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Gli italiani dormono male, e poco

Posted by Valentina Beretta on
Gli italiani dormono male, e poco

In Italia i disturbi del sonno sono in crescita, e risultano più frequenti tra gli anziani e le persone con un livello socioeconomico inferiore. Quasi un italiano su tre di notte dorme un numero insufficiente di ore, e uno su sette riporta una qualità scadente del proprio sonno. Si tratta dei risultati principali di uno studio sulla qualità del sonno degli italiani, condotto nei mesi di febbraio e marzo 2019 da BVA Doxa insieme ai ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità, l’Università Bocconi e l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, e pubblicato all’interno della rivista Scientific Reports.

Si dorme in media 7 ore a notte

Stando ai risultati della ricerca la media delle ore di sonno degli italiani è pari a circa 7 per notte, ma il 30% degli intervistati dichiara di dormire un numero insufficiente di ore. La percentuale di italiani che hanno valutato il proprio sonno come insoddisfacente, ovvero giudicato qualitativamente basso o molto basso, è infatti del 14%. Fra questi, le donne sono in numero più alto rispetto agli uomini, mentre per quanto riguarda la quantità di ore di sonno non si evidenzia una differenza di genere nelle risposte. Un dato è comunque certo: all’aumentare dell’età aumenta sia l’insufficienza sia l’insoddisfazione del proprio sonno.

Istruzione, fumo e redditi bassi peggiorano il sonno

È inoltre rilevabile un importante gradiente socioeconomico: un basso livello di istruzione e un basso reddito sono associati a maggiori problemi di sonno. Chi fuma, poi, più frequentemente dorme un numero insufficiente di ore, sia rispetto a chi non ha mai fumato sia rispetto a chi ha smesso di fumare. Le relazioni più interessanti si osservano però “entrando” nelle case delle famiglie italiane. Oltre all’attesa associazione tra matrimonio e sonno, confermata dal fatto che le coppie sposate dormono meglio, lo studio mostra un’inattesa relazione inversa fra chi vive con figli minori di 14 anni e i relativi problemi di sonno.

Matrimonio, figli e animali domestici: quale impatto sul riposo?

Parte della spiegazione di tale fenomeno potrebbe risiedere nell’effetto “adattamento”, che col tempo porterebbe i genitori ad adattarsi alla minore qualità e quantità di sonno, tipicamente associata all’esperienza dei primi mesi di vita del bambino. Altrettanto interessante è notare che nelle case in cui sono presenti animali domestici si dorme peggio. Questo, però, non significa che cani e gatti peggiorino necessariamente il sonno. Piuttosto, questa associazione potrebbe nascondere un rapporto di causalità inversa, secondo cui cani e gatti sono accolti più frequentemente in famiglie dove siano già presenti fattori di rischio per una peggiore qualità e quantità del sonno, come insonnia, ansia e depressione.

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Colloqui a distanza, la soluzione digitale che piace a HR e a candidati

Posted by Valentina Beretta on
Colloqui a distanza, la soluzione digitale che piace a HR e a candidati

Il Recruiting virtuale, ovvero la selezione a distanza del personale, composta da tutte le fasi del processo – dalla lettura del CV fino al colloquio – è oggi divenuto un processo collaudato all’interno di moltissime aziende italiane. Un processo che ha dimostrato sul campo la propria efficacia e validità: ad esempio, per quanto riguarda lo smartworking  non tutte le opinioni sono positive, mentre la selezione a distanza ha convinto un gran numero di candidati e “cacciatori di teste”.  Il 60% delle persone intervistate da CleverConnect, realtà specializzata in tecnologia etica per le aziende, a maggio 2020 ha ritenuto che questa esperienza fosse positiva. 

