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Con il coronavirus -735 mila contratti attivati

Posted by Valentina Beretta on
Con il coronavirus -735 mila contratti attivati

In termini di attivazioni contrattuali la cesura determinata dall’estendersi dei provvedimenti di lockdown appare evidente. A inizio 2020 l’andamento cumulato delle attivazioni a tempo determinato e indeterminato era sostanzialmente in linea con l’anno precedente, ma già dall’avvio delle prime misure di contenimento le attivazioni contrattuali hanno cominciato a peggiorare, con i tassi di variazione tendenziale giornalieri in progressiva decelerazione. La situazione è precipitata col decreto del 9 marzo. Da quella data in poi le nuove attivazioni cumulate giornaliere si sono spostate progressivamente su valori negativi, e al 23 aprile, in termini assoluti, il 2020 registra un deficit di circa 735 mila attivazioni rispetto al 2019, con variazioni tendenziali che nella seconda metà di aprile superano il 20%. È quanto rileva l’Anpal in un approfondimento sulle Prime evidenze degli effetti della crisi sanitaria sulla dinamica dei rapporti di lavoro.

A tempo determinato, -200 mila

In pratica, a breve distanza dal Dpcm del 23 febbraio la variazione tendenziale subisce una brusca decelerazione verso valori marcatamente negativi fino a raggiungere, nel mese di aprile, variazioni superiori a -50%.

Per quanto in forte contrazione già nel periodo intermedio tra la pubblicazione dei due decreti, i contratti a tempo indeterminato e di apprendistato mantengono comunque valori positivi. Ben diversa la dinamica dei contratti a tempo determinato che, dopo la brusca inversione di tendenza registrata tra la fine di febbraio e i primi giorni di marzo, dal 9 marzo in poi vedono precipitare le relative posizioni lavorative nette a quasi -200 mila unità, riporta Agi.

Il Centro-Nord mostra le contrazioni maggiori

Sul fronte territoriale sono soprattutto le regioni del Centro-Nord a mostrare le contrazioni maggiori nei flussi di assunzione, con Toscana, Liguria, le Provincie Autonoma di Trento e Bolzano e il Veneto che segnano riduzioni superiori al 30%, e prossimi o superiori al 60% se si guarda ai flussi dal 23 febbraio in poi.

In termini settoriali, le attività legate ai servizi e alla ristorazione sono quelle messe più in ginocchio sul fronte delle attivazioni contrattuali. Il settore turistico alberghiero si contrae di oltre il 52%. Si tratta di un deficit prossimo alle 300 mila unità rispetto allo scorso anno, vale a dire quasi il 40% del totale della contrazione dei nuovi contratti rilevati nel periodo.

La crisi occupazionale coinvolge l’intero sistema produttivo

Altrettanto colpito è il settore delle attività artistico e sportive, dove il lockdown è stato quasi altrettanto dirompente che per il settore turistico, con una riduzione del 44,6%. Ma è l’intero tessuto produttivo a mostrare chiaramente le conseguenze della crisi, con la sola eccezione del comparto agricolo, e per ovvie ragioni del settore sanitario. L’unico comparto a segnare un lieve aumento nel volume dei contratti è quello delle attività legate al lavoro domestico. Va sottolineato come l’andamento delle attivazioni non appare correlato con l’individuazione dei settori cosiddetti essenziali. Ancora una volta, la crisi occupazionale ha coinvolto trasversalmente l’intero sistema produttivo italiano.

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Arriva Quibi, la piattaforma per mini video da smartphone

Posted by Valentina Beretta on
Arriva Quibi, la piattaforma per mini video da smartphone

È arrivata Quibi, l’app che propone “quick bites” (bocconcini), ovvero mini video tra i sei e i nove minuti, sotto forma di film a capitoli, reality show e notiziari su smartphone. La nuova piattaforma in streaming, lanciata nei giorni della pandemia da Jeffrey Katzemberg (ex Dreamworks) e Meg Whitman (ex Hewlett-Parkard), sfida il mondo del coronavirus creando contenuti con i protagonisti di Hollywood, o Nbc, Bbc, Espn e altri ancora. L’iniziativa, che ha raccolto finanziamenti da 1,8 miliardi di dollari, ha visto i due ex Ceo al lavoro per due anni. “Sarà un enorme successo o un flop totale”, ha dichiarato al New York Times Michael Goodman, esperto di media a Strategy Analitycs.

