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L’impatto ambientale della pausa caffè

Posted by Valentina Beretta on

Il caffè è una delle bevande più amate e consumate al mondo, un piccolo piacere quotidiano che per molte persone è irrinunciabile.

Recenti statistiche confermano che in Italia ogni anno una famiglia media consuma circa 37kg di caffè, e tra l’altro non siamo nemmeno i maggiori consumatori in assoluto di questa bevanda.

Chiaramente tutto ciò ha un impatto sull’ambiente.

Infatti la coltivazione in regioni lontane, le numerose lavorazioni necessarie e i lunghi trasporti contribuiscono a un’impronta ecologica significativa.

Certo, rinunciare completamente al caffè non è una soluzione realistica per molti, dato il suo profondo radicamento nella nostra cultura.

È quindi importante cercare di capire quali siano i modi per rendere il nostro consumo di caffè più sostenibile.

Cialde vs capsule: quale scelta più ecologica?

In fatto di sistemi per la preparazione del caffè, in casa come al lavoro, le cialde appaiono essere una scelta più sostenibile rispetto alle capsule.

Le cialde sono composte da caffè pressato racchiuso tra due veli di carta filtro, un materiale completamente riciclabile e compostabile.

Al contrario, le capsule in alluminio o plastica hanno tempi di decomposizione molto lunghi, rendendo il loro smaltimento problematico.

Inoltre, le cialde richiedono meno packaging, essendo più leggere e sottili, e possono essere messe nel terriccio dopo l’utilizzo per regalare numerosi nutrienti al terreno.

Dunque un ottimo fertilizzante naturale, che ci consente di riutilizzare in maniera intelligente e sostenibile le cialde già usate.

L’alternativa della moka e del caffè in grani

Un’altra soluzione sostenibile è l’utilizzo della tradizionale moka con caffè in grani macinato al momento.

Questo metodo permette di conservare meglio il caffè e di acquistarlo in confezioni più grandi, riducendo significativamente l’uso di plastica rispetto alle confezioni di caffè macinato o alle capsule monodose.

In questo caso è importante considerare che la moka può comportare un maggiore utilizzo di polvere di caffè e richiedere più energia per far bollire l’acqua.

Efficienza energetica delle macchine da caffè

La scelta della macchina da caffè può influire notevolmente sul consumo energetico. Alcune macchine a cialde, come la Frog e la Baby Frog, sono state progettate per garantire consumi energetici ridotti.

Ad esempio, la Baby Frog è dotata di un sistema di auto-spegnimento che limita notevolmente i consumi elettrici quando non in uso.

Queste caratteristiche contribuiscono a rendere la pausa caffè più sostenibile dal punto di vista energetico.

Il riutilizzo dei fondi di caffè

Come accennato, un’interessante pratica sostenibile è quella di riutilizzare i fondi di caffè. Questi residui, ricchi di nutrienti, possono essere impiegati come fertilizzante naturale per piante, aiuole e giardini.

Tale pratica non solo riduce gli sprechi, ma contribuisce anche a chiudere il ciclo di vita del caffè in modo ecologico.

Si tratta quindi di una soluzione decisamente eco-friendly, sicuramente un’ottima scelta per disfarsi in maniera sostenibile di questo tipo di rifiuto organico.

Verso un consumo consapevole

La chiave per rendere il consumo di caffè più sostenibile sta nella consapevolezza e nella moderazione.

Anche ridurre la quantità di caffè consumato quotidianamente, optando magari per bicchieri caffe carta anziché in plastica, può portare alla stessa soddisfazione con un minor impatto ambientale.

È importante quindi approcciarsi al consumo di caffè in maniera responsabile, così come per ogni altra cosa.

In poche parole: piccoli gesti, grande impatto

Rendere la pausa caffè più sostenibile è un esempio di come piccoli cambiamenti nelle nostre abitudini quotidiane possano contribuire ad un futuro più verde.

Che si tratti di scegliere cialde compostabili, utilizzare una moka con caffè in grani, o riutilizzare i fondi di caffè, ogni azione conta.