Evoluzioni necessarie

Gran parte delle imprese si è trovata, a causa del lockdown e delle tante restrizioni, a dover ripensare i propri processi interni, dallo smartworking fino, appunto, ai colloqui di selezione per assumere il nuovo personale. E l’impossibilità di condurre colloqui faccia a faccia ha spinto le aziende ad accelerare la digitalizzazione e a scegliere una modalità di incontro da remoto. Una modalità che stata accolta con favore dalla gran parte delle imprese tricolori, e un buon segno per il Paese perché significa che – anche in tempi di Covid – le aziende hanno continuato ad assumere e ad innovarsi. Guardando oltre alla crisi sanitaria, i recruiter si sono davvero resi conto che il video è un approccio adatto a risparmiare molto tempo, a favore anche dei candidati. Per alcune posizioni il video può tranquillamente sostituire del tutto il CV o il classico colloquio telefonico. In questi casi, il risparmio di tempo è veramente senza precedenti.

Come cambia la ricerca di un’occupazione

Anche grazie alla tecnologia, le persone sono al centro del processo di ricerca del lavoro. Oggi l’89% degli italiani a caccia di un’occupazione inizia la ricerca proprio sul web, utilizzando portali dedicati, job board e pagine ‘Lavora con noi”. Tuttavia, dal momento della candidatura, l’iter di selezione è rimasto il medesimo: invio di curriculum, lettere di presentazione, colloquio telefonico e incontro faccia a faccia. D’altra parte, le soluzioni digitali stanno gradualmente smontando questo ordine consolidato per fornire esperienze innovative e più flessibili. Per i responsabili delle Risorse Umane ricorrere a questi strumenti consente di avere più tempo da dedicare ad attività ad alto valore aggiunto, come la costruzione di relazioni e interazioni con i candidati, dall’inizio alla fine del processo. Inoltre, il virtual recreuting aiuta a diversificare il profilo dei candidati, migliorando così l’efficienza e la qualità delle assunzioni: non limitandosi alle informazioni del CV, ma concentrandosi sulle soft skill, alcuni candidati hanno l’occasione di dimostrarsi figure veramente valide. 

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Ripartenza, il mood degli italiani riflette gli interessi sul Web

Posted by Valentina Beretta on
Ripartenza, il mood degli italiani riflette gli interessi sul Web

L’umore degli italiani è in miglioramento, lo dimostra la ritrovata voglia di pianificare viaggi e attività, testimoniata dall’interesse verso i siti che trattano di viaggi, sport e le attività all’aria aperta, une segnale di quanto il desiderio di evasione dai momenti difficili rifletta il mood degli italiani. Al contrario, cala l’interesse sui temi legati all’elettronica, le news e la politica, e la cucina. Questo l’umore fotografato nel periodo febbraio-maggio tra i naviganti in Rete dal Report trimestrale dell’Osservatorio SevenData-ShinyStatTM.

Cala l’interesse sui temi legati all’elettronica

Se l’interesse sui temi legati all’elettronica, come Computers & Electronics (-13% vs -2,8%), Gaming (- 14% vs +14,7%), Consumer electronics (-18% vs -13,4%), Hardware (-3% vs +13,5%) e software (-4% vs +10,3%) risulta a maggio risulta in calo, rimane invece alta l’attenzione alla sicurezza informatica (+7% vs +0,1%). Sul versante degli affetti e dei legami, si attenua il trend di crescita dell’interesse versi i siti a tema divorzio, pur in un contesto di grande interesse sull’argomento (+30% vs +70,4%), mentre cresce, dopo i cali riscontrati nel trimestre precedente l’interesse verso la famiglia (+18% vs -11,8%), il matrimonio (+11% vs -6,6%) e la maternità (+1% vs -10,1%).

Scendono le news e la politica, salgono i magazine e il biotech

Per quanto riguarda i media, l’interesse verso le news fa segnare un calo (-3% vs +7,5%), soprattutto di quelle locali (-11% vs +9%), mentre sale il format dei magazine (+28% vs -23,3%), i quotidiani generalisti (+29% vs -25,7%), le riviste specializzate (+5% vs -15,2%) e le business news (+23% vs +1,1%). In discesa le news in tv (-38% vs +3,8%), probabilmente per l’aumento della mobilità, alla fine delle zone rosse. Un altro interesse in salita è il biotech (+6% vs -21,8%), probabilmente in connessione con la campagna vaccinale, mentre il pharmacy rallenta (-11% vs -0,8%) pur rimanendo alta l’attenzione all’igiene (+25% vs +27,5%). In discesa l’interesse per la politica (-21% vs -2,5%). Diversamente, la satira politica fa registrare un trend lievemente in miglioramento, seppur sempre in terreno negativo, rispetto al trimestre precedente (-25% vs -33,7%).

Cosa si guarda in tv? Più fiction meno cucina

Quanto ai generi televisivi, riprendono timidamente interesse la fiction (-6% vs -14,3%) e le sitcom (+1% vs -3,5%), mentre cambiano passo i talk show (+78% vs -34,2%) e i reality (+41% vs +26,2%). Finite le scuole, i convegni universitari in questi mesi poi si allontanano dagli interessi degli italiani (- 22% vs +63,5%), mentre sale la voglia di libri (-0,3% vs -8,5%). In miglioramento, seppur sempre con trend negativo, l’interesse verso il gioco d’azzardo (-18% vs – 83,7%), il gambling (-8% vs -38,3%) e le lotterie e Jackpot (-4% vs -42,8%). La passione per la cucina, infine, risulta in fase di calo (-18% vs 17,1%) così come l’interesse verso i corsi di cucina (-24% vs -1,8%), probabilmente perché, finito il lock-down, si vuole evadere andando al ristorante.

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Con la pandemia 1,2 milioni di fumatori in più. A maggio 2021 sono il 26,2%

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Con la pandemia 1,2 milioni di fumatori in più. A maggio 2021 sono il 26,2%

Dopo la riduzione registrata ad aprile 2020 a maggio 2021 i fumatori sono cresciuti di 1,2 milioni. “Nelle condizioni di restrizioni delle libertà e di stress conseguenti alla pandemia, aumentano di oltre un milione sia i fumatori sia le fumatrici – sottolinea Silvio Garattini, presidente onorario dell’Istituto Mario Negri -. A maggio 2021 la prevalenza di fumatori in Italia è del 26,2% (11,3 milioni) di cui il 25,7% sono maschi (5,5 milioni) e il 26,7% sono femmine (5,8 milioni)”. Secondo uno studio longitudinale dell’Iss svolto in collaborazione con l’Istituto Farmacologico Mario Negri, ad aprile 2020 i fumatori erano il 21,9%, una percentuale minore rispetto a gennaio 2020 (23,3%), ovvero pre lockdown, ma a novembre 2020 c’è stato un incremento significativo, che ha portato al 24% la quota dei fumatori.

Il ruolo chiave delle sigarette elettroniche 

Sempre secondo lo studio, percentuali del tutto sovrapponibili si registrano anche tra gli utilizzatori di sigarette elettroniche. “Un ruolo chiave nell’aumento dei fumatori – spiega Roberta Pacifici, direttore del Centro nazionale dipendenze e doping dell’Iss – lo hanno avuto i nuovi prodotti del tabacco (sigarette a tabacco riscaldato, Htp) e le e-cig: il loro uso in Italia contribuisce alla iniziazione e alla ricaduta del consumo di sigarette tradizionali e ne ostacola la cessazione, alimentando l’epidemia tabagica”. 

Aumenta la percentuale di utilizzatori di tabacco Htp: a maggio è al 7%

La percentuale di utilizzatori di e-cig pre lockdown era dell’8,1%, ed è salita al 9,1% ad aprile 2020, rimasta tale sia a novembre 2020 sia a maggio 2021. A maggio 2021 il 7% della popolazione usa regolarmente o occasionalmente la sigaretta a tabacco riscaldato (Htp), ma la percentuale di utilizzatori di Htp è significativamente aumentata durante la pandemia: il consumo è passato dal 4,1 % di gennaio 2020 al 4,4 % di aprile 2020 fino al 7% di novembre 2020, per rimanere stabile al 7% a maggio 2021.