Un’app da fruire in movimento, ora dal divano

Prima dell’epidemia Quibi doveva essere il diversivo da consumare in fila da Starbucks, nel tragitto in metropolitana o su una macchina Uber. Ma con milioni di persone a casa il Covid-19 ha cambiato l’equazione, e ora i “bocconcini” della nuova app se la dovranno vedere con gli ampi cataloghi di Netflix, Amazon, Disney+ e le altre piattaforme di streaming, tutti fruibili su qualsiasi schermo, dallo smartphone all’iPad alla tv di casa, riporta Ansa. Quibi, insomma, ora deve essere consultata sul divano, proprio come i servizi citati, e non in mobilità come da piani iniziali.

Piano B, come impressionare gli utenti alla ricerca di intrattenimento in casa

L’idea alla base di Quibi non è mai stata competere contro Netflix o Disney+, poiché la nuova app di streaming multimediale si basa su video brevi, da vedere appunto in mobilità durante le tante pause altrettanto brevi a cui siamo sottoposti ogni giorno, riferisce Hwupgrade.it. Il nuovo approccio avrebbe permesso alla piattaforma di entrare in un campo da gioco diverso rispetto a quello inflazionato e agguerrito di Netflix e degli altri colossi. Ma i piani, almeno per i primi mesi di Quibi, sono cambiati, e se l’app rimane identica, così come il suo approccio iniziale, adesso l’azienda deve impressionare gli utenti alla ricerca di intrattenimento in casa. Insomma il periodo di quarantena potrebbe essere un’arma a doppio taglio per la nuova Quibi.

Tre mesi di prova gratis

La formula utilizzata da Quibi, nello specifico, propone quindi aggiornamenti quotidiani con nuovi episodi nelle serie presenti, tutti da 10 minuti o meno. A rendere il tutto appetibile un periodo di prova gratis della durata di 90 giorni.

In questi primi 90 giorni Quibi dovrà dimostrare le sue peculiarità e mostrare agli utenti di cosa è composto il suo catalogo. Whitman ha già dichiarato, prima del lancio ufficiale, che Quibi non è da contrapporsi a Netflix, ma neanche a YouTube, piattaforma di sharing in cui le tempistiche dei video sono piuttosto simili. Alla scadenza dei 90 giorni, a differenza di YouTube che è gratis per sempre, Quibi costerà 4,99 dollari mensili, e già gli esperti si chiedono quali saranno le dimensioni dell’esodo dalla piattaforma. Dalla sua, avrà il supporto dei big dell’intrattenimento. Ma basterà?

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Covid-19, l’Ice annulla i costi per partecipare a fiere ed eventi promozionali

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Covid-19, l’Ice annulla i costi per partecipare a fiere ed eventi promozionali

Tra le misure volte ad arginare l’impatto dell’emergenza Covid-19 sulle aziende italiane rientra anche quella di annullare i costi per la partecipazione alle fiere estere. L’Ice, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, di concerto con il Ministro degli Affari Esteri, interviene infatti con misure di impatto immediato e agevolazioni per sostenere le aziende che partecipano alle sue iniziative promozionali. Con svolgimento a partire dal primo febbraio 2020, l’Ice annulla quindi le quote già fatturate per la partecipazione a eventi promozionali, come fiere estere, seminari, mostre autonome, workshop, in qualsiasi parte del mondo.

