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La generazione Z si allontana dai social

Posted by Valentina Beretta on
La generazione Z si allontana dai social

I nati tra il 1995 e il 2010, gli appartenenti alla Gen Z, prendono le distanze dai social, le ‘tossiche’ e ‘ossessive’ TikTok e Instagram, riguadagnando il controllo del loro tempo. Secondo un sondaggio commissionato dalla banca di investimento Piper Sandler, solo il 22% degli intervistati di età compresa tra i 7 e i 22 anni ha indicato Instagram come la propria app preferita, in calo rispetto al 31% della primavera 2020.
“Quando la elimini ti rendi conto che non ne hai bisogno”, ha dichiarato al New York Post la ventenne Gabriella Steinerman, rivelando di aver abbandonato Instagram e TikTok nel 2019, e raccontando che il sollievo successivo è stato quasi immediato. Anche il 22enne studente della Penn State Pat Hamrick ha abbandonato Facebook e Instagram due anni fa: “Mi ha fatto sentire meglio nella vita di tutti i giorni, ora faccio le mie cose a modo mio”, riporta Ansa.

Cambia il rapporto con le piattaforme

Insomma, nonostante gli zoomer siano noti per rimanere incollati allo smartphone, un piccolo gruppo di ventenni sta cominciando a prendere posizione contro TikTok e Instagram. Se Steinerman e Hamrick hanno dato voce all’opinione di migliaia di giovani utenti della Gen Z, è impossibile dimenticare il rapporto del Wall Street Journal, che ha portato alla luce quanto Instagram sia pericoloso per la salute mentale degli adolescenti, sempre alle prese con la necessità di dover assomigliare a modelli stereotipati e di successo. E una ricerca condotta da Tallo a dicembre scorso ha rivelato che per il 56% degli zoomer i social media li ha fatti sentire esclusi dai coetanei.

Una fonte inesauribile di ansia 

Le piattaforme, quindi, risultano essere una fonte inesauribile di ansia. Secondo la ricerca di Tallo, gli utenti della Gen Z preferiscono TikTok a Instagram, con il 34% degli intervistati che la definisce la sua app preferita. Eppure, anche gli utenti più devoti mettono in discussione il sistema di condivisione dei video, che induce a farli sentire in competizione con gli altri. Sempre secondo la ricerca di Tallo, 3 giovani su 4 affermano che i social media le hanno spinte a “confrontarsi con le coetanee”. Qualcun altro, invece, definisce TikTok incredibilmente fastidioso.

Quali sono le alternative?

Ma se TikTok e Instagram non sono più i social preferiti dalla Gen Z, dove rivolgeranno la loro attenzione?
Anzitutto su BeReal, la piattaforma lanciata nel 2020 con l’obiettivo di essere una sorta di anti-Instagram. Nel tentativo di combattere la dipendenza da schermo, l’app concede agli utenti finestre di tempo di due minuti per pubblicare scatti non modificati, del tutto privi di filtri, riferisce Techprincess.
C’è anche da considerare che qualcuno non ha mai davvero ceduto alla tentazione dei social media. Ma cosa faranno gli adolescenti nel loro tempo libero se non lo impiegheranno a scrollare?

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Percezioni e abitudini sulla salute nel mondo

Posted by Valentina Beretta on
Percezioni e abitudini sulla salute nel mondo

Secondo l’OMS, c’è disuguaglianza nell’accesso ai servizi relativi alla salute e negli stili di vita, legati a variabili socio-economiche e alle condizioni del luogo in cui si è nati. Tuttavia la salute può essere migliorata adottando abitudini e comportamenti più salutari. Secondo il sondaggio sulla percezione e le abitudini relative alla salute WIN World Survey – WWS 2021, condotto da WIN International, di cui fa parte BWA Doxa, a livello mondiale, nel 2021 la percezione sullo stato generale della propria salute registra un lieve calo rispetto al 2020 (dal 79% al 77%), e gli uomini si percepiscono più in salute (80%) rispetto alle donne (75%). In Italia l’83% della popolazione si dichiara abbastanza o molto in salute, un dato superiore a quello di altri Paesi europei, come Spagna (74%), Germania (70%), Regno Unito (63%), e superiore dell’11% rispetto alla media europea (72%).

