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La pirateria audiovisiva in Italia

Posted by Valentina Beretta on
La pirateria audiovisiva in Italia

Il 2021 conferma un aumento dell’incidenza della pirateria tra la popolazione italiana adulta (43%), ma anche un calo nel numero di contenuti audiovisivi piratati: nel 2021 si stimano circa 315 milioni di atti illeciti, -24% rispetto al 2019.  I film rimangono il contenuto più visto illecitamente (29%), seguito da serie/fiction (24%) e programmi (21%). Discorso a parte per gli sport live: nel 2019 la percentuale di fruizione si attestava al 10%, nel 2021 sale al 15%. In Italia la pirateria audiovisiva è in trasformazione. Da una parte si afferma un’offerta legale sempre più ampia e competitiva, dall’altra chi pirata lo fa in modo più selettivo, concentrando l’interesse su contenuti specifici. A tracciare il quadro del fenomeno è l’indagine Ipsos, condotta per FAPAV, Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali.

Più pirati, ma meno atti illeciti

Nel 2021 l’incidenza dei pirati dai 10-14 anni è salita al 51%, mentre risulta in calo la frequenza degli atti (-20% rispetto al 2019), con una preferenza di eventi di sport live, film, serie/fiction e programmi. Tra le modalità in calo, download/P2P e streaming illegale, ma in crescita il numero di chi ha fruito almeno una volta delle IPTV illecite (dal 10% nel 2019 al 23% nel 2021), pari a 11,7 milioni di individui, anche se gli abbonati ad almeno una IPTV illecita sono 2,3 milioni. Quanto alla condivisione delle credenziali di accesso delle piattaforme legali, al 41% dei ‘pirati’ è capitato di fruire almeno una volta di contenuti audiovisivi in abbonamento attraverso l’accesso con credenziali altrui non ritenendola una forma di pirateria.

Le stime dei danni economici

Il danno economico potenziale per le industrie dei contenuti è pari a 940 milioni di euro. Per quanto riguarda film, serie e fiction il danno potenziale è pari a 673 milioni di euro, con quasi 72 milioni di fruizioni perse, per eventi sportivi live la stima del danno economico risulta pari a 267 milioni di euro (circa 11 milioni di fruizioni perse).
Il fenomeno dell’illegalità nella fruizione di contenuti audiovisivi provoca danni in termini di fatturato (circa 1,7 miliardi di euro), di Pil (circa 716 milioni) e di entrate fiscali (circa 319 milioni). Ma la pirateria mette a rischio anche l’occupazione: si stima una perdita di posti di lavoro pari a 9400 unità.

Anche la sicurezza di utenti e dispositivi è a rischio

Le conseguenze non riguardano solo il fronte economico o industriale, ma anche la sicurezza degli utenti. Numerosi sono i rischi in relazione all’accesso a piattaforme illegali, legati a violazioni dei dati personali e bancari, oltre ai pericoli di malware e virus sui device. Si registra comunque una crescita della consapevolezza dell’illegalità e dei rischi connessi anche da parte dei più giovani. Rispetto alle forme di deterrenza, il 36% dei pirati nell’ultimo anno si è trovato davanti a siti web illegali oscurati, e di questi il 43% ha scelto di ricorrere a un’alternativa lecita (pay-tv e streaming legale).

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Export vino: +18,3%, trainato dagli spumanti tricolori

Posted by Valentina Beretta on
Export vino: +18,3%, trainato dagli spumanti tricolori

Secondo l’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) l’export italiano di vino chiude il primo trimestre dell’anno con una crescita tendenziale in valore del 18,3%, pari a 1,7 miliardi di euro. Nonostante un leggero rallentamento rispetto ai primi 2 mesi dell’anno, in un trimestre in cui anche marzo chiude in positivo sale anche il prezzo medio: +12,2%. L’incremento, in parte ascrivibile al dollaro forte e ai lockdown del 2021, è trainato da un nuovo record degli spumanti tricolori, che nei primi tre mesi del 2022 segnano un +35,6%. Una crescita più che doppia rispetto ai vini fermi: +14,8%.