La sostenibilità nel consumo di caffè non riguarda solo la scelta del prodotto, ma anche il modo in cui lo consumiamo e il valore che gli attribuiamo nella nostra vita quotidiana.

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Gli incidenti che avvengono maggiormente in cantiere

Posted by Valentina Beretta on

Secondo quanto è possibile leggere direttamente sul sito dell’INAIL, le cadute dall’alto rappresentano la tipologia di incidente che più spesso si presenta in cantiere.

Ricordiamo che per lavoro ad alta quota, così come previsto dal Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro (D.Lgs 81/08), si intendono tutti quei lavori che vengono effettuati ad una altezza superiore ai due metri.

Dai due metri in su dunque, si parla di alta quota e di tutti i pericoli cui sono esposti i lavoratori nel momento in cui salgono sul tetto di un edificio o comunque lavorano ad una altezza superiore ai due metri.

Certo, quello della caduta dall’alto non è l’unico fattore a causare degli incidenti, sebbene sia il più importante. Le cadute dall’alto rappresentano infatti il 54% degli infortuni, seguite dagli oggetti che cadono dall’alto che ne causano il 12%, seguiti dalla perdita del controllo durante la conduzione di mezzi che ne causa il 7%.

Dunque la sola caduta dall’alto raggruppa oltre la metà degli infortuni che si verificano in cantiere, ed è per questo che la normativa di settore ha delineato sempre più quelle che sono le misure per la sicurezza da seguire al fine di diminuire progressivamente il numero di incidenti.

I dispositivi di protezione individuale

A tal proposito il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro prevede che i lavoratori debbano obbligatoriamente utilizzare determinati tipi di protezione che sono utili ad evitare che possa verificarsi la caduta dall’alto, anche in caso di perdita di equilibrio.

Certamente, le imbracature rappresentano il più famoso dei dispositivi di protezione individuale: parliamo dunque di robuste funi che vengono assicurate attorno al corpo del lavoratore, dunque un sistema di arresto caduta molto valido e che entra automaticamente in funzione in caso di necessità.

Chiaramente le imbracature vanno assicurate ad un punto fermo che possa arrestare in sicurezza qualsiasi eventuale caduta. Tale opportunità di ancoraggio è offerta dalle linee vita tetto, le quali possono essere installate sia in via definitiva che temporanea e consentono anche a più lavoratori di potersi ancorare.

Ci sono poi i caschi con allaccio sottogola, che sono utilissimi nel caso in cui un oggetto possa cadere dall’alto e proteggere così la testa del lavoratore da un eventuale colpo. Ci sono poi i guanti ignifughi, le scarpe antinfortunistica, i dispositivi per la protezione degli occhi e delle orecchie.

I dispositivi di protezione collettiva

Vi sono poi i dispositivi di protezione collettiva, il cui scopo è quello di proteggere più lavoratori contemporaneamente.

Rientrano in questa categoria i vari connettori di sicurezza, funi con assorbitori ed in genere tutto quello che serve per creare un collegamento affidabile tra i lavoratori ed il punto di ancoraggio.

Esistono poi anche delle apposite reti di sicurezza, le quali vengono ancorate su apposite intelaiature di metallo, ed i parapetti provvisori.

Possiamo citare infine opere provvisionali come ad esempio i ponteggi, grazie ai quali è possibile prevenire i rischi di caduta.

Conclusione

Dunque ad oggi le cadute dall’alto continuano ad incidere in maniera notevole sulle statistiche che riguardano gli incidenti che avvengono in cantiere.

Diventa a tal proposito prezioso adoperare i dispositivi di protezione individuale e collettiva oggi disponibili sul mercato, e grazie ai quali è possibile bloccare sul nascere qualsiasi tipo di caduta, impedendo così che qualcuno possa farsi del male.

Bisogna dire infatti, che dal momento in cui è entrato in vigore il D.Lgs 81/08 il numero di incidenti sul lavoro, con riferimento sia a quelli con vittime che quelli senza, è diminuito in maniera drastica, il che è un trend certamente positivo che spinge gli addetti del settore a continuare in questa direzione.