Negli ultimi 2 anni aumenta il numero di persone che soffre di stress

Mentre quasi tutte le abitudini erano già state incluse nei precedenti sondaggi e possono quindi essere confrontate con i risultati passati, ‘mangiar sano’ è una nuova abitudine aggiunta. Nonostante siano trascorsi più di due anni dall’inizio della pandemia, non ci sono cambiamenti significativi rispetto agli anni precedenti nelle abitudini prese in considerazione. Tuttavia, la pandemia potrebbe aver influito sulla salute mentale. Il numero di persone che soffre di stress negli ultimi 2 anni è aumentato, seppur lievemente, passando dal 30% del 2019 al 33% del 2021.

Le donne mangiano “meglio” degli uomini, ma fanno meno esercizio fisico

Il 67% degli intervistati, in maggioranza donne, e il 67% degli europei, afferma di mantenere una sana alimentazione quotidiana, così come gli ultra 65enni (76%), e i 55-64enni (69%). In Italia il 77% afferma di seguire una dieta salutare, una delle percentuali più alte in Europa, seconda solo alla Spagna (84%). Il 40% degli intervistati globali afferma poi di fare esercizio fisico in maniera costante, un dato che conferma un trend in crescita (37% nel 2019 e 39% nel 2021). Gli uomini più delle donne (43% vs 37%), mentre gli italiani che fanno esercizio fisico (38%) sono inferiori rispetto alla media generale (40%) e a quella europea (42%).

In Italia i fumatori sono il 21%, e il 15% fa uso di alcolici

Oggi sempre più persone affermano di soffrire lo stress, soprattutto le donne (38%), chi ha redditi più bassi (37%) e gli studenti (40%). I Paesi dell’area MENA (42%) e l’Europa (35%) registrano le percentuali più alte. Il dato Italia (40%) è più alto della media europea.
A livello globale il 74% dichiara poi di non fumare o farlo occasionalmente. Gli uomini sono più fumatori delle donne (22% vs 13%), e in Italia i fumatori sono il 21%, in linea con la media europea (20%). Nonostante il consumo indiscriminato di alcolici sia associato a diverse malattie è un’abitudine ampiamente diffusa in molti Paesi, come il Giappone (46%). Gli uomini che dichiarano di bere sono quasi il doppio rispetto alle donne (20% vs 11%). In Europa lo dichiara il 20%, mentre in Italia lo afferma il 15%.

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Sostenibilità in cucina, ecco cosa fare 

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Sostenibilità in cucina, ecco cosa fare 

La sostenibilità è uno dei temi più caldi e condivisi del momento, che nasce gran parte dell’opinione pubblica. D’altronde, oggi più che mai, imparare a tutelare la Terra e a ridurre il proprio impatto sul pianeta è un’autentica priorità. In tutti gli aspetti della vita quotidiana, quindi, si possono compiere piccole azioni che ci orientano verso un atteggiamento “green”, e la cucina è uno degli ambiti in cui si può fare di più. Ecco, in sintesi, cinque semplici buone abitudini per fare la differenza, suggerite dal servizio di spesa online HelloFresh e riprese da Ansa, riducendo impatto, sprechi e imballi.

On line è meglio

Effettuare la spesa online, ricevendola poi a casa, significa non utilizzare l’auto per andare al supermercato ma non solo. Acquistando i meal kit, che contengono gli ingredienti già dosati per preparare le varie ricette, si può anche eliminare lo spreco alimentare assecondando appieno una filosofia che guarda alla sostenibilità e al rispetto dell’ambiente e delle sue risorse.

