Valentina Beretta


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Le app di web banking non superano il test del GDPR

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Le app di web banking non superano il test del GDPR

Se i rischi per la privacy preoccupano sempre più gli utenti che fanno shopping online, e usano i social network nel tempo libero, il livello di allerta sale ulteriormente quando a essere in pericolo non sono solo i dati personali, ma anche i soldi di chi utilizza internet per gestire il proprio conto bancario ed altri servizi finanziari. Il 97% delle più grandi banche sono infatti a rischio di furto di dati online, e tra le app di web banking, 85 non superano il test di conformità al GDPR. Sono alcuni dei risultati (poco rassicuranti) di una ricerca svolta da ImmuniWeb.

Il 20% delle app di mobile banking contiene almeno una vulnerabilità di sicurezza

La ricerca evidenzia inoltre come tra le app di servizi finanziari 25 non sono protette da un web application firewall (WAF), e 7 contengono vulnerabilità note e sfruttabili da malintenzionati. Inoltre, il 20% delle app di mobile banking contiene almeno una vulnerabilità di sicurezza ad alto rischio.

Con i pirati informatici che mirano a sottrarre denaro agli utenti, quella della protezione dei dati è diventata una delle principali sfide che le banche devono affrontare. Tanto che il settore bancario è leader assoluto della spesa globale per la sicurezza informatica, che nell’insieme supererà i 7 miliardi di dollari entro il 2023.

Lo sviluppo del mercato digitale richiede un diffuso clima di fiducia nel web

Quello della privacy online, non è quindi un problema salito alla ribalta solo per evitare le sanzioni introdotte dal GDPR, ma anche perché un pieno sviluppo del mercato digitale richiede un diffuso clima di fiducia nel web.

“Oggi le persone possono svolgere comodamente dal proprio pc e anche dallo smartphone molte di quelle operazioni che in passato richiedevano spesso lunghe file presso sportelli e uffici – spiega il presidente di Federprivacy, Nicola Bernardi -. D’altra parte, gli utenti hanno bisogno di capire di quali siti web possono veramente fidarsi, specialmente se devono fornire i loro dati per effettuare pagamenti online”.

Uno strumento che aiuta gli utenti a valutare il livello di affidabilità di un sito

Non è un caso che la maggior parte delle richieste per ottenere il marchio Privacy Ok, rilasciato da Federprivacy, pervengano dal mondo finanziario, e sono oltre trenta i siti e le app di banche e istituti di credito che devono essere esaminare nei prossimi mesi per valutare quali sono idonei per ottenerlo.

Il marchio Privacy Ok viene ad aziende ed enti che aderiscono a uno specifico codice di condotta. Federprivacy ha affidato il processo di valutazione a TÜV Italia, organismo di certificazione indipendente che assicura l’imparzialità nel determinare se un sito è effettivamente conforme per la concessione del marchio. Un comitato di vigilanza inoltre monitora periodicamente i siti che hanno ottenuto il marchio. E in ogni momento gli utenti stessi possono rivolgersi a uno sportello online per inviare segnalazioni o reclami.

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Il mondo vuole l’Italia, +56% ricerche su Google

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Il mondo vuole l’Italia, +56% ricerche su Google

Il mondo cerca l’Italia. In base all’analisi delle ricerche effettuate su Google il numero di quelle legate al Made in Italy e alle parole chiave riconducibili a esso tra il 2015 e il 2018 è cresciuto del 56%. Un chiaro indicatore della notorietà e del desiderio degli stranieri nei confronti dei prodotti italiani. Ma non sempre siamo consapevoli delle nostre potenzialità. L’Italia è tra i primi 10 Paesi al mondo per investimenti in ricerca e sviluppo, ma solo il 13% degli italiani ne è consapevole, e addirittura quasi uno su due (45%) la ritiene una notizia poco attendibile. Siamo il primo Paese europeo per riciclo di rifiuti col 76,9% del totale di quelli prodotti, ma solo un italiano su 10 lo sa. E il 51% ritiene questa notizia non credibile.

Ai primi posti nel mondo in termini di saldo commerciale

È quanto emerge dal rapporto I.T.A.L.I.A. 2019 – Geografie del nuovo Made in Italy, realizzato da Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison, in cui è contenuta un’indagine condotta da Ipsos sulla percezione e la consapevolezza delle capacità del Bel Paese.

“Il Rapporto mette in luce un volto dell’Italia che non è conosciuto a sufficienza – sottolinea Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere -. L’export nazionale è aumentato di quasi il 60% in 10 anni, passando da un saldo negativo a un saldo positivo di circa 39 miliardi di euro. Il nostro Paese vanta quasi mille prodotti su 5mila ai primi posti nel mondo in termini di saldo commerciale”.

Il surplus commerciale manifatturiero è infatti il quinto al mondo (106,9 miliardi di dollari), sostenuto da migliaia di imprese medio-grandi, medie e piccole che ci fanno competere sui mercati globali. E i cui fattori vincenti si confermano la creatività, l’innovazione, il design, e l’hi-tech, come la meccanica o i mezzi di trasporto

Mancano fiducia e consapevolezza

Dall’Industria al Turismo, dall’Agroalimentare al Localismo, dall’Innovazione all’Arte e alla Cultura il nostro è un Paese che ha le risorse per guardare al futuro. Ma secondo la ricerca spesso l’Italia non sa di essere innovativa, versatile, creativa, reattiva, competitiva e vincente. Al tema della consapevolezza poi si aggiunge quello della fiducia, riporta Ansa.

“Troppo spesso questo Paese non ha piena coscienza delle proprie potenzialità – commenta Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola -. Tanto che è una delle nazioni al mondo in cui è maggiore la forbice tra percezione interna, spesso negativa, e percezione esterna positiva e favorevole”.

Innovazione e tradizione attirano il turismo

“L’Italia ha un forte orientamento all’innovazione, attestato dalle sue 38mila imprese manifatturiere innovatrici e dall’utilizzo di oltre 64mila robot industriali – continua Tripoli -. Ma è anche un Paese che sa far crescere le proprie tradizioni, come mostra il primato dell’agricoltura, soprattutto biologica, e che di anno in anno conferma la propria attrattività turistica, posizionandosi ai primi posti nel mondo grazie al crescente numero di pernottamenti di viaggiatori non europei”, arrivati a oltre 65 milioni di notti.

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Tavolo della cucina, come sceglierlo? Tutte le dritte

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Tavolo della cucina, come sceglierlo? Tutte le dritte

Il tavolo in cucina è importante. Non solo perché amplia – e di moltissimo – lo spazio di lavoro, ma soprattutto perché permette di vivere l’ambiente cucina – se lo dimensioni lo consentono – in ogni momento della giornata. Colazione, pranzo e cena in famiglia, sia per comodità sia per intimità, per moltissimi italiani si svolgono proprio in questo locale. Inutile poi sottolineare che il tavolo è un arredo a tutti gli effetti, e completa il design della cucina stessa: nulla vieta di fare arditi accostamenti, come linee moderne per i mobili e un tavolo rustico, oppure coniugare a uno stile più classico un tavolo dal disegno più contemporaneo. L’unico vincolo, ovviamente, è dato dalle dimensioni e dalla disposizione del locale. Per il resto, via libera alla scelta, sulla base dei propri gusti e anche delle proprie esigenze. Ecco, in un breve excursus, qualche indicazione utile per identificare il tavolo perfetto.

