Valentina Beretta


Economia

Casa, ad aprile prezzi dell’usato in crescita lenta: +0,3% in un mese

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Casa, ad aprile prezzi dell’usato in crescita lenta: +0,3% in un mese

Secondo l’ufficio studi del portale immobiliare idealista, ad aprile 2022 il prezzo medio delle abitazioni di seconda mano è salito a 1.692 euro al metro quadro. Rispetto a marzo, in Italia nell’ultimo mese l’importo medio pagato per una casa è aumentato in media dello 0,3%. Tuttavia, la variazione annuale è ancora negativa, e rispetto ad aprile 2021 si attesta a -1,7%. Tra le regioni italiane, 14 su 20 hanno fatto registrare aumenti dei prezzi, con i rialzi più significativi concentrati in Valle d’Aosta (3,9%) e nel Friuli-Venezia Giulia (1,2%). Gli altri incrementi, ma sotto la soglia dell’1%, vanno dallo 0,9% della Sardegna allo 0,2% dell’Umbria, mentre per Piemonte e Abruzzo i prezzi restano invariati. Quanto ai cali, sono riferibili soprattutto al Molise, dove i prezzi sono scesi del -1,7%, seguito dalla Basilicata (-1,3%), la Toscana (-0,9%) e la Sicilia (-0,2%).

Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e Liguria le più care

Sul fronte dei prezzi, la Valle d’Aosta, con 2.660 euro al metro quadro, è la regione più cara d’Italia, seguita dal Trentino-Alto Adige (2.542 euro/metro quadro) e la Liguria (2.411 euro/metro quadro).
Prezzi superiori alla media italiana di 1.692 euro al metro quadro anche per la Toscana (2.255 euro/metro quadro), il Lazio (1.963 euro/metro quadro) e la Lombardia (1.746 euro/metro quadro). Tra le 14 regioni con valori medi inferiori ai valori nazionali, le più economiche sono la Sicilia (999 euro/metro quadro), il Molise (882 euro/metro quadro), e la Calabria, con 851 euro.

Segno positivo per Napoli, Firenze, Torino, Milano e Bologna

E nelle città italiane i prezzi delle case sono aumentati o diminuiti? A quanto riporta l’analisi di idealista, le variazioni dei prezzi nelle principali città italiane vedono Napoli, con un +1,9% rispetto a marzo 2022, Firenze (+0,7%), Torino (+0,3%), Milano e Bologna (entrambe +0,2%) i cinque capoluoghi che chiudono il mese di aprile sotto il segno positivo. All’opposto, Roma e Palermo, entrambe a -0,9%, e Genova, con un -0,6%, nell’ultimo mese segnano una flessione.

A Venezia, Bolzano e Milano le case costano di più

Riguardo ai prezzi di vendita nelle città, riporta Askanews, Venezia, con 4.394 euro al metro quadro registrati ad aprile, Bolzano (4.077 euro/metro quadro) e Milano (3.983 euro/metro quadro) sono le più care. Roma, con i suoi 2.819 euro al metro quadro, è settima nel ranking dei prezzi dei capoluoghi delle città italiane, e Napoli (2.137 euro/metro quadro) sedicesima. Le ultime della graduatoria sono Vibo Valentia (844 euro/metro quadro), Reggio Calabria (842 euro/metro quadro) e Biella (700 euro/metro quadro).

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I gamers amano il metaverso: un’opportunità anche per i brand

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I gamers amano il metaverso: un’opportunità anche per i brand

Si intitola “The Metaverse: A View from Inside” lo studio di Razorfish condotto con VICE Media Group che ha intervistato 1.000 giocatori negli Stati Uniti per esplorare i loro atteggiamenti e comportamenti nel nuovo mondo 3D. I risultati sono davvero sorprendenti, e rivelano uno scenario potenzialmente interessantissimo anche per i brand che sapranno cogliere tutte le opportunità del metaverso.