Rimborsi fino a 10.000 euro ad azienda

In particolare, per le imprese dei settori agroalimentare e beni di consumo, l’Agenzia rimborsa le spese già sostenute per la partecipazione alle iniziative sopra descritte per un tetto massimo pari a 6.000 euro ad azienda, e per quelle del comparto beni strumentali il tetto arriva a 10.000 euro ad azienda. Sarà offerto gratuitamente un modulo espositivo allestito in tutte le manifestazioni organizzate dall’Agenzia Ice, come appunto fiere, mostre autonome e altre iniziative, che si svolgeranno nel periodo che intercorre da marzo 2020 a marzo 2021, in qualsiasi parte del mondo.

“Essere vicini alle imprese italiane in questo particolare momento è indispensabile”

Per le altre attività, quali seminari, workshop e incoming sarà ugualmente garantita la partecipazione a titolo gratuito a tutte le aziende, limitatamente a una postazione/ammissione per singola iniziativa, riporta Ansa.

“Essere vicini alle imprese italiane in questo particolare momento è indispensabile e vogliamo farlo in modo concreto – afferma il Presidente Ice, Carlo Ferro -. Soprattutto alle Pmi, a cui vogliamo garantire l’opportunità di partecipare alle 250 iniziative, a oggi interessate da queste misure, che sono spesso lo strumento necessario per la loro internazionalizzazione”.

Gli interventi delle banche Un’altra iniziativa per sostenere le aziende arriva da Abi e dalle associazioni di impresa, che hanno sottoscritto un accordo in base al quale la possibilità di chiedere la sospensione o l’allungamento dei prestiti viene estesa al 31 gennaio 2020. Una mossa preceduta da iniziative analoghe, il cui obiettivo è quello di aiutare le realtà economiche che stanno attraversando questa fase di grande difficoltà, riferisce Il Sole24Ore. Ubi Banca, ad esempio, si è detta pronta a valutare l’applicazione di misure a sostegno delle aziende colpite dall’emergenza Covid-19, rendendo immediatamente operativo il sollecito dall’Associazione Bancaria Italiana rivolto al mondo del credito. Allo stesso modo il consiglio di amministrazione di Fondazione Cariplo ha approvato la costituzione di un fondo speciale da 2 milioni di euro per mitigare gli effetti indesiderati nei confronti degli enti no profit

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In Italia la moda raggiungerà 80 miliardi nel 2021

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In Italia la moda raggiungerà 80 miliardi nel 2021

Nel 2018 la moda in Italia valeva 71,7 miliardi di euro, +22,5% sul 2014 e +3,4% sul 2017, ma le previsioni di crescita a chiusura del triennio 2019-2021 sono a 80 miliardi, e vedono determinanti visibilità e reputazione web. I 559 brand delle 173 aziende analizzate dall’Area studi Mediobanca vengono cercati online circa 300 milioni di volte al mese, con 57 brand che superano il milione ciascuno. Ma sarà la sostenibilità un parametro per attirare i consumatori di domani. I dati e le stime sul sistema moda da parte dell’Area studi Mediobanca riguardano 173 aziende italiane con fatturato 2018 di oltre 100 milioni, e i 46 principali gruppi europei con fatturato sopra 900 milioni.

Le 15 quotate italiane determinano il 29% del fatturato aggregato

I dati 2018 rivelano utili di 3,7 miliardi. Sono le 15 quotate con la maggioranza di una famiglia a determinare il 29% del fatturato aggregato e registrare l’ebit margin migliore (13,4%), oltre a essere le più propense all’export (86,1% fatturato dall’estero). Spicca l’abbigliamento (42,6% ricavi aggregati), seguito da pelletteria (23,1%) e occhialeria (15,6%).  Cresce poi anche l’occupazione, con 45.300 nuovi addetti nel 2018 (+1,7% sul 2017), per un totale di 366.000 unità.

Dall’analisi della varietà di genere nei board emerge poi una correlazione. Nelle aziende dinamiche, quelle con ebit margin e tasso di crescita del fatturato superiore alla media del panel analizzato, il 22% dei consiglieri è donna.

