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Economia

Millennials e lavoro: più fiducia nel futuro

Posted by Valentina Beretta on
Millennials e lavoro: più fiducia nel futuro

I millennials hanno fiducia nel futuro, sono capaci di adattarsi rapidamente a innovazioni e cambiamenti, e sanno cogliere tutte le opportunità della Gig Economy. Soprattutto per quanto riguarda il futuro del mondo del lavoro.

La conferma arriva dal report pubblicato da CornerJob, l’app per il mobile recruitment, basato sui risultati di una ricerca condotta a giugno 2018 su 1,2 milioni di utenti di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Secondo i risultati della ricerca infatti, nonostante l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) registri negli ultimi cinque anni un calo del 53% circa nelle retribuzioni dei lavoratori, il 74% degli intervistati è convinto che il mercato del lavoro cambierà in meglio.

Mobile recruiting e soft skills: come trovare un’occupazione stimolante

I giovani del terzo millennio concepiscono il lavoro come un naturale proseguimento del percorso iniziato tra i banchi di scuola. Al punto che per il 65% degli intervistati l’esperienza aziendale viene anteposta al conseguimento di un diploma universitario. E poiché il loro l’habitat naturale è digitale, riporta Adnkronos, il 77% si affida al mobile recruiting per la ricerca di un impiego. Il modo più diretto e concreto di cercare un’occupazione. L’85% degli intervistati, poi, privilegia un ambiente di lavoro stimolante a condizioni retributive vantaggiose. E, in generale, pensa che le soft skills contino quanto le competenze tecniche.

Qualcosa (non) è cambiato

Se la stabilità economica e la crescita professionale restano due priorità (52%), per i millennials queste non sono necessariamente legate all’esigenza di formare un nucleo familiare (obiettivo per il 10% degli intervistati). E nonostante siano abituati all’idea di un probabile nomadismo professionale, il 72% dichiara di voler restare nella stessa azienda per più di cinque anni. Tanto che il job hopping (cambiare lavoro più o meno ogni sei mesi) interessa solo al 14% degli intervistati. Insomma, pur tenendo in considerazione valori come work-life balance, flessibilità e smart working, i millennials cercano un contratto full-time (63%).

Recuperare i valori del passato adattandoli alla grammatica contemporanea

La popolazione che entro il 2020 rappresenterà più della metà della forza lavoro a livello globale non ha rinunciato al sogno rivoluzionario della cultura digitale iper-connessa e always-on. Ma ha ben compreso che il quadro socioeconomico si sta evolvendo a una velocità diversa da quella prevista.

Consapevoli e inclini alle trasformazioni, i millennials non si perdono d’animo, e non hanno paura di cambiare idea. Anche se ciò potrebbe significare recuperare, pur rileggendoli con la grammatica contemporanea, alcuni valori chiave della generazione che li ha preceduti.

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Economia

Il trasporto aereo fa volare l’economia mondiale

Posted by Valentina Beretta on
Il trasporto aereo fa volare l’economia mondiale

Un giro d’affari di 2.700 miliardi di dollari, pari al 3,6% dell’intera economia mondiale. Sono i numeri del trasporto aereo, un settore che fa volare l’economia globale. Lo ha reso noto la Iata, l’Associazione internazionale del trasporto aereo, in un rapporto dal titolo Aviazione: benefici oltre i confini.

Il report analizza l’importanza del trasporto aereo nella società civile, e affronta l’impatto economico, sociale e ambientale dell’industria a livello globale.

“Pensiamo a come i progressi nel trasporto aereo  hanno cambiato il modo in cui le persone e le imprese siano collegate tra loro – commenta Michael Gill, direttore esecutivo Iata -. Gli obiettivi raggiunti sono straordinari. Più gente in più parti del mondo di quanto mai sia stato in precedenza si avvantaggia di poter viaggiare rapidamente e in sicurezza”.

Due scenari possibili per la crescita del settore

Il rapporto prende in esame due scenari possibili per la crescita complessiva del settore. Nel caso di un approccio improntato al libero scambio Iata prevede che per il 2036 la crescita porterebbe il numero dei posti di lavoro a 97,8 milioni, per un giro d’affari di 5.700 miliardi di dollari. Nel caso in cui invece prevalessero le spinte politiche isolazioniste ci sarebbero 12 milioni di posti di lavoro in meno, e il calo del giro d’affari sarebbe pari a 1.200 miliardi di dollari, riporta Askanews.

