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Cyberbullismo: tra le vittime 550mila giovani. Ma l’assicurazione può tutelare

Posted by Valentina Beretta on
Cyberbullismo: tra le vittime 550mila giovani. Ma l’assicurazione può tutelare

Secondo quanto emerge da un’indagine commissionata da Facile.it agli istituti mUp Research e Norstat.Cyberstalking, negli scorsi anni 1,2 milioni di italiani hanno subito un atto di revenge porn e 550mila ragazzi di età compresa tra 18-24 anni sono stati vittima di cyberbullismo. Si tratta di fenomeni che insieme al furto di identità sono sempre più diffusi, anche fra le giovani generazioni. 

Eppure, ancora pochi sanno che esistono polizze contro il cybercrime. Chi sottoscrive questo tipo di polizza gode di protezione giuridica, con legali professionisti che intervengono in caso di danni subiti online, sia sui social network sia sui siti di e-commerce o, più in generale, problemi dovuti alla diffusione impropria di contenuti personali.
Dal punto di vista tecnico, offrono software specifici per difendere i dispositivi digitali usati dagli assicurati, proteggere i dati personali e valutare eventuali situazioni di rischio.

Una difesa anche dai danni reputazionali e la diffamazione

Più in particolare, le polizze che tutelano dai diversi fenomeni di cybercrime sono prodotti assicurativi che normalmente rientrano all’interno di coperture più ampie, dedicate, ad esempio, alla tutela della casa e della famiglia, ma a volte sono moduli opzionali che vanno attivati appositamente.

Queste polizze arrivano anche a mettere a disposizione specialisti che possono intervenire per far rimuovere dal web contenuti dannosi per l’assicurato. Ad esempio, nel caso di danno reputazionale per uso improprio di dati o immagini, furto d’identità o utilizzo improprio di informazioni private.
Rientrano nei contenuti dannosi la diffamazione, ovvero la falsa dichiarazione pubblica, e le offese espresse tramite foto, scrittura, video o tramite dichiarazioni pubblicate su blog, forum, social network o siti web.

Rimborso per spese mediche e psicologiche

Talvolta la compagnia assicurativa offre anche un sistema di monitoraggio online in grado di identificare informazioni sull’assicurato disponibili al pubblico e sul dark web. Il sistema esegue la scansione dei siti e avvisa il contraente se sono stati identificati eventuali rischi.

La polizza copre anche i costi connessi al supporto psicologico in caso di aggressione o disturbo post traumatico da stress causato da atti di cyberbullismo, cyberstalking e revenge porn.
Inoltre, l’assicurazione rimborsa anche le spese mediche sostenute in seguito ad un’aggressione da parte di terzi, come oneri dei medici, costo della sala operatoria,  cure fisioterapiche e rieducative o apparecchi tutori.

I danni non coperti dalla compagnia assicurativa

Come per tutte le coperture assicurative, anche in questo caso esistono le esclusioni previste dal contratto.
Ad esempio, non sono coperti i danni causati dal coniuge o ex coniuge, persone in rapporto di parentela con l’assicurato o persone legate o sono state legate da una relazione (tranne il caso in cui la relazione riguardi figli minorenni).
La polizza non copre i danni da partecipazione a risse o se l’episodio riguarda l’eventuale carica pubblica svolta dall’assicurato o è inerente all’attività lavorativa.

Per il prezzo di queste coperture, poiché la protezione offerta per l’ambito digitale si configura come garanzia inclusa all’interno di un’altra polizza madre, il premio complessivo calcolato come totale ha prezzi che partono da 100 euro l’anno.

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Sicurezza in cucina: le nuove regole dell’Iss per pasti davvero “sereni”

Posted by Valentina Beretta on
Sicurezza in cucina: le nuove regole dell’Iss per pasti davvero “sereni”

In cucina ci muoviamo spesso in automatico: apriamo il frigo, prendiamo quello che serve, mettiamo a bollire l’acqua o scaldiamo una padella. Eppure, tra un gesto e l’altro, potremmo commettere errori che mettono a rischio la sicurezza dei nostri pasti senza nemmeno accorgercene.