Si fumano mediamente 10,8 sigarette al giorno

Il numero di sigarette fumate al giorno nella rilevazione di maggio 2021 è tornato a essere come in situazione di pre lockdown, mediamente di 10,8 sigarette al giorno (11,4 maschi, 10,1 femmine). Lo studio rileva poi come il consumo occasionale o abituale di tabacco tradizionale o di sigaretta elettronica sia più frequentemente associato a comportamenti non salutari. Il ‘binge drinking’, il consumo di cannabis o di nuove sostanze psicoattive, è infatti una pratica attuata più frequentemente dai fumatori di sigarette tradizionali o utilizzatori di sigarette elettroniche. Così, se l’1,0% dei non fumatori dichiara di bere fino a perdere il controllo tre o più volte nel corso del mese antecedente l’intervista, riferisce Agi, la percentuale sale a circa il 7,0% tra i fumatori occasionali o abituali di sigarette tradizionali, e a circa il 9,0% tra i consumatori di sigarette elettroniche.

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Tre italiani su 4 pensano a un figlio entro i prossimi 5 anni

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Tre italiani su 4 pensano a un figlio entro i prossimi 5 anni

Secondo i dati Istat, in Italia i nuovi nati nel 2020 sono stati 404.104, in calo del 3,8% rispetto al 2019. In pratica l’anno passato la natalità nel nostro Paese ha toccato il minimo storico dai tempi dell’Unità d’Italia. Per questo motivo, nell’Osservatorio delle Famiglie Contemporanee, BVA Doxa ha indagato per conto di Prénatal Retail Group la propensione alla genitorialità degli italiani. Che attesta, tra il 74% degli attuali “non genitori”, il progetto di avere figli nel prossimo futuro, di cui il 45% nei prossimi 2 anni. Ad affermarlo sono in prevalenza gli intervistati tra i 30 e i 40 anni e attualmente occupati. Una propensione maggiore tra le donne (51%) e i residenti nel Centro Italia (51%).

I sogni di chi è propenso ad avere figli

Il 46% ne vorrebbe 2, e il 26% vorrebbe crescere i propri figli in una città medio-piccola, mentre il sogno del 38%, di cui il 52% residente nel Sud e Isole, è di vivere al mare. Per il 32% degli intervistati il budget da allocare nei primi tre anni di vita del bambino sia tra i 3.000 e i 6.000 euro all’anno. Pannolini e body care rappresentano la voce di spesa più significativa (36%), seguono cibo e spesa alimentare (32%), mentre crescita e intrattenimento (corsi, ludoteche, giocattoli) pesano per l’1%.

Le aspirazioni personali

Tra i motivi per cui il 74% degli intervistati dice di volere un figlio ci sono il desiderio di costruire una famiglia (27%) e il desiderio di maternità/paternità (20%). Le ragioni che invece farebbero propendere il 26% a non volere figli sono l’instabilità economica e lavorativa (18%) e il non avere un partner stabile (14%). Per il 52% degli intervistati i figli rappresentano un arricchimento, la gioia più grande, e il 37% ritiene che avere figli sia importante per il futuro del Paese. Per contro, il 30% sostiene che la mancanza di aiuti concreti alle famiglie sia un deterrente.

Impatto Covid e lavoro flessibile

Per il 54% degli intervistati l’attuale situazione di pandemia rappresenta un disincentivo a fare figli, soprattutto i residenti nel Nord Ovest (66%), e le donne (59%), particolarmente colpite anche a livello occupazionale. L’incertezza generale (66%) e quella socioeconomica (64%) guidano i timori degli intervistati, per i quali la paura della situazione sanitaria (52%) è superiore a quella di perdere il lavoro (42%). Il 38% ribadisce che la mancanza di aiuti sui quali fare affidamento rimane un elemento discriminante. Ma l’impiego strutturale e codificato del lavoro flessibile all’interno delle aziende potrebbe influire sulla propensione a fare figli (84%), anche se il 44% ritiene che saranno poche le aziende ad impegnarsi attivamente. Inoltre, i figli rappresentano un ostacolo per la carriera lavorativa per l’84%, delle donne, per le quali un bambino influisce “molto e abbastanza” nel percorso professionale, contro il 28% degli uomini.