Tavolo rotondo

In linea di massima, è il modello consigliato per le cucine di dimensioni contenute. Intimo e conviviale, può essere collocato anche in un angolo della stanza, magari corredato da pratici sgabelli. Questa è la soluzione giusta se si dispone di un tavolo di maggiori misure in soggiorno, dove poter accogliere gli ospiti. Se invece quello in cucina è l’unico tavolo della casa, sarà meglio prevedere un modello con delle prolunghe, che in caso di necessità possa dilatare lo spazio dove accomodarsi a pranzo o a cena. Tavoli tondi moderni, e anche qualche pezzo vintage – adesso così di moda – hanno il piano in marmo, in resina o in piastrelline colorate. Se il materiale è lucido, meglio: rifletterà la luce e regalerà più ariosità all’intera stanza.

Tavolo rettangolare

E’ il classico dei classici, il modello che ben si sposa con quasi tutte le cucine. Può essere collocato al centro del locale, se i metri quadrati lo consentono, o appoggiato contro il muro ed eventualmente spostato in caso di bisogno. Un autentico evergreen.

Tavolo ovale

L’ideale per le cucine lunghe e strette, dato il suo ingombro contenuto. E’ una forma che sta tornando di moda e che, soprattutto, consente di poter aggiungere più posti a tavola rispetto a tavoli di altre forme.

Tavolo a scomparsa

O a consolle, è fissato per un lato a una parete: si alza e si abbassa a seconda delle esigenze. Perfetto per le cucine piccole, una volta chiuso “ruba” pochissimo spazio.

Tavolo a bancone

E’ il trend degli ultimi anni: il tavolo ricavato o sul piano della penisola (o isola) della cucina o come prolungamento del piano di lavoro, con il medesimo materiale. Dal bellissimo effetto, specie le cucine open, è anche molto pratico: sotto può infatti essere attrezzato con scomparti o armadietti. In linea generale, anche la scelta del tavolo più “giusto” varrebbe la pena affidarsi a degli esperti già in fase di ideazione della cucina stessa. Ad esempio Pedrazzini Arreda, rivenditore ufficiale di Veneta Cucine a Milano, offre ai propri clienti un servizio di studio e progettazione della cucina dei sogni, anche adattando i modelli visionabili nello show-room alle specifiche esigenze.

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Andare in bici al lavoro: +78% nei primi 5 mesi dell’anno

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Andare in bici al lavoro: +78% nei primi 5 mesi dell’anno

I viaggi in bici e a piedi per andare al lavoro sono cresciuti del 78% rispetto all’anno scorso, e hanno raggiunto una cifra pari a 17.598. Segno di un’attenzione per l’ambiente che ha portato benefici anche dal punto di vista economico. I dipendenti che hanno scelto di muoversi senza automobile hanno infatti risparmiato in totale 16.596,3 euro. E nei primi 5 mesi del 2019 sono stati 10.784,38 i kg di CO2 non emessa grazie a questa scelta, il 91% in più rispetto ai risultati ottenuti in tutto il 2018. In occasione della Giornata Mondiale della Bicicletta del 3 giugno Jojob, il servizio che permette alle aziende di diffondere e incentivare tra i dipendenti l’uso dei trasporti condivisi e a basso impatto ambientale, ha rivelato i numeri relativi ai viaggi casa-lavoro fatti in carpooling, a piedi, in bici, o con le navette aziendali.

Un’app che certifica le tratte casa-lavoro fatte a piedi o in bici

Lanciato nel marzo 2018 il sevizio Jojob Bici e Piedi permette tramite applicazione per smartphone di certificare le tratte casa-lavoro fatte a piedi o in bici. È infatti possibile calcolare il risparmio in termini ambientali ed economici. Inoltre, le aziende che aderiscono al servizi, potranno incentivare i dipendenti che scelgono una mobilità 100% sostenibile per raggiungere il luogo di lavoro. I viaggi casa-lavoro percorsi in bici e a piedi consentiranno infatti ai dipendenti di maturare punti e accedere a premi e promozioni messi a disposizione dalle aziende.

