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I gamers amano il metaverso: un’opportunità anche per i brand

Posted by Valentina Beretta on
I gamers amano il metaverso: un’opportunità anche per i brand

Si intitola “The Metaverse: A View from Inside” lo studio di Razorfish condotto con VICE Media Group che ha intervistato 1.000 giocatori negli Stati Uniti per esplorare i loro atteggiamenti e comportamenti nel nuovo mondo 3D. I risultati sono davvero sorprendenti, e rivelano uno scenario potenzialmente interessantissimo anche per i brand che sapranno cogliere tutte le opportunità del metaverso.

Il doppio del tempo per le interazioni online rispetto a quelle reali

Secondo lo studio, riferisce Ansa, la Gen Z spende il doppio del tempo in interazioni sociali online rispetto a quelle nel mondo reale, con 12,2 ore alla settimana dedicate ai video giochi contro le 6,6 ore trascorse con gli amici lontano da uno schermo. Tra i gamer, il 52 per cento dice che vorrebbe provare a guadagnare denaro nel metaverso, e il 33 per cento vorrebbe costruirsi una carriera virtuale. Nei prossimi cinque anni il 20 per cento delle spese della Gen Z saranno in oggetti immateriali online, con la spesa media annuale che si attesterà intorno ai 50 dollari ciascuno. Il 33 per cento degli intervistati vorrebbe dei negozi monomarca di brand famosi nel metaverso, e il 30 per cento vorrebbe che le loro firme preferite creassero skin e oggetti per gli avatar.

Liberi di esprimersi nel mondo virtuale

Tra le parole di tendenza del 2022, il metaverso è ormai una realtà per i giovani della Gen Z e per i gamers in particolare. In effetti, il 57% dei giocatori della Generazione Z sente di essere in grado di esprimersi in modo più aperto nei confronti degli altri in un gioco rispetto alla vita reale. Il metaverso influisce sul modo in cui i giocatori della Generazione Z pensano, socializzano e consumano ogni giorno. Lo studio rileva inoltre che i giocatori della Generazione Z considerano il metaverso in modo sostanziale e, più specificamente, in questa realtà alternativa sono maggiormente coinvolti nel rapporto con i brand.

Un potente antistress

Il 77 per cento gioca soprattutto per alleviare lo stress e l’ansia, e il 47 per cento è curioso del metaverso per conoscere nuove persone, mentre il 33 vorrebbe costruire una carriera virtuale. Il 63 per cento è preoccupato per la privacy dei dati nel nuovo territorio virtuale, meno rispetto ad altre fasce di età: nel caso dei Millennial siamo al 66 per cento, il 70 per la Gen X. 

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Tutto sulla Gen Z: il report globale di GWI

Posted by Valentina Beretta on
Tutto sulla Gen Z: il report globale di GWI

L’istantanea della Gen Z di tutto il mondo, anticipata da Ansa Lifestyle, l’ha scattata l’inglese GWI, con un report basato su un campione di circa 205.000 individui nati tra il 1996 e il 2010 di 47 paesi. La generazione Z si avvicina ai 20 anni e mostra alcune caratteristiche proprie. Non sono più ragazzini e si interessano a musica (61%), cibo (53%), cinema/film (51%), cucina (50%), tecnologia (49%), viaggi (48%), gaming (47%), cibo e bevande salutari (44%), sport (41%) e scienza (41%). E tra loro dilaga l’abitudine di guardare anime e K-pop in lingua originale o inglese, anche in Italia.

Tra dating romantico e sfide green

Dichiarano di avere la mente aperta (57%), voler esplorare il mondo (55%), conoscere nuove culture (49%), sapere cosa succede nel mondo (46%) ed essere i primi a provare cose nuove (39%). Ma l’amore è un capitolo in evoluzione: il dating online perde appeal e la Gen Z sta riscrivendo le regole degli incontri online. Smistano piattaforme e siti di incontri puntando a una maggiore conoscenza e romanticismo. E l’ambiente è la loro grande sfida: il 45% di loro era più ottimista durante i lockdown e da allora sono sempre più preoccupati. Sono anche la Generazione della sostenibilità, hanno una coscienza ecologica e vogliono fare shopping più rispettoso dell’ambiente.

Salute mentale in calo, ma no all’alcol e sì a streaming e TikTok

Rispetto a ogni altra generazione la Gen Z beve meno alcol: negli States al 31% dei ventunenni non piace ubriacarsi e al 38% non piace il sapore dell’alcol. Ma solo un ragazzo su tre parla delle sue difficoltà psicologiche in famiglia, e i problemi di salute mentale continuano a crescere di anno in anno (+30% tra il 2018 e il 2021). Per loro comunque è tempo di TikTok. Fuori dalla Cina l’amore per l’App ByteDance (di proprietà di TikTok) è salito del 47 % nel 2020 e ancora sta crescendo. Instagram si usa di più per condividere foto e video e trovare informazioni su prodotti e brand. La Generazione Z è la prima inoltre a guardare più TV online: nel primo trimestre 2021 spende in media un’ora e mezza al giorno a guardare trasmissioni in streaming.

Dal K-pop coreano agli investimenti finanziari

Mentre le altre generazioni ascoltano musica che corrisponde al decennio in cui sono cresciute, la Gen Z ha rotto anche questa regola. L’hip-hop è il suo genere preferito, e le sue scelte si modellano sui gusti dei coetanei. Dallo scambio culturale, in Europa e USA è esploso l’amore per il K-pop coreano. Quasi 4 ragazzi della Gen Z su 10 però lavorano e si descrivono ambiziosi (40%), avventurosi (42%) e sicuri di sé (47%). Avere successo o essere finanziariamente sicuri sono in cima alla lista dei loro valori e l’elenco dei 30 under 30 più ricchi di Forbes si è infoltito. Inoltre, chi tra loro investe aumenta. Attratti principalmente da fondi, azioni e criptovalute, dal quarto trimestre 2020 il numero di chi possiede risparmi/investimenti è aumentato del 27%.

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Meta investe sull’AI e testa un traduttore vocale universale

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Meta investe sull’AI e testa un traduttore vocale universale

“La capacità di comunicare con chiunque in qualsiasi lingua: è una superpotenza che le persone hanno sempre sognato e l’AI ce la consegnerà nel corso della nostra vita”, ha affermato Mark Zuckerberg, ceo di Meta, durante l’evento in streaming dal titolo Meta Inside the Lab: Costruire il metaverso con l’AI.
Si tratta di un nuovo ambizioso progetto di ricerca sull’Intelligenza artificiale, questa volta, per creare un software di traduzione che funzioni per ‘tutti nel mondo’. In pratica, un traduttore vocale universale basato sull’AI. L’annuncio di Meta, l’azienda sotto il cui cappello ci sono Facebook, Instagram, Oculus e WhatsApp, è avvenuto nel corso dell’evento focalizzato sull’ampia gamma di vantaggi offerti al metaverso dall’Intelligenza artificiale.

Due nuovi progetti, No Language Left Behind e Universal Speech Translator

L’azienda ha affermato inoltre che sebbene le lingue più comunemente parlate, come inglese, mandarino e spagnolo, siano ben gestite dagli attuali strumenti di traduzione, circa il 20% della popolazione mondiale non parla lingue coperte da questi sistemi. Per questo motivo vuole superare queste difficoltà implementando nuove tecniche di apprendimento automatico in due aree specifiche. Il primo progetto si chiama No Language Left Behind, e si concentrerà sulla creazione di modelli di Intelligenza artificiale in grado di imparare a tradurre la lingua utilizzando meno esempi. Il secondo, Universal Speech Translator, mirerà a costruire sistemi che traducano direttamente il parlato in tempo reale da una lingua all’altra, senza la necessità di un componente scritto che funga da intermediario.