“I numeri messi a segno dal vino italiano sono sorprendenti”

In rialzo tutti i principali mercati della domanda, a eccezione di Germania e Cina. A marzo, Russia (-30% nel trimestre) e Ucraina segnano crolli rispettivamente del 65% e del 98%.
“I numeri messi a segno dal vino italiano – commenta il segretario generale di Unione italiana vini, Paolo Castelletti – sono sorprendenti, ancor più se si tiene conto di un 2021 in doppia cifra. È però troppo presto per capire che direzione prenderà il mercato nei prossimi mesi, con una domanda potenziale sempre più afflitta da una congiuntura negativa e dall’escalation della spirale inflattiva. Se a ciò si aggiunge l’aumento dei costi delle materie prime secche, che per le aziende si traduce in un surplus medio di spesa di oltre il 30%, è importante mantenere cautela ed evitare trionfalismi che potrebbero essere confutati nei prossimi mesi”.

Il boom del Prosecco su scala planetaria

Ed è lo sparkling a fare la parte del leone, con segni positivi ovunque, a partire dalle top-piazze estere: Usa (+18%), Uk, (+87%) e Germania (+20%). Ancora una volta è il Prosecco a trainare il comparto, con un autentico boom su scala planetaria (+40% a valore, +11,7% il prezzo medio), quasi il raddoppio degli ordini in Uk (+93%), Polonia (+85%) e Canada (+76%), e crescite ben oltre il 30% in aree come Germania, Francia, Belgio, Giappone, Repubblica Ceca e Norvegia. Una crescita, quella degli sparkling italiani, confermata dalle proiezioni dell’Osservatorio. L’esplosione della domanda post-Covid (+26% nel 2021, 7 bottiglie su 10 destinate all’estero) ha bruciato una tabella di marcia che prevedeva entro il prossimo biennio il superamento della soglia di 1 miliardo di bottiglie prodotte. A oggi, il rimbalzo fa prevedere un contingente di 1,1 miliardi di pezzi entro quest’anno, e 1,25 miliardi a fine 2023.

La domanda di bollicine è sempre meno legata a occasioni speciali

Si tratta di una progressione resa possibile grazie all’approccio alle bollicine di una domanda sempre più trasversale, ‘destagionalizzata’ rispetto alle occasioni classiche di consumo, e sempre meno legata a modalità di utilizzo esclusive.  Una rivoluzione, quella degli spumanti tricolori, focalizzata (come per la moda, il design e l’auto) sullo spostamento dell’attenzione dal prodotto al contesto. A partire dai competitor, che saranno sempre di più legati ad altre tipologie di bevande in grande crescita, come gli hard seltzer, i co-fermentati, i ready to drink e i low alcol.

Varie

Musei e teatri, la cultura riparte con il digitale

Posted by Valentina Beretta on
Musei e teatri, la cultura riparte con il digitale

L’esperienza della pandemia ha insegnato che la digitalizzazione è fondamentale per resistere a qualsiasi crisi. Anche quando si parta di attività culturali che, per fortuna, dopo gli scossoni dei mesi passati stanno tornando alla normale operatività. Tanto che nel 2021 sono tornate a crescere le entrate di musei (+36%) e teatri (+23%), sebbene ancora la metà delle istituzioni culturali italiane non abbia personale dedicato all’innovazione digitale.

La trasformazione digitale della cultura

La pandemia ha accelerato il processo di trasformazione digitale della Cultura che è stato in parte frenato dalla ripresa di attività in presenza nel 2021, ma i numeri delineano prospettive future ben chiare di un comparto che dovrà essere sempre più supportato dalla tecnologia. Lo riferisce l’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali condotto dalla School of Management del Politecnico di Milano. Sul fronte dell’innovazione digitale a supporto dei processi nei musei e nei teatri, nell’ultimo anno i numeri sono rimasti stabili, mentre su quello della produzione e distribuzione di contenuti digitali si è assistito a una razionalizzazione.