Il carpooling aziendale nel 2018 ha evitato l’emissione di 420 tonnellate di CO2

La funzione Jojob Bici e Piedi, riporta Adnkronos, si integra a quella del carpooling aziendale di Jojob, che certifica i viaggi condivisi tra colleghi e dipendenti di aziende limitrofe per raggiungere la sede aziendale in auto, e che nel solo 2018 ha permesso di risparmiare oltre 650 mila euro ed evitare l’emissione di 420 tonnellate di CO2.

Aziende virtuose e dipendenti soddisfatti

“Le aziende virtuose che scelgono di incentivare chi raggiunge il posto di lavoro in bici sono molto cresciute nel corso di questi mesi e ci aspettiamo che il trend prosegua in questa direzione – sottolinea Gerard Albertengo, Ceo&Founder di Jojob -. Questo dimostra una sempre maggiore attenzione per la mobilità sostenibile, che trova un riscontro positivo da parte dei lavoratori”. Anche per questo la mobilità ciclabile deve essere sostenuta e incentivata, sia con le infrastrutture sia con la tecnologia. Perché ridurre l’uso dell’auto privata fa bene al portafoglio e all’ambiente.

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Il 23% dei domini preso di mira da attacchi informatici

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Il 23% dei domini preso di mira da attacchi informatici

Quasi un quarto dei domini dei brand a livello mondiale è stato attaccato dai cyber criminali, con un impatto negativo sul giro d’affari per il 62% dei brand.

“I domini costituiscono il nucleo dell’azienda e l’identità del brand, e non è mai stato così importante proteggerli come in questo momento”, spiega Chrissie Jamieson, VP of marketing di MarkMonitor, azienda specializzata in protezione del brand aziendale.

Secondo l’ultimo report rilasciato dalla società, che ha coinvolto 700 decision maker compresi tra marketing, IT e uffici legali di Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania, Francia e Italia, almeno metà del campione ritiene che la violazione del brand sia cresciuta durante l’anno passato. E il 46% afferma che le minacce informatiche hanno influenzato lo sviluppo della strategia dei domini.

La responsabilità del controllo dei domini è a compartimenti stagni

Il report ha evidenziato che la responsabilità del controllo e della sicurezza dei domini è a compartimenti stagni, con i reparti IT / sicurezza IT considerati responsabili per la gestione dei domini dal 46% degli intervistati, seguiti da Ufficio legale (16%), e Marketing (13%).

“È necessario sforzarsi maggiormente per mantenere protetto un brand online anziché interessarsi solamente ai domini – continua Jamieson -. Si tratta di mettere in atto un’ampia e olistica strategia di protezione del brand che si concentri su domini, frodi e altre forme di violazioni, e che coinvolga un numero elevato di dipartimenti all’interno dell’azienda”.

Molte organizzazioni non sono state proattive nella sicurezza

Sempre secondo il report, gli argomenti riguardanti la gestione dei domini più citati sono la sicurezza (56%), i costi (40%), e tenere traccia dei domini (34%). Queste problematiche sono accentuate dal fatto che non tutti i domini sono attivi, il 56% degli intervistati detiene fino a 100 domini, mentre solo il 18% afferma che più di tre quarti di questi sono attivi. Per di più, nonostante il 43% affermi che il dominio è parte vitale sia della crescita del brand sia della salvaguardia della fiducia del cliente, molte organizzazioni non sono state proattive nella gestione e nella loro sicurezza. Il 26% dei brand si affida solamente a un avviso per il processo di rinnovo, il 21% dispone di una sola persona che gestisce il processo, e soltanto il 25% ha un piano che include una collaborazione interdipartimentale.

L’impatto politico e legislativo sulla gestione del dominio

Il 39% dei brand ha poi affermato che la Brexit ha avuto un forte impatto sulla loro strategia di dominio, così come il General Data Protection Regulation (GDPR). Quasi la metà degli interpellati (46%) afferma che il GDPR ha avuto effetti sulla strategia di dominio, mentre il 18% sostiene che con queste novità trova più difficoltoso proteggersi contro le violazioni.