Tra i gruppi europei i 14 big italiani crescono meno ma hanno una capitalizzazione maggiore

I 46 grandi gruppi europei hanno fatturato invece 251,5 miliardi (+33,6% sul 2014 e +6,3% sul 2017) nel 2018. Prima tra gli italiani Prada (3,1 miliardi), al 14° posto. In generale, i 14 big italiani crescono a un ritmo annuo medio inferiore (+0,9% rispetto al +8,2%), però hanno una capitalizzazione maggiore.

Anche a livello europeo le quotate (27 su 46) hanno un impatto decisivo, determinando l’83,3% del fatturato aggregato. Sono anche più redditizie e crescono più velocemente (+39,7% contro il +6,4% nel 2014-2018).

Sostenibilità, gli imprenditori prevedono i costi ex ante della responsabilità sociale

La sostenibilità sarà uno dei parametri per attirare i consumatori di domani, e gli imprenditori prevedono ormai i costi ex ante della responsabilità sociale nel conto economico. Ma c’è ancora tanta strada da percorrere. “A oggi non ho un cliente disposto a pagare la sostenibilità” afferma Ercole Botto Paola, ceo Successori Reda e presidente Milano Unica.

Nel futuro inoltre i protagonisti vedono un rischio per i mestieri come i modellisti, senza cui gli stilisti perdono il loro valore. “Per questo stiamo collaborando con le scuole” spiega Marco Marchi, amministratore unico Eccellenze Italiane.

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Riconoscimento facciale, Google valuta i rischi e propone una regolamentazione globale

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Riconoscimento facciale, Google valuta i rischi e propone una regolamentazione globale

Il riconoscimento facciale generico è una delle applicazioni ad alto rischio che i governi dovrebbero considerare come priorità. Questa la preoccupazione del Ceo di Google, Sundar Pichai, che durante una conferenza sull’intelligenza artificiale organizzata dal think-tank europeo Bruegea a Bruxelles, ha indicato il regolamento europeo sulla protezione dei dati, il Gdpr, come un modello a cui ispirarsi. Al momento Google non offre prodotti per il riconoscimento facciale. Questo perché, secondo Pichai, “comporta molti rischi, perciò da parte nostra – sottolinea il Ceo di Mountain View – c’è un periodo di attesa fino a quando non vedremo come viene utilizzato”.

L’intelligenza artificiale deve essere regolata da standard globali

Ma cos’è il riconoscimento facciale? Si tratta di un sistema creato per identificare una persona da un’immagine o un video. Sul mercato esistono numerose app per il riconoscimento facciale, come FindFace, Facebook Moment, Deep Face, FaceTec, FaceSearch e altre ancora.  Ovviamente, non dovrebbero essere utilizzate in un modo che violino il diritto alla privacy degli individui.

“Non ho dubbi sul fatto che l’intelligenza artificiale debba essere regolata” da standard globali, per questo “l’allineamento internazionale” anche tra Ue e Usa “sarà essenziale, abbiamo bisogno di un accordo sui valori fondamentali”, ha commentato Pichai. Sull’eventualità al vaglio della Ue di introdourre una moratoria di cinque anni per l’uso della tecnologia nei luoghi pubblici in Europa, al fine di valutarne l’impatto e i rischi, Pichai ha dichiarato: “È importante che i governi lavorino il prima possibile a normative” per affrontare lo sviluppo e l’uso di questa tecnologia.

Bilanciare i potenziali danni e le opportunità sociali della tecnologia

L’Ue non deve “partire da zero, le norme esistenti come il Gdpr possono costituire una base solida”, ha sottolineato il Ceo di Google, anche per regolamentare l’utilizzo di applicazioni e tecnologie legate all’intelligenza artificiale. Pichai quindi auspica lo sviluppo di “un quadro normativo ragionevole” con “un approccio proporzionato”, capace di “bilanciare i potenziali danni e le opportunità sociali” della tecnologia.

“Quando ci sarà una regolamentazione – ha aggiunto Pichai – ci saranno organi appositi che avranno il controllo dell’utilizzo dell’AI.