Il doppio del tempo per le interazioni online rispetto a quelle reali

Secondo lo studio, riferisce Ansa, la Gen Z spende il doppio del tempo in interazioni sociali online rispetto a quelle nel mondo reale, con 12,2 ore alla settimana dedicate ai video giochi contro le 6,6 ore trascorse con gli amici lontano da uno schermo. Tra i gamer, il 52 per cento dice che vorrebbe provare a guadagnare denaro nel metaverso, e il 33 per cento vorrebbe costruirsi una carriera virtuale. Nei prossimi cinque anni il 20 per cento delle spese della Gen Z saranno in oggetti immateriali online, con la spesa media annuale che si attesterà intorno ai 50 dollari ciascuno. Il 33 per cento degli intervistati vorrebbe dei negozi monomarca di brand famosi nel metaverso, e il 30 per cento vorrebbe che le loro firme preferite creassero skin e oggetti per gli avatar.

Liberi di esprimersi nel mondo virtuale

Tra le parole di tendenza del 2022, il metaverso è ormai una realtà per i giovani della Gen Z e per i gamers in particolare. In effetti, il 57% dei giocatori della Generazione Z sente di essere in grado di esprimersi in modo più aperto nei confronti degli altri in un gioco rispetto alla vita reale. Il metaverso influisce sul modo in cui i giocatori della Generazione Z pensano, socializzano e consumano ogni giorno. Lo studio rileva inoltre che i giocatori della Generazione Z considerano il metaverso in modo sostanziale e, più specificamente, in questa realtà alternativa sono maggiormente coinvolti nel rapporto con i brand.

Un potente antistress

Il 77 per cento gioca soprattutto per alleviare lo stress e l’ansia, e il 47 per cento è curioso del metaverso per conoscere nuove persone, mentre il 33 vorrebbe costruire una carriera virtuale. Il 63 per cento è preoccupato per la privacy dei dati nel nuovo territorio virtuale, meno rispetto ad altre fasce di età: nel caso dei Millennial siamo al 66 per cento, il 70 per la Gen X. 

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La generazione Z si allontana dai social

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La generazione Z si allontana dai social

I nati tra il 1995 e il 2010, gli appartenenti alla Gen Z, prendono le distanze dai social, le ‘tossiche’ e ‘ossessive’ TikTok e Instagram, riguadagnando il controllo del loro tempo. Secondo un sondaggio commissionato dalla banca di investimento Piper Sandler, solo il 22% degli intervistati di età compresa tra i 7 e i 22 anni ha indicato Instagram come la propria app preferita, in calo rispetto al 31% della primavera 2020.
“Quando la elimini ti rendi conto che non ne hai bisogno”, ha dichiarato al New York Post la ventenne Gabriella Steinerman, rivelando di aver abbandonato Instagram e TikTok nel 2019, e raccontando che il sollievo successivo è stato quasi immediato. Anche il 22enne studente della Penn State Pat Hamrick ha abbandonato Facebook e Instagram due anni fa: “Mi ha fatto sentire meglio nella vita di tutti i giorni, ora faccio le mie cose a modo mio”, riporta Ansa.

Cambia il rapporto con le piattaforme

Insomma, nonostante gli zoomer siano noti per rimanere incollati allo smartphone, un piccolo gruppo di ventenni sta cominciando a prendere posizione contro TikTok e Instagram. Se Steinerman e Hamrick hanno dato voce all’opinione di migliaia di giovani utenti della Gen Z, è impossibile dimenticare il rapporto del Wall Street Journal, che ha portato alla luce quanto Instagram sia pericoloso per la salute mentale degli adolescenti, sempre alle prese con la necessità di dover assomigliare a modelli stereotipati e di successo. E una ricerca condotta da Tallo a dicembre scorso ha rivelato che per il 56% degli zoomer i social media li ha fatti sentire esclusi dai coetanei.

Una fonte inesauribile di ansia 

Le piattaforme, quindi, risultano essere una fonte inesauribile di ansia. Secondo la ricerca di Tallo, gli utenti della Gen Z preferiscono TikTok a Instagram, con il 34% degli intervistati che la definisce la sua app preferita. Eppure, anche gli utenti più devoti mettono in discussione il sistema di condivisione dei video, che induce a farli sentire in competizione con gli altri. Sempre secondo la ricerca di Tallo, 3 giovani su 4 affermano che i social media le hanno spinte a “confrontarsi con le coetanee”. Qualcun altro, invece, definisce TikTok incredibilmente fastidioso.

Quali sono le alternative?