“Anche le problematiche politiche e legislative hanno avuto un impatto sulla gestione e sicurezza del dominio – aggiunge Jamieson -. È necessario che vengano considerate parte del programma della protezione del brand online dell’azienda, in modo che possano effettivamente limitare i rischi, fare leva sui benefici della rete e al tempo stesso proteggere gli asset cruciali”.

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L’Enea presenta il giardiniere “virtuale”

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L’Enea presenta il giardiniere “virtuale”

Novità green per chi deve creare, allestire e gestire aree verdi in l’Italia. L’idea è il frutto di un progetto dell’Enea – Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile – che ha l’obiettivo di ridurre i costi di gestione delle aree verdi e il consumo di acqua, ma anche di scoprire eventuali utilizzi alternativi delle piante nell’alimentazione e nell’artigianato e i loro legami con l’arte, la letteratura, la musica e il territorio. Ecco Anthosart Green Tool, battezzato appunto come il nome del progetto Enea realizzato in in collaborazione con Forum Plinianum e Società Botanica Italiana e finanziato dal ministero dell’Istruzione. Si tratta di un innovativo strumento per progettare aree verdi con specie della flora d’Italia e per individuare quelle più idonee sulla base dell’area geografica e delle caratteristiche ambientali.

Disponibile gratuitamente per smartphone e tablet

Per chi fosse interessato, Anthosart Green Tool si scarica gratuitamente per smarthphone e tablet. Spiega Enea in una nota: “Questo giardiniere virtuale, pensato per vivaisti, progettisti, amministratori e privati cittadini, consente di selezionare un set di specie presenti nel nostro Paese tra le oltre 1.400 disponibili nel database per allestire spazi verdi ed accedere a un corredo di informazioni”. Per spiegare come funziona, basta inserire i dati relativi all’area geografica, altitudine d’interesse, tipo di infrastruttura da realizzare (aiuola, giardino roccioso, viale, ecc…), tipologia e colori preferiti, livello di luminosità, umidità e salinità del terreno: a questo punto il sistema presenta tutte le informazioni sulle specie più idonee, fotografie, schede botaniche, approfondimenti culturali, consigli e link. Questa iniziativa, oltre a migliorare le aree verdi e a facilitarne al gestione, vuole contribuire alla salvaguardia e alla valorizzazione della biodiversità nazionale e dei paesaggi urbani e alla riduzione dei danni indotti dall’introduzione di specie aliene.

Una grande opportunità per la progettazione del verde

“La ricchezza della nostra flora, con oltre 7mila specie, e la capacità di adattamento alle diverse caratteristiche ambientali del territorio, offre grandi opportunità per la progettazione del verde e risponde anche alle esigenze di diversificazione dell’offerta del settore vivaistico”, ha affermato Patrizia Menegoni della divisione Enea di Protezione e valorizzazione del territorio e del capitale naturale. “Giardini, bordure, aiuole, tetti e pareti verdi potranno divenire luoghi di collegamento tra le infrastrutture verdi e il paesaggio naturale per riportare la natura in città e costruire un verde urbano più sostenibile, migliorando anche la qualità della vita e il benessere delle persone”.

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Capsule del caffè, compatibili od originali? A ognuno la sua scelta

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Capsule del caffè, compatibili od originali? A ognuno la sua scelta

Negli ultimi anni c’è stato una vera e propria “esplosione” delle macchine da caffè per uso domestico. Comodissime, sempre pronte e senza sprechi, sono anche belle sotto il profilo del design. E, soprattuto, garantiscono un caffè fragrante in pochi secondi, semplicemente inserendo la capsula nella macchina. Proprio su questo aspetto, però, si apre il dibattito: quasi ogni brand, oltre a commercializzare la macchina, offre le sue capsule con l’identico marchio. In contemporanea, nei negozi fisici così come on line, ci sono tantissime altre scelte alternative, le cosiddette compatibili. Arriviamo alla domanda, che tutti i consumatori di caffè si sono sicuramente fatti almeno una volta nella vita: le compatibili vanno bene come le originali? A cui segue la seconda questione: non è che rischiano di danneggiare la macchina? Le risposte sono facili: si, le capsule compatibili vanno benissimo e no, non c’è il rischio che si rovini la macchina.