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Milano capitale delle start up innovative, il 19% del totale

Posted by Valentina Beretta on
Milano capitale delle start up innovative, il 19% del totale

Le start up innovative rappresentano imprese giovani, ad alto contenuto tecnologico, con forti potenzialità di crescita sostenibile. Per questo possono rappresentare una risorsa strategica per trainare la ripresa economica. Nell’area di Milano, Monza e Brianza, e Lodi hanno sede 2.458 start up innovative. In particolare, le start up innovative a Milano sono 2.319, il 19% del totale nazionale, cresciute del 10,4% nel corso del 2020. A Monza e Brianza sono 113, e 26 a Lodi. È quanto emerge da un’elaborazione dell’Ufficio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Infocamere, aggiornati alla metà di gennaio 2021.

Più della metà è attiva nei settori produzione di software, servizi Ict, e R&S

Più della metà delle start up innovative è attiva, nei tre territori, nel settore della produzione di software, nei servizi Ict, nella ricerca e sviluppo (1.018 imprese). L’11,1% del totale è un’impresa a prevalenza femminile, e la quasi totalità opera sotto forma di società a responsabilità limitata.  Sono “giovani” il 17,9% delle oltre 2mila start up innovative presenti sul territorio nazionale, e sono straniere il 4,7%, contro il 3,6% del dato italiano.

I requisiti per accedere allo status di start up innovativa

Per accedere allo status di start up innovativa sono necessari alcuni requisiti. Innanzitutto essere un’impresa nuova o costituita da non più di 5 anni, avere la residenza in Italia, o in un altro Paese dello Spazio Economico Europeo, ma con sede produttiva o filiale in Italia. Inoltre, è necessario avere un fatturato annuo inferiore a 5 milioni di euro, non essere quotata in un mercato regolamentato o in una piattaforma multilaterale di negoziazione, e non distribuire e non aver distribuito utili. Ulteriori requisiti sono avere come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di un prodotto o servizio ad alto valore tecnologico, e non essere risultato di fusione, scissione o cessione di ramo d’azienda.

Investire almeno il 15% di spese in R&S e in personale altamente qualificato

Inoltre, una start up è innovativa se rispetta almeno uno dei seguenti requisiti soggettivi, ovvero quello di sostenere spese in R&S e innovazione pari ad almeno il 15% del maggiore valore tra fatturato e costo della produzione, impiegare personale altamente qualificato (almeno 1/3 dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori, oppure almeno 2/3 con laurea magistrale), ed essere titolare, depositaria o licenziataria di almeno un brevetto, o titolare di un software registrato.

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Il 2020 è l’anno delle Console Gaming

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Il 2020 è l’anno delle Console Gaming

Il 2020 è stato un anno difficile per molti settori ma, secondo quanto emerge dai dati GfK, se il mercato della Tecnologia di consumo è andato in controtendenza tra i comparti che hanno fatto registrare un incremento particolarmente significativo delle vendite c’è quello del Gaming. Dopo un primo lockdown caratterizzato da un corsa all’acquisto delle console gaming, il settore dei videogiochi registra una ulteriore spinta nella parte finale dell’anno. Questo grazie al lancio dei modelli di nuova Generazione di Sony e Microsoft, che hanno fatto registrare vendite record nel mese di novembre.

Durante il lockdown primaverile picco delle vendite

Nel caso delle Console, un primo importante picco delle vendite si è registrato durante il lockdown della scorsa primavera: costretti a rimanere in casa, molti italiani hanno infatti deciso di dotarsi di nuovi dispositivi per giocare. Nel periodo compreso tra il 9 marzo e il 17 maggio 2020 (Week 11-20) si è registrata una crescita del +25,2% a valore delle vendite di Console, rispetto allo stesso periodo del 2019. Inoltre, rispetto a sette anni fa è aumentata considerevolmente la quota di vendite realizzate online, che è passata dal 9% del 2013 al 47% del 2020. Un trend in linea con la forte crescita avuta dal canale online in un anno fortemente condizionato dall’emergenza Coronavirus.