Lo conferma il progetto Sac (Sicurezza alimentare casalinga) dell’Istituto Superiore di Sanità, che attraverso il questionario “Mangiasicuro!” ha raccolto le abitudini e i dubbi degli italiani. Ne è emerso un quadro sorprendente: molti non sanno, ad esempio, dove sia corretto conservare le uova o quando sia davvero il momento di dire addio alla propria spugnetta per i piatti.

Gli errori più comuni: tra false convinzioni e abitudini consolidate

Nelle risposte raccolte spuntano incertezze che riguardano aspetti molto pratici della vita quotidiana. Non tutti sanno che una padella antiaderente rigata non dovrebbe più essere usata o che il pesce conservato troppo a lungo può produrre istamina, una sostanza tossica che non si elimina con la cottura. C’è chi ignora che lavare il pollo crudo under il rubinetto è un gesto pericoloso, perché rischia di “spruzzare” batteri su superfici e utensili.

E poi c’è il tema della cottura: un pane troppo abbrustolito o delle patatine rimaste un po’ troppo a lungo nel forno possono sviluppare acrilammide, una sostanza cancerogena che sarebbe meglio tenere alla larga dalla nostra tavola.

Il decalogo dell’Iss: buone pratiche da applicare tutti i giorni

Per fare chiarezza, gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità hanno messo a punto dieci regole semplici ma decisive:

  1. Sostituire pentole e padelle antiaderenti quando il rivestimento risulta danneggiato.
  2. Pulire la spugnetta dopo ogni uso, disinfettarla almeno una volta a settimana e cambiarla mensilmente.
  3. Organizzare il frigorifero con criterio: uova nel contenitore originale sul ripiano centrale, cibi cotti lontani da quelli crudi e alimenti pronti in un’area dedicata.
  4. Scongelare sempre in frigorifero, rispettando la catena del freddo.
  5. Usare taglieri distinti per alimenti diversi o lavarli con cura tra una preparazione e l’altra.
  6. Non lavare mai il pollo crudo prima della cottura.
  7. Consumare rapidamente il pesce fresco e conservare correttamente quello in scatola una volta aperto.
  8. Leggere le indicazioni dei prodotti ready to eat: non sempre vanno mangiati così come sono.
  9. Evitare la bruciatura dei cibi, soprattutto se ricchi di amido.
  10. Variare l’alimentazione, privilegiando cereali integrali, frutta, verdura e legumi almeno due volte a settimana.

Una cucina più sicura, senza complicarsi la vita

Seguire queste indicazioni non richiede rivoluzioni, solo un po’ di attenzione in più. In fondo, cucinare non è mai stato solo un modo per nutrirsi, ma un atto di cura verso chi abbiamo intorno.
E farlo in sicurezza è il primo passo per portare a tavola serenità, oltre che buon cibo.

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Social media: tutti d’accordo per il divieto agli under 14

Posted by Valentina Beretta on
Social media: tutti d’accordo per il divieto agli under 14

È ampio il sostegno dei cittadini globali al divieto di accesso ai social media per i minori di 14 anni. Il 71% degli intervistati dall’Ipsos Education Monitor in 30 Paesi del mondo ritiene che gli under 14 anni non dovrebbero accedere ai social network. E tra i genitori con figli in età scolare, la percentuale sale al 74%. Di fatto, mentre l’Australia si prepara a diventare il primo Paese a vietare l’accesso ai social per i minori di 16 anni, l’indagine mostra che in tutti i 30 Paesi analizzati la maggioranza è favorevole all’introduzione di limiti d’età.

L’Ipsos Education Monitor 2025 mostra inoltre una preoccupazione diffusa per la salute mentale dei giovani, ma anche opinioni contrastanti sul ruolo dell’Intelligenza artificiale e della tecnologia nelle scuole.

Europei tra i più critici nei confronti del proprio sistema educativo

La terza edizione dell’Ipsos Education Monitor esplora le percezioni delle persone in 30 Paesi riguardo al proprio sistema educativo, alle sfide che affrontano scuole e giovani, e al ruolo della tecnologia nell’istruzione. Quanto al sistema educativo, dai risultati emerge che gli europei sono tra i più critici nei confronti dei propri sistemi educativi.