Anche la cottura può essere sostenibile

Per essere più sostenibili in cucina bisogna prestare attenzione anche ai metodi di cottura che si utilizzano per preparare i vari pasti a casa. Il forno non è di certo il massimo in quanto consuma moltissima energia elettrica, dunque quando lo si accende ci si dovrebbe organizzare in modo tale da cuocere contemporaneamente più di una pietanza. In quanto ai metodi di cottura più sostenibili, ne troviamo anche di innovativi ed originali come ad esempio quello che prevede di sfruttare le temperature della lavastoviglie. In questo caso, si mettono i cibi all’interno di vasetti di vetro ben sigillati e si inseriscono nell’elettrodomestico facendo partire il classico ciclo di lavaggio. Un metodo alquanto bizzarro, ma decisamente sostenibile che conviene provare!

Si alla cera d’api no alla plastica monouso

Un altro trucco facile facile verso la sostenibilità, che rientra nelle piccole cose che tutti possono fare, è utilizzare fogli in cera d’api al posto della classica pellicola trasparente, impiegata per coprire vasetti, contenitori ed alimenti vari. Per la stessa ragione, sarebbe opportuno evitare la plastica monouso per essere realmente sostenibili in cucina: sappiamo tutti quanto questo materiale sia inquinante e difficile da riciclare. Meglio dunque non utilizzare piatti, bicchieri e stoviglie in plastica: piuttosto, se proprio occorrono accessori monouso, conviene acquistare quelli in carta o comunque ecologici.

Riutilizzare gli scarti

Infine, bisognerebbe imparare dai nostri nonni, che sapevano che nulla è da buttare. Un consiglio prezioso in cucina: si possono infatti utilizzare in mille modi gli scarti delle materie prime e in modo particolare quelli delle verdure. Si possono usare per preparare un ottimo brodo vegetale ad esempio, ma anche in molte altre preparazioni. Provare per credere.

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Opinioni e percezioni sull’importanza del benessere fisico e mentale

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Opinioni e percezioni sull’importanza del benessere fisico e mentale

La pandemia da Covid-19 ha avuto molteplici conseguenze sulla salute fisica e mentale di ognuno di noi. Già a marzo 2021, i dati del sondaggio Ipsos condotto in collaborazione con il World Economic Forum, mostravano un peggioramento della salute mentale e stabilità emotiva per il 45% degli intervistati a livello internazionale. E l’Italia, già un anno fa, rientrava tra i Paesi in cui i cittadini hanno subito maggiormente le conseguenze del Covid sulla salute mentale e la stabilità emotiva. Più della metà (54%) dichiarava infatti un peggioramento e soltanto l’8% un miglioramento.

Donne e giovani i più propensi a pensare alla propria salute mentale

Anche nel 2021, in occasione della Giornata Mondiale della salute mentale (World Mental Health Day), che si celebra il 10 ottobre di ogni anno, il sondaggio Ipsos ha esplorato le opinioni dei cittadini di 30 Paesi riguardo la propria salute fisica e mentale e le percezioni in merito all’importanza attribuita. E in media, il 79% degli intervistati considera salute fisica e mentale ugualmente importanti quando si tratta della propria salute personale. Soltanto un terzo (35%) ritiene che il sistema sanitario nel proprio Paese trattino salute mentale e fisica con uguale importanza. Le donne e i giovani sono i più propensi a pensare alla propria salute mentale, mentre a livello internazionale, la salute mentale rappresenta il terzo problema di salute più importante che le persone devono affrontare nel proprio Paese, leggermente dietro il cancro.

Wellbeing, quanto spesso si pensa al benessere?

A livello internazionale, in media, il 53% degli intervistati afferma di pensare al proprio benessere mentale molto o abbastanza spesso. Al contrario, il 42% afferma di non pensarci molto spesso o mai. La percentuale più alta si registra in Brasile (75%), mentre quella più bassa si registra in Cina (26%). In Italia, poco più della metà degli intervistati (51%) afferma di pensare al proprio benessere mentale.