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Come funzionano gli spettrometri?

Posted by Valentina Beretta on

Grazie ad un moderno spettrometro è possibile analizzare le proprietà di luce su una porzione dello spettro elettromagnetico, riuscendo così ad ed identificare i materiali che compongono il materiale in questione. Parliamo dunque di uno strumento veramente importante per l’analisi di materiali di ogni tipo, con grande accuratezza e in maniera molto rapida.

In quali campi vengono adoperati gli spettrometri?

I campi di applicazione degli spettrometri sono davvero vasti, riguardano tantissimi settori come ad esempio quello medico, scientifico, estetico, spaziale, militare e spaziale, per citarne alcuni. Un moderno spettrometro può essere adoperato direttamente in cantiere o nell’aria di produzione.

Può anche essere spostato di sede in sede senza che risenta di eventuali cambi di temperatura in quanto la sua termocamera è stabilizzata. Anche le operazioni di trasporto sono particolarmente facili ed è sufficiente una sola persona anche per quel che riguarda la gestione del macchinario.

Un considerevole aumento della qualità di produzione

Grazie uno spettrometro è facile attendersi un tangibile miglioramento della qualità di produzione, in virtù delle capacità di analisi e misura che consentono a questo strumento di classificare i materiali di ogni tipo, organici inclusi.

Optoprim è sul mercato dal 1994 e offre ai propri clienti il supporto è tutta l’assistenza necessaria per individuare la tipologia di strumento più adatto a risolvere le necessità individuali e fornisce al tempo stesso supporto anche per quel che concerne l’integrazione della tecnologia all’interno della propria azienda.

Questa azienda con sede in provincia di Monza commercializza moderni spettrometri di grande qualità ed in grado di controllare rapidamente ogni tipo di materiale, analizzandone la composizione.

È possibile scegliere tra diversi modelli di spettrometri, progettato per soddisfare ciascuna particolare necessità di utilizzo e dunque a migliorare notevolmente la qualità del prodotto finale a prescindere dalla tipologia di materiale e tipo di lavorazione.

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Acqua pura anche in ufficio con i dispenser IWM

Posted by Valentina Beretta on

La corretta idratazione è una condizione essenziale per il benessere fisico e quello del nostro organismo. Bere la giusta quantità d’acqua è infatti essenziale anche ad aiutare a  mantenere alto il livello di energie e concentrazione durante l’orario di lavoro. Ecco perché è importante bere spesso nel corso della giornata e dunque non solo durante i pasti ma anche durante l’orario di lavoro. Spesso però, la necessità di bere si scontra con il sapore troppo forte che di norma caratterizza l’acqua dei boccioni solitamente presenti negli uffici. Ciò spinge i dipendenti ad evitare di bere o a preferire bevande gasate che di certo non fanno bene e sicuramente non sono in grado di dissetare come l’acqua, a causa degli zuccheri che contengono. I boccioni inoltre, hanno lo svantaggio di essere difficili da trasportare e da movimentare, oltre ad avere un costo al litro non indifferente ed in grado di incidere sui costi di gestione di ogni azienda o ufficio.

La soluzione pratica e conveniente è quella di adottare uno dei dispenser acqua ufficio che IWM propone, i quali filtrano direttamente l’acqua del rubinetto eliminando ogni impurità ed offrendo un’acqua assolutamente bilanciata e sicura. È inoltre possibile avere acqua fredda o calda a piacimento, così come un’ottima acqua gasata o del ghiaccio se lo si preferisce, andando incontro ai desideri di tutti. Il risparmio è notevole considerando che l’acqua del rubinetto è decisamente più economica rispetto quella dei boccioni, che vanno poi smaltiti secondo quanto previsto dalle normative dei singoli comuni dopo il loro utilizzo, ma che troppo spesso vengono purtroppo riciclati a discapito della salute dei fruitori. I dispenser IWM consentono invece ai tuoi dipendenti di bere tutta l’acqua che desiderano personalizzandola in base ai loro gusti, con la certezza di bere sere dell’ottima acqua utile anche a migliorare la produttività del’intero ufficio.