L’innovazione digitale nei musei e nei teatri

Gli strumenti digitali sono ormai un supporto importante ai processi gestionali nel settore della cultura. Qui i teatri presentano mediamente livelli leggermente più alti dei musei; l’acquisto online, ad esempio, è disponibile nel 78% dei teatri dotati di un sistema di biglietteria e incide sul totale delle entrate in maniera più significativa di quanto non avvenga nei musei. Dal sito diretto del teatro transita, infatti, mediamente l’11% dei ricavi e da altri intermediari online il 12% (nei musei le rispettive quote sono il 7% e il 4%). Guardando alle attività di marketing digitale, il 59% dei teatri fa advertising online o sui social, il 23% Search Engine Optimization, il 10% remarketing. Il 58% raccoglie dati in modalità digitale e il 14% ha investito in sistemi di cybersecurity e data protection. Su tutti questi ambiti si registrano percentuali inferiori di adozione da parte di musei, monumenti e aree archeologiche rispetto ai teatri.3
Gli indicatori su cui, invece, musei e teatri risultano allineati riguardano l’attenzione alla pianificazione strategica e la presenza di personale dedicato all’innovazione digitale. In entrambi i comparti, solo 1 istituzione culturale su 5 ha un piano strategico dedicato al digitale e 1 su 2 non ha nessuna risorsa dedicata al digitale.
Infine, guardando agli investimenti futuri, per i musei si conferma prioritario lavorare su conservazione e digitalizzazione della collezione, che impegnerà il 28% delle risorse. Riprende centralità, grazie al ritorno dei flussi di visitatori in presenza, anche la digitalizzazione dei servizi di supporto alla visita in loco, per cui si stima verrà stanziato il 19% sul totale degli investimenti.
Per i teatri, invece, l’investimento in digitale si concentrerà nei prossimi due anni su marketing, comunicazione e customer care (40%) e su ticketing, gestione delle prenotazioni e controllo accessi (18%).

Economia

Terziario in Lombardia, cresce il fatturato per i servizi

Posted by Valentina Beretta on
Terziario in Lombardia, cresce il fatturato per i servizi

Bene soprattutto i servizi, più frenata la crescita del commercio: sono questi, in sintesi, i dati che emergono dall’indagine di Unioncamere sull’andamento del primo trimestre 2022 relativamente al terziario. In particolare, si registrano variazioni del fatturato ancora positive su base annua per entrambi i principali comparti del terziario lombardo. I Servizi segnano +20,8% sullo stesso trimestre del 2021 e il Commercio al dettaglio segna un buon +9,9%. I dati congiunturali – che confrontano la situazione dei primi tre mesi con i i livelli di fine 2021 – evidenziano però un peggioramento della dinamica. Anche se i Servizi mostrano una variazione ancora positiva (+0,8%), questa è in rallentamento rispetto al ritmo di crescita che aveva caratterizzato i periodi precedenti, mentre il Commercio al dettaglio incrementa la tendenza negativa (-1,1%) che si era già manifestata nella seconda parte del 2021.

Aumento dei prezzi e situazione internazionale

Tra le ragioni di questo andamento, spiega Unioncamere, c’è  la crescita significativa registrata nei prezzi, con i listini che rispetto al trimestre precedente crescono di oltre il 3% in entrambi i comparti. Nonostante questi elementi di criticità, i rischi legati alla situazione internazionale e le possibili ricadute sulla domanda interna di un elevato livello di inflazione, il clima di fiducia degli imprenditori mostra una sostanziale tenuta. Venendo ai due principali comparti, per i servizi l’incremento del fatturato su base annua è particolarmente marcato nelle attività di alloggio e ristorazione (+60,3%), in recupero rispetto ai livelli del 2021 che ricordiamo essere stati fortemente penalizzati dalle misure anti-Covid. Infatti la tendenza più recente evidenzia un calo congiunturale per questo settore. Prosegue la crescita per i servizi alle imprese (+11,2%) e soprattutto per il commercio all’ingrosso (+22,7%), comparti che si sono ampiamente riportati sopra i livelli pre-crisi. Significativo anche l’incremento su base annua dei servizi alle persone (+21%), che non hanno sino ad ora però colmato il divario rispetto al 2019.