Bonus psicologo bocciato, lanciata la petizione online 

Considerando gli effetti della pandemia sul benessere mentale, riporta Adnkronos, si è discuso del cosiddetto bonus psicologo, ovvero un sostegno economico da destinare agli italiani che sentissero il bisogno di curare la propria salute mentale, con l’obiettivo di garantire assistenza psicologica a chi non potesse permettersela. Nonostante i buoni propositi per il nuovo anno, il bonus psicologo, al contrario del bonus rubinetti e il bonus monopattini, è stato escluso dalla legge di bilancio nella manovra 2022, provocando molteplici reazioni da parte dei singoli cittadini e degli esponenti politici.
A tal proposito, è stata lanciata una petizione online che in pochi giorni ha raccolto oltre 200.000 firme, con l’obiettivo di spingere il Governo a re-inserire la proposta nei provvedimenti e a considerarla una vera priorità. 

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Speranza e felicità, come siamo messi per il 2022?

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Speranza e felicità, come siamo messi per il 2022?

Cosa ci riserverà il 2022? E con quale stato d’animo lo affrontiamo? Inutile sottolineare che gli ultimi due anni  – più o meno – hanno condizionato la vita di tutti, sul Pianeta. E se il virus è ancora il protagonista dei pensieri dei cittadini, quali sono gli atteggiamenti verso tutti gli aspetti dell’esistenza? A queste domande ha cercato di rispondere il sondaggio di Fine Anno – la storica rilevazione condotta a livello globale fin dal 1979 dagli istituti di ricerca appartenenti al network Gallup International, di cui BVA Doxa è parte ed è responsabile della raccolta dati in Italia. Realizzata in più di 40 Paesi e basata su oltre 40.000 interviste, la ricerca è una tradizione consolidata in tutto il mondo, con i suoi Hope e Happiness Index e il tracking relativo all’andamento delle aspettative sulla congiuntura economica.

Il sentiment in Italia… 

Ottimisti o pessimisti? Uguali nel sentire sia al Nord sia al Sud dello Stivale? Insomma, come vivono il momento gli italiani e come si aspettano il futuro prossimo? Quasi la metà dei nostri connazionali (il 48%) afferma che l’anno prossimo sarà del tutto simile al 2021, mentre la quota di chi crede che il 2022 sarà peggiore del 2021 si attesta al 36%. Solo poco più di un italiano su dieci (14%) vede nel 2022 un anno migliore rispetto a quello che sta per concludersi. I giovani, i laureati e i cittadini del Nord-Ovest risultano più ottimisti guardando al 2022, mentre i più pessimisti sono gli over 54 e i residenti al Nord-Est. Sul fronte delle aspettative sulla congiuntura economica, la maggioranza degli italiani crede che il 2022 sarà caratterizzato da difficoltà (il 46%) o da una situazione equivalente a quella già vissuta nel 2021 (41%). Anche in questo caso, un italiano su dieci è convinto che il 2022 sarà un anno di prosperità economica. Nonostante il quadro dettato dall’emergenza pandemica, i giovani sono più positivi anche sulla possibilità di superare le difficoltà economiche. Nonostante la pandemia non stia lasciando ampi spazi a scenari diversi da quelli vissuti quest’anno, sembra che tra gli Italiani prevalgano sensazioni positive: il 39%, infatti, si dice felice, contro solo un 7% che si dichiara infelice, mentre la maggioranza si dice né felice né infelice (53%). Anche in questo caso, i giovani italiani, insieme ai laureati e ai cittadini del centro Italia sono le persone più felici del nostro Paese. Il Nord-Est, al contrario, si conferma l’area con la quota più elevata di pessimisti.