Nel 2017 le tariffe aeree sono scese del 90% rispetto al 1950

Altri dati contenuti nel rapporto evidenziano che il trasporto aereo movimenta il 35% del commercio mondiale in valore (6.000 miliardi di dollari nel 2017), ma meno dell’15% in volume (62 milioni di tonnellate nel 2017). Sempre nel 2017 le tariffe aeree, in valore attualizzato, erano il 90% più basse rispetto a quelle del 1950, e ciò ha permesso l’accesso ai viaggi aerei a un numero di persone molto più elevato. Tanto che oggi il 57% dei turisti di tutto il mondo raggiunge le proprie destinazioni in aereo.

I lavoratori del settore sono 4,4 volte più produttivi

A livello mondiale, si legge ancora nel report di Iata, sono operative 1.303 compagnie aeree che in totale dispongono di 31.717 aerei, attivi su 45.091 rotte fra nazionali e internazionali. Gli aeroporti in tutto il mondo sono 3.759, e gli enti di assistenza al volo 170. Quanto al numero di posti di lavoro, a livello mondiale il settore ne conta 65,5 milioni, di cui10 milioni in maniera diretta.

Non è tutto, perché la produttività dei lavoratori del trasporto aereo è in media 4,4 volte superiore a quella degli altri settori industriali.

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Economia

Se la ripresa italiana perde slancio il 2019 sarà al ribasso

Posted by Valentina Beretta on
Se la ripresa italiana perde slancio il 2019 sarà al ribasso

Le stime dei modelli di breve periodo dell’Ufficio parlamentare di bilancio, segnalano un rallentamento dell’attività economica, che si potrebbe protrarre nel corso dell’estate, determinando un lieve peggioramento delle previsioni di crescita per l’anno in corso. E, in considerazione del minor effetto di trascinamento, influenzando anche i risultati del 2019. L’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) conferma il cambio di marcia del Paese. E come si legge nella nota sulla congiuntura a luglio, questa inversione di tendenza, seppure in linea con l’andamento delle maggiori economie avanzate, fa sì che la ripresa economica in Italia abbia “parzialmente perso slancio”, e rischi di avere un ”effetto trascinamento” anche sul 2019.

Nel primo trimestre 2018 buon andamento dei consumi ma calo di investimenti

Nella media del 2018, l’espansione del Pil si attesterebbe all’1,3%, lievemente al di sotto della previsione Upb dello scorso maggio, che risultavano pari all’1,4%. Per effetto della minor crescita acquisita poi anche l’incremento previsto per il 2019 registrerebbe una correzione al ribasso, con una crescita del Pil di poco superiore all’1%, riferisce Adnkronos.

Nei primi mesi dell’anno, osserva ancora la nota dell’Upb, ”a un buon andamento dei consumi ha fatto riscontro quello negativo di investimenti ed esportazioni”. Nonostante un leggero calo del potere di acquisto delle famiglie (0,2% nel primo trimestre) la dinamica dei consumi ha registrato però un recupero nel primo trimestre dell’anno (0,4% in termini congiunturali).

Una battuta d’arresto che riassorbe i progressi conseguiti nel 2017

Questo andamento positivo nei consumi, aggiunge l’Upb, ”ha beneficiato del clima di fiducia delle famiglie e delle dinamiche occupazionali, che consolidandosi potrebbero continuare a sostenere nel breve termine i piani di spesa delle famiglie”.

Nei primi tre mesi dell’anno, inoltre, la dinamica congiunturale dell’accumulazione del capitale ha subito una battuta d’arresto dell’1,4%, riassorbendo quindi parte dei progressi conseguiti nel 2017.

L’export italiano cala del 2,1%

A pesare sulle decisioni di investimento, secondo l’Upb, ”ha verosimilmente influito l’incertezza relativa al prolungamento per quest’anno delle agevolazioni fiscali per l’acquisto di impianti e macchinari, in contrazione del 2,4% nei primi tre mesi del 2018”.

Inoltre, sottolinea l’Ufficio parlamentare di bilancio, “le prospettive di breve termine, secondo le più recenti indagini sugli ordini dall’estero, restano deboli”. È risultato negativo infatti anche l’apporto all’attività economica da parte degli scambi con l’estero. Nel primo trimestre del 2018 il volume delle esportazioni, che risultava in crescita dalla metà del 2016, ha scontato un calo del 2,1 %.

 

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