Black Friday, +12,1% a valore rispetto al 2019

Un secondo picco di vendite si è avuto nel mese di novembre: in questo caso, la spinta decisiva per la crescita del mercato è arrivata dal lancio delle nuove Console di Microsoft (Week 46) e Sony (Week 47). In queste due settimane, il mercato è sestuplicato (+514%) rispetto alla settimana media del 2020. I dati di sell-out GfK aggiornati alla settimana del Black Friday (23-29 novembre 2020) mostrano infatti un +12,1% a valore da inizio anno rispetto allo stesso periodo del 2019.

Le nuove Console di Microsoft e Sony trainano il mercato

Il lancio delle nuove Console di Microsoft e Sony era sicuramente molto atteso dagli appassionati del settore, dato che in entrambi in casi il precedente modello risale al 2013. Questo peraltro ha portato a un esaurimento delle scorte disponibili nel giro di pochi giorni dal lancio. Mettendo a confronto le performance dei lanci di quest’anno con quelli del 2013, emergono alcuni dati interessanti. In generale, le Console di nuova generazione hanno performato molto meglio di quelle lanciate da Microsoft e Sony nel 2013. La crescita è stata infatti del +25,5% a unità e del +33% in valore. In crescita del +6% anche il prezzo medio di vendita.

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Smart speaker, nuova passione globale: meglio se con display integrato

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Smart speaker, nuova passione globale: meglio se con display integrato

Il mercato degli smart speaker continua a crescere nonostante la pandemia e a trainarlo sono i nuovi modelli con schermo integrato, mentre i dispositivi tradizionali perdono terreno. Lo rivelano le ultime analisi di Strategy Analytics, che evidenziano che la quota di smart speaker con display integrato ha toccato quota 26% nel terzo trimestre del 2020, rispetto al 22% dell’anno precedente. Le vendite di dispositivi con display nel terzo trimestre sono aumentate del 21% su base annua a 9,5 milioni di unità, mentre le vendite di altoparlanti intelligenti base (senza display) sono diminuite del 3% nello stesso periodo. Ciò ha portato a un aumento complessivo del 2,6% nelle vendite di smart speaker (con o senza display) nel terzo trimestre del 2020 rispetto al terzo trimestre del 2019, raggiungendo i 36,5 milioni di unità.

I brand che dominano le vendite

Nel mercato degli smart speaker, Amazon anche nel terzo trimestre mantiene ben salda la sua posizione di leadership, con una quota del 28,8% a livello globale,  sebbene le vendite siano leggermente diminuite rispetto all’anno precedente. I principali rivali di Amazon hanno tutti aumentato la loro quota di mercato, ad eccezione di Xiaomi. In particolare, evidenzia lo studio, i i dispositivi più venduti nel terzo trimestre sono stati Amazon Echo Show 5 e Baidu Xiaodu Zaijia 1c. Anche questo preciso segmento di mercato, come molti altri, è stato duramente colpito nel primo trimestre a causa delle difficoltà causate dalla pandemia, ma successivamente ha ripreso slancio. In virtù di questa tendenza gli analisti prevedono per il quarto trimestre dati tutti in positivo, grazie anche al lancio di nuovi modelli da parte dei tre principali fornitori statunitensi e al continuo miglioramento del sentiment economico a livello globale. “Come molti settori, gli smart speaker hanno avuto un anno difficile”, osserva l’analista David Watkins. “Tuttavia i segnali di ripresa stanno iniziando a manifestarsi, e l’impegno delle aziende è evidente dai numerosi nuovi prodotti e migliorie tecnologiche che vengono portati sul mercato. Salvo ulteriori gravi perturbazioni economiche, prevediamo che il 2021 – conclude – sarà caratterizzato da un’ulteriore crescita”.

Mai più senza altoparlanti “intelligenti”

Anche in Italia, grazie anche alle offerte sulle piattaforme on line e dei negozi fisici, gli smart speaker hanno fatto il loro ingresso in moltissime case e, probabilmente, saranno tra i regali più gettonati di questo 2020. Naturalmente, anche da noi la tendenza sarà quella di orientarsi verso gli ultimi modelli, ovvero quelli con display integrato.

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Quali sono le professioni più pagate in Italia?

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Quali sono le professioni più pagate in Italia?

Non è facile scegliere la propria carriera professionale, tantomeno per i ragazzi, che al termine delle scuole superiori dovranno decidere come proseguire. Conviene buttarsi immediatamente nel mondo del lavoro o optare per un percorso universitario? E, in questo secondo caso, quale facoltà scegliere? Indubbiamente, oltre ai gusti e le attitudini personali, in molti decidono quale carriera seguire anche in base allo stipendio. L’head hunter Carola Adami, co-fondatrice di Adami & Associati, spiega quali sono in Italia le professioni più pagate, indicando i percorsi di formazione che portano a salari maggiori.

Quali percorsi universitari intraprendere per accedere a stipendi più alti?

In media, i laureati ricevono stipendi più alti rispetto ai non laureati. “Si parla, sempre in media, di salari più alti del 30% o 40%  All’estero, va sottolineato, questo divario è persino maggiore – commenta l’esperta -. In ogni modo, considerando la carriera professionale sul lungo termine, e quindi analizzando non solo gli stipendi delle figure junior, ma anche quelli delle figure senior, i percorsi universitari che portano a stipendi più importanti sono ormai da anni quelli relativi alla matematica, alla chimica, alle scienze mediche e all’ingegneria, sia meccanica sia navale, aeronautica e gestionale. Si incontrano invece stipendi più bassi, in media, tra i laureati in letterature e in scienze storiche e filosofiche”.

Le professioni del 2020

Le professioni che permettono fin da subito di percepire uno stipendio superiore alla media richiedono diversi profili legati alle nuove tecnologie. Come ad esempio l’ingegnere informatico: “in questo caso un neolaureato può aspirare indubbiamente a circa 30.000 euro lordi all’anno – aggiunge Adami -. Lo stesso vale per l’ingegnere specializzato in Javascript e per lo sviluppatore di App. Spostandosi verso l’area del digital marketing si incontrano altre figure ben pagate, come il marketing manager e il growth hacker – sottolinea l’head hunter – ruoli per i quali sono richieste però esperienze professionali di un certo spessore. Altri neolaureati che possono puntare a stipendi fin da subito alti sono poi gli ingegneri chimici, nonché gli ingegneri petroliferi”.

Quanto pesa lo stipendio sulla scelta del lavoro

Non è facile scegliere la propria carriera professionale, tantomeno per i ragazzi, che al termine delle scuole superiori dovranno decidere come proseguire. Conviene buttarsi immediatamente nel mondo del lavoro o optare per un percorso universitario? E, in questo secondo caso, quale facoltà scegliere? Indubbiamente, oltre ai gusti e le attitudini personali, in molti decidono quale carriera seguire anche in base allo stipendio. L’head hunter Carola Adami, co-fondatrice di Adami & Associati, spiega quali sono in Italia le professioni più pagate, indicando i percorsi di formazione che portano a salari maggiori.

Quali percorsi universitari intraprendere per accedere a stipendi più alti?

In media, i laureati ricevono stipendi più alti rispetto ai non laureati. “Si parla, sempre in media, di salari più alti del 30% o 40%  All’estero, va sottolineato, questo divario è persino maggiore – commenta l’esperta -. In ogni modo, considerando la carriera professionale sul lungo termine, e quindi analizzando non solo gli stipendi delle figure junior, ma anche quelli delle figure senior, i percorsi universitari che portano a stipendi più importanti sono ormai da anni quelli relativi alla matematica, alla chimica, alle scienze mediche e all’ingegneria, sia meccanica sia navale, aeronautica e gestionale. Si incontrano invece stipendi più bassi, in media, tra i laureati in letterature e in scienze storiche e filosofiche”.

Le professioni del 2020

Le professioni che permettono fin da subito di percepire uno stipendio superiore alla media richiedono diversi profili legati alle nuove tecnologie. Come ad esempio l’ingegnere informatico: “in questo caso un neolaureato può aspirare indubbiamente a circa 30.000 euro lordi all’anno – aggiunge Adami -. Lo stesso vale per l’ingegnere specializzato in Javascript e per lo sviluppatore di App. Spostandosi verso l’area del digital marketing si incontrano altre figure ben pagate, come il marketing manager e il growth hacker – sottolinea l’head hunter – ruoli per i quali sono richieste però esperienze professionali di un certo spessore. Altri neolaureati che possono puntare a stipendi fin da subito alti sono poi gli ingegneri chimici, nonché gli ingegneri petroliferi”.