Ma se TikTok e Instagram non sono più i social preferiti dalla Gen Z, dove rivolgeranno la loro attenzione?
Anzitutto su BeReal, la piattaforma lanciata nel 2020 con l’obiettivo di essere una sorta di anti-Instagram. Nel tentativo di combattere la dipendenza da schermo, l’app concede agli utenti finestre di tempo di due minuti per pubblicare scatti non modificati, del tutto privi di filtri, riferisce Techprincess.
C’è anche da considerare che qualcuno non ha mai davvero ceduto alla tentazione dei social media. Ma cosa faranno gli adolescenti nel loro tempo libero se non lo impiegheranno a scrollare?

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Percezioni e abitudini sulla salute nel mondo

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Percezioni e abitudini sulla salute nel mondo

Secondo l’OMS, c’è disuguaglianza nell’accesso ai servizi relativi alla salute e negli stili di vita, legati a variabili socio-economiche e alle condizioni del luogo in cui si è nati. Tuttavia la salute può essere migliorata adottando abitudini e comportamenti più salutari. Secondo il sondaggio sulla percezione e le abitudini relative alla salute WIN World Survey – WWS 2021, condotto da WIN International, di cui fa parte BWA Doxa, a livello mondiale, nel 2021 la percezione sullo stato generale della propria salute registra un lieve calo rispetto al 2020 (dal 79% al 77%), e gli uomini si percepiscono più in salute (80%) rispetto alle donne (75%). In Italia l’83% della popolazione si dichiara abbastanza o molto in salute, un dato superiore a quello di altri Paesi europei, come Spagna (74%), Germania (70%), Regno Unito (63%), e superiore dell’11% rispetto alla media europea (72%).

Negli ultimi 2 anni aumenta il numero di persone che soffre di stress

Mentre quasi tutte le abitudini erano già state incluse nei precedenti sondaggi e possono quindi essere confrontate con i risultati passati, ‘mangiar sano’ è una nuova abitudine aggiunta. Nonostante siano trascorsi più di due anni dall’inizio della pandemia, non ci sono cambiamenti significativi rispetto agli anni precedenti nelle abitudini prese in considerazione. Tuttavia, la pandemia potrebbe aver influito sulla salute mentale. Il numero di persone che soffre di stress negli ultimi 2 anni è aumentato, seppur lievemente, passando dal 30% del 2019 al 33% del 2021.

Le donne mangiano “meglio” degli uomini, ma fanno meno esercizio fisico

Il 67% degli intervistati, in maggioranza donne, e il 67% degli europei, afferma di mantenere una sana alimentazione quotidiana, così come gli ultra 65enni (76%), e i 55-64enni (69%). In Italia il 77% afferma di seguire una dieta salutare, una delle percentuali più alte in Europa, seconda solo alla Spagna (84%). Il 40% degli intervistati globali afferma poi di fare esercizio fisico in maniera costante, un dato che conferma un trend in crescita (37% nel 2019 e 39% nel 2021). Gli uomini più delle donne (43% vs 37%), mentre gli italiani che fanno esercizio fisico (38%) sono inferiori rispetto alla media generale (40%) e a quella europea (42%).

In Italia i fumatori sono il 21%, e il 15% fa uso di alcolici

Oggi sempre più persone affermano di soffrire lo stress, soprattutto le donne (38%), chi ha redditi più bassi (37%) e gli studenti (40%). I Paesi dell’area MENA (42%) e l’Europa (35%) registrano le percentuali più alte. Il dato Italia (40%) è più alto della media europea.
A livello globale il 74% dichiara poi di non fumare o farlo occasionalmente. Gli uomini sono più fumatori delle donne (22% vs 13%), e in Italia i fumatori sono il 21%, in linea con la media europea (20%). Nonostante il consumo indiscriminato di alcolici sia associato a diverse malattie è un’abitudine ampiamente diffusa in molti Paesi, come il Giappone (46%). Gli uomini che dichiarano di bere sono quasi il doppio rispetto alle donne (20% vs 11%). In Europa lo dichiara il 20%, mentre in Italia lo afferma il 15%.

