Valentina Beretta


Varie

L’auto di lusso del futuro è un SUV elettrico e smart 

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L’auto di lusso del futuro è un SUV elettrico e smart 

Per la prima volta berline e macchine sportive avranno meno appeal, e se il mercato delle auto di medio livello ristagna, quello delle vetture di lusso continuerà ad aumentare, ma cambiando pelle. I più facoltosi ora puntano ad auto che non inquinano, scegliendole elettriche ma anche comode. Così anche i classici brand automobilistici emblema del lusso stanno diversificando le produzioni, con nuovi modelli meno iconici ma più moderni. Oggi infatti circa il 50% degli acquirenti di auto premium e di lusso preferisce i SUV, e i produttori sono impegnati a presentare i nuovi modelli in risposta a questa domanda.

Entro il 2023 +14% per le super lussuose da 500.000 dollari

Un cambiamento fotografato dal nuovo report McKinsey, secondo il quale queste automobili ibride, le cosiddette ‘utilitarie sportive-fuoristrada’ (cioè i SUV, Sport Utility Vehicle), con elevate prestazioni e finiture lussuose saranno in cima ai desideri dei Paperoni di tutto il mondo, cinesi in testa, seguiti da asiatici e americani. Anche i gusti dei nababbi europei seguiranno lo stesso trend, ma con maggiore occhio al design, e servizi di assistenza tailor made pre e post-vendita di alto livello, online e dal vivo. In ogni caso, entro il 2023 il mercato delle auto dagli 80.000 ai 150.000 dollari crescerà dell’8%, quelle fino a 300.000 dollari del 10% e le super lussuose da 500.000 dollari del 14%.

Extra lusso in versione ibrida-fuoristrada: 16 nuovi modelli nel 2021

Se le vendite di nuovi SUV (da 150.000 a 500.000 dollari) raddoppieranno, lo slancio maggiore lo avranno le macchine extra lusso in versione ibrida-fuoristrada (minimo 500.000 dollari): già nel 2021 ne sono state immesse sul mercato 16 nuovi modelli. I SUV elettrificati domineranno il mercato dei prossimi anni, e il 70% di chi possiede una macchina di alta e altissima gamma a combustione interna passerà all’elettrica. Fra i trend dei prossimi dieci anni, anche l’aumento di sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS) e connettività intelligente, sistemi che aumenteranno i profitti di oltre il 7% entro il 2026. Ma se i cinesi sono i più interessati alla tecnologia, i ricchi europei e americani continueranno ad amare anche elementi tradizionali, come l’artigianato di altissimo livello e la qualità, che resteranno potenti fattori di acquisto,

Paperoni cinesi in testa al mercato

Le ragioni dell’incremento previsto per le vendite di auto di altissima gamma dipendono dal fatto che il numero di super ricchi continua a crescere, riporta Ansa. 
“Con più milionari e miliardari sparsi per il mondo la scelta di auto costosissime non riguarda più solo i nababbi americani o europei ma gli asiatici e quelli dei paesi medio orientali, Cina in testa – spiegano gli autori della ricerca -. Nella fascia di prezzo superiore a 80.000 dollari prevediamo che la Cina sarà il mercato in più rapida crescita per le auto di lusso entro il 2031, con una crescita annuale del 14%, aumentando così la sua quota globale nel segmento dal 24% nel 2021 a circa il 35% alla fine del decennio”.

Economia

Manifatturiero, servizi, commercio: l’andamento dei settori economici nel primo trimestre 2022 a Milano, Monza Brianza, Lodi

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Manifatturiero, servizi, commercio: l’andamento dei settori economici nel primo trimestre 2022 a Milano, Monza Brianza, Lodi