La maggioranza dei cittadini in Ungheria (59%), Francia (55%) e Romania (54%) giudica negativamente il proprio sistema scolastico. Ma opinioni critiche emergono anche in Germania, Spagna, Italia e Belgio.
Al contrario, l’Irlanda si distingue con il 71% di valutazioni positive, seguita dal Regno Unito (49%).

La salute mentale è considerata il principale problema dei più giovani 

Il 33% degli intervistati identifica la salute mentale come la sfida principale per i giovani, superando disuguaglianza (28%), bullismo (26%) e social media (25%).
Il 53% ritiene che la salute mentale dei giovani nel proprio Paese sia in condizioni critiche, con picchi in Cile (73%) e Francia (69%) in particolare.

Quanto alle materie scolastiche preferite emergono storia, matematica e scienze. Quando si tratta delle materie che le persone hanno più apprezzato durante gli anni scolastici, la storia si posiziona al primo posto, seguita da matematica e scienze. 

La matematica si rivela una materia divisiva

Pur essendo la seconda materia più amata, con il 30% che la indica come preferita, la matematica risulta anche prima nella classifica delle ‘meno preferite’, riportando alla mente brutti ricordi al 37% degli intervistati. A Singapore è addirittura sia la materia preferita che quella meno amata.

La divisione di genere nelle preferenze scolastiche emerge con maggiore forza tra le persone più anziane. Mentre tra i Baby Boomer persiste una netta distinzione tra le materie preferite dai ragazzi (scienze, matematica) e quelle preferite dalle ragazze (lingue, letteratura), tra le generazioni più giovani questo divario si riduce notevolmente, fino a diventare quasi inesistente per scienze e matematica.

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Avere vent’anni nell’era digitale: comunicazione responsabile, giovani e fiducia

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Avere vent’anni nell’era digitale: comunicazione responsabile, giovani e fiducia

Per costruire un dialogo fondato su verità, inclusione e responsabilità con le nuove generazioni è necessario ascoltarle davvero, abbandonando stereotipi e semplificazioni. 
Nell’ambito del seminario ‘Avere vent’anni. Comunicazione responsabile e nuove generazioni. Tra parole e algoritmi: comunicare con etica nell’era digitale’, organizzato da FERPI – e FERPI Emilia-Romagna, Vilma Scarpino, ceo di BVA Doxa, ha presentato una ricerca sulle generazioni più giovani.

Un’occasione riflettere sul ruolo della comunicazione responsabile nell’ecosistema contemporaneo, e sul rapporto, tutt’altro che scontato, tra le nuove generazioni e i messaggi che le attraversano.
La ricerca restituisce una fotografia dettagliata delle opinioni, dei comportamenti e delle aspettative della Gen Z su temi chiave come sostenibilità, Intelligenza artificiale e fiducia nella comunicazione.

Sostenibilità e impegno delle Istituzioni

Dalla ricerca emerge una generazione consapevole, attiva e informata. Il 95% dei 14-17enni e il 92% dei 18-34enni ha sentito parlare di ESG (Environmental, Social, Governance), e l’80% considera la sostenibilità una necessità concreta. Tuttavia, i giovani non si accontentano più di dichiarazioni generiche, vogliono coerenza, concretezza, e sono disposti a premiare, anche economicamente, le aziende che dimostrano impegno reale e misurabile.

La sostenibilità è vista non più come un ‘nice to have’, ma come un imperativo  per le aziende, per le Istituzioni e per i cittadini. In particolare, i giovani manifestano attese per un impegno in prima linea da parte delle Istituzioni.
I giovani chiedono trasparenza nella comunicazione e coerenza tra promesse e fatti.

La relazione ambivalente con la tecnologia

Per i ventenni di oggi la relazione con la tecnologia è ambivalente: il 66% riconosce i benefici dell’Intelligenza artificiale in termini di efficienza, ma il 72% teme che possa superare e sostituire ‘l’umano’.
Manipolazione delle informazioni, perdita di autenticità e disinformazione sono le principali paure segnalate dai Gen Z.

Nonostante una maggiore adozione del mezzo, resiste infatti una diffusa inquietudine verso l’AI, che tocca temi profondi, come la perdita di controllo, le minacce alla privacy, e la manipolazione delle informazioni. È quindi fondamentale sviluppare una cultura critica e consapevole dell’AI, specialmente tra i più giovani.