Economia

Mercato immobiliare a Milano, pesano incertezza e l’effetto smartworking

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Mercato immobiliare a Milano, pesano incertezza e l’effetto smartworking

Anche se quello milanese rimane senza dubbio uno dei più dinamici d’Italia, il mercato immobiliare all’ombra della Madonnina ha subito gli effetti dell’emergenza sanitaria come tutti gli altri. A dirlo sono i dati i dati di sintesi che emergono dalla “Rilevazione dei prezzi degli Immobili della Città Metropolitana di Milano” sul secondo semestre 2021, realizzata dalla Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, attraverso una Commissione di rilevazione composta dalle principali Associazioni di Categoria ed Ordini Professionali del settore: FIMAA Milano Lodi Monza e Brianza (Confcommercio Milano), Assimpredil ANCE, FIAIP Milano, ANAMA Milano (Confesercenti) ed ISIVI (Valutatori Immobiliari). Tra le principali criticità sembrano esserci, a detta degli operatori, il rallentamento delle trattative, l’emergente incertezza per la finanziabilità delle operazioni, l’influsso della situazione internazionale, la lievitazione dei costi di materie prime e energia, la perdita di clienti russi e ucraini.

Prezzi e tendenze

I prezzi in città sono comunque tutti in crescita. In media valgono 5.898 euro al mq gli immobili nuovi a Milano al secondo semestre 2021 e crescono di 1,1% rispetto a 5.836 euro al mq, valore del primo semestre. Era di 5.210 il dato pre Covid a fine 2019, con una crescita del 13,2% del prezzo medio degli immobili nuovi milanesi in due anni. In particolare, a fine 2021, in centro i prezzi medi sono di 10.367 euro al mq, nel settore nord di 4.548 euro al mq, nel settore est di 4.932 euro al mq, nel settore sud di 4.283 euro al mq, nel settore ovest di 5.361 euro al mq.
“Tra le conseguenze future, in uno scenario di smart living, l’impatto che lo smart working continua ad avere sul territorio si traduce non solo in nuovi modi di vivere la propria abitazione ma anche in un modo diverso di fruire di spazi esterni, servizi, trasporti, attività commerciali. Determina nuove abitudini e nuove esigenze, condiziona tutti i settori in modo trasversale. I dati del Comune di Milano dimostrano che lo smart working ha impattato sulle attività, sui trasporti e sui servizi. Con la fine auspicata dell’emergenza sanitaria ci saranno aziende che riporteranno i lavoratori in presenza ma anche altre che opteranno per l’attività mista, o totalmente in smart working: lo scenario è aperto ed offre molti motivi di riflessione che necessitano di risposte differenziate secondo le situazioni ed i contesti” cha detto Beatrice Zanolini, consigliere Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e segretario FIMAA Milano, Lodi, Monza e Brianza.

Eppure “vola”

“La Commissione Prezzi ha rilevato il mercato immobiliare del II semestre 2021 per Milano e la sua Provincia ed anche quello di Monza e di Lodi e delle loro Provincie per l’intero anno. Un mercato fortemente in rialzo che ha recuperato la stabilità del 2020 dovuto alla pandemia, ed ha sorpreso con rialzi medi che per Milano hanno superato il 6-7% trascinando un forte interesse anche sulla Provincia e riflettendosi sui mercati delle due ulteriori provincie rilevate. Anche gli affitti hanno tenuto con una parziale leggera sofferenza nel centro storico (meno 5%), ma con una ripresa significativa (5-7%) per le zone più popolate della città. Anche a Monza e Lodi gli affitti riscontrano segni positivi” conclude Andrea Marietti, vicepresidente della Commissione Prezzi immobili della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. 

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Sostenibilità in cucina, ecco cosa fare 

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Sostenibilità in cucina, ecco cosa fare 

La sostenibilità è uno dei temi più caldi e condivisi del momento, che nasce gran parte dell’opinione pubblica. D’altronde, oggi più che mai, imparare a tutelare la Terra e a ridurre il proprio impatto sul pianeta è un’autentica priorità. In tutti gli aspetti della vita quotidiana, quindi, si possono compiere piccole azioni che ci orientano verso un atteggiamento “green”, e la cucina è uno degli ambiti in cui si può fare di più. Ecco, in sintesi, cinque semplici buone abitudini per fare la differenza, suggerite dal servizio di spesa online HelloFresh e riprese da Ansa, riducendo impatto, sprechi e imballi.