In un lungo rapporto dedicato a “Milano Prodittova”, la Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi ha esaminato l’andamento delle dinamiche imprenditoriali nel territorio. In particolare, evidenzia il report vinto alla sua 32a edizione, nel primo trimestre 2022 si è osservato un consolidamento delle dinamiche territoriali e settoriali. Se si considera l’industria manifatturiera, la produzione ha continuato a crescere in tutti i territori. L’incremento più significativo si è registrato in provincia di Monza Brianza (+13,3%), seguita a distanza dalla città metropolitana di Milano (+9,6%) e dalla provincia di Lodi (+6,4%). In relazione ai servizi, la dinamica del fatturato è in significativo recupero sia per la città metropolitana di Milano (+21,1%) sia per la provincia di Monza Brianza (+20,4%), mentre si è osservato un aumento molto contenuto per la provincia di Lodi (+5,3%). Il commercio ha evidenziato una ripresa del fatturato particolarmente intensa per le province di Monza Brianza (+15,6%) e di Milano (+13%), mentre si è osservata una dinamica più contenuta per il territorio di Lodi (+7,3%). Import ed export: bilancio del 2021 e primo trimestre 2022

La rimonta dell’export

Dopo il crollo del 2020, nel 2021 i territori di Milano, Monza Brianza e Lodi registrano un incremento complessivo delle esportazioni del 16,6% in un anno. Il dato più confortante è il confronto con il 2019, precedente la pandemia: l’export di Milano vale l’1,5% in più, per Lodi +7,2% e per Monza +9,6%, per un +3,2% considerando complessivamente i tre territori). Milano si conferma la prima provincia italiana per valore degli scambi con l’estero, sia per l’export (46 miliardi di euro) che per l’import (75 miliardi). L’anno 2022 è iniziato con dati ancora estremamente positivi, sia per le nostre tre province che a livello nazionale. L’export di Milano, Monza e Lodi nei primi tre mesi del 2022 cresce nel complesso del 22,6% rispetto al medesimo periodo del 2021. La crescita risulta superiore al 20% per tutte le province, dal +21,4% di Milano al +28,2% di Lodi passando dal +25,4% di Monza e Brianza.

Le aziende partecipate da investitori esteri

Rispetto ai nostri territori, a inizio 2021 le imprese a capitalizzazione estera (incluse joint-venture paritarie e partecipazioni di minoranza) localizzate nelle province di Milano, Monza Brianza e Lodi erano complessivamente 5.232, con poco più di 560mila dipendenti e un fatturato aggregato di 245,6 miliardi di euro; tali dati corrispondono rispettivamente al 35%, al 38,9% e al 41% del totale nazionale. In soli cinque anni (2015-2020), il numero dei dipendenti delle imprese partecipate da investitori esteri con sede nelle province di Milano, Monza Brianza e Lodi è cresciuto di circa 102mila unità; la sola provincia di Milano segna un incremento di oltre 90mila unità. Relativamente alla provenienza degli investitori, la presenza multinazionale a Milano continua a caratterizzarsi per la predominanza della cosiddetta “Triade” delle aree maggiormente industrializzate (Europa Occidentale, Nord America e Giappone). In particolare, gli Stati Uniti d’America hanno riconquistato negli ultimi anni il primato tra i Paesi di origine, seguiti da Francia, Germania e Regno Unito.

Acquisti

I consumatori consapevoli si adattano a inflazione e interruzione forniture

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I consumatori consapevoli si adattano a inflazione e interruzione forniture

Gli ultimi due anni hanno messo alla prova la resilienza dei consumatori, che però continuano ad adattarsi alle interruzioni della catena di fornitura e all’inflazione crescente. Secondo la Global Consumer Insights Survey di PwC, le incertezze globali e le problematiche della catena di approvvigionamento stanno spingendo molti consumatori a rivolgersi maggiormente ai mercati del proprio circondario, e otto intervistati su dieci esprimono la volontà di pagare un prezzo più alto per prodotti di provenienza locale o nazionale. Inoltre, il 37% valuta la possibilità di rivolgersi a un rivenditore diverso o passare all’acquisto online, mentre il 29% di chi acquista online vuole dare una chance all’acquisto in negozio, e il 40% userebbe siti comparativi per verificare la disponibilità dei prodotti.