Social media e finanza

I social media (68%) restano il canale informativo privilegiato tra i giovani, confermandosi come il più adatto per comunicare, ma anche eventi e convegni possono giocare un ruolo importante nel coinvolgere il target. Gi eventi dal vivo (33%) si collocano infatti al secondo posto tra i canali utilizzati per informarsi, mentre calano televisione, radio e stampa.

A sorprendere è anche l’approccio finanziario dei giovanissimi. Il 76% dei 14-17enni conosce almeno uno strumento di risparmio, e oltre la metà sarebbe disposta a usarlo per investire in modo responsabile.
Per comunicare efficacemente con questa generazione, e costruire relazioni significative, è quindi essenziale adottare un approccio comunicativo, che combini valori condivisi, innovazione tecnologica e autenticità.

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Nel 2024 aumentano gli attacchi informatici, furto di dati sul dark web +15% 

Posted by Valentina Beretta on
Nel 2024 aumentano gli attacchi informatici, furto di dati sul dark web +15% 

È quanto rileva l’Osservatorio Cyber di CRIF: nel 2024 le minacce informatiche hanno registrato un preoccupante incremento, con il 15,4% di segnalazioni relative all’esposizione di dati sul dark web in più rispetto all’anno precedente, per un totale di oltre 2.080.000 alert.
Per quanto riguarda il web pubblico, il numero di segnalazioni relative all’esposizione di dati si è attestato a 59.000, in calo del -27% rispetto al 2023.

L’Italia si conferma particolarmente esposta alle minacce informatiche, classificandosi al quinto posto a livello globale per indirizzi e-mail compromessi sul dark web.
Inoltre, il nostro Paese occupa il 18° posto al mondo per dati di carte di credito esposti, e il 12° nell’Unione Europea per il rilevamento di numeri telefonici.

Smishing, phishing, deepfake le tecniche più diffuse

Tra le tecniche più diffuse emergono smishing, phishing e deepfake. Anche la diffusione di strumenti come gli stealers-as-a-service rappresenta una minaccia significativa, grazie alla quantità di dati sensibili e contestuali che questi malware riescono a raccogliere.

Quanto alle tipologie di dati più diffuse e vulnerabili sul dark web, si tratta di e-mail, password, nomi utente, numeri di telefono, nomi e cognomi. Si trovano frequentemente anche dati relativi a indirizzi di residenza, carte di credito, documenti d’identità e codici identificativi personali.
La combinazione di dati più comune è quella di e-mail e password, presente nell’89,6% dei casi, spesso accompagnata dalla username nell’87,5% delle situazioni. La combinazione di username e password, principalmente legata ad account aziendali, evidenzia possibili vulnerabilità per le imprese.

Il furto di account continua a essere una priorità per gli hacker

Le username trovate sul dark web, escludendo i servizi di posta elettronica, sono maggiormente associate a servizi di VPN (34,3%), seguiti dagli account relativi ai social network (23,9%) e siti Internet (10,0%).

Al quarto e quinto posto, il furto di account legati a siti di e-commerce (7,7%) e a enti pubblici o istituzioni (6,9%), mentre i servizi finanziari, come le piattaforme di pagamento, scendono al settimo posto (4,3%).
Le credenziali rubate vengono sfruttate per una grande varietà di fini: accesso abusivo agli account delle vittime, utilizzo illecito di servizi, invio di richieste di denaro o link di phishing, diffusione di malware o ransomware per estorcere denaro o sottrarre informazioni personali.

Sul web pubblico tra i dati rilevanti “vince” il CF

Nel 2024 le attività degli hacker hanno continuato a rappresentare una minaccia significativa, con un aumento del 13,5% nel numero di consumatori allertati per dati rilevati sul dark web.
Complessivamente, il 48,4% degli utenti italiani ha ricevuto almeno un alert, di cui l’88% riferito a dati individuati sul dark web, mentre il 12% legato a dati rilevati sul web pubblico.