Scegliere la compatibile “giusta”

Naturalmente per mantenere in perfetta salute la propria macchina, e per garantirsi un’ottima tazza di caffè, bisogna scegliere bene le capsule compatibili. Questo perché ogni modello ha la sua specifica gamma di compatibili, che vanno utilizzate solo e soltanto su una precisa macchina da caffè e non sulle altre. In parole semplici, ogni “sistema” ha le sue macchine e le sue capsule. Come il sistema Nescafè Dolce Gusto, tra i più apprezzati del mercato proprio per la gradevolezza del design delle macchine e la vasta scelta di capsule. Per scoprirle tutte, compatibili e originali, basta una visita al portale on line italiano del caffè in cialde e capsule di qualità, CialdaMia. Oltre alle capsule a marchio Nescafè Dolce Gusto, c’è una selezione davvero ampia di compatibili, prodotte anche da nomi celebri della torrefazione. Tra questi, spiccano le capsule compatibili dolce gusto a marchio CialdaMia, particolarmente convenienti e pensate espressamente per quel tipo di macchina.

Questione di gusti

Una volta assodato che le compatibili non creano nessun problema alla macchina – la prova del nove è se la capsula non fa nessuna resistenza quando la si inserisce – non resta che scegliere in base ai propri gusti personali. Ad esempio le compatibili Nescafè Dolce Gusto di CialdaMia sono disponibili in diverse miscele, tutte di altissima qualità: arabica, cremoso, intenso e decaffeinato. E, se non bastasse il caffè, ci sono anche altre prodotti in capsula che possono soddisfare i desideri di tutta la famiglia, bambini compresi: dal caffè presso al tè al limone fino al cioccolato, solo per citare alcune referenze.

Come scegliere?

Se si è acquistata da poco una macchina da caffè e si vogliono testare le varie miscele e i diversi prodotti disponibili sul mercato, non resta che… provare sul campo. Per non fare scelte azzardate, il consiglio è di iniziare facendo delle piccole ordinazioni, possibili sia nei negozi sia sugli store online. Una volta trovato il proprio aroma del cuore, magari proprio una capsula compatibile Nescafè Dolce Gusto, si potranno fare ordini più sostanziosi e mirati. Anche perché, nella vita reale come sul web, più si fa scorta e più si ha l’occasione di risparmiare.

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Economia

Gli italiani sono affezionati al contante, che vale il 52% delle transazioni

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Gli italiani sono affezionati al contante, che vale il 52% delle transazioni

Il contante a oggi è ancora il mezzo di pagamento più diffuso tra i cittadini italiani, e vale il 52% del totale transato, per uno scontrino medio di 16 euro. Insieme alle carte, copre l’85% del totale transato, e raggiunge 337 di miliardi di euro rispetto ai 220 miliardi delle carte. Ma se queste ultime nel 2017 confermano una crescita a doppia cifra anno su anno nell’ultimo triennio, lo scontrino medio di 60,5 euro riflette un utilizzo ancora poco frequente per le piccole e medie spese quotidiane, che rimangono appannaggio del contante per la maggioranza dei consumatori. Il restante 15% del mercato dei pagamenti è processato con altri strumenti, come l’addebito in conto corrente, il bonifico bancario, l’assegno e i buoni pasto, che insieme valgono 97 miliardi di euro.

Crescono gli addebiti in conto corrente a sfavore degli assegni

Sono alcuni risultati della ricerca dedicata al mondo dei pagamenti degli italiani, condotta dall’Osservatorio Mobile Payment & Commerce della School of Management del Politecnico di Milano, secondo la quale nel 2017 gli italiani hanno acquistato beni e servizi di consumo per un totale di 654 miliardi di euro.