Aumenta la spesa per gli alimentari

Quanto alla crescita dell’inflazione, per i prossimi sei mesi oltre il 75% dei consumatori prevede di mantenere o aumentare gli attuali livelli di spesa, in particolare, nei generi alimentari (47%), ma più di un quarto prevede di ridurre le spese in categorie quali, ad esempio, beni di lusso/premium (37%), ristoranti (34%), arte, cultura e sport (30%) e moda (25%). Nel complesso, l’aumento dei prezzi dei generi alimentari è stato il problema più diffuso, citato da chi acquista in negozio (65%) e online (56%), circostanza che il 57% degli intervistati afferma di aver vissuto quasi sempre o di frequente.

Nuove abitudini prendono piede

Anche gli intoppi della catena di approvvigionamento influiscono sull’esperienza di acquisto, in particolare, l’impossibilità di acquistare un prodotto a causa dell’esaurimento scorte (online 43%, in negozio 37%). I consumatori citano anche tempi di consegna più lunghi per gli acquisti online (42%) e code più lunghe o negozi affollati (36%). In ogni caso, i consumatori hanno cambiato stile di vita e abitudini di acquisto, e a causa della pandemia il 63% ha già aumentato gli acquisti online, mentre il 42% ha diminuito gli acquisti nei negozi fisici. In prospettiva, il 50% prevede di acquistare di più online, dato più alto tra Millennial (58%), giovani Millennial (57%) e Generazione Z (57%), e più basso tra Baby Boomer (32%) e Generazione X (42%).

I fattori ESG e la sicurezza dei dati

Per circa metà degli intervistati, l’approccio delle aziende ai fattori ESG influenza spesso o sempre la fiducia in quest’ultima e nel suo marchio. Per considerare l’acquisto, l’importanza dei fattori di governance (41%) e sociali (40%) supera quella dell’impegno ambientale dell’impresa (30%). I fattori ESG pesano di più per la Generazione Z e i giovani Millennial, meno per la Generazione X e i Baby Boomer, mentre i fattori più significativi identificati per promuovere la fiducia del marchio riguardano la sicurezza dei dati e l’esperienza del cliente. La protezione dei dati personali è al primo posto (58%) per l’influenza sulla fiducia nel marchio. Ma ricevono un punteggio alto anche ‘soddisfa sempre le mie aspettative’ (53%) e ‘garantisce un servizio clienti eccezionale’ (52%).

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La pirateria audiovisiva in Italia

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La pirateria audiovisiva in Italia

Il 2021 conferma un aumento dell’incidenza della pirateria tra la popolazione italiana adulta (43%), ma anche un calo nel numero di contenuti audiovisivi piratati: nel 2021 si stimano circa 315 milioni di atti illeciti, -24% rispetto al 2019.  I film rimangono il contenuto più visto illecitamente (29%), seguito da serie/fiction (24%) e programmi (21%). Discorso a parte per gli sport live: nel 2019 la percentuale di fruizione si attestava al 10%, nel 2021 sale al 15%. In Italia la pirateria audiovisiva è in trasformazione. Da una parte si afferma un’offerta legale sempre più ampia e competitiva, dall’altra chi pirata lo fa in modo più selettivo, concentrando l’interesse su contenuti specifici. A tracciare il quadro del fenomeno è l’indagine Ipsos, condotta per FAPAV, Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali.

Più pirati, ma meno atti illeciti

Nel 2021 l’incidenza dei pirati dai 10-14 anni è salita al 51%, mentre risulta in calo la frequenza degli atti (-20% rispetto al 2019), con una preferenza di eventi di sport live, film, serie/fiction e programmi. Tra le modalità in calo, download/P2P e streaming illegale, ma in crescita il numero di chi ha fruito almeno una volta delle IPTV illecite (dal 10% nel 2019 al 23% nel 2021), pari a 11,7 milioni di individui, anche se gli abbonati ad almeno una IPTV illecita sono 2,3 milioni. Quanto alla condivisione delle credenziali di accesso delle piattaforme legali, al 41% dei ‘pirati’ è capitato di fruire almeno una volta di contenuti audiovisivi in abbonamento attraverso l’accesso con credenziali altrui non ritenendola una forma di pirateria.

Le stime dei danni economici

Il danno economico potenziale per le industrie dei contenuti è pari a 940 milioni di euro. Per quanto riguarda film, serie e fiction il danno potenziale è pari a 673 milioni di euro, con quasi 72 milioni di fruizioni perse, per eventi sportivi live la stima del danno economico risulta pari a 267 milioni di euro (circa 11 milioni di fruizioni perse).
Il fenomeno dell’illegalità nella fruizione di contenuti audiovisivi provoca danni in termini di fatturato (circa 1,7 miliardi di euro), di Pil (circa 716 milioni) e di entrate fiscali (circa 319 milioni). Ma la pirateria mette a rischio anche l’occupazione: si stima una perdita di posti di lavoro pari a 9400 unità.

Anche la sicurezza di utenti e dispositivi è a rischio

Le conseguenze non riguardano solo il fronte economico o industriale, ma anche la sicurezza degli utenti. Numerosi sono i rischi in relazione all’accesso a piattaforme illegali, legati a violazioni dei dati personali e bancari, oltre ai pericoli di malware e virus sui device. Si registra comunque una crescita della consapevolezza dell’illegalità e dei rischi connessi anche da parte dei più giovani. Rispetto alle forme di deterrenza, il 36% dei pirati nell’ultimo anno si è trovato davanti a siti web illegali oscurati, e di questi il 43% ha scelto di ricorrere a un’alternativa lecita (pay-tv e streaming legale).

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Export vino: +18,3%, trainato dagli spumanti tricolori

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Export vino: +18,3%, trainato dagli spumanti tricolori

Secondo l’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) l’export italiano di vino chiude il primo trimestre dell’anno con una crescita tendenziale in valore del 18,3%, pari a 1,7 miliardi di euro. Nonostante un leggero rallentamento rispetto ai primi 2 mesi dell’anno, in un trimestre in cui anche marzo chiude in positivo sale anche il prezzo medio: +12,2%. L’incremento, in parte ascrivibile al dollaro forte e ai lockdown del 2021, è trainato da un nuovo record degli spumanti tricolori, che nei primi tre mesi del 2022 segnano un +35,6%. Una crescita più che doppia rispetto ai vini fermi: +14,8%.

“I numeri messi a segno dal vino italiano sono sorprendenti”

In rialzo tutti i principali mercati della domanda, a eccezione di Germania e Cina. A marzo, Russia (-30% nel trimestre) e Ucraina segnano crolli rispettivamente del 65% e del 98%.
“I numeri messi a segno dal vino italiano – commenta il segretario generale di Unione italiana vini, Paolo Castelletti – sono sorprendenti, ancor più se si tiene conto di un 2021 in doppia cifra. È però troppo presto per capire che direzione prenderà il mercato nei prossimi mesi, con una domanda potenziale sempre più afflitta da una congiuntura negativa e dall’escalation della spirale inflattiva. Se a ciò si aggiunge l’aumento dei costi delle materie prime secche, che per le aziende si traduce in un surplus medio di spesa di oltre il 30%, è importante mantenere cautela ed evitare trionfalismi che potrebbero essere confutati nei prossimi mesi”.

Il boom del Prosecco su scala planetaria

Ed è lo sparkling a fare la parte del leone, con segni positivi ovunque, a partire dalle top-piazze estere: Usa (+18%), Uk, (+87%) e Germania (+20%). Ancora una volta è il Prosecco a trainare il comparto, con un autentico boom su scala planetaria (+40% a valore, +11,7% il prezzo medio), quasi il raddoppio degli ordini in Uk (+93%), Polonia (+85%) e Canada (+76%), e crescite ben oltre il 30% in aree come Germania, Francia, Belgio, Giappone, Repubblica Ceca e Norvegia. Una crescita, quella degli sparkling italiani, confermata dalle proiezioni dell’Osservatorio. L’esplosione della domanda post-Covid (+26% nel 2021, 7 bottiglie su 10 destinate all’estero) ha bruciato una tabella di marcia che prevedeva entro il prossimo biennio il superamento della soglia di 1 miliardo di bottiglie prodotte. A oggi, il rimbalzo fa prevedere un contingente di 1,1 miliardi di pezzi entro quest’anno, e 1,25 miliardi a fine 2023.