Per quanto riguarda i dati più frequentemente rilevati sull’open web, ovvero accessibili pubblicamente, il 2024 vede al primo posto il codice fiscale (54,6%), seguito dall’e-mail (34,6%) e, con minore frequenza, numero di telefono (7,2%), username (2,3%) e indirizzo (1,3%).

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Metà dei dipendenti non sa riconoscere un’email di phishing: quali rischi per le PMI?

Posted by Valentina Beretta on
Metà dei dipendenti non sa riconoscere un’email di phishing: quali rischi per le PMI?

La cybersecurity è un tema altamente delicato per le piccole e medie imprese italiane, che ogni giorno devono affrontare nuove minacce digitali. Nonostante l’83% delle aziende riconosca l’importanza della sicurezza informatica, molte realtà non sono ancora preparate ad affrontare i pericoli del cyberspazio.

A questo proposito, l’ultimo Osservatorio ASUS Business rivela dato allarmante: il 50% dei dipendenti non è in grado di identificare un’email di phishing, rendendo le aziende vulnerabili agli attacchi.

Attacchi sempre più frequenti

Negli ultimi tre anni, quasi una PMI su due ha subito almeno un attacco informatico, mentre il 20% ha dovuto fronteggiare più di un perciò di questo tipo. Le minacce principali includono attacchi hacker, interruzioni dei sistemi aziendali e guasti interni, oltre al furto di dispositivi aziendali che possono compromettere dati sensibili.

Il caso CrowdStrike ha dimostrato come un singolo evento possa paralizzare milioni di aziende, evidenziando la necessità di adottare misure di protezione efficaci per garantire la continuità operativa.

L’errore umano, il punto debole della sicurezza

Uno degli aspetti più critici della cybersecurity riguarda il ruolo dei dipendenti nella protezione aziendale. Il 68% delle PMI colpite da attacchi ha registrato un impatto diretto sulla produttività, con un calo significativo delle attività nel 53% dei casi. Il 15% delle imprese ha visto i propri dipendenti contribuire involontariamente al problema, a causa di errori nell’uso degli strumenti informatici e della scarsa attenzione alle truffe digitali.

Nonostante questi rischi, solo il 35% delle aziende ha investito in formazione specifica, lasciando il personale impreparato di fronte alle minacce più comuni. L’adozione di sistemi di autenticazione a più fattori, uno dei metodi più efficaci per prevenire accessi non autorizzati, è ancora limitata al 38% delle PMI.

Smart working e nuovi rischi

L’incremento del lavoro da remoto ha ampliato le vulnerabilità informatiche. Il 62% delle PMI ha registrato un aumento dei tentativi di attacco dall’introduzione dello smart working, ma meno della metà ha adottato adeguate soluzioni di protezione.

L’uso di reti Wi-Fi domestiche non protette, la mancanza di VPN e l’accesso ai dati aziendali da dispositivi personali rappresentano alcune delle principali criticità. Massimo Merici, System Business Group Director di ASUS Italia, sottolinea l’importanza di investire in strumenti avanzati per garantire la sicurezza delle imprese, come sistemi di protezione del BIOS, autenticazione biometrica e soluzioni di crittografia avanzata.

Servono formazione e strumenti di protezione  

Per affrontare le sfide della digitalizzazione, le PMI italiane devono adottare strategie più efficaci e investire in tecnologie di sicurezza avanzate. L’Osservatorio ASUS Business 2025 evidenzia la necessità di un maggiore impegno nella formazione dei dipendenti e nell’adozione di strumenti di protezione innovativi. Il nuovo ExpertBook P5, con BIOS di ultima generazione, autenticazione biometrica e crittografia avanzata, rappresenta un esempio di come la tecnologia possa contribuire a rafforzare la sicurezza aziendale.

In un mondo sempre più connesso, proteggere i dati e le infrastrutture digitali non è più un’opzione, ma una necessità imprescindibile.

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Lavoro stressante: 1 italiano su 3 è a rischio burn-out 

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Lavoro stressante: 1 italiano su 3 è a rischio burn-out 

Il 31,8% dei lavoratori dipendenti italiani ha provato almeno una volta sensazioni di esaurimento, estraneità o sentimenti negativi nei confronti del proprio lavoro.
Si tratta di forme di burn-out che coinvolgono il 47,7% dei giovani, il 28,2% degli adulti e il 23,0% dei dipendenti più anziani.