Quanto pesa lo stipendio sulla scelta del lavoro

Di certo è naturale desiderare un lavoro ben remunerato. Nonostante questo, negli ultimi anni sono in aumento le persone, soprattutto tra le nuove generazioni, che antepongono allo stipendio altri aspetti, come la possibilità di fare carriera o la possibilità di accedere a corsi di formazione continua. “Non bisogna poi dimenticare quanto può essere importante, in determinate situazioni, poter contare su un lavoro stabile, anche a fronte di stipendi eventualmente più contenuti. Gli anni della crisi finanziaria hanno indubbiamente abituato le persone a raccogliere qualche informazione in più sulla salute economica delle aziende prima di accettare proposte di lavoro”.

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Lo smart working estivo farà crescere le bollette

Posted by Valentina Beretta on
Lo smart working estivo farà crescere le bollette

Per gli italiani che quest’estate lavoreranno in smart working le bollette saranno più care. Il caldo infatti costringerà a tenere accesa l’aria condizionata in casa per numerose ore, con inevitabili conseguenze sulle bollette. Secondo le stime di Facile.it, per rinfrescare una stanza da 16-20 mq per 6 ore al giorno è necessario mettere in conto un aumento della bolletta estiva di almeno 68 euro. Un valore che arriva addirittura a 113 euro se si sceglie di tenere l’aria condizionata accesa per 10 ore. E se oltre alla postazione di lavoro si vogliono mantenere freschi anche gli altri ambienti della casa, la bolletta lievita ulteriormente.

Cinque consigli per ridurre le spese

Sempre secondo le stime di Facile.it, considerando l’uso del condizionatore per altre 6 ore al giorno, necessarie per rinfrescare le stanze da letto prima della notte e la sala da pranzo/cucina durante i pasti, una famiglia di 4 persone dotata di un condizionatore A+ con un consumo di 812 Kwh, spenderà circa 132 euro in più all’anno, che sommati a quelli spesi per lo smart working fanno 200 euro in più. Quest’anno, quindi, è bene fare attenzione a come ci si comporta tra le mura domestiche. Per questo motivo Facile.it ha realizzato un breve vademecum con 5 consigli pratici per ridurre le spese.

Nuovi ritmi, nuova tariffa. Ma la classe fa la differenza

Se una volta i consumi energetici domestici si concentravano nelle fasce serali, ora in tanti hanno iniziato a consumare durante tutto l’arco della giornata. Il consiglio, quindi, è di valutare con attenzione se convenga mantenere una tariffa bioraria o se sia meglio passare a una monoraria, con un prezzo della componente energetica unico, che non varia a seconda dell’orario di consumo.

Il secondo consiglio è quello di sostituire il proprio condizionatore con uno più moderno in classe A, A+, A++ e superiori. Cambiare un condizionatore di classe C con uno di classe A+ consente ridurre il costo in bolletta sino al 21% annuo.

E in caso di sostituzione del vecchio impianto con uno nuovo ad alta efficienza è possibile ottenere uno sconto fiscale che va dal 50% al 65%.

Evitare temperature polari e tenere l’impianto pulito

Una temperatura troppo bassa fa male alla salute, e al portafogli. Non serve avere un clima artico per stare al fresco, e se l’apparecchio ne è dotato, il consiglio è di utilizzare la funzione di deumidificazione anziché quella di raffrescamento. In questo modo è possibile mantenere una temperatura confortevole e, al contempo, abbattere la spesa fino al 13%. Sebbene poi sia dimostrato che l’uso del condizionatore non favorisce la diffusione del Coronavirus, è importante mantenere l’impianto pulito così da garantirsi che possa funzionare al 100%. Un impianto non efficiente consuma fino all’8% in più. Ma a volte per risparmiare basta un po’ di buon senso. Lasciare aperta la porta del corridoio o di uno stanzino e disperdere il fresco può arrivare ad incidere sino al 6% sui consumi.