On line è meglio

Effettuare la spesa online, ricevendola poi a casa, significa non utilizzare l’auto per andare al supermercato ma non solo. Acquistando i meal kit, che contengono gli ingredienti già dosati per preparare le varie ricette, si può anche eliminare lo spreco alimentare assecondando appieno una filosofia che guarda alla sostenibilità e al rispetto dell’ambiente e delle sue risorse.

Anche la cottura può essere sostenibile

Per essere più sostenibili in cucina bisogna prestare attenzione anche ai metodi di cottura che si utilizzano per preparare i vari pasti a casa. Il forno non è di certo il massimo in quanto consuma moltissima energia elettrica, dunque quando lo si accende ci si dovrebbe organizzare in modo tale da cuocere contemporaneamente più di una pietanza. In quanto ai metodi di cottura più sostenibili, ne troviamo anche di innovativi ed originali come ad esempio quello che prevede di sfruttare le temperature della lavastoviglie. In questo caso, si mettono i cibi all’interno di vasetti di vetro ben sigillati e si inseriscono nell’elettrodomestico facendo partire il classico ciclo di lavaggio. Un metodo alquanto bizzarro, ma decisamente sostenibile che conviene provare!

Si alla cera d’api no alla plastica monouso

Un altro trucco facile facile verso la sostenibilità, che rientra nelle piccole cose che tutti possono fare, è utilizzare fogli in cera d’api al posto della classica pellicola trasparente, impiegata per coprire vasetti, contenitori ed alimenti vari. Per la stessa ragione, sarebbe opportuno evitare la plastica monouso per essere realmente sostenibili in cucina: sappiamo tutti quanto questo materiale sia inquinante e difficile da riciclare. Meglio dunque non utilizzare piatti, bicchieri e stoviglie in plastica: piuttosto, se proprio occorrono accessori monouso, conviene acquistare quelli in carta o comunque ecologici.

Riutilizzare gli scarti

Infine, bisognerebbe imparare dai nostri nonni, che sapevano che nulla è da buttare. Un consiglio prezioso in cucina: si possono infatti utilizzare in mille modi gli scarti delle materie prime e in modo particolare quelli delle verdure. Si possono usare per preparare un ottimo brodo vegetale ad esempio, ma anche in molte altre preparazioni. Provare per credere.

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Tutto sulla Gen Z: il report globale di GWI

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Tutto sulla Gen Z: il report globale di GWI

L’istantanea della Gen Z di tutto il mondo, anticipata da Ansa Lifestyle, l’ha scattata l’inglese GWI, con un report basato su un campione di circa 205.000 individui nati tra il 1996 e il 2010 di 47 paesi. La generazione Z si avvicina ai 20 anni e mostra alcune caratteristiche proprie. Non sono più ragazzini e si interessano a musica (61%), cibo (53%), cinema/film (51%), cucina (50%), tecnologia (49%), viaggi (48%), gaming (47%), cibo e bevande salutari (44%), sport (41%) e scienza (41%). E tra loro dilaga l’abitudine di guardare anime e K-pop in lingua originale o inglese, anche in Italia.

Tra dating romantico e sfide green

Dichiarano di avere la mente aperta (57%), voler esplorare il mondo (55%), conoscere nuove culture (49%), sapere cosa succede nel mondo (46%) ed essere i primi a provare cose nuove (39%). Ma l’amore è un capitolo in evoluzione: il dating online perde appeal e la Gen Z sta riscrivendo le regole degli incontri online. Smistano piattaforme e siti di incontri puntando a una maggiore conoscenza e romanticismo. E l’ambiente è la loro grande sfida: il 45% di loro era più ottimista durante i lockdown e da allora sono sempre più preoccupati. Sono anche la Generazione della sostenibilità, hanno una coscienza ecologica e vogliono fare shopping più rispettoso dell’ambiente.