Emerge dall’8° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, realizzato in collaborazione con il contributo di Credem, Edison, Michelin e OVS: per l’83,4% dei dipendenti italiani è prioritario che il lavoro contribuisca al proprio benessere psicofisico. In particolare, per il 76,8% dei dirigenti, l’86,1% degli impiegati, il 79,5% degli operai.
Tra le fasce anagrafiche, questa è una priorità per il 75,0% dei dipendenti tra 18-34 anni, l’85,7% tra 35-54 anni, l’88,4% degli over 55.

Le sofferenze del dipendente

Molte sono le sofferenze sperimentate dai dipendenti. Il 73,0% ha vissuto situazioni di stress o ansia legate al lavoro. Il 76,8% non sempre riesce a trovare equilibrio tra vita privata e lavoro, il 75,9% si sente spesso sopraffatto dalle responsabilità quotidiane, il 73,9% sente addosso troppa pressione quando lavora.

Inoltre, il 67,3% ha provato frustrazione per via del mancato supporto da parte del datore di lavoro, il 68,5% soffre la mancanza di un ambiente lavorativo buono e sano, il 65,0% ha comunque difficoltà a concentrarsi sul lavoro, e il 36,7% è andato da uno psicologo o ha fatto ricorso al counseling a causa del proprio lavoro.

La sindrome da corridoio: stress ininterrotto tra casa e lavoro

Sono poi 3 milioni i dipendenti affetti dalla ‘sindrome da corridoio’, la somma di ansie e disagio causata da lavoro e vita privata.
Un malessere che riduce drasticamente il benessere soggettivo, la qualità della vita e la salute mentale.

Se il 25,7% dei dipendenti ‘porta al lavoro’ i problemi privati, con effetti negativi sulla performance lavorativa, il 36,1% ‘porta a casa’ i problemi lavorativi, con effetti negativi sulle relazioni familiari, amicali, ecc..
Di fatto, il 63,5% dei dipendenti vorrebbe svolgere attività di meditazione, yoga o ricorrere all’aiuto di uno psicologo.

Supporto mentale, tempo per sé e altri desiderata

Per affrontare gli effetti delle sofferenze da lavoro è forte la richiesta di tempo. L’89,4% vorrebbe più tempo per sé e le cose che piacciono, l’86,2% per stare di più con amici e parenti, il 78,9% per svolgere attività fisica, il 73,9% per svolgere attività culturali, il 79,0% per riposare.

Per i dipendenti i fattori lavorativi che contano positivamente per il benessere soggettivo sono un buon rapporto con superiori e colleghi (94,6%). Ma anche la possibilità di operare con un certo grado di autonomia (93,1%), il bilanciamento tra vita privata e lavoro (92,2%), la flessibilità oraria ( 91,6%), sentirsi valorizzati in azienda (87,6%), e per il 64,1%, poter lavorare anche in smart working.

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PC: quale sarà l’impatto dell’IA e quali le sfide per la sicurezza?

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PC: quale sarà l’impatto dell’IA e quali le sfide per la sicurezza?

Il 2025 si preannuncia un anno di vera rivoluzione per il mondo dei personal computer. Al Consumer Electronics Show (CES) di Las Vegas, i principali produttori hanno presentato innovazioni trainate dall’intelligenza artificiale (IA) e da nuovi processori di ultima generazione. La crescente diffusione dell’IA, unita al termine del supporto per Windows 10 previsto a ottobre, spingerà consumatori e aziende ad aggiornare i propri dispositivi.

Secondo gli analisti di International Data Corporation, entro la fine dell’anno, oltre il 40% dei PC sarà dotato di funzionalità IA integrate. Questo scenario così vicino, scrive Ansacom, prevede però anche alcune sfide.

Intelligenza artificiale e produttività

L’integrazione dell’IA nei computer, un tempo considerata futuristica, sta diventando una realtà concreta e quotidiana. Questi dispositivi promettono di rivoluzionare produttività e user experience, garantendo al contempo una maggiore sicurezza. L’attacco informatico che ha colpito CrowdStrike nel 2024 ha evidenziato le vulnerabilità delle aziende, sottolineando l’urgenza di sistemi più resistenti.