Eliminare le barriere linguistiche

“L’eliminazione delle barriere linguistiche sarebbe profonda, consentendo a miliardi di persone di accedere alle informazioni online nella loro lingua madre o preferita”, hanno spiegato i ricercatori nel corso dell’evento, non fissando però una data per il completamento dei progetti, riporta Ansa.
Più in generale, Meta sta lavorando sulla ricerca avanzata in ambito AI per consentire alle persone di avere “conversazioni più naturali con gli assistenti vocali” e tra di loro, ha spiegato Mark Zuckerberg durante l’evento. Zuckerberg ha infatti anche presentato il progetto CAIRaoke, ovvero “un modello neurale completamente end-to-end per la costruzione di assistenti sui device”.

Puntare sull’apprendimento automatico

Il “traduttore universale istantaneo, parola per parola” consentirebbe quindi traduzioni da linguaggio a linguaggio in tempo reale, riferisce Agi. “Man mano che avanziamo in questa tecnologia, sarete in grado di creare mondi da esplorare e condividere esperienze con gli altri, solo con la vostra voce”, ha aggiunto Zuckerberg.
Non è tutto: Meta sta lavorando anche un’Intelligenza artificiale in grado di interpretare e prevedere i tipi di interazioni che si potranno verificare nel metaverso, puntando sull’apprendimento automatico. L’Ai riceverebbe quindi dati grezzi invece che essere addestrata su molti dati pre calssificati. Per farlo, Zuckerberg ha riunito “un consorzio globale di 13 università e laboratori per lavorare sul più grande set di dati egocentrici”. Il progetto è chiamato Ego4D.

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I cinque cambiamenti in atto nella società e nel mondo delle imprese

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I cinque cambiamenti in atto nella società e nel mondo delle imprese

Quali sono i cambiamenti in atto nella società, a livello culturale, lavorativo, tecnologico, a cui assisteremo nel 2022? Certo, dopo due anni di pandemia è davvero irrealistico anche solo pensare che le cose possano rimanere immutate. Per rispondere ad alcuni di questi quesiti, arriva il rapporto annuale Fjord Trends di Accenture Interactive. Un rapporto che esplora i nuovi modelli operativi delle imprese, partendo dalle relazioni delle persone con il lavoro, il consumo, la tecnologia e il pianeta. Giunta alla 15esima edizione, l’analisi fornisce una guida pratica a quelle aziende che cercano di fornire valore e rilevanza ai loro clienti, dipendenti e alla società. I nuovi comportamenti identificati nel corso dell’analisi stimoleranno le aziende a ripensare il loro approccio al design, all’innovazione e alla crescita, come conseguenza dei cambiamenti nelle aspettative e nella mentalità dei dipendenti, della discontinuità nella catena logistica e dell’emergere di nuovi ambienti virtuali, come il metaverso.

Cambiamenti e grandi opportunità

“Le decisioni che le aziende prenderanno nel prossimo futuro potrebbero avere un impatto ancora più rilevante che in passato sul nostro mondo, modificando le relazioni tra le persone e i loro cari, i colleghi, la società e i luoghi dove viviamo” ha dichiarato Fabio Sergio, Head of Design Accenture Interactive e Co-Lead Fjord in Europa. “Ci aspettano grandi cambiamenti, che come sempre portano incertezze e nuovi equilibri, ma anche grandi opportunità per le imprese che vogliano imbastire relazioni positive e creare valore per le persone e il nostro pianeta”. A questo proposito, il rapporto ha individuato cinque comportamenti umani e trend destinati a influenzare la società, la cultura e le imprese.