Nel commercio meglio i negozi non alimentari

Nel Commercio al dettaglio la crescita del fatturato su base annua è trainata soprattutto dai negozi non alimentari (+15,7%), anch’essi in sofferenza nel 2021 per via delle restrizioni Covid. Più ridotto l’incremento negli esercizi non specializzati (+4,2%), che comprendono minimarket e supermercati, ma il livello di fatturato risulta comunque più elevato rispetto ai valori pre-pandemia. Lievemente negativo infine il risultato per i negozi alimentari (-0,5%). Nel confronto con il trimestre precedente, tutti i settori evidenziano una tendenza al ribasso.

Economia

Casa, ad aprile prezzi dell’usato in crescita lenta: +0,3% in un mese

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Casa, ad aprile prezzi dell’usato in crescita lenta: +0,3% in un mese

Secondo l’ufficio studi del portale immobiliare idealista, ad aprile 2022 il prezzo medio delle abitazioni di seconda mano è salito a 1.692 euro al metro quadro. Rispetto a marzo, in Italia nell’ultimo mese l’importo medio pagato per una casa è aumentato in media dello 0,3%. Tuttavia, la variazione annuale è ancora negativa, e rispetto ad aprile 2021 si attesta a -1,7%. Tra le regioni italiane, 14 su 20 hanno fatto registrare aumenti dei prezzi, con i rialzi più significativi concentrati in Valle d’Aosta (3,9%) e nel Friuli-Venezia Giulia (1,2%). Gli altri incrementi, ma sotto la soglia dell’1%, vanno dallo 0,9% della Sardegna allo 0,2% dell’Umbria, mentre per Piemonte e Abruzzo i prezzi restano invariati. Quanto ai cali, sono riferibili soprattutto al Molise, dove i prezzi sono scesi del -1,7%, seguito dalla Basilicata (-1,3%), la Toscana (-0,9%) e la Sicilia (-0,2%).

Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e Liguria le più care

Sul fronte dei prezzi, la Valle d’Aosta, con 2.660 euro al metro quadro, è la regione più cara d’Italia, seguita dal Trentino-Alto Adige (2.542 euro/metro quadro) e la Liguria (2.411 euro/metro quadro).
Prezzi superiori alla media italiana di 1.692 euro al metro quadro anche per la Toscana (2.255 euro/metro quadro), il Lazio (1.963 euro/metro quadro) e la Lombardia (1.746 euro/metro quadro). Tra le 14 regioni con valori medi inferiori ai valori nazionali, le più economiche sono la Sicilia (999 euro/metro quadro), il Molise (882 euro/metro quadro), e la Calabria, con 851 euro.

Segno positivo per Napoli, Firenze, Torino, Milano e Bologna

E nelle città italiane i prezzi delle case sono aumentati o diminuiti? A quanto riporta l’analisi di idealista, le variazioni dei prezzi nelle principali città italiane vedono Napoli, con un +1,9% rispetto a marzo 2022, Firenze (+0,7%), Torino (+0,3%), Milano e Bologna (entrambe +0,2%) i cinque capoluoghi che chiudono il mese di aprile sotto il segno positivo. All’opposto, Roma e Palermo, entrambe a -0,9%, e Genova, con un -0,6%, nell’ultimo mese segnano una flessione.

A Venezia, Bolzano e Milano le case costano di più

Riguardo ai prezzi di vendita nelle città, riporta Askanews, Venezia, con 4.394 euro al metro quadro registrati ad aprile, Bolzano (4.077 euro/metro quadro) e Milano (3.983 euro/metro quadro) sono le più care. Roma, con i suoi 2.819 euro al metro quadro, è settima nel ranking dei prezzi dei capoluoghi delle città italiane, e Napoli (2.137 euro/metro quadro) sedicesima. Le ultime della graduatoria sono Vibo Valentia (844 euro/metro quadro), Reggio Calabria (842 euro/metro quadro) e Biella (700 euro/metro quadro).