In questo scenario, Intel ha lanciato i nuovi processori Intel Core Ultra 200V con tecnologia Intel vPro. Questa soluzione consente agli amministratori IT di gestire i dispositivi da remoto, risolvendo problemi, aggiornando software e ripristinando sistemi compromessi senza interventi fisici. L’adozione di vPro è stata già confermata da oltre dieci produttori globali, tra cui Acer, Dell, HP e Lenovo, con implementazioni su più di 30 famiglie di computer. I processori Intel Core Ultra 200V hanno venduto oltre 1,5 milioni di unità nel primo trimestre, affermandosi come un riferimento per i laptop sottili e leggeri con IA integrata.

Paralisi del sistema? Certo che no

La sicurezza informatica è un elemento chiave nell’adozione dell’IA. Uno studio commissionato da Intel ha dimostrato che la piattaforma vPro riduce significativamente i costi di gestione e i tempi di inattività, grazie a una protezione integrata nell’hardware. Durante l’attacco a CrowdStrike, aziende supportate da vPro come Banorte e Borden Ladner Gervais sono riuscite a ripristinare i sistemi in poche ore, evitando paralisi prolungate.

La nuova piattaforma di Intel include l’Intel Partner Security Engine, che offre una protezione personalizzabile grazie all’uso di firmware di terze parti. Questo approccio garantisce una difesa robusta contro le minacce informatiche e posiziona i PC con IA come strumenti fondamentali per affrontare le sfide digitali future.

Conclusioni

L’innovazione guidata dall’IA e dalle nuove tecnologie segna una svolta per l’intero settore. Grazie alle ultime soluzioni, i computer del 2025 saranno più potenti, sicuri e intelligenti, pronti a soddisfare le esigenze di una società sempre più digitale.

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Phishing: quali sono le aziende globali nel mirino dei cybercriminali? 

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Phishing: quali sono le aziende globali nel mirino dei cybercriminali? 

Secondo una recente indagine di Kaspersky, le aziende globali più attaccate dai criminali informatici nel 2024 includono Google, Facebook e Amazon, confermando la loro posizione tra i principali bersagli per attacchi di phishing. Lo studio ha esaminato 25 grandi marchi, evidenziando come i tentativi di phishing siano aumentati di quasi una volta e mezza rispetto all’anno precedente.

Aumento degli attacchi: i dati del 2024

Nella prima metà del 2024, gli utenti hanno tentato di accedere a siti falsi che imitavano noti brand quasi 26 milioni di volte, un incremento del 40% rispetto allo stesso periodo del 2023. Questo aumento non è dovuto a una maggiore disattenzione da parte degli utenti, ma piuttosto a un’intensificazione delle attività criminali.

Google è risultato il marchio più colpito, con oltre 4 milioni di tentativi di phishing bloccati dalle soluzioni di sicurezza di Kaspersky. Seguono Facebook, con 3,7 milioni di tentativi, e Amazon con circa 3 milioni. Anche Microsoft e DHL sono stati tra i più bersagliati, rispettivamente con 2,8 e 2,6 milioni di attacchi. Altri brand come PayPal, Mastercard, Apple, Netflix e Instagram completano la top ten dei marchi più attaccati.

Minacce in crescita esponenziale

Alcuni marchi hanno visto un notevole aumento degli attacchi rispetto all’anno precedente. In particolare, Google ha registrato un incremento del 243% nei tentativi di phishing, mentre gli attacchi a Mastercard sono aumentati del 210%. Facebook e Netflix hanno entrambi raddoppiato il numero di attacchi subiti. Questo aumento si deve, in parte, alla possibilità di accedere a molteplici servizi attraverso un singolo account compromesso, come quello di Google. Nel caso delle carte di credito, la crescita è probabilmente legata alla proliferazione di falsi negozi online che sfruttano questo sistema di pagamento.

Nuovi obiettivi dei phisher

Oltre ai marchi più noti, anche altri brand stanno diventando sempre più oggetto di attacco. HSBC, ad esempio, ha visto un aumento di otto volte nei tentativi di phishing, raggiungendo 240.000 attacchi nel 2024, mentre eBay ha triplicato il numero di attacchi subiti, superando i 300.000. Anche Airbnb, American Express e LinkedIn hanno registrato significativi aumenti, rispettivamente del 174%, 137% e 122%.