… e nel resto del mondo

A livello globale, il 38% della popolazione mondiale pensa che il 2022 sarà migliore del 2021, il 28% si aspetta un anno peggiore e il 27% crede che il 2022 sarà uguale al 2021. Il quadro appare simile a quanto si rilevava a fine 2020. Quanto al confronto con il passato recente, il 2008 resta ancora l’anno in cui si è registrato il tasso più alto di pessimismo nei confronti del futuro a livello globale. Secondo l’Hope Index di Gallup International Association, dato dalla differenza tra le risposte “migliore” e “peggiore” date dai cittadini in tutto il mondo alla domanda circa le aspettative sul nuovo anno, la top 5 dei Paesi ottimisti è la seguente: Indonesia (+72), Albania (+65), Azerbaijan (+53), Nigeria (+51), Messico e Vietnam (entrambi con punteggio +47).
La top 5 dei Paesi meno ottimisti, al contrario, vede la Turchia e la Bulgaria al primo posto (entrambe con un punteggio di -34), seguite da Afghanistan (- 32), Polonia (-30) e Repubblica Ceca (-25). 

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Il bonus prima casa si può ottenere due volte

Posted by Valentina Beretta on
Il bonus prima casa si può ottenere due volte

L’agevolazione fiscale sull’acquisto della prima casa, meglio nota come bonus prima casa, spetta a chi compra un immobile nel Comune ove ha la residenza e dove non possiede altre abitazioni. Inoltre, non deve essere proprietario di altro immobile per il quale, in precedenza, abbia già usufruito della medesima agevolazione fiscale. Ciò induce a pensare che l’acquisto di una seconda casa non possa scontare di nuovo il bonus. Non è però sempre così. Secondo l’interpretazione giurisprudenziale, è possibile ottenere una seconda volta il bonus prima casa quando il contribuente è costretto a cambiare abitazione perché la precedente è divenuta oggettivamente inidonea all’uso.  Come spiega laleggepertutti.it, l’esempio tipico è quello di una casa ormai inagibile a seguito di un terremoto, o perché sottoposta a un ordine del Comune di ristrutturazione. Si pensi anche al caso di una coppia, che avendo avuto figli, non possa più a vivere nella precedente abitazione perché troppo piccola rispetto alle mutate esigenze del nucleo familiare.

Ampliamento dell’appartamento

La Suprema corte ha ricordato che in tema di agevolazioni prima casa ‘l’idoneità’ dell’abitazione pre-posseduta va valutata sia sotto il profilo oggettivo (effettiva inabitabilità), sia sotto quello soggettivo (fabbricato inadeguato per dimensioni o caratteristiche qualitative), nel senso che il beneficio trova applicazione anche nell‘ipotesi di disponibilità di un alloggio che non sia concretamente idoneo, per dimensioni e caratteristiche complessive, a soddisfare le esigenze abitative dell’interessato.

Acquisto di un alloggio adiacente 

Una seconda ipotesi in cui si può usufruire una seconda volta del bonus prima casa si verifica quando si acquista un appartamento adiacente al primo per poterlo allargare. Anche in questo caso, il contribuente che ha già ottenuto il bonus prima casa per l’acquisto del precedente appartamento può estendere la medesima agevolazione anche sull’acquisto del secondo, se dimostra di avere ampliato l’abitazione principale perché divenuta inidonea all’uso. Condizione per poter fruire dell’agevolazione è che l’alloggio non sia di lusso, ovvero, che non sia accatastato nelle categorie A/1, A/8 o A/9, indipendentemente dai metri quadri di ampiezza.

Procedere all’unificazione dei locali entro tre anni dal rogito

Per come chiarito già dalla Cassazione, i benefici per l’acquisto della prima casa possono quindi essere riconosciuti anche quando siano più di una le unità immobiliari contemporaneamente acquistate. Sono però necessarie due condizioni: la destinazione di queste unità nel loro insieme a costituire un’unica unità abitativa, e la qualificabilità come alloggio non di lusso dell’immobile ‘unificato’.
L’agevolazione presuppone che entro il termine di tre anni dalla registrazione deve essere dato effettivo seguito all’impegno assunto dai contribuenti, in sede di rogito, di procedere all’unificazione dei locali. Tale principio è stato poi esteso dalla stessa Agenzia delle Entrate agli atti di acquisto tra loro successivi se caratterizzati dall’accorpamento di unità immobiliari confinanti.