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I gamers amano il metaverso: un’opportunità anche per i brand

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I gamers amano il metaverso: un’opportunità anche per i brand

Si intitola “The Metaverse: A View from Inside” lo studio di Razorfish condotto con VICE Media Group che ha intervistato 1.000 giocatori negli Stati Uniti per esplorare i loro atteggiamenti e comportamenti nel nuovo mondo 3D. I risultati sono davvero sorprendenti, e rivelano uno scenario potenzialmente interessantissimo anche per i brand che sapranno cogliere tutte le opportunità del metaverso.

Il doppio del tempo per le interazioni online rispetto a quelle reali

Secondo lo studio, riferisce Ansa, la Gen Z spende il doppio del tempo in interazioni sociali online rispetto a quelle nel mondo reale, con 12,2 ore alla settimana dedicate ai video giochi contro le 6,6 ore trascorse con gli amici lontano da uno schermo. Tra i gamer, il 52 per cento dice che vorrebbe provare a guadagnare denaro nel metaverso, e il 33 per cento vorrebbe costruirsi una carriera virtuale. Nei prossimi cinque anni il 20 per cento delle spese della Gen Z saranno in oggetti immateriali online, con la spesa media annuale che si attesterà intorno ai 50 dollari ciascuno. Il 33 per cento degli intervistati vorrebbe dei negozi monomarca di brand famosi nel metaverso, e il 30 per cento vorrebbe che le loro firme preferite creassero skin e oggetti per gli avatar.

Liberi di esprimersi nel mondo virtuale

Tra le parole di tendenza del 2022, il metaverso è ormai una realtà per i giovani della Gen Z e per i gamers in particolare. In effetti, il 57% dei giocatori della Generazione Z sente di essere in grado di esprimersi in modo più aperto nei confronti degli altri in un gioco rispetto alla vita reale. Il metaverso influisce sul modo in cui i giocatori della Generazione Z pensano, socializzano e consumano ogni giorno. Lo studio rileva inoltre che i giocatori della Generazione Z considerano il metaverso in modo sostanziale e, più specificamente, in questa realtà alternativa sono maggiormente coinvolti nel rapporto con i brand.

Un potente antistress

Il 77 per cento gioca soprattutto per alleviare lo stress e l’ansia, e il 47 per cento è curioso del metaverso per conoscere nuove persone, mentre il 33 vorrebbe costruire una carriera virtuale. Il 63 per cento è preoccupato per la privacy dei dati nel nuovo territorio virtuale, meno rispetto ad altre fasce di età: nel caso dei Millennial siamo al 66 per cento, il 70 per la Gen X. 

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La generazione Z si allontana dai social

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La generazione Z si allontana dai social

I nati tra il 1995 e il 2010, gli appartenenti alla Gen Z, prendono le distanze dai social, le ‘tossiche’ e ‘ossessive’ TikTok e Instagram, riguadagnando il controllo del loro tempo. Secondo un sondaggio commissionato dalla banca di investimento Piper Sandler, solo il 22% degli intervistati di età compresa tra i 7 e i 22 anni ha indicato Instagram come la propria app preferita, in calo rispetto al 31% della primavera 2020.
“Quando la elimini ti rendi conto che non ne hai bisogno”, ha dichiarato al New York Post la ventenne Gabriella Steinerman, rivelando di aver abbandonato Instagram e TikTok nel 2019, e raccontando che il sollievo successivo è stato quasi immediato. Anche il 22enne studente della Penn State Pat Hamrick ha abbandonato Facebook e Instagram due anni fa: “Mi ha fatto sentire meglio nella vita di tutti i giorni, ora faccio le mie cose a modo mio”, riporta Ansa.