La domanda di bollicine è sempre meno legata a occasioni speciali

Si tratta di una progressione resa possibile grazie all’approccio alle bollicine di una domanda sempre più trasversale, ‘destagionalizzata’ rispetto alle occasioni classiche di consumo, e sempre meno legata a modalità di utilizzo esclusive.  Una rivoluzione, quella degli spumanti tricolori, focalizzata (come per la moda, il design e l’auto) sullo spostamento dell’attenzione dal prodotto al contesto. A partire dai competitor, che saranno sempre di più legati ad altre tipologie di bevande in grande crescita, come gli hard seltzer, i co-fermentati, i ready to drink e i low alcol.

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Musei e teatri, la cultura riparte con il digitale

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Musei e teatri, la cultura riparte con il digitale

L’esperienza della pandemia ha insegnato che la digitalizzazione è fondamentale per resistere a qualsiasi crisi. Anche quando si parta di attività culturali che, per fortuna, dopo gli scossoni dei mesi passati stanno tornando alla normale operatività. Tanto che nel 2021 sono tornate a crescere le entrate di musei (+36%) e teatri (+23%), sebbene ancora la metà delle istituzioni culturali italiane non abbia personale dedicato all’innovazione digitale.

La trasformazione digitale della cultura

La pandemia ha accelerato il processo di trasformazione digitale della Cultura che è stato in parte frenato dalla ripresa di attività in presenza nel 2021, ma i numeri delineano prospettive future ben chiare di un comparto che dovrà essere sempre più supportato dalla tecnologia. Lo riferisce l’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali condotto dalla School of Management del Politecnico di Milano. Sul fronte dell’innovazione digitale a supporto dei processi nei musei e nei teatri, nell’ultimo anno i numeri sono rimasti stabili, mentre su quello della produzione e distribuzione di contenuti digitali si è assistito a una razionalizzazione.

L’innovazione digitale nei musei e nei teatri

Gli strumenti digitali sono ormai un supporto importante ai processi gestionali nel settore della cultura. Qui i teatri presentano mediamente livelli leggermente più alti dei musei; l’acquisto online, ad esempio, è disponibile nel 78% dei teatri dotati di un sistema di biglietteria e incide sul totale delle entrate in maniera più significativa di quanto non avvenga nei musei. Dal sito diretto del teatro transita, infatti, mediamente l’11% dei ricavi e da altri intermediari online il 12% (nei musei le rispettive quote sono il 7% e il 4%). Guardando alle attività di marketing digitale, il 59% dei teatri fa advertising online o sui social, il 23% Search Engine Optimization, il 10% remarketing. Il 58% raccoglie dati in modalità digitale e il 14% ha investito in sistemi di cybersecurity e data protection. Su tutti questi ambiti si registrano percentuali inferiori di adozione da parte di musei, monumenti e aree archeologiche rispetto ai teatri.3
Gli indicatori su cui, invece, musei e teatri risultano allineati riguardano l’attenzione alla pianificazione strategica e la presenza di personale dedicato all’innovazione digitale. In entrambi i comparti, solo 1 istituzione culturale su 5 ha un piano strategico dedicato al digitale e 1 su 2 non ha nessuna risorsa dedicata al digitale.
Infine, guardando agli investimenti futuri, per i musei si conferma prioritario lavorare su conservazione e digitalizzazione della collezione, che impegnerà il 28% delle risorse. Riprende centralità, grazie al ritorno dei flussi di visitatori in presenza, anche la digitalizzazione dei servizi di supporto alla visita in loco, per cui si stima verrà stanziato il 19% sul totale degli investimenti.
Per i teatri, invece, l’investimento in digitale si concentrerà nei prossimi due anni su marketing, comunicazione e customer care (40%) e su ticketing, gestione delle prenotazioni e controllo accessi (18%).

Economia

Terziario in Lombardia, cresce il fatturato per i servizi

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Terziario in Lombardia, cresce il fatturato per i servizi

Bene soprattutto i servizi, più frenata la crescita del commercio: sono questi, in sintesi, i dati che emergono dall’indagine di Unioncamere sull’andamento del primo trimestre 2022 relativamente al terziario. In particolare, si registrano variazioni del fatturato ancora positive su base annua per entrambi i principali comparti del terziario lombardo. I Servizi segnano +20,8% sullo stesso trimestre del 2021 e il Commercio al dettaglio segna un buon +9,9%. I dati congiunturali – che confrontano la situazione dei primi tre mesi con i i livelli di fine 2021 – evidenziano però un peggioramento della dinamica. Anche se i Servizi mostrano una variazione ancora positiva (+0,8%), questa è in rallentamento rispetto al ritmo di crescita che aveva caratterizzato i periodi precedenti, mentre il Commercio al dettaglio incrementa la tendenza negativa (-1,1%) che si era già manifestata nella seconda parte del 2021.

Aumento dei prezzi e situazione internazionale

Tra le ragioni di questo andamento, spiega Unioncamere, c’è  la crescita significativa registrata nei prezzi, con i listini che rispetto al trimestre precedente crescono di oltre il 3% in entrambi i comparti. Nonostante questi elementi di criticità, i rischi legati alla situazione internazionale e le possibili ricadute sulla domanda interna di un elevato livello di inflazione, il clima di fiducia degli imprenditori mostra una sostanziale tenuta. Venendo ai due principali comparti, per i servizi l’incremento del fatturato su base annua è particolarmente marcato nelle attività di alloggio e ristorazione (+60,3%), in recupero rispetto ai livelli del 2021 che ricordiamo essere stati fortemente penalizzati dalle misure anti-Covid. Infatti la tendenza più recente evidenzia un calo congiunturale per questo settore. Prosegue la crescita per i servizi alle imprese (+11,2%) e soprattutto per il commercio all’ingrosso (+22,7%), comparti che si sono ampiamente riportati sopra i livelli pre-crisi. Significativo anche l’incremento su base annua dei servizi alle persone (+21%), che non hanno sino ad ora però colmato il divario rispetto al 2019.

Nel commercio meglio i negozi non alimentari

Nel Commercio al dettaglio la crescita del fatturato su base annua è trainata soprattutto dai negozi non alimentari (+15,7%), anch’essi in sofferenza nel 2021 per via delle restrizioni Covid. Più ridotto l’incremento negli esercizi non specializzati (+4,2%), che comprendono minimarket e supermercati, ma il livello di fatturato risulta comunque più elevato rispetto ai valori pre-pandemia. Lievemente negativo infine il risultato per i negozi alimentari (-0,5%). Nel confronto con il trimestre precedente, tutti i settori evidenziano una tendenza al ribasso.

Economia

Casa, ad aprile prezzi dell’usato in crescita lenta: +0,3% in un mese

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Casa, ad aprile prezzi dell’usato in crescita lenta: +0,3% in un mese

Secondo l’ufficio studi del portale immobiliare idealista, ad aprile 2022 il prezzo medio delle abitazioni di seconda mano è salito a 1.692 euro al metro quadro. Rispetto a marzo, in Italia nell’ultimo mese l’importo medio pagato per una casa è aumentato in media dello 0,3%. Tuttavia, la variazione annuale è ancora negativa, e rispetto ad aprile 2021 si attesta a -1,7%. Tra le regioni italiane, 14 su 20 hanno fatto registrare aumenti dei prezzi, con i rialzi più significativi concentrati in Valle d’Aosta (3,9%) e nel Friuli-Venezia Giulia (1,2%). Gli altri incrementi, ma sotto la soglia dell’1%, vanno dallo 0,9% della Sardegna allo 0,2% dell’Umbria, mentre per Piemonte e Abruzzo i prezzi restano invariati. Quanto ai cali, sono riferibili soprattutto al Molise, dove i prezzi sono scesi del -1,7%, seguito dalla Basilicata (-1,3%), la Toscana (-0,9%) e la Sicilia (-0,2%).

Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e Liguria le più care

Sul fronte dei prezzi, la Valle d’Aosta, con 2.660 euro al metro quadro, è la regione più cara d’Italia, seguita dal Trentino-Alto Adige (2.542 euro/metro quadro) e la Liguria (2.411 euro/metro quadro).
Prezzi superiori alla media italiana di 1.692 euro al metro quadro anche per la Toscana (2.255 euro/metro quadro), il Lazio (1.963 euro/metro quadro) e la Lombardia (1.746 euro/metro quadro). Tra le 14 regioni con valori medi inferiori ai valori nazionali, le più economiche sono la Sicilia (999 euro/metro quadro), il Molise (882 euro/metro quadro), e la Calabria, con 851 euro.

Segno positivo per Napoli, Firenze, Torino, Milano e Bologna

E nelle città italiane i prezzi delle case sono aumentati o diminuiti? A quanto riporta l’analisi di idealista, le variazioni dei prezzi nelle principali città italiane vedono Napoli, con un +1,9% rispetto a marzo 2022, Firenze (+0,7%), Torino (+0,3%), Milano e Bologna (entrambe +0,2%) i cinque capoluoghi che chiudono il mese di aprile sotto il segno positivo. All’opposto, Roma e Palermo, entrambe a -0,9%, e Genova, con un -0,6%, nell’ultimo mese segnano una flessione.

A Venezia, Bolzano e Milano le case costano di più

Riguardo ai prezzi di vendita nelle città, riporta Askanews, Venezia, con 4.394 euro al metro quadro registrati ad aprile, Bolzano (4.077 euro/metro quadro) e Milano (3.983 euro/metro quadro) sono le più care. Roma, con i suoi 2.819 euro al metro quadro, è settima nel ranking dei prezzi dei capoluoghi delle città italiane, e Napoli (2.137 euro/metro quadro) sedicesima. Le ultime della graduatoria sono Vibo Valentia (844 euro/metro quadro), Reggio Calabria (842 euro/metro quadro) e Biella (700 euro/metro quadro).

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I gamers amano il metaverso: un’opportunità anche per i brand

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I gamers amano il metaverso: un’opportunità anche per i brand

Si intitola “The Metaverse: A View from Inside” lo studio di Razorfish condotto con VICE Media Group che ha intervistato 1.000 giocatori negli Stati Uniti per esplorare i loro atteggiamenti e comportamenti nel nuovo mondo 3D. I risultati sono davvero sorprendenti, e rivelano uno scenario potenzialmente interessantissimo anche per i brand che sapranno cogliere tutte le opportunità del metaverso.

Il doppio del tempo per le interazioni online rispetto a quelle reali

Secondo lo studio, riferisce Ansa, la Gen Z spende il doppio del tempo in interazioni sociali online rispetto a quelle nel mondo reale, con 12,2 ore alla settimana dedicate ai video giochi contro le 6,6 ore trascorse con gli amici lontano da uno schermo. Tra i gamer, il 52 per cento dice che vorrebbe provare a guadagnare denaro nel metaverso, e il 33 per cento vorrebbe costruirsi una carriera virtuale. Nei prossimi cinque anni il 20 per cento delle spese della Gen Z saranno in oggetti immateriali online, con la spesa media annuale che si attesterà intorno ai 50 dollari ciascuno. Il 33 per cento degli intervistati vorrebbe dei negozi monomarca di brand famosi nel metaverso, e il 30 per cento vorrebbe che le loro firme preferite creassero skin e oggetti per gli avatar.