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Stranieri in azienda: dall’Ipsos il punto sulle difficoltà e opportunità

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Stranieri in azienda: dall’Ipsos il punto sulle difficoltà e opportunità

Quante aziende italiane, in percentuale, hanno dipendenti stranieri? Qual è il loro apporto e quali difficoltà incontrano nel nostro Paese, anche in seguito alla pandemia? Risponde a queste e molte altre domande “Difficoltà ed opportunità d’inclusione degli stranieri in azienda”, indagine Ipsos condotta per l’UN Global Compact Network Italia, la realtà con la quale nel nostro Paese opera il Global Compact delle Nazioni Unite con obiettivi di sviluppo, sostenibilità e responsabilità d’impresa. 

I risultati del sondaggio sono stati presentati recentemente, durante la 6° edizione dell’Italian Business & SDGs Annual Forum, l’appuntamento annuale che costituisce un’occasione di dialogo e confronto sul ruolo del settore privato nel raggiungimento degli obiettivi per lo sviluppo sostenibile indicati dalle Nazioni Unite.

I diversi profili del lavoratore straniero

I dati raccolti dall’indagine Ipsos identificano un panorama molto variegato in termini di figure professionali, motivazioni e percentuali. Per iniziare dai numeri, più del 72% delle aziende ha almeno un dipendente straniero arrivato in Italia per motivi legati a scelte non forzate dalla necessità economica o di sicurezza personale, il 45% ha almeno un migrante e il 9% impiega almeno un richiedente asilo o rifugiato politico. Le principali motivazioni all’inserimento degli stranieri risultano essere la necessità di manodopera, ma in un contesto in cui più del 70% delle aziende considera maggiori le opportunità rispetto alle difficoltà dell’inserimento degli stranieri. Da notare che, per quanto riguarda l’inserimento degli stranieri arrivati in Italia per motivi legati a scelte non forzate dalla necessità economica o di sicurezza personale, le opportunità risultano essere sostanzialmente maggiori rispetto all’inserimento degli stranieri migranti, rifugiati politici o richiedenti asilo. In particolar modo, si evidenza la differenza nell’opportunità di aumentare la propensione all’innovazione (59% vs 34%).

Pochi pregiudizi, tante difficoltà liguistiche

Sul fronte delle difficoltà, quelle linguistiche sono le principali seguite da quelle organizzative, mentre i pregiudizi culturali da parte di tutte le componenti aziendali sono considerati ostacoli all’inclusione in minima parte. Rispetto alle misure introdotte, si rilevano percentuali molto basse di programmi di formazione e iniziative di diverso tipo. Mentre si evidenzia la presenza leggermente maggiore di misure come la traduzione delle informazioni in più lingue (23%) e le ferie basate su particolari festività religiose (16%).

L’impatto del Covid-19 sull’inclusione

Per quanto riguarda l’impatto della pandemia, le aziende intervistate rilevano un  impatto negativo sul piano economico e psicologico degli stranieri con una percentuale molto bassa, il 5%. Infine, poco più del 60% ritiene che a causa del Covid-19 il tema della multiculturalità in azienda subirà un rallentamento; ben il 54% sostiene però che sarà momentaneo.

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Italiani e passioni: vince il collezionismo di libri, computer, fotografia e moda

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Italiani e passioni: vince il collezionismo di libri, computer, fotografia e moda

La passione è un tratto distintivo del carattere degli italiani, e quando si parla di passioni che durano nel tempo non siamo secondi a nessuno. Oltre il 94% degli italiani, la percentuale più alta in Europa, coltiva almeno una passione nella propria vita, e con una media di 4,7 passioni a testa guidiamo la classifica tra gli europei. Ma gli italiani sono anche i più inclini a collezionare, soprattutto libri, computer, fotografia e moda. Il 42% dichiara infatti di dedicarsi almeno a una collezione, e il 16% sta pensando di iniziarne una nuova. Sono alcuni risultati emersi dalla ricerca sulle passioni realizzata da Catawiki, la piattaforma di aste online per oggetti speciali, e condotta da YouGov in cinque paesi europei su più di 6.000 partecipanti. 

Coltivare una passione richiede impegno, dedizione e tempo

Sul podio delle passioni degli italiani spiccano i libri (44%) seguiti dal computer (32%) e la fotografia (26%). A conferma che l’Italia è anche un paese di ‘fashion victim’, seguono moda (23%), e borse e accessori (21%). Ma come nasce una passione e quando viene coltivata? Quasi la metà degli intervistati (49%) dichiara di “aver sempre avuto questa passione”, mentre il 21% “cercava un modo per occupare il tempo libero”. Coltivare una passione richiede impegno, dedizione e tempo: il 67% degli italiani lo fa almeno una volta alla settimana. E se cercare informazioni sul web o sui social è fondamentale per il 57% degli intervistati, il 30% guarda contenuti legati alla propria passione, oppure compra qualcosa in più (35%) e partecipa a eventi o esperienze live (20%)

Condividere la propria passione è importante per il 37% degli italiani 

La passione significa felicità per il 70% degli intervistati, ma il tempo è uno dei maggiori vincoli per poterla vivere a pieno. Quasi il 60% afferma di perdere la cognizione del tempo quando è impegnato con la propria passione, e il 56% ha dichiarato che ne coltiverebbe di nuove se avesse più tempo. Più della metà vorrebbe trasformare la propria passione in un lavoro, e meno di 1 su 5, il 19%, ha la fortuna di farlo già. Ma per gli italiani passione significa anche condivisione. Nonostante la sfera personale rimanga preminente, la condivisione è importante per il 37% degli italiani, e il 57% dichiara che “tutti sono a conoscenza” della loro passione.

La pandemia non ha cambiato le abitudini di spesa

Il 35% spende in media 117 euro al mese per acquistare oggetti legati alla propria passione. E l’indagine mostra, come riporta Ansa, che gli italiani sono i più inclini a risparmiare per la loro passione (37%). La pandemia ha cambiato il tempo che gli italiani dedicano alle passioni, ma non le abitudini di spesa, consentendo di “rinnovare le nostre passioni” (45%) o di “iniziarne di nuove” (28%), come la lettura. Una grande percentuale di connazionali, quasi uno su cinque, (19%), dall’inizio della pandemia considera anche la possibilità di vivere della propria passione.

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Gli italiani dormono male, e poco

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Gli italiani dormono male, e poco

In Italia i disturbi del sonno sono in crescita, e risultano più frequenti tra gli anziani e le persone con un livello socioeconomico inferiore. Quasi un italiano su tre di notte dorme un numero insufficiente di ore, e uno su sette riporta una qualità scadente del proprio sonno. Si tratta dei risultati principali di uno studio sulla qualità del sonno degli italiani, condotto nei mesi di febbraio e marzo 2019 da BVA Doxa insieme ai ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità, l’Università Bocconi e l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, e pubblicato all’interno della rivista Scientific Reports.

Si dorme in media 7 ore a notte

Stando ai risultati della ricerca la media delle ore di sonno degli italiani è pari a circa 7 per notte, ma il 30% degli intervistati dichiara di dormire un numero insufficiente di ore. La percentuale di italiani che hanno valutato il proprio sonno come insoddisfacente, ovvero giudicato qualitativamente basso o molto basso, è infatti del 14%. Fra questi, le donne sono in numero più alto rispetto agli uomini, mentre per quanto riguarda la quantità di ore di sonno non si evidenzia una differenza di genere nelle risposte. Un dato è comunque certo: all’aumentare dell’età aumenta sia l’insufficienza sia l’insoddisfazione del proprio sonno.

Istruzione, fumo e redditi bassi peggiorano il sonno

È inoltre rilevabile un importante gradiente socioeconomico: un basso livello di istruzione e un basso reddito sono associati a maggiori problemi di sonno. Chi fuma, poi, più frequentemente dorme un numero insufficiente di ore, sia rispetto a chi non ha mai fumato sia rispetto a chi ha smesso di fumare. Le relazioni più interessanti si osservano però “entrando” nelle case delle famiglie italiane. Oltre all’attesa associazione tra matrimonio e sonno, confermata dal fatto che le coppie sposate dormono meglio, lo studio mostra un’inattesa relazione inversa fra chi vive con figli minori di 14 anni e i relativi problemi di sonno.