Cambia il rapporto con le piattaforme

Insomma, nonostante gli zoomer siano noti per rimanere incollati allo smartphone, un piccolo gruppo di ventenni sta cominciando a prendere posizione contro TikTok e Instagram. Se Steinerman e Hamrick hanno dato voce all’opinione di migliaia di giovani utenti della Gen Z, è impossibile dimenticare il rapporto del Wall Street Journal, che ha portato alla luce quanto Instagram sia pericoloso per la salute mentale degli adolescenti, sempre alle prese con la necessità di dover assomigliare a modelli stereotipati e di successo. E una ricerca condotta da Tallo a dicembre scorso ha rivelato che per il 56% degli zoomer i social media li ha fatti sentire esclusi dai coetanei.

Una fonte inesauribile di ansia 

Le piattaforme, quindi, risultano essere una fonte inesauribile di ansia. Secondo la ricerca di Tallo, gli utenti della Gen Z preferiscono TikTok a Instagram, con il 34% degli intervistati che la definisce la sua app preferita. Eppure, anche gli utenti più devoti mettono in discussione il sistema di condivisione dei video, che induce a farli sentire in competizione con gli altri. Sempre secondo la ricerca di Tallo, 3 giovani su 4 affermano che i social media le hanno spinte a “confrontarsi con le coetanee”. Qualcun altro, invece, definisce TikTok incredibilmente fastidioso.

Quali sono le alternative?

Ma se TikTok e Instagram non sono più i social preferiti dalla Gen Z, dove rivolgeranno la loro attenzione?
Anzitutto su BeReal, la piattaforma lanciata nel 2020 con l’obiettivo di essere una sorta di anti-Instagram. Nel tentativo di combattere la dipendenza da schermo, l’app concede agli utenti finestre di tempo di due minuti per pubblicare scatti non modificati, del tutto privi di filtri, riferisce Techprincess.
C’è anche da considerare che qualcuno non ha mai davvero ceduto alla tentazione dei social media. Ma cosa faranno gli adolescenti nel loro tempo libero se non lo impiegheranno a scrollare?

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Percezioni e abitudini sulla salute nel mondo

Posted by Valentina Beretta on
Percezioni e abitudini sulla salute nel mondo

Secondo l’OMS, c’è disuguaglianza nell’accesso ai servizi relativi alla salute e negli stili di vita, legati a variabili socio-economiche e alle condizioni del luogo in cui si è nati. Tuttavia la salute può essere migliorata adottando abitudini e comportamenti più salutari. Secondo il sondaggio sulla percezione e le abitudini relative alla salute WIN World Survey – WWS 2021, condotto da WIN International, di cui fa parte BWA Doxa, a livello mondiale, nel 2021 la percezione sullo stato generale della propria salute registra un lieve calo rispetto al 2020 (dal 79% al 77%), e gli uomini si percepiscono più in salute (80%) rispetto alle donne (75%). In Italia l’83% della popolazione si dichiara abbastanza o molto in salute, un dato superiore a quello di altri Paesi europei, come Spagna (74%), Germania (70%), Regno Unito (63%), e superiore dell’11% rispetto alla media europea (72%).

Negli ultimi 2 anni aumenta il numero di persone che soffre di stress

Mentre quasi tutte le abitudini erano già state incluse nei precedenti sondaggi e possono quindi essere confrontate con i risultati passati, ‘mangiar sano’ è una nuova abitudine aggiunta. Nonostante siano trascorsi più di due anni dall’inizio della pandemia, non ci sono cambiamenti significativi rispetto agli anni precedenti nelle abitudini prese in considerazione. Tuttavia, la pandemia potrebbe aver influito sulla salute mentale. Il numero di persone che soffre di stress negli ultimi 2 anni è aumentato, seppur lievemente, passando dal 30% del 2019 al 33% del 2021.

Le donne mangiano “meglio” degli uomini, ma fanno meno esercizio fisico

Il 67% degli intervistati, in maggioranza donne, e il 67% degli europei, afferma di mantenere una sana alimentazione quotidiana, così come gli ultra 65enni (76%), e i 55-64enni (69%). In Italia il 77% afferma di seguire una dieta salutare, una delle percentuali più alte in Europa, seconda solo alla Spagna (84%). Il 40% degli intervistati globali afferma poi di fare esercizio fisico in maniera costante, un dato che conferma un trend in crescita (37% nel 2019 e 39% nel 2021). Gli uomini più delle donne (43% vs 37%), mentre gli italiani che fanno esercizio fisico (38%) sono inferiori rispetto alla media generale (40%) e a quella europea (42%).

In Italia i fumatori sono il 21%, e il 15% fa uso di alcolici

Oggi sempre più persone affermano di soffrire lo stress, soprattutto le donne (38%), chi ha redditi più bassi (37%) e gli studenti (40%). I Paesi dell’area MENA (42%) e l’Europa (35%) registrano le percentuali più alte. Il dato Italia (40%) è più alto della media europea.
A livello globale il 74% dichiara poi di non fumare o farlo occasionalmente. Gli uomini sono più fumatori delle donne (22% vs 13%), e in Italia i fumatori sono il 21%, in linea con la media europea (20%). Nonostante il consumo indiscriminato di alcolici sia associato a diverse malattie è un’abitudine ampiamente diffusa in molti Paesi, come il Giappone (46%). Gli uomini che dichiarano di bere sono quasi il doppio rispetto alle donne (20% vs 11%). In Europa lo dichiara il 20%, mentre in Italia lo afferma il 15%.

Economia

Mercato immobiliare a Milano, pesano incertezza e l’effetto smartworking

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Mercato immobiliare a Milano, pesano incertezza e l’effetto smartworking

Anche se quello milanese rimane senza dubbio uno dei più dinamici d’Italia, il mercato immobiliare all’ombra della Madonnina ha subito gli effetti dell’emergenza sanitaria come tutti gli altri. A dirlo sono i dati i dati di sintesi che emergono dalla “Rilevazione dei prezzi degli Immobili della Città Metropolitana di Milano” sul secondo semestre 2021, realizzata dalla Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, attraverso una Commissione di rilevazione composta dalle principali Associazioni di Categoria ed Ordini Professionali del settore: FIMAA Milano Lodi Monza e Brianza (Confcommercio Milano), Assimpredil ANCE, FIAIP Milano, ANAMA Milano (Confesercenti) ed ISIVI (Valutatori Immobiliari). Tra le principali criticità sembrano esserci, a detta degli operatori, il rallentamento delle trattative, l’emergente incertezza per la finanziabilità delle operazioni, l’influsso della situazione internazionale, la lievitazione dei costi di materie prime e energia, la perdita di clienti russi e ucraini.

Prezzi e tendenze

I prezzi in città sono comunque tutti in crescita. In media valgono 5.898 euro al mq gli immobili nuovi a Milano al secondo semestre 2021 e crescono di 1,1% rispetto a 5.836 euro al mq, valore del primo semestre. Era di 5.210 il dato pre Covid a fine 2019, con una crescita del 13,2% del prezzo medio degli immobili nuovi milanesi in due anni. In particolare, a fine 2021, in centro i prezzi medi sono di 10.367 euro al mq, nel settore nord di 4.548 euro al mq, nel settore est di 4.932 euro al mq, nel settore sud di 4.283 euro al mq, nel settore ovest di 5.361 euro al mq.
“Tra le conseguenze future, in uno scenario di smart living, l’impatto che lo smart working continua ad avere sul territorio si traduce non solo in nuovi modi di vivere la propria abitazione ma anche in un modo diverso di fruire di spazi esterni, servizi, trasporti, attività commerciali. Determina nuove abitudini e nuove esigenze, condiziona tutti i settori in modo trasversale. I dati del Comune di Milano dimostrano che lo smart working ha impattato sulle attività, sui trasporti e sui servizi. Con la fine auspicata dell’emergenza sanitaria ci saranno aziende che riporteranno i lavoratori in presenza ma anche altre che opteranno per l’attività mista, o totalmente in smart working: lo scenario è aperto ed offre molti motivi di riflessione che necessitano di risposte differenziate secondo le situazioni ed i contesti” cha detto Beatrice Zanolini, consigliere Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e segretario FIMAA Milano, Lodi, Monza e Brianza.