Liberi di esprimersi nel mondo virtuale

Tra le parole di tendenza del 2022, il metaverso è ormai una realtà per i giovani della Gen Z e per i gamers in particolare. In effetti, il 57% dei giocatori della Generazione Z sente di essere in grado di esprimersi in modo più aperto nei confronti degli altri in un gioco rispetto alla vita reale. Il metaverso influisce sul modo in cui i giocatori della Generazione Z pensano, socializzano e consumano ogni giorno. Lo studio rileva inoltre che i giocatori della Generazione Z considerano il metaverso in modo sostanziale e, più specificamente, in questa realtà alternativa sono maggiormente coinvolti nel rapporto con i brand.

Un potente antistress

Il 77 per cento gioca soprattutto per alleviare lo stress e l’ansia, e il 47 per cento è curioso del metaverso per conoscere nuove persone, mentre il 33 vorrebbe costruire una carriera virtuale. Il 63 per cento è preoccupato per la privacy dei dati nel nuovo territorio virtuale, meno rispetto ad altre fasce di età: nel caso dei Millennial siamo al 66 per cento, il 70 per la Gen X. 

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La generazione Z si allontana dai social

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La generazione Z si allontana dai social

I nati tra il 1995 e il 2010, gli appartenenti alla Gen Z, prendono le distanze dai social, le ‘tossiche’ e ‘ossessive’ TikTok e Instagram, riguadagnando il controllo del loro tempo. Secondo un sondaggio commissionato dalla banca di investimento Piper Sandler, solo il 22% degli intervistati di età compresa tra i 7 e i 22 anni ha indicato Instagram come la propria app preferita, in calo rispetto al 31% della primavera 2020.
“Quando la elimini ti rendi conto che non ne hai bisogno”, ha dichiarato al New York Post la ventenne Gabriella Steinerman, rivelando di aver abbandonato Instagram e TikTok nel 2019, e raccontando che il sollievo successivo è stato quasi immediato. Anche il 22enne studente della Penn State Pat Hamrick ha abbandonato Facebook e Instagram due anni fa: “Mi ha fatto sentire meglio nella vita di tutti i giorni, ora faccio le mie cose a modo mio”, riporta Ansa.

Cambia il rapporto con le piattaforme

Insomma, nonostante gli zoomer siano noti per rimanere incollati allo smartphone, un piccolo gruppo di ventenni sta cominciando a prendere posizione contro TikTok e Instagram. Se Steinerman e Hamrick hanno dato voce all’opinione di migliaia di giovani utenti della Gen Z, è impossibile dimenticare il rapporto del Wall Street Journal, che ha portato alla luce quanto Instagram sia pericoloso per la salute mentale degli adolescenti, sempre alle prese con la necessità di dover assomigliare a modelli stereotipati e di successo. E una ricerca condotta da Tallo a dicembre scorso ha rivelato che per il 56% degli zoomer i social media li ha fatti sentire esclusi dai coetanei.

Una fonte inesauribile di ansia 

Le piattaforme, quindi, risultano essere una fonte inesauribile di ansia. Secondo la ricerca di Tallo, gli utenti della Gen Z preferiscono TikTok a Instagram, con il 34% degli intervistati che la definisce la sua app preferita. Eppure, anche gli utenti più devoti mettono in discussione il sistema di condivisione dei video, che induce a farli sentire in competizione con gli altri. Sempre secondo la ricerca di Tallo, 3 giovani su 4 affermano che i social media le hanno spinte a “confrontarsi con le coetanee”. Qualcun altro, invece, definisce TikTok incredibilmente fastidioso.

Quali sono le alternative?

Ma se TikTok e Instagram non sono più i social preferiti dalla Gen Z, dove rivolgeranno la loro attenzione?
Anzitutto su BeReal, la piattaforma lanciata nel 2020 con l’obiettivo di essere una sorta di anti-Instagram. Nel tentativo di combattere la dipendenza da schermo, l’app concede agli utenti finestre di tempo di due minuti per pubblicare scatti non modificati, del tutto privi di filtri, riferisce Techprincess.
C’è anche da considerare che qualcuno non ha mai davvero ceduto alla tentazione dei social media. Ma cosa faranno gli adolescenti nel loro tempo libero se non lo impiegheranno a scrollare?