Come difendersi 

Anche i brand meno noti possono diventare obiettivi di phishing, soprattutto se offrono prodotti o servizi molto richiesti. Kaspersky consiglia di monitorare costantemente la presenza online del proprio marchio, ricorrendo anche a fornitori di cybersicurezza per individuare rapidamente eventuali minacce. Informare i clienti sui canali ufficiali e segnalare pubblicamente i tentativi di phishing è fondamentale.

Inoltre, è essenziale raccogliere tutte le informazioni disponibili su eventuali domini o indirizzi IP fraudolenti e segnalare tempestivamente alle autorità competenti. Infine, incoraggiare i clienti a segnalare qualsiasi attività sospetta può aiutare a prevenire danni e proteggere la reputazione del marchio.

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Furti in appartamento e danni da maltempo: le paure dei vacanzieri 

Posted by Valentina Beretta on
Furti in appartamento e danni da maltempo: le paure dei vacanzieri 

Quali sono le paure più diffuse di chi parte per le vacanze? I furti in casa e i danni causati dal maltempo. Lo ha scoperto l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Bilendi: ogni anno in Italia sono più di 133mila i furti in appartamento, e il periodo estivo è uno dei più critici. Per questo, quasi 28 milioni di italiani, più di 6 su 10, temono di subire un furto durante le ferie.

Un timore più diffuso tra i giovani (74% tra 25 e 34 anni) e tra i residenti del Nord Est (69%), egualmente condiviso tra chi vive grandi centri abitati (72%) e nei piccoli comuni con meno di 10.000 abitanti (67%).
Nonostante questi dati, ancora pochi (20%) si tutelano con una polizza casa contro i furti.
In ogni caso, al secondo posto nella lista delle preoccupazioni di chi lascia l’abitazione per andare in vacanza, c’è il maltempo.

Eventi atmosferici, perdite idriche, fughe di gas

Il 33% degli intervistati ha dichiarato di avere paura che durante l’assenza l’appartamento possa subire danni causati da eventi atmosferici estremi, soprattutto i residenti nel Nord Est (47%).
Perdite idriche e fughe di gas, invece, impensieriscono rispettivamente il 23% e il 17% dei vacanzieri.

L’ultima preoccupazione in classifica è quella di partire dimenticandosi luci o altri elettrodomestici accesi. Un timore che accomuna ‘appena’ 6 milioni di italiani.
Otto italiani su 10 hanno però dichiarato di aver intenzione di adottare alcune strategie per ridurre al mimino i rischi.

Le strategie per sorvegliare la casa a distanza

La strategia più comune è quella di affidare la sicurezza della propria abitazione a vicini di casa o familiari, che vengono arruolati per controllare periodicamente l’immobile (45%). Una prassi diffusa maggiormente nei piccoli comuni (54%) e tra gli over 65 (48%).
I vicini di casa, nel 17% dei casi, vengono ‘ingaggiati’ anche per svuotare regolarmente la cassetta della posta, per ridurre al minimo i segnali di assenza prolungata da casa.
Circa 16,5 milioni di viaggiatori hanno invece deciso di affidarsi a sistemi di antintrusione: grate antieffrazione (14%) o un sistema di videosorveglianza (27%). Il 5%, invece, si affida alla sorveglianza privata.

Luci, TV o radio accese per simulare la presenza dei proprietari

Se milioni di italiani hanno paura di partire per le vacanze dimenticando la luce accesa, c’è chi, invece, lo fa appositamente per scoraggiare eventuali topi da appartamento (6,2%).
Poco meno, il 3,3%, lascia accese TV o radio per mascherare l’assenza da casa. Un buon sistema per ridurre al minimo i segnali che la casa sia rimasta vuota per un periodo di tempo prolungato.

Se si vuole simulare la presenza in casa senza spendere un capitale in elettricità, esistono apparecchi che consentono di programmare l’accessione delle luci. Sarà più credibile agli occhi di potenziali ladri e meno oneroso in bolletta.