Eppure “vola”

“La Commissione Prezzi ha rilevato il mercato immobiliare del II semestre 2021 per Milano e la sua Provincia ed anche quello di Monza e di Lodi e delle loro Provincie per l’intero anno. Un mercato fortemente in rialzo che ha recuperato la stabilità del 2020 dovuto alla pandemia, ed ha sorpreso con rialzi medi che per Milano hanno superato il 6-7% trascinando un forte interesse anche sulla Provincia e riflettendosi sui mercati delle due ulteriori provincie rilevate. Anche gli affitti hanno tenuto con una parziale leggera sofferenza nel centro storico (meno 5%), ma con una ripresa significativa (5-7%) per le zone più popolate della città. Anche a Monza e Lodi gli affitti riscontrano segni positivi” conclude Andrea Marietti, vicepresidente della Commissione Prezzi immobili della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. 

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Sostenibilità in cucina, ecco cosa fare 

Posted by Valentina Beretta on
Sostenibilità in cucina, ecco cosa fare 

La sostenibilità è uno dei temi più caldi e condivisi del momento, che nasce gran parte dell’opinione pubblica. D’altronde, oggi più che mai, imparare a tutelare la Terra e a ridurre il proprio impatto sul pianeta è un’autentica priorità. In tutti gli aspetti della vita quotidiana, quindi, si possono compiere piccole azioni che ci orientano verso un atteggiamento “green”, e la cucina è uno degli ambiti in cui si può fare di più. Ecco, in sintesi, cinque semplici buone abitudini per fare la differenza, suggerite dal servizio di spesa online HelloFresh e riprese da Ansa, riducendo impatto, sprechi e imballi.

On line è meglio

Effettuare la spesa online, ricevendola poi a casa, significa non utilizzare l’auto per andare al supermercato ma non solo. Acquistando i meal kit, che contengono gli ingredienti già dosati per preparare le varie ricette, si può anche eliminare lo spreco alimentare assecondando appieno una filosofia che guarda alla sostenibilità e al rispetto dell’ambiente e delle sue risorse.

Anche la cottura può essere sostenibile

Per essere più sostenibili in cucina bisogna prestare attenzione anche ai metodi di cottura che si utilizzano per preparare i vari pasti a casa. Il forno non è di certo il massimo in quanto consuma moltissima energia elettrica, dunque quando lo si accende ci si dovrebbe organizzare in modo tale da cuocere contemporaneamente più di una pietanza. In quanto ai metodi di cottura più sostenibili, ne troviamo anche di innovativi ed originali come ad esempio quello che prevede di sfruttare le temperature della lavastoviglie. In questo caso, si mettono i cibi all’interno di vasetti di vetro ben sigillati e si inseriscono nell’elettrodomestico facendo partire il classico ciclo di lavaggio. Un metodo alquanto bizzarro, ma decisamente sostenibile che conviene provare!

Si alla cera d’api no alla plastica monouso

Un altro trucco facile facile verso la sostenibilità, che rientra nelle piccole cose che tutti possono fare, è utilizzare fogli in cera d’api al posto della classica pellicola trasparente, impiegata per coprire vasetti, contenitori ed alimenti vari. Per la stessa ragione, sarebbe opportuno evitare la plastica monouso per essere realmente sostenibili in cucina: sappiamo tutti quanto questo materiale sia inquinante e difficile da riciclare. Meglio dunque non utilizzare piatti, bicchieri e stoviglie in plastica: piuttosto, se proprio occorrono accessori monouso, conviene acquistare quelli in carta o comunque ecologici.

Riutilizzare gli scarti

Infine, bisognerebbe imparare dai nostri nonni, che sapevano che nulla è da buttare. Un consiglio prezioso in cucina: si possono infatti utilizzare in mille modi gli scarti delle materie prime e in modo particolare quelli delle verdure. Si possono usare per preparare un ottimo brodo vegetale ad esempio, ma anche in molte altre preparazioni. Provare per credere.