Matrimonio, figli e animali domestici: quale impatto sul riposo?

Parte della spiegazione di tale fenomeno potrebbe risiedere nell’effetto “adattamento”, che col tempo porterebbe i genitori ad adattarsi alla minore qualità e quantità di sonno, tipicamente associata all’esperienza dei primi mesi di vita del bambino. Altrettanto interessante è notare che nelle case in cui sono presenti animali domestici si dorme peggio. Questo, però, non significa che cani e gatti peggiorino necessariamente il sonno. Piuttosto, questa associazione potrebbe nascondere un rapporto di causalità inversa, secondo cui cani e gatti sono accolti più frequentemente in famiglie dove siano già presenti fattori di rischio per una peggiore qualità e quantità del sonno, come insonnia, ansia e depressione.

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Colloqui a distanza, la soluzione digitale che piace a HR e a candidati

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Colloqui a distanza, la soluzione digitale che piace a HR e a candidati

Il Recruiting virtuale, ovvero la selezione a distanza del personale, composta da tutte le fasi del processo – dalla lettura del CV fino al colloquio – è oggi divenuto un processo collaudato all’interno di moltissime aziende italiane. Un processo che ha dimostrato sul campo la propria efficacia e validità: ad esempio, per quanto riguarda lo smartworking  non tutte le opinioni sono positive, mentre la selezione a distanza ha convinto un gran numero di candidati e “cacciatori di teste”.  Il 60% delle persone intervistate da CleverConnect, realtà specializzata in tecnologia etica per le aziende, a maggio 2020 ha ritenuto che questa esperienza fosse positiva. 

Evoluzioni necessarie

Gran parte delle imprese si è trovata, a causa del lockdown e delle tante restrizioni, a dover ripensare i propri processi interni, dallo smartworking fino, appunto, ai colloqui di selezione per assumere il nuovo personale. E l’impossibilità di condurre colloqui faccia a faccia ha spinto le aziende ad accelerare la digitalizzazione e a scegliere una modalità di incontro da remoto. Una modalità che stata accolta con favore dalla gran parte delle imprese tricolori, e un buon segno per il Paese perché significa che – anche in tempi di Covid – le aziende hanno continuato ad assumere e ad innovarsi. Guardando oltre alla crisi sanitaria, i recruiter si sono davvero resi conto che il video è un approccio adatto a risparmiare molto tempo, a favore anche dei candidati. Per alcune posizioni il video può tranquillamente sostituire del tutto il CV o il classico colloquio telefonico. In questi casi, il risparmio di tempo è veramente senza precedenti.

Come cambia la ricerca di un’occupazione

Anche grazie alla tecnologia, le persone sono al centro del processo di ricerca del lavoro. Oggi l’89% degli italiani a caccia di un’occupazione inizia la ricerca proprio sul web, utilizzando portali dedicati, job board e pagine ‘Lavora con noi”. Tuttavia, dal momento della candidatura, l’iter di selezione è rimasto il medesimo: invio di curriculum, lettere di presentazione, colloquio telefonico e incontro faccia a faccia. D’altra parte, le soluzioni digitali stanno gradualmente smontando questo ordine consolidato per fornire esperienze innovative e più flessibili. Per i responsabili delle Risorse Umane ricorrere a questi strumenti consente di avere più tempo da dedicare ad attività ad alto valore aggiunto, come la costruzione di relazioni e interazioni con i candidati, dall’inizio alla fine del processo. Inoltre, il virtual recreuting aiuta a diversificare il profilo dei candidati, migliorando così l’efficienza e la qualità delle assunzioni: non limitandosi alle informazioni del CV, ma concentrandosi sulle soft skill, alcuni candidati hanno l’occasione di dimostrarsi figure veramente valide.