In questo mercato gli strumenti di pagamento principalmente utilizzati dagli italiani sono il contante e le carte di pagamento, utilizzate da più dell’80% degli italiani per spese in negozio e online. Sono cresciuti però anche gli addebiti in conto corrente, grazie alle domiciliazioni bancarie delle utenze domestiche promosse dalle politiche commerciali delle utility. E si diffondono sempre più gli strumenti di Internet e Mobile banking. Decresce, invece, l’utilizzo degli assegni, in favore soprattutto dei bonifici.

I canali di pagamento

Se si considerano i canali attraverso i quali i consumatori scelgono di effettuare un pagamento, quello di Proximity Payment rappresenta nel 2017 il 91% del totale del mercato, per un valore di 570 miliardi di euro. E si prevede che tale canale rimarrà il più importante anche nei prossimi cinque anni. I canali online di Remote Payment rappresentano il residuale 9% del mercato, con un valore transato di 59 miliardi di euro, e pur trattandosi di un mercato di valore secondario rispetto al canale offline, mostrano elevati tassi di crescita anno su anno, in particolare per quanto riguarda la componente di acquisti su siti eCommerce e pagamenti tramite bonifico da home banking.

I trend per i prossimi 5 anni

“Nei prossimi 5 anni prevediamo un forte avvicinamento del transato con carta a discapito di quello con contante – dichiara Valeria Portale, Direttore dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano -. Il definitivo superamento, o almeno l’avvicinamento, delle carte al contante per valore del transato dipenderà però anche da diversi fattori, come le eventuali azioni intraprese dal Governo verso la ‘war on cash’ o le iniziative promosse dagli attori della filiera per promuovere l’uso di strumenti di pagamento innovativi”.

 

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Economia

A febbraio Pil stimato -0,1% annuo

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A febbraio Pil stimato -0,1% annuo

A inizio 2019 le difficoltà dell’economia e le aspettative di crescita incerte tornano a condizionare negativamente i consumi delle famiglie. Questa situazione di permanente debolezza nei principali indicatori porta a stimare per il mese di febbraio una variazione congiunturale nulla del Pil mensile. Un dato che porterebbe a una decrescita del -0,1% rispetto allo stesso periodo del 2018.

A dicembre 2018, al netto dei fattori stagionali, la produzione industriale ha subito un ulteriore calo del -0,8% su base mensile, e del 5,4% su base annua. A gennaio 2019, quindi, la fiducia ha mostrato andamenti decrescenti tra le imprese e leggermente crescenti per i consumatori.

La fiducia delle imprese a gennaio ridotta dello 0,5%

A dicembre 2018 l’occupazione non ha registrato variazioni di rilievo rispetto al mese precedente, ma nel confronto annuo permane in moderata crescita (+0,1% su base mensile, +0,9% su base annua).  Da quanto emerge dal rapporto Congiuntura di Confcommercio a gennaio il sentiment delle imprese, in linea con un quadro economico non favorevole, si è ridotto dello 0,5%. Anche la fiducia delle imprese al dettaglio è peggiorata del -2,1% su dicembre, mentre il clima di fiducia delle famiglie ha registrato un miglioramento dello 0,7%.

L’ ICC torna stazionario

Gli andamenti degli ultimi mesi sembrano quindi suggerire come il recupero di ottobre e novembre abbia rappresentato più un fatto episodico, concentrato in alcuni segmenti di spesa come gli elettrodomestici e l’elettronica di consumo. Un recupero favorito da bassi prezzi e iniziative promozionali piuttosto che dall’inizio di una fase di miglioramento della domanda. A gennaio 2019 l’indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) ha infatti segnato una diminuzione dello 0,3% in termini congiunturali e un aumento dell’1,1% nel confronto con lo stesso mese del 2018. In termini di media mobile a tre mesi, dopo il recupero degli ultimi periodi l’indicatore è tornato stazionario.