Salute mentale in calo, ma no all’alcol e sì a streaming e TikTok

Rispetto a ogni altra generazione la Gen Z beve meno alcol: negli States al 31% dei ventunenni non piace ubriacarsi e al 38% non piace il sapore dell’alcol. Ma solo un ragazzo su tre parla delle sue difficoltà psicologiche in famiglia, e i problemi di salute mentale continuano a crescere di anno in anno (+30% tra il 2018 e il 2021). Per loro comunque è tempo di TikTok. Fuori dalla Cina l’amore per l’App ByteDance (di proprietà di TikTok) è salito del 47 % nel 2020 e ancora sta crescendo. Instagram si usa di più per condividere foto e video e trovare informazioni su prodotti e brand. La Generazione Z è la prima inoltre a guardare più TV online: nel primo trimestre 2021 spende in media un’ora e mezza al giorno a guardare trasmissioni in streaming.

Dal K-pop coreano agli investimenti finanziari

Mentre le altre generazioni ascoltano musica che corrisponde al decennio in cui sono cresciute, la Gen Z ha rotto anche questa regola. L’hip-hop è il suo genere preferito, e le sue scelte si modellano sui gusti dei coetanei. Dallo scambio culturale, in Europa e USA è esploso l’amore per il K-pop coreano. Quasi 4 ragazzi della Gen Z su 10 però lavorano e si descrivono ambiziosi (40%), avventurosi (42%) e sicuri di sé (47%). Avere successo o essere finanziariamente sicuri sono in cima alla lista dei loro valori e l’elenco dei 30 under 30 più ricchi di Forbes si è infoltito. Inoltre, chi tra loro investe aumenta. Attratti principalmente da fondi, azioni e criptovalute, dal quarto trimestre 2020 il numero di chi possiede risparmi/investimenti è aumentato del 27%.

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Meta investe sull’AI e testa un traduttore vocale universale

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Meta investe sull’AI e testa un traduttore vocale universale

“La capacità di comunicare con chiunque in qualsiasi lingua: è una superpotenza che le persone hanno sempre sognato e l’AI ce la consegnerà nel corso della nostra vita”, ha affermato Mark Zuckerberg, ceo di Meta, durante l’evento in streaming dal titolo Meta Inside the Lab: Costruire il metaverso con l’AI.
Si tratta di un nuovo ambizioso progetto di ricerca sull’Intelligenza artificiale, questa volta, per creare un software di traduzione che funzioni per ‘tutti nel mondo’. In pratica, un traduttore vocale universale basato sull’AI. L’annuncio di Meta, l’azienda sotto il cui cappello ci sono Facebook, Instagram, Oculus e WhatsApp, è avvenuto nel corso dell’evento focalizzato sull’ampia gamma di vantaggi offerti al metaverso dall’Intelligenza artificiale.

Due nuovi progetti, No Language Left Behind e Universal Speech Translator

L’azienda ha affermato inoltre che sebbene le lingue più comunemente parlate, come inglese, mandarino e spagnolo, siano ben gestite dagli attuali strumenti di traduzione, circa il 20% della popolazione mondiale non parla lingue coperte da questi sistemi. Per questo motivo vuole superare queste difficoltà implementando nuove tecniche di apprendimento automatico in due aree specifiche. Il primo progetto si chiama No Language Left Behind, e si concentrerà sulla creazione di modelli di Intelligenza artificiale in grado di imparare a tradurre la lingua utilizzando meno esempi. Il secondo, Universal Speech Translator, mirerà a costruire sistemi che traducano direttamente il parlato in tempo reale da una lingua all’altra, senza la necessità di un componente scritto che funga da intermediario.

Eliminare le barriere linguistiche

“L’eliminazione delle barriere linguistiche sarebbe profonda, consentendo a miliardi di persone di accedere alle informazioni online nella loro lingua madre o preferita”, hanno spiegato i ricercatori nel corso dell’evento, non fissando però una data per il completamento dei progetti, riporta Ansa.
Più in generale, Meta sta lavorando sulla ricerca avanzata in ambito AI per consentire alle persone di avere “conversazioni più naturali con gli assistenti vocali” e tra di loro, ha spiegato Mark Zuckerberg durante l’evento. Zuckerberg ha infatti anche presentato il progetto CAIRaoke, ovvero “un modello neurale completamente end-to-end per la costruzione di assistenti sui device”.