I cinque trend dell’anno

L’analisi ha messo in luce in particolare cinque trend che caratterizzeranno l’anno da poco iniziato. Il primo è il crescente senso di autonomia che sta influenzando il modo in cui le stesse lavorano, si relazionano con gli altri e consumano. Le persone stanno mettendo in discussione ciò che sono e ciò che conta per loro. Il crescente individualismo sotteso ad una mentalità improntata al “prima io e poi noi” ha profonde implicazioni per le organizzazioni in relazione ai modi in cui queste guidano i loro dipendenti, formulano una nuova employee value proposition e gestiscono le relazioni azienda-cliente. Il secondo è la fine dell’idea di abbondanza così come l’abbiamo avuta fino ad ora, basata cioè su disponibilità, comodità e rapidità dei beni di consumo: nasce   una maggiore coscienza ambientalista. Le imprese devono affrontare l’ansia da disponibilità che ha attanagliato molte persone in tutto il mondo. Terzo, il metaverso: sarà una nuova frontiera di internet su cui convergeranno tutti i livelli esistenti di informazioni, interfacce e spazi attraverso i quali le persone interagiscono. È un luogo in cui si potranno generare profitti, creare nuove opportunità lavorative e offrire infinite possibilità alle persone di contribuire alla costruzione o evoluzione dei brand. Il metaverso non esisterà solo attraverso schermi e cuffie ma includerà anche esperienze e luoghi del mondo reale in dialogo con il mondo digitale. Quarto, la verità: le persone si aspettano di avere risposte alle loro domande semplicemente premendo un pulsante o attraverso un breve scambio con un assistente vocale. Il fatto che sia così facile e immediato implica che le persone facciano più domande. Per i marchi, la serie di domande dei clienti e il numero di canali per porle sono in costante crescita. Infine, quinto e ultimo punto, la cura: l’anno passato, l’assistenza agli altri e la cura di sé, hanno assunto un ruolo primario dal punto di vista dei servizi e dei canali per fornire assistenza, sia digitali che fisici. Tale responsabilità continuerà ad avere la priorità nelle nostre vite. Una tendenza che sta creando opportunità e sfide per i datori di lavoro e i brand, che devono ora stabilire come integrare l’assistenza nelle relazioni con i dipendenti, i clienti e la società in generale.

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La tecnologia facilita la qualità della vita: i trend digitali del futuro

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La tecnologia facilita la qualità della vita: i trend digitali del futuro

Samsung Electronics Italia celebra i suoi 30 anni in Italia, e per l’occasione rilascia i dati di una ricerca condotta in collaborazione con il Politecnico di Milano. Obiettivo, delineare le tendenze e gli scenari digitali del futuro connessi alle aspettative degli italiani nei confronti delle aziende tecnologiche e delle loro innovazioni. E sviluppo sostenibile, miglioramento della qualità della vita e remotizzazione sono i macro-trend emersi dalla ricerca. Tecnologia, quindi, come facilitatore per la qualità di vita delle persone e come mezzo prezioso per migliorare il mondo in cui viviamo, rendendolo più sostenibile, sicuro, accessibile ed equo. Questo è il potenziale che gli italiani attribuiscono all’innovazione, sempre più centrata sull’uomo e capace di supportare e spingere il progresso sociale. 

Il digitale contribuisce a ridurre l’impatto ambientale

Secondo la ricerca il 62% degli italiani pensa che il digitale possa contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale, il 49% lo reputa motore di progresso sociale e il 47% strumento per la promozione di una società più equa e inclusiva. La smart home è il luogo da dove partire per ridurre il proprio impatto sull’ambiente: il 54% associa la casa intelligente alla possibilità di controllare e ridurre i consumi. Ma la sostenibilità è anche tra le caratteristiche della città intelligente: la smart city deve rispecchiare l’idea di un luogo sostenibile nel rispetto del pianeta e delle esigenze del singolo (48%). L’87% degli intervistati è inoltre fiducioso nell’impatto positivo della tecnologia sulla qualità dell’istruzione, e il 30% immagina che la realtà aumentata consentirà di seguire lezioni in aula o da remoto completamente immersive e interattive. 

Dispositivi per la salute e sicurezza della smart city

Le nuove tecnologie sono sempre più associate al miglioramento delle aspettative di vita. La diffusione di dispositivi per la salute risulta essere il fattore più interessante per il 58% degli italiani, mentre la sicurezza è una delle principali caratteristiche cercate dagli intervistati nella casa del futuro (46%). Non è tutto. La sicurezza si conferma fra le tematiche più sentite dagli italiani anche nel contesto cittadino. In una smart city, la presenza di tecnologie per il monitoraggio di situazioni di pericolo e telecamere intelligenti per il rilevamento di situazioni pericolose sono ritenute interessanti da rispettivamente l’81% e il 76% degli intervistati.

Remotizzazione e casa intelligente

Se prima dell’emergenza sanitaria la tendenza alla remotizzazione riguardava prevalentemente il mondo dell’impresa ora il concetto si è esteso. Remotizzazione infatti viene associato sempre più spesso anche alla casa intelligente. Secondo il 34% degli italiani smart home significa poter aver il controllo della propria abitazione da qualsiasi luogo, e per il 65% la tecnologia attuale è già in grado, o sarà entro i prossimi 5 anni, di rendere un’abitazione totalmente autonoma e domotica. Ma per migliorare la qualità della vita è necessario che le aziende tecnologiche mettano al centro della propria strategia la sostenibilità, la formazione e una maggiore accessibilità della tecnologia. Questo è ritenuto cruciale, rispettivamente dal 54%, 27% e 19% degli intervistati.

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Estate 2021, la rivincita della campagna e degli agriturismi

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Estate 2021, la rivincita della campagna e degli agriturismi

L’estate 2021 sarà ricordata per la ripresa dei viaggi e delle vacanze, ma soprattutto per il successo degli agriturismi. Anche se le limitazioni sono state allentate, i turisti – sia italiani sia stranieri – hanno comunque privilegiato formule di soggiorno che mettevano in primo piano la sicurezza e il distanziamento, senza per questo rinunciare alla bellezza e alla possibilità di vivere esperienze inedite. Da qui, il vero e proprio boom delle location rurali con gli ampi spazi, i ritmi, il contatto con la natura, le atmosfere familiari ed il buon cibo. “Tocca ora riuscire a cogliere questa opportunità contribuendo, con le nostre offerte uniche, alla promozione dei territori rurali, una ricchezza nazionale da valorizzare di più” ha detto Augusto Congionti, presidente di Agriturist, facendo un bilancio dell’estate e delineando le prospettive per il settore.

Stagione da record

In base ai dati registrati, è evidente che la stagione 2021 è stata decisamente migliore dello scorso anno e, spesso, addirittura meglio del 2019 e le presenze hanno tenuto anche per tutto settembre. A seguito della pandemia, sottolinea l’associazione che riunisce le aziende agrituristiche di Confagricoltura, sono cambiate diverse abitudini di viaggio, comprese quelle relative alle prenotazioni: si sono visti meno last minute, soggiorni più lunghi e maggiore attenzione alla sicurezza. A riscoprire la vacanza in campagna, oltre alle famiglie con bambini, anche moltissimi i gruppi di giovani, che hanno premiato soprattutto le strutture vicino al mare o quelle che offrono percorsi esperienziali, capaci, attraverso la scelta di attività inconsuete per chi vive in città, di renderli protagonisti della propria vacanza. Per quanto riguarda la composizione delle presenze nelle 24.000 strutture, il 70% è rappresentato dagli italiani – con punte del 90% ad agosto – , mentre il 30% è la componente straniera.

Tutto esaurito dal Nord al Sud dell’Italia

Il buon andamento della stagione ha riguardato tutto lo Stivale, anche se con alcune differenze. Ad esempio in Costiera Amalfitana, Sorrentina e in Veneto le città d’arte come Venezia, Verona, Vicenza e Padova hanno attirato molti stranieri, mentre Belluno ha fatto il pieno con soggiorni italiani. Positivo anche il bilancio della Toscana, molto buoni i risultati in Piemonte, che ha registrato numerose presenze di turisti stranieri “di prossimità”, e bene anche l’andamento della Liguria, che ha visto molti arrivi dall’Est Europa. Il Lazio segnala un andamento positivo, in particolare, vicino ai laghi con presenze estere prevalenti e in Maremma laziale, bene anche le strutture vicine alla Capitale che offrono attività e ristorazione. La regina dell’estate si conferma la Puglia, che ha messo a segno il pieno di prenotazioni già da maggio.

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Gli italiani e l’ordine in casa

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Gli italiani e l’ordine in casa

Come gestiscono l’ordine in casa gli italiani? Dal minimalista seriale all’accumulatore previdente, dallo Zen del riordino al collezionista nostalgico, una ricerca commissionata da eBay ha restituito 4 profili di un’Italia che idealmente ama l’ordine e il decluttering, ma che di alcuni oggetti proprio non riesce a liberarsi. Il 71% degli intervistati pensa infatti che le case in ordine e minimal trasmettano benessere, ma se i giovanissimi della GenZ più di altri sanno cosa significa decluttering (35%), meno concordi sul buttare ciò che non serve sono i Baby Boomers (38%), mentre ad avere intenzione di liberarsi delle cose superflue sono soprattutto le donne (79%).

I Millennials sono i più ordinati

Dando uno sguardo alle case italiane risulta che il 70% è ordinata e il 52% ha poche cose in giro. Meno oggetti ci sono in una casa, meglio è per il 59%, e nei momenti di crisi o di stress, liberarsi di alcune cose fa stare bene (58%). A preferire spazi ordinati con poche cose sui ripiani sono soprattutto i Millennials (41%). In fondo, però, siamo anche un popolo di “formichine” che tende a conservare per motivi sentimentali (62%), soprattutto le donne (70%), oppure per motivi di utilità (56%).

Minimalista seriale e Zen del riordino

Il minimalista seriale (10%) di fronte a un armadio traboccante di vestiti reagisce liberandosi di tutto ciò che non serve. Crede fermamente che nei momenti di crisi liberarsi di alcune cose faccia bene (71%) e pensa che sia meglio eliminare qualcosa di vecchio per far posto al nuovo (84%). La sua scelta di cosa tenere si basa sull’utilità, se serve oppure no (73%). Lo Zen del riordino (25%) prova spesso l’impulso di liberare la propria casa da ciò che è diventato inutile, soprattutto quando sente di aver bisogno di sentirsi meglio (53%). Il suo motto di vita è “Fare ordine in casa significa fare ordine nella propria vita”, e dà agli oggetti di cui si vuole liberare una nuova vita, vendendoli (59%) o convertendoli in altro. Per lui questa primavera è una nuova occasione per fare decluttering (81%).

Collezionista nostalgico e Accumulatore previdente

Il Collezionista nostalgico (20%) è il tipo di persona che conserva tutto ciò che gli fa battere il cuore e gli rievoca ricordi. Anche al Collezionista nostalgico capita d’avere necessità di liberare casa, ma quando lo fa gli costa fatica, perché è affezionato ai suoi oggetti (35%). Scegliere cosa buttare e cosa tenere gli mette ansia (53%) e pensa che liberarsi delle cose equivalga a essere insensibili (47%). Di solito fa ordine senza buttare niente (22%), spesso spostando in altri punti della casa, ed è soprattutto lui a possedere una “scatola dei ricordi” (34%). L’Accumulatore previdente (45%) tende invece a tenere in casa tanti oggetti senza riuscire a disfarsene perché potrebbero servirgli in futuro (90%).

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Cresce il bike sharing, raggiunte 35mila bici

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Cresce il bike sharing, raggiunte 35mila bici

Aumentano le città coinvolte dal bike sharing, il numero di bici a disposizione degli utenti è arrivato a 35mila, e si diversifica l’offerta in termini di tipologia dei veicoli e modelli operativi. L’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility, promosso dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile con il ministero dell’Ambiente e il ministero delle Infrastrutture e Trasporti, ha realizzato un’analisi su 31 città italiane che offrono servizi di bike sharing.

“Sarà importante nei prossimi mesi e nei prossimi anni estendere questo modello virtuoso di mobilità anche nelle città italiane del Centro-sud – sottolinea Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – che potranno certamente replicare con successo quanto il bikesharing ha dimostrato nelle città del Centro-nord”.

Una flotta più che triplicata rispetto al 2015

Il bike sharing è il servizio di sharing mobility più diffuso in Italia, riporta Adnkronos, e insieme ai monopattini in sharing è il servizio che ha sperimentato la risalita più marcata dopo il lockdown. I servizi attivi nelle città selezionate sono 39 (+6 rispetto al 2018), e la flotta è più che triplicata rispetto al 2015.

Le bici elettriche in condivisione sono 5.413 (il 15%) e di queste il 70% appartiene a servizi free-floating, rapidamente evoluto verso l’elettrificazione.

Crescono anche le iscrizioni dei cittadini (+60%), complice il massiccio contributo dei servizi free-floating con modalità di iscrizione quasi immediata.

Il free-floating e lo station-based

Il free-floating è caratterizzato da noleggi brevi, sia per durata sia per percorrenza. Oltre il 50% dei noleggi infatti non ha una durata superiore ai 5 minuti e il 73% è inferiore ai 500 metri. Molto diversi i dati per lo station-based, dove gli spostamenti si assestano maggiormente tra 1 e 2 km e il 60% dei noleggi dura tra i 6 e i 20 minuti. I due modelli si discostano anche per quanto riguarda le abitudini di utilizzo per giorno della settimana e orario. Il free-floating è maggiormente utilizzato nel weekend (1 noleggio su 4 avviene nel fine settimana), mentre lo station-based negli orari di picco (18% dei noleggi tra le 8 e le 10 del mattino e 17% tra le 17 e le 19).

Brescia, Pisa e Torino sul podio per utilizzo

Nelle 7 città italiane in cui operano contemporaneamente un servizio di free-floating e uno di station-based (Bergamo, Mantova, Milano, Padova, Parma, Reggio Emilia e Torino) a partire dal 2017 il numero dei noleggi totali è rimasto costante, mentre è variata la proporzione tra sistemi station-based e free-floating. Quest’ultimo, infatti, in due anni (2017-2019) è passato da una quota del 25% a una del 55%. Per quanto riguarda la percentuale di utilizzo di ciascuna bici nelle 24 ore, il valore più alto si registra a Brescia con il servizio BiciMia (un utilizzo del 2,3% equivalente a circa 1h e 20 al giorno), seguito da CicloPi di Pisa e ToBike di Torino. Sempre nel capoluogo piemontese, è il servizio free-floating Movi by Mobike quello con il valore più elevato.

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Aumentano gli attacchi di cybercrime, nel mirino la Sanità

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Aumentano gli attacchi di cybercrime, nel mirino la Sanità

I dati del Rapporto Clusit sui primi sei mesi del 2019 parlano chiaro, gli atti di cybercrimine sono in aumento, e tra i settori più colpiti c’è quello della Sanità.

Il cybercrime, ovvero gli attacchi informatici compiuti per estorcere denaro, sono la principale causa delle aggressioni informatiche a livello mondiale, di cui rappresentano l’85%, e nel periodo considerato dal Rapporto segnano un +3,8% rispetto al primo semestre 2018. “Siamo a due minuti dalla mezzanotte” è la metafora apocalittica degli esperti. Le tecniche usate? Phishing, social engeneering e il malware semplice, ancora l’arma più diffusa.

“Mai questo settore è stato così bersagliato”

Tra i settori più bersagliati al primo posto c’è appunto la Sanità, con 97 attacchi gravi su 757 globali, pari a un aumento del 31%. Riguardo il settore della Sanità, osservano gli esperti del Clusit, dal 2011, anno della pubblicazione del primo Rapporto, “mai questo settore è stato così bersagliato”. Il numero di casi censiti, soprattutto con finalità di cybercrime e furto di dati personali, è aumentato infatti del 98% rispetto al 2017. Al secondo posto della classifica dei settori più colpiti si trova il settore della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e retail, che segnano un incremento degli attacchi del 40%, mentre diminuiscono gli attacchi gravi verso le categorie Government e Banking-Finance, riporta Ansa.

Phishing e social engineering, +104,8% rispetto al primo semestre 2018

Il rapporto Clusit, presentato a Verona in occasione del mese della sicurezza informatica, evidenzia ancora una volta che per conseguire la gran parte dei loro obiettivi i cyber-aggressori fanno affidamento soprattutto sull’efficacia di malware (virus malevolo) “semplice”, prodotto industrialmente a costi decrescenti. Il malware è in crescita “solo” del 5,1%, ma resta saldamente al primo posto in termini assoluti, rappresentando il 41% del totale, contro il 38% del primo semestre 2018. A crescere molto sono le tecniche di phishing e social engineering, ovvero lo studio del comportamento di una persona al fine di carpire informazioni. Questi due vettori d’attacco mostrano infatti una crescita addirittura del 104,8% rispetto al primo semestre 2018.

“Realizzare attacchi gravi con relativa semplicità e a costi molto bassi”

 “Il fatto che le tecniche di attacco più banali rappresentino ancora il 63% del totale implica che gli attaccanti possono realizzare attacchi gravi di successo contro le loro vittime con relativa semplicità e a costi molto bassi, oltretutto decrescenti – spiega Andrea Zapparoli Manzoni, membro del Comitato Direttivo Clusit -. Questo conferma ancora una volta quanto sia fondamentale e urgente investire anche sul fattore umano”.
   

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Tavolo della cucina, come sceglierlo? Tutte le dritte

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Tavolo della cucina, come sceglierlo? Tutte le dritte

Il tavolo in cucina è importante. Non solo perché amplia – e di moltissimo – lo spazio di lavoro, ma soprattutto perché permette di vivere l’ambiente cucina – se lo dimensioni lo consentono – in ogni momento della giornata. Colazione, pranzo e cena in famiglia, sia per comodità sia per intimità, per moltissimi italiani si svolgono proprio in questo locale. Inutile poi sottolineare che il tavolo è un arredo a tutti gli effetti, e completa il design della cucina stessa: nulla vieta di fare arditi accostamenti, come linee moderne per i mobili e un tavolo rustico, oppure coniugare a uno stile più classico un tavolo dal disegno più contemporaneo. L’unico vincolo, ovviamente, è dato dalle dimensioni e dalla disposizione del locale. Per il resto, via libera alla scelta, sulla base dei propri gusti e anche delle proprie esigenze. Ecco, in un breve excursus, qualche indicazione utile per identificare il tavolo perfetto.

Tavolo rotondo

In linea di massima, è il modello consigliato per le cucine di dimensioni contenute. Intimo e conviviale, può essere collocato anche in un angolo della stanza, magari corredato da pratici sgabelli. Questa è la soluzione giusta se si dispone di un tavolo di maggiori misure in soggiorno, dove poter accogliere gli ospiti. Se invece quello in cucina è l’unico tavolo della casa, sarà meglio prevedere un modello con delle prolunghe, che in caso di necessità possa dilatare lo spazio dove accomodarsi a pranzo o a cena. Tavoli tondi moderni, e anche qualche pezzo vintage – adesso così di moda – hanno il piano in marmo, in resina o in piastrelline colorate. Se il materiale è lucido, meglio: rifletterà la luce e regalerà più ariosità all’intera stanza.

Tavolo rettangolare

E’ il classico dei classici, il modello che ben si sposa con quasi tutte le cucine. Può essere collocato al centro del locale, se i metri quadrati lo consentono, o appoggiato contro il muro ed eventualmente spostato in caso di bisogno. Un autentico evergreen.

Tavolo ovale

L’ideale per le cucine lunghe e strette, dato il suo ingombro contenuto. E’ una forma che sta tornando di moda e che, soprattutto, consente di poter aggiungere più posti a tavola rispetto a tavoli di altre forme.

Tavolo a scomparsa

O a consolle, è fissato per un lato a una parete: si alza e si abbassa a seconda delle esigenze. Perfetto per le cucine piccole, una volta chiuso “ruba” pochissimo spazio.

Tavolo a bancone

E’ il trend degli ultimi anni: il tavolo ricavato o sul piano della penisola (o isola) della cucina o come prolungamento del piano di lavoro, con il medesimo materiale. Dal bellissimo effetto, specie le cucine open, è anche molto pratico: sotto può infatti essere attrezzato con scomparti o armadietti. In linea generale, anche la scelta del tavolo più “giusto” varrebbe la pena affidarsi a degli esperti già in fase di ideazione della cucina stessa. Ad esempio Pedrazzini Arreda, rivenditore ufficiale di Veneta Cucine a Milano, offre ai propri clienti un servizio di studio e progettazione della cucina dei sogni, anche adattando i modelli visionabili nello show-room alle specifiche esigenze.