Unica variazione positiva beni e servizi ICT

La diminuzione dello 0,3% registrata in termini congiunturali dall’ICC a gennaio è sintesi di una flessione dello 0,2% della domanda relativa ai servizi e dello 0,3% per i beni, riporta Italpress. L’unica variazione positiva ha riguardato le spese per beni e servizi per le comunicazioni (+0,6% su dicembre), sul cui andamento continua a influire il favorevole andamento della domanda per i beni ICT. Per contro, la diminuzione più significativa si è registrata per i beni e servizi per la mobilità (-1,7%), sui quali ha pesato l’andamento non positivo della domanda di autovetture. In diminuzione anche la spesa per alberghi e consumazioni fuori casa (-0,4% su dicembre).

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Economia

Lavoro, nel periodo gennaio-novembre 2018 +5% di assunzioni nel settore privato

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Lavoro, nel periodo gennaio-novembre 2018 +5% di assunzioni nel settore privato

Il 2018 si è chiuso con una certa dinamicità del mercato del lavoro, almeno nel settore privato. Lo segnala l’INPS, che ha monitorato le assunzioni complessive nel lasso di tempo gennaio-novembre 2018. L’Istituto nazionale di previdenza sociale ha rivelato che nel periodo in esame, in riferimento ai soli datori di lavoro privati, le assunzioni sono state 6.890.000. Si tratta di un aumento del 5% ( pari a 325.000 unità in più ) rispetto allo stesso periodo del 2017.

Aumentano tutte le tipologie di contratti

Dai dati dell’INPS, risultano in crescita tutte le componenti: i contratti a tempo indeterminato vedono un aumento del +5,9%, i contratti a tempo determinato del +4,3%, i contratti di apprendistato del +11,9%, i contratti stagionali del +6,3%, i contratti in somministrazione del +2,4% e i contratti intermittenti del +7,7%. Per le assunzioni in somministrazione e a tempo determinato la fase di crescita si è conclusa ad agosto 2018. Positivo andamento anche per le trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato: nello stesso periodo l’incremento registrato è del +69,3%, pari a 186.000 unità. In controtendenza i rapporti di apprendistato confermati alla conclusione del periodo formativo, che sono invece in diminuzione: -15,0%, -10.000.

Crescono anche le cessazioni
Le cessazioni nel complesso sono state 6.265.000, in aumento rispetto all’anno precedente (+8,8%, +508.000). Un fenomeno che si registra fortemente in tutte le tipologie di rapporti a termine a partire dai contratti a tempo determinato (+15%) per arrivare ai contratti intermittenti (+30%), mentre diminuiscono le cessazioni riferite ai rapporti a tempo indeterminato (-3,5%, -52.000).

Il saldo nel settore privato

Nel periodo gennaio-novembre 2018, nel settore privato, si registra un saldo, tra assunzioni e cessazioni, pari a +625.000, inferiore a quello del corrispondente periodo del 2017 (+807.000). Su base annua, considerando la differenza tra assunzioni e cessazioni per il periodo 1 dicembre 2017-30 novembre 2018, il saldo coincide con la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro. A fine novembre 2018 esso risultava positivo e pari a +283.000, in  calo rispetto a quello registrato ad ottobre (+314.000). I saldi tendenziali per le diverse tipologie contrattuali attestano un andamento sempre più positivo per i rapporti di lavoro a tempo indeterminato (+134.000) e per l’apprendistato (+80.000). La consistenza dei lavoratori impiegati con Contratti di Prestazione Occasionale (CPO), a novembre 2018 si attesta intorno alle 18.000 unità (erano poco più di 15.000 a novembre 2017); l’importo medio mensile lordo della loro remunerazione effettiva risulta pari a circa 240 euro.

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