Puntare sull’apprendimento automatico

Il “traduttore universale istantaneo, parola per parola” consentirebbe quindi traduzioni da linguaggio a linguaggio in tempo reale, riferisce Agi. “Man mano che avanziamo in questa tecnologia, sarete in grado di creare mondi da esplorare e condividere esperienze con gli altri, solo con la vostra voce”, ha aggiunto Zuckerberg.
Non è tutto: Meta sta lavorando anche un’Intelligenza artificiale in grado di interpretare e prevedere i tipi di interazioni che si potranno verificare nel metaverso, puntando sull’apprendimento automatico. L’Ai riceverebbe quindi dati grezzi invece che essere addestrata su molti dati pre calssificati. Per farlo, Zuckerberg ha riunito “un consorzio globale di 13 università e laboratori per lavorare sul più grande set di dati egocentrici”. Il progetto è chiamato Ego4D.

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I cinque cambiamenti in atto nella società e nel mondo delle imprese

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I cinque cambiamenti in atto nella società e nel mondo delle imprese

Quali sono i cambiamenti in atto nella società, a livello culturale, lavorativo, tecnologico, a cui assisteremo nel 2022? Certo, dopo due anni di pandemia è davvero irrealistico anche solo pensare che le cose possano rimanere immutate. Per rispondere ad alcuni di questi quesiti, arriva il rapporto annuale Fjord Trends di Accenture Interactive. Un rapporto che esplora i nuovi modelli operativi delle imprese, partendo dalle relazioni delle persone con il lavoro, il consumo, la tecnologia e il pianeta. Giunta alla 15esima edizione, l’analisi fornisce una guida pratica a quelle aziende che cercano di fornire valore e rilevanza ai loro clienti, dipendenti e alla società. I nuovi comportamenti identificati nel corso dell’analisi stimoleranno le aziende a ripensare il loro approccio al design, all’innovazione e alla crescita, come conseguenza dei cambiamenti nelle aspettative e nella mentalità dei dipendenti, della discontinuità nella catena logistica e dell’emergere di nuovi ambienti virtuali, come il metaverso.

Cambiamenti e grandi opportunità

“Le decisioni che le aziende prenderanno nel prossimo futuro potrebbero avere un impatto ancora più rilevante che in passato sul nostro mondo, modificando le relazioni tra le persone e i loro cari, i colleghi, la società e i luoghi dove viviamo” ha dichiarato Fabio Sergio, Head of Design Accenture Interactive e Co-Lead Fjord in Europa. “Ci aspettano grandi cambiamenti, che come sempre portano incertezze e nuovi equilibri, ma anche grandi opportunità per le imprese che vogliano imbastire relazioni positive e creare valore per le persone e il nostro pianeta”. A questo proposito, il rapporto ha individuato cinque comportamenti umani e trend destinati a influenzare la società, la cultura e le imprese.

I cinque trend dell’anno

L’analisi ha messo in luce in particolare cinque trend che caratterizzeranno l’anno da poco iniziato. Il primo è il crescente senso di autonomia che sta influenzando il modo in cui le stesse lavorano, si relazionano con gli altri e consumano. Le persone stanno mettendo in discussione ciò che sono e ciò che conta per loro. Il crescente individualismo sotteso ad una mentalità improntata al “prima io e poi noi” ha profonde implicazioni per le organizzazioni in relazione ai modi in cui queste guidano i loro dipendenti, formulano una nuova employee value proposition e gestiscono le relazioni azienda-cliente. Il secondo è la fine dell’idea di abbondanza così come l’abbiamo avuta fino ad ora, basata cioè su disponibilità, comodità e rapidità dei beni di consumo: nasce   una maggiore coscienza ambientalista. Le imprese devono affrontare l’ansia da disponibilità che ha attanagliato molte persone in tutto il mondo. Terzo, il metaverso: sarà una nuova frontiera di internet su cui convergeranno tutti i livelli esistenti di informazioni, interfacce e spazi attraverso i quali le persone interagiscono. È un luogo in cui si potranno generare profitti, creare nuove opportunità lavorative e offrire infinite possibilità alle persone di contribuire alla costruzione o evoluzione dei brand. Il metaverso non esisterà solo attraverso schermi e cuffie ma includerà anche esperienze e luoghi del mondo reale in dialogo con il mondo digitale. Quarto, la verità: le persone si aspettano di avere risposte alle loro domande semplicemente premendo un pulsante o attraverso un breve scambio con un assistente vocale. Il fatto che sia così facile e immediato implica che le persone facciano più domande. Per i marchi, la serie di domande dei clienti e il numero di canali per porle sono in costante crescita. Infine, quinto e ultimo punto, la cura: l’anno passato, l’assistenza agli altri e la cura di sé, hanno assunto un ruolo primario dal punto di vista dei servizi e dei canali per fornire assistenza, sia digitali che fisici. Tale responsabilità continuerà ad avere la priorità nelle nostre vite. Una tendenza che sta creando opportunità e sfide per i datori di lavoro e i brand, che devono ora stabilire come integrare l’assistenza nelle relazioni con i dipendenti, i clienti e la società in generale.

Economia

Nel secondo anno di pandemia aumenta lo spreco di cibo: +15% 

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Nel secondo anno di pandemia aumenta lo spreco di cibo: +15% 

Nella spazzatura gettiamo in media 595,3 grammi di cibo pro capite a settimana, ovvero 30,956 kg annui: circa il 15% in più del 2021, quando erano 529 grammi settimanali. Un dato accentuato al Sud (+18% rispetto alla media nazionale) e per le famiglie senza figli (+12%). Insomma, nelle case degli italiani torna a crescere lo spreco di cibo, interrompendo un trend positivo iniziato nel 2019. Si tratta di dati in controtendenza con l’ultimo biennio. Lo attesta il rapporto Il caso Italia 2022 di Waste Watcher International monitorato da Ipsos. 

Quanto vale buttare il cibo? 

Lo spreco del cibo nelle nostre case vale complessivamente 7,37 miliardi di euro, corrispondente allo sperpero annuale di 1.866.000 tonnellate. Se includiamo anche lo spreco alimentare di filiera (5.164.928 tonnellate), arriviamo a uno spreco nazionale di quasi 10 miliardi e mezzo.
“La tendenza a una diminuzione dello spreco alimentare domestico, che a livello nazionale e globale gioca la parte del leone, con un’incidenza del 60-70% sulla filiera campo-tavola, ha interrotto sensibilmente il suo slancio positivo con il ritorno alla vita sociale – spiega l’agroeconomista Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero e della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare -. Una battuta di arresto che si spiega in parte per la ripresa del consumo extra-domestico – aggiunge Segrè – e in parte per la difficoltà generale delle condizioni di vita dell’ultimo anno”.

Frutta, cipolle, tuberi e pane i più gettati

L’indagine spiega che nella hit degli alimenti più spesso sprecati svettano la frutta fresca (27%), cipolle aglio e tuberi (17%), pane fresco (16%), verdure (16%) e insalata (15%).
“L’Italia – continua Segrè – resta comunque la nazione più virtuosa nel ‘G8 dello spreco’, che vede i russi a quota 672 grammi settimanali, gli spagnoli a 836 grammi, i cittadini inglesi a 949, i tedeschi a 1081, i canadesi a 1144, i cinesi a 1153 e in fondo i cittadini statunitensi, che ‘auto-denunciano’ lo spreco di 1453 grammi di cibo settimanali. Tuttavia, guardando anche alla tipologia dei prodotti che sprechiamo, è evidente che dobbiamo fare ancora molta strada per ridurre lo spreco e migliorare la nostra dieta alimentare”.

Una perdita di denaro che nuoce all’ambiente

“La via maestra resta dunque quella di una svolta culturale che sostenga l’adozione e la replica delle buone pratiche nel nostro quotidiano, dall’acquisto del cibo alla sua gestione e fruizione – sottolinea Segrè -. Per questo rilanciamo la proposta di mettere al centro dei programmi di educazione civica, nelle scuole, i temi dell’educazione alimentare e ambientale”. Ma quali sono gli effetti negativi dello spreco secondo i consumatori italiani? Al top, lo spreco di denaro, vissuto come aspetto più grave da oltre 8 italiani su 10 (83%). C’è poi l’effetto diseducativo sui giovani (83%), l’immoralità intrinseca dello spreco alimentare (80%) e delle risorse (78%), e l’inquinamento ambientale (76%).