Nel 2024 aumentano gli attacchi informatici, furto di dati sul dark web +15%

È quanto rileva l’Osservatorio Cyber di CRIF: nel 2024 le minacce informatiche hanno registrato un preoccupante incremento, con il 15,4% di segnalazioni relative all’esposizione di dati sul dark web in più rispetto all’anno precedente, per un totale di oltre 2.080.000 alert.
Per quanto riguarda il web pubblico, il numero di segnalazioni relative all’esposizione di dati si è attestato a 59.000, in calo del -27% rispetto al 2023.
L’Italia si conferma particolarmente esposta alle minacce informatiche, classificandosi al quinto posto a livello globale per indirizzi e-mail compromessi sul dark web.
Inoltre, il nostro Paese occupa il 18° posto al mondo per dati di carte di credito esposti, e il 12° nell’Unione Europea per il rilevamento di numeri telefonici.
Smishing, phishing, deepfake le tecniche più diffuse
Tra le tecniche più diffuse emergono smishing, phishing e deepfake. Anche la diffusione di strumenti come gli stealers-as-a-service rappresenta una minaccia significativa, grazie alla quantità di dati sensibili e contestuali che questi malware riescono a raccogliere.
Quanto alle tipologie di dati più diffuse e vulnerabili sul dark web, si tratta di e-mail, password, nomi utente, numeri di telefono, nomi e cognomi. Si trovano frequentemente anche dati relativi a indirizzi di residenza, carte di credito, documenti d’identità e codici identificativi personali.
La combinazione di dati più comune è quella di e-mail e password, presente nell’89,6% dei casi, spesso accompagnata dalla username nell’87,5% delle situazioni. La combinazione di username e password, principalmente legata ad account aziendali, evidenzia possibili vulnerabilità per le imprese.
Il furto di account continua a essere una priorità per gli hacker
Le username trovate sul dark web, escludendo i servizi di posta elettronica, sono maggiormente associate a servizi di VPN (34,3%), seguiti dagli account relativi ai social network (23,9%) e siti Internet (10,0%).
Al quarto e quinto posto, il furto di account legati a siti di e-commerce (7,7%) e a enti pubblici o istituzioni (6,9%), mentre i servizi finanziari, come le piattaforme di pagamento, scendono al settimo posto (4,3%).
Le credenziali rubate vengono sfruttate per una grande varietà di fini: accesso abusivo agli account delle vittime, utilizzo illecito di servizi, invio di richieste di denaro o link di phishing, diffusione di malware o ransomware per estorcere denaro o sottrarre informazioni personali.
Sul web pubblico tra i dati rilevanti “vince” il CF
Nel 2024 le attività degli hacker hanno continuato a rappresentare una minaccia significativa, con un aumento del 13,5% nel numero di consumatori allertati per dati rilevati sul dark web.
Complessivamente, il 48,4% degli utenti italiani ha ricevuto almeno un alert, di cui l’88% riferito a dati individuati sul dark web, mentre il 12% legato a dati rilevati sul web pubblico.
Per quanto riguarda i dati più frequentemente rilevati sull’open web, ovvero accessibili pubblicamente, il 2024 vede al primo posto il codice fiscale (54,6%), seguito dall’e-mail (34,6%) e, con minore frequenza, numero di telefono (7,2%), username (2,3%) e indirizzo (1,3%).