Agire insieme per rafforzare le alleanze transfrontaliere

Il Ceo di Mountain View a Bruxelles ha incontrato i vicepresidenti Ue Margrethe Vestager e Frans Timmermans, responsabili per il digitale, la concorrenza e la sostenibilità.

Affinché la regolamentazione dell’intelligenza artificiale “funzioni bene, dobbiamo agire insieme”, ha affermato Pichai, sollecitando una maggiore inclusione del settore privato nei progetti nazionali, e il rafforzamento delle alleanze transfrontaliere.

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Come decorare le unghie e ottenere un risultato stupefacente

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Decorare le unghie  è un modo creativo per portare la manicure ad un altro livello. Fare nail art ti permetterà infatti di personalizzare le unghie e aggiungere elementi unici al tuo stile di tutti i giorni. Puoi persino decorarle per festeggiare un giorno speciale o solo un avvenimento particolare!

Esiste un’ampia varietà di metodi che è possibile utilizzare, per far si che decorare le unghie possa essere divertente ma soprattutto facile. Per scoprirli tutti ti è necessario seguire uno specifico corso unghie, ma oggi ne vedremo insieme uno semplice da eseguire.

Scegli un buon posto per decorare le unghie

Scegli una superficie piana e stabile, oltre che ampia per poggiare i materiali di cui hai bisogno, meglio se ventilata e ben illuminata. Evita di scegliere uno spazio in una stanza con tappeti, poiché la pittura sarà eventualmente più facile da rimuovere dal legno o dalle piastrelle, che dal tappeto.

Pulisci le unghie prima di tutto

Inizia lavandoti le mani. Quindi, con un batuffolo di cotone imbevuto di solvente per unghie, rimuovi lo smalto precedente. Tieni il cotone premuto contro le unghie per dieci secondi circa, quindi passalo con un movimento uniforme da un lato all’altro. Usa uno smacchiatore e rimuovi lo smalto per pulire i bordi delle unghie. È una buona idea usare lo smalto per unghie, anche se non le hai lucidate. Ciò eliminerà gli oli naturali che costituiscono un ostacolo che impedisce che al colore di aderire correttamente all’unghia.

Lima le unghie

Tutte le unghie devono essere uguali, quindi devono avere la stessa lunghezza. Inizia tagliandole e poi usa un ammorbidente per bordi ruvidi. Puoi anche usare una lima per modellare le unghie con un bordo arrotondato o quadrato, a seconda delle tue preferenze.

Assicurati di limare in una sola direzione, dall’esterno verso il centro dell’unghia , piuttosto che con un movimento in avanti e indietro. Ciò impedirà la rottura delle unghie.

Spingi indietro le cuticole

Le cuticole sono le piccole strisce di pelle alla base di ciascuna delle tue unghie. Quando si preme questa pelle verso il basso, si ottiene una manicure dall’aspetto più pulito e un’area più ampia per poter dipingere e decorareUsa uno spingi cuticole per spostarle delicatamente verso la parte inferiore del dito. Potrebbe essere necessario immergere le dita in acqua calda per alcuni minuti prima di spingere indietro le cuticole, in quanto l’acqua calda ammorbidisce la pelle e facilita il processo.

Fai rotolare la bottiglia di smalto tra il palmo delle mani per circa 25-30 secondi

Fai questo invece di scuotere il barattolo, poiché con questo movimento sarai in grado di riscaldare e mescolare lo smalto senza creare bolle. Evitare le bolle aiuterà ad ottenere una manicure più morbida.

Dipingi le unghie

Inizia con una mano di fondo e poi lasciala asciugare per circa cinque-dieci minuti. Successivamente, applica due strati del colore che preferisci, lasciando asciugare completamente ogni strato prima di applicare quello successivo. 

Applicare una mano di finitura

Una volta che le unghie si saranno asciugate, applica uno strato finale di smalto trasparente: questo eviterà che lo smalto si spezzