizzato tutti i propri processi aziendali, e il 30% ammette di non aver digitalizzato alcun processo.

“Probabilmente questo fenomeno trova la sua causa nella facilità con cui possono essere raggiunti e utilizzati gli strumenti di web marketing anche dalle realtà più piccole. Al contrario – afferma Davide Leoncino, responsabile marketing di BitBoss – digitalizzare la gestione interna della propria azienda richiede uno sforzo maggiore perché le tecnologie necessarie a compiere questo passo sono più difficilmente raggiungibili”.

Innovazione digitale fondamentale nelle scelte strategiche e di investimento

Gli imprenditori però sembrano essere consapevoli della necessità di innovare a ogni livello. L’85% del campione si dimostra convinto che investire in innovazione digitale possa, almeno in parte, fornire un vantaggio competitivo nei confronti della concorrenza. Il 31,7% degli intervistati ritiene che l’innovazione digitale abbia un ruolo fondamentale nelle scelte strategiche e di investimento della propria azienda, tuttavia solo il 23,3% dispone di figure specializzate come programmatori o sviluppatori al proprio interno e il 60% spende meno del 10% del proprio fatturato annuo in formazione del personale in ambito digitale. Inoltre solo il 10% del campione ha investito negli ultimi 3 anni in ricerca e assunzione di personale specializzato.

La digitalizzazione per affrontare la crisi

La stragrande maggioranza degli imprenditori intervistati è comunque convinta che la difficile situazione economica causata dal Covid-19 stia spingendo le imprese verso una maggiore cultura digitale. Il 75% del campione si dice convinto che questa situazione porterà le imprese verso un sempre maggiore avvicinamento al mondo digitale, e che sia fondamentale per le imprese sviluppare al proprio interno competenze digitali per riuscire a superare la crisi.

Emerge quindi un ecosistema consapevole della necessità di innovare. “Quello che manca invece, soprattutto nelle piccole realtà, è l’effettiva capacità di mettere in pratica il salto innovativo che auspicano – spiega ancora Leoncino -. Ciò che è difficile per le imprese è ottenere le competenze interne sufficienti a effettuare scelte consapevoli, anche solo per trovare un partner tecnico di cui possano fidarsi e che possa affiancarle nella crescita dal punto di vista tecnologico”.

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Milano capitale delle start up innovative, il 19% del totale

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Milano capitale delle start up innovative, il 19% del totale

Le start up innovative rappresentano imprese giovani, ad alto contenuto tecnologico, con forti potenzialità di crescita sostenibile. Per questo possono rappresentare una risorsa strategica per trainare la ripresa economica. Nell’area di Milano, Monza e Brianza, e Lodi hanno sede 2.458 start up innovative. In particolare, le start up innovative a Milano sono 2.319, il 19% del totale nazionale, cresciute del 10,4% nel corso del 2020. A Monza e Brianza sono 113, e 26 a Lodi. È quanto emerge da un’elaborazione dell’Ufficio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Infocamere, aggiornati alla metà di gennaio 2021.

Più della metà è attiva nei settori produzione di software, servizi Ict, e R&S

Più della metà delle start up innovative è attiva, nei tre territori, nel settore della produzione di software, nei servizi Ict, nella ricerca e sviluppo (1.018 imprese). L’11,1% del totale è un’impresa a prevalenza femminile, e la quasi totalità opera sotto forma di società a responsabilità limitata.  Sono “giovani” il 17,9% delle oltre 2mila start up innovative presenti sul territorio nazionale, e sono straniere il 4,7%, contro il 3,6% del dato italiano.

I requisiti per accedere allo status di start up innovativa

Per accedere allo status di start up innovativa sono necessari alcuni requisiti. Innanzitutto essere un’impresa nuova o costituita da non più di 5 anni, avere la residenza in Italia, o in un altro Paese dello Spazio Economico Europeo, ma con sede produttiva o filiale in Italia. Inoltre, è necessario avere un fatturato annuo inferiore a 5 milioni di euro, non essere quotata in un mercato regolamentato o in una piattaforma multilaterale di negoziazione, e non distribuire e non aver distribuito utili. Ulteriori requisiti sono avere come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di un prodotto o servizio ad alto valore tecnologico, e non essere risultato di fusione, scissione o cessione di ramo d’azienda.

Investire almeno il 15% di spese in R&S e in personale altamente qualificato

Inoltre, una start up è innovativa se rispetta almeno uno dei seguenti requisiti soggettivi, ovvero quello di sostenere spese in R&S e innovazione pari ad almeno il 15% del maggiore valore tra fatturato e costo della produzione, impiegare personale altamente qualificato (almeno 1/3 dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori, oppure almeno 2/3 con laurea magistrale), ed essere titolare, depositaria o licenziataria di almeno un brevetto, o titolare di un software registrato.

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Auto elettriche, nel 2020 vendite a +251,5%

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Auto elettriche, nel 2020 vendite a +251,5%

Il 2020 per molti settori produttivi non è stato certo un anno positivo, ma non per il comparto delle auto elettriche, per il quale il 2020 si è chiuso con una vera e propria impennata delle vendite. L’anno appena passato ha portato infatti con sé un dato record di vendite in termini percentuali, pari al +251,5% rispetto all’anno precedente, per un totale di 59.875 auto immatricolate, di cui 32.500 Bev (auto con batteria elettrica), e 27.375 Phev (auto ibride plug in).

Nel 2019 immatricolate 17.600 unità

Sono i risultati del report mensile pubblicato da Motus-E, l’associazione fondata nel 2018 che raggruppa oltre 60 operatori del mondo automotive, delle utilities, fornitori di infrastrutture elettriche e di ricarica, filiera delle batterie, studi di consulenza, società di noleggio, università, associazioni ambientaliste e associazioni di consumatori. Secondo il report di Motus-E nel 2019 il totale dell’immatricolato delle due categorie, Bev e Phev, era stato di 17.600 unità, contro appunto le quasi 60.000 immatricolazioni del 2020 riporta Adnkronos.

“Tuttavia, non si può non considerare la drammatica riduzione di più di 500.000 auto sull’immatricolato totale, che in percentuale si traduce in un -27.1% rispetto al 2019”, sottolinea Dino Marcozzi, segretario generale di Motus-E.

“Gli incentivi sono necessari al sostegno del mercato per almeno altri 3 anni”

“Oggi possiamo contare su quote di mercato relative al 2020 di Bev e Phev pari rispettivamente al 2,3% e 1,97%, ma se il mercato fosse stato pari a quello del 2019 le quota di sole Bev e di sole Phev sarebbe stata dell’1,6% e dell’1,4% – continua Marcozzi -. Questi dati ci dicono che di strada da fare ne abbiamo ancora tanta e che gli incentivi sono necessari al sostegno di un mercato, ancora parzialmente maturo, per almeno altri 3 anni”.

Più in dettaglio, per quanto riguarda il solo mese di dicembre 2020 il report evidenzia una crescita importante delle vendite rispetto al mese precedente. “Le elettriche pure e plug-in registrano rispettivamente 7.258 e 6.354 unità vendute. Questo si traduce in un aumento delle vendite rispetto a novembre 2020 del 52% per le Bev e del 30% per le Phev”, commenta il segretario generale di Motus-E.

L’inizio della rivoluzione nella mobilità

In sostanza, il consuntivo 2020 nelle vendite di auto elettriche e ibride plug-in conferma che nonostante la pandemia quest’anno può essere considerato l’inizio della rivoluzione nella mobilità. “Questo è vero un po’ in tutta Europa e anche in Italia, nonostante permanga un grosso gap di sviluppo, soprattutto rispetto a Germania, Francia e i Paesi del Nord. Le aziende che hanno deciso di investire in questo settore ci dimostrano quanto la mobilità elettrica non sia più solo una previsione futuribile, ma una realtà concreta – puntualizza ancora Marcozzi -. Riteniamo che proprio la crescita straordinaria del mercato dei mezzi ‘alla spina’ ci deve fare concentrare nello sviluppo delle infrastrutture: una spina senza una presa cui attaccarsi diventa l’oggetto più inutile e frustrante che si possa pensare”.

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Il 2020 è l’anno delle Console Gaming

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Il 2020 è l’anno delle Console Gaming

Il 2020 è stato un anno difficile per molti settori ma, secondo quanto emerge dai dati GfK, se il mercato della Tecnologia di consumo è andato in controtendenza tra i comparti che hanno fatto registrare un incremento particolarmente significativo delle vendite c’è quello del Gaming. Dopo un primo lockdown caratterizzato da un corsa all’acquisto delle console gaming, il settore dei videogiochi registra una ulteriore spinta nella parte finale dell’anno. Questo grazie al lancio dei modelli di nuova Generazione di Sony e Microsoft, che hanno fatto registrare vendite record nel mese di novembre.

Durante il lockdown primaverile picco delle vendite

Nel caso delle Console, un primo importante picco delle vendite si è registrato durante il lockdown della scorsa primavera: costretti a rimanere in casa, molti italiani hanno infatti deciso di dotarsi di nuovi dispositivi per giocare. Nel periodo compreso tra il 9 marzo e il 17 maggio 2020 (Week 11-20) si è registrata una crescita del +25,2% a valore delle vendite di Console, rispetto allo stesso periodo del 2019. Inoltre, rispetto a sette anni fa è aumentata considerevolmente la quota di vendite realizzate online, che è passata dal 9% del 2013 al 47% del 2020. Un trend in linea con la forte crescita avuta dal canale online in un anno fortemente condizionato dall’emergenza Coronavirus.

Black Friday, +12,1% a valore rispetto al 2019

Un secondo picco di vendite si è avuto nel mese di novembre: in questo caso, la spinta decisiva per la crescita del mercato è arrivata dal lancio delle nuove Console di Microsoft (Week 46) e Sony (Week 47). In queste due settimane, il mercato è sestuplicato (+514%) rispetto alla settimana media del 2020. I dati di sell-out GfK aggiornati alla settimana del Black Friday (23-29 novembre 2020) mostrano infatti un +12,1% a valore da inizio anno rispetto allo stesso periodo del 2019.

Le nuove Console di Microsoft e Sony trainano il mercato

Il lancio delle nuove Console di Microsoft e Sony era sicuramente molto atteso dagli appassionati del settore, dato che in entrambi in casi il precedente modello risale al 2013. Questo peraltro ha portato a un esaurimento delle scorte disponibili nel giro di pochi giorni dal lancio. Mettendo a confronto le performance dei lanci di quest’anno con quelli del 2013, emergono alcuni dati interessanti. In generale, le Console di nuova generazione hanno performato molto meglio di quelle lanciate da Microsoft e Sony nel 2013. La crescita è stata infatti del +25,5% a unità e del +33% in valore. In crescita del +6% anche il prezzo medio di vendita.

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Smart speaker, nuova passione globale: meglio se con display integrato

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Smart speaker, nuova passione globale: meglio se con display integrato

Il mercato degli smart speaker continua a crescere nonostante la pandemia e a trainarlo sono i nuovi modelli con schermo integrato, mentre i dispositivi tradizionali perdono terreno. Lo rivelano le ultime analisi di Strategy Analytics, che evidenziano che la quota di smart speaker con display integrato ha toccato quota 26% nel terzo trimestre del 2020, rispetto al 22% dell’anno precedente. Le vendite di dispositivi con display nel terzo trimestre sono aumentate del 21% su base annua a 9,5 milioni di unità, mentre le vendite di altoparlanti intelligenti base (senza display) sono diminuite del 3% nello stesso periodo. Ciò ha portato a un aumento complessivo del 2,6% nelle vendite di smart speaker (con o senza display) nel terzo trimestre del 2020 rispetto al terzo trimestre del 2019, raggiungendo i 36,5 milioni di unità.

I brand che dominano le vendite

Nel mercato degli smart speaker, Amazon anche nel terzo trimestre mantiene ben salda la sua posizione di leadership, con una quota del 28,8% a livello globale,  sebbene le vendite siano leggermente diminuite rispetto all’anno precedente. I principali rivali di Amazon hanno tutti aumentato la loro quota di mercato, ad eccezione di Xiaomi. In particolare, evidenzia lo studio, i i dispositivi più venduti nel terzo trimestre sono stati Amazon Echo Show 5 e Baidu Xiaodu Zaijia 1c. Anche questo preciso segmento di mercato, come molti altri, è stato duramente colpito nel primo trimestre a causa delle difficoltà causate dalla pandemia, ma successivamente ha ripreso slancio. In virtù di questa tendenza gli analisti prevedono per il quarto trimestre dati tutti in positivo, grazie anche al lancio di nuovi modelli da parte dei tre principali fornitori statunitensi e al continuo miglioramento del sentiment economico a livello globale. “Come molti settori, gli smart speaker hanno avuto un anno difficile”, osserva l’analista David Watkins. “Tuttavia i segnali di ripresa stanno iniziando a manifestarsi, e l’impegno delle aziende è evidente dai numerosi nuovi prodotti e migliorie tecnologiche che vengono portati sul mercato. Salvo ulteriori gravi perturbazioni economiche, prevediamo che il 2021 – conclude – sarà caratterizzato da un’ulteriore crescita”.

Mai più senza altoparlanti “intelligenti”

Anche in Italia, grazie anche alle offerte sulle piattaforme on line e dei negozi fisici, gli smart speaker hanno fatto il loro ingresso in moltissime case e, probabilmente, saranno tra i regali più gettonati di questo 2020. Naturalmente, anche da noi la tendenza sarà quella di orientarsi verso gli ultimi modelli, ovvero quelli con display integrato.

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Quali sono le professioni più pagate in Italia?

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Quali sono le professioni più pagate in Italia?

Non è facile scegliere la propria carriera professionale, tantomeno per i ragazzi, che al termine delle scuole superiori dovranno decidere come proseguire. Conviene buttarsi immediatamente nel mondo del lavoro o optare per un percorso universitario? E, in questo secondo caso, quale facoltà scegliere? Indubbiamente, oltre ai gusti e le attitudini personali, in molti decidono quale carriera seguire anche in base allo stipendio. L’head hunter Carola Adami, co-fondatrice di Adami & Associati, spiega quali sono in Italia le professioni più pagate, indicando i percorsi di formazione che portano a salari maggiori.

Quali percorsi universitari intraprendere per accedere a stipendi più alti?

In media, i laureati ricevono stipendi più alti rispetto ai non laureati. “Si parla, sempre in media, di salari più alti del 30% o 40%  All’estero, va sottolineato, questo divario è persino maggiore – commenta l’esperta -. In ogni modo, considerando la carriera professionale sul lungo termine, e quindi analizzando non solo gli stipendi delle figure junior, ma anche quelli delle figure senior, i percorsi universitari che portano a stipendi più importanti sono ormai da anni quelli relativi alla matematica, alla chimica, alle scienze mediche e all’ingegneria, sia meccanica sia navale, aeronautica e gestionale. Si incontrano invece stipendi più bassi, in media, tra i laureati in letterature e in scienze storiche e filosofiche”.

Le professioni del 2020

Le professioni che permettono fin da subito di percepire uno stipendio superiore alla media richiedono diversi profili legati alle nuove tecnologie. Come ad esempio l’ingegnere informatico: “in questo caso un neolaureato può aspirare indubbiamente a circa 30.000 euro lordi all’anno – aggiunge Adami -. Lo stesso vale per l’ingegnere specializzato in Javascript e per lo sviluppatore di App. Spostandosi verso l’area del digital marketing si incontrano altre figure ben pagate, come il marketing manager e il growth hacker – sottolinea l’head hunter – ruoli per i quali sono richieste però esperienze professionali di un certo spessore. Altri neolaureati che possono puntare a stipendi fin da subito alti sono poi gli ingegneri chimici, nonché gli ingegneri petroliferi”.

Quanto pesa lo stipendio sulla scelta del lavoro

Non è facile scegliere la propria carriera professionale, tantomeno per i ragazzi, che al termine delle scuole superiori dovranno decidere come proseguire. Conviene buttarsi immediatamente nel mondo del lavoro o optare per un percorso universitario? E, in questo secondo caso, quale facoltà scegliere? Indubbiamente, oltre ai gusti e le attitudini personali, in molti decidono quale carriera seguire anche in base allo stipendio. L’head hunter Carola Adami, co-fondatrice di Adami & Associati, spiega quali sono in Italia le professioni più pagate, indicando i percorsi di formazione che portano a salari maggiori.

Quali percorsi universitari intraprendere per accedere a stipendi più alti?

In media, i laureati ricevono stipendi più alti rispetto ai non laureati. “Si parla, sempre in media, di salari più alti del 30% o 40%  All’estero, va sottolineato, questo divario è persino maggiore – commenta l’esperta -. In ogni modo, considerando la carriera professionale sul lungo termine, e quindi analizzando non solo gli stipendi delle figure junior, ma anche quelli delle figure senior, i percorsi universitari che portano a stipendi più importanti sono ormai da anni quelli relativi alla matematica, alla chimica, alle scienze mediche e all’ingegneria, sia meccanica sia navale, aeronautica e gestionale. Si incontrano invece stipendi più bassi, in media, tra i laureati in letterature e in scienze storiche e filosofiche”.

Le professioni del 2020

Le professioni che permettono fin da subito di percepire uno stipendio superiore alla media richiedono diversi profili legati alle nuove tecnologie. Come ad esempio l’ingegnere informatico: “in questo caso un neolaureato può aspirare indubbiamente a circa 30.000 euro lordi all’anno – aggiunge Adami -. Lo stesso vale per l’ingegnere specializzato in Javascript e per lo sviluppatore di App. Spostandosi verso l’area del digital marketing si incontrano altre figure ben pagate, come il marketing manager e il growth hacker – sottolinea l’head hunter – ruoli per i quali sono richieste però esperienze professionali di un certo spessore. Altri neolaureati che possono puntare a stipendi fin da subito alti sono poi gli ingegneri chimici, nonché gli ingegneri petroliferi”.

Quanto pesa lo stipendio sulla scelta del lavoro

Di certo è naturale desiderare un lavoro ben remunerato. Nonostante questo, negli ultimi anni sono in aumento le persone, soprattutto tra le nuove generazioni, che antepongono allo stipendio altri aspetti, come la possibilità di fare carriera o la possibilità di accedere a corsi di formazione continua. “Non bisogna poi dimenticare quanto può essere importante, in determinate situazioni, poter contare su un lavoro stabile, anche a fronte di stipendi eventualmente più contenuti. Gli anni della crisi finanziaria hanno indubbiamente abituato le persone a raccogliere qualche informazione in più sulla salute economica delle aziende prima di accettare proposte di lavoro”.

Acquisti

Black Friday 2020, gli italiani pianificano di fare acquisti

Posted by Valentina Beretta on
Black Friday 2020, gli italiani pianificano di fare acquisti

Nonostante l’emergenza da coronavirus sia ancora in corso, la voglia di fare acquisti rimane forte, e un italiano su due ha intenzione di approfittare delle promozioni del Black Friday 2020. Gli eventi promozionali di fine anno sono un appuntamento atteso dai consumatori italiani, e in particolare il Black Friday per molti è un’occasione per fare buoni affari. Soprattutto in vista di Natale. Lo scorso anno infatti  il 65% degli italiani ha dichiarato di voler approfittare del Black Friday per fare i regali di Natale. Tra chi effettua abitualmente acquisti online, invece, uno su tre (anche tra i più giovani) pensa che il Black Friday sia il momento migliore dell’anno per fare shopping. Secondo i dati di GfK, al 75% dei consumatori della Generazione Z piace infatti fare acquisti durante il Black Friday.

Le promozioni nell’anno del Covid-19

Ma l’emergenza Coronavirus ha condizionato fortemente gli acquisti nel primo semestre del 2020, provocando l’accelerazione di alcuni trend, primo tra tutti lo shopping online, e facendo emergere nuovi bisogni legati alla salute e alla sicurezza in negozio. Secondo le rilevazioni GfK, dopo l’esperienza del lockdown il 37% degli italiani dichiara di effettuare i propri acquisti allo stesso modo online e offline, dimostrando un’attitudine sempre più omnichannel, che sicuramente condizionerà anche gli acquisti dei prossimi mesi. Ma il Covid-19 ha impattato anche le disponibilità economiche degli italiani: secondo quanto emerge dall’ultima edizione della ricerca GfK Climi Sociali e di Consumo, il 66% degli italiani dichiara di essere più attento ai prezzi rispetto a un anno fa. La voglia di risparmiare potrebbe quindi incoraggiare alcune persone ad approfittare proprio delle promozioni di fine anno per effettuare gli acquisti, magari rimandati nei mesi scorsi.

L’impatto sul mercato Tech

Anche nel nostro Paese gli ultimi mesi dell’anno sono diventati sempre più importanti per il mercato della Tecnologia di consumo. In pochi settimane, infatti, si concentrano Prime Day, Black Friday, Cyber Monday e promozioni di Natale, tutti eventi che fanno registrare picchi di vendite per i prodotti Tech.

Secondo le rilevazioni sul sell-out di GfK POS Tracking l’importanza dell’ultimo trimestre è cresciuta costantemente negli ultimi anni, arrivando a pesare nel 2019 il 32% del totale delle vendite a valore. In particolare, durante la settimana del Black Friday 2019 le vendite hanno registrato un incremento record del +175% a valore rispetto alla settimana media.

Quale sarà la chiusura complessiva del 2020?

In un anno come il 2020, che ha visto prima una forte contrazione dei consumi durante il periodo del lockdown per il rinvio di molti acquisti, e successivamente una forte ripresa delle vendite di prodotti Tech, sarà ancora più importante monitorare l’andamento delle ultime settimane per capire quale sarà la chiusura complessiva del 2020.

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Cresce il bike sharing, raggiunte 35mila bici

Posted by Valentina Beretta on
Cresce il bike sharing, raggiunte 35mila bici

Aumentano le città coinvolte dal bike sharing, il numero di bici a disposizione degli utenti è arrivato a 35mila, e si diversifica l’offerta in termini di tipologia dei veicoli e modelli operativi. L’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility, promosso dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile con il ministero dell’Ambiente e il ministero delle Infrastrutture e Trasporti, ha realizzato un’analisi su 31 città italiane che offrono servizi di bike sharing.

“Sarà importante nei prossimi mesi e nei prossimi anni estendere questo modello virtuoso di mobilità anche nelle città italiane del Centro-sud – sottolinea Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – che potranno certamente replicare con successo quanto il bikesharing ha dimostrato nelle città del Centro-nord”.

Una flotta più che triplicata rispetto al 2015

Il bike sharing è il servizio di sharing mobility più diffuso in Italia, riporta Adnkronos, e insieme ai monopattini in sharing è il servizio che ha sperimentato la risalita più marcata dopo il lockdown. I servizi attivi nelle città selezionate sono 39 (+6 rispetto al 2018), e la flotta è più che triplicata rispetto al 2015.

Le bici elettriche in condivisione sono 5.413 (il 15%) e di queste il 70% appartiene a servizi free-floating, rapidamente evoluto verso l’elettrificazione.

Crescono anche le iscrizioni dei cittadini (+60%), complice il massiccio contributo dei servizi free-floating con modalità di iscrizione quasi immediata.

Il free-floating e lo station-based

Il free-floating è caratterizzato da noleggi brevi, sia per durata sia per percorrenza. Oltre il 50% dei noleggi infatti non ha una durata superiore ai 5 minuti e il 73% è inferiore ai 500 metri. Molto diversi i dati per lo station-based, dove gli spostamenti si assestano maggiormente tra 1 e 2 km e il 60% dei noleggi dura tra i 6 e i 20 minuti. I due modelli si discostano anche per quanto riguarda le abitudini di utilizzo per giorno della settimana e orario. Il free-floating è maggiormente utilizzato nel weekend (1 noleggio su 4 avviene nel fine settimana), mentre lo station-based negli orari di picco (18% dei noleggi tra le 8 e le 10 del mattino e 17% tra le 17 e le 19).

Brescia, Pisa e Torino sul podio per utilizzo

Nelle 7 città italiane in cui operano contemporaneamente un servizio di free-floating e uno di station-based (Bergamo, Mantova, Milano, Padova, Parma, Reggio Emilia e Torino) a partire dal 2017 il numero dei noleggi totali è rimasto costante, mentre è variata la proporzione tra sistemi station-based e free-floating. Quest’ultimo, infatti, in due anni (2017-2019) è passato da una quota del 25% a una del 55%. Per quanto riguarda la percentuale di utilizzo di ciascuna bici nelle 24 ore, il valore più alto si registra a Brescia con il servizio BiciMia (un utilizzo del 2,3% equivalente a circa 1h e 20 al giorno), seguito da CicloPi di Pisa e ToBike di Torino. Sempre nel capoluogo piemontese, è il servizio free-floating Movi by Mobike quello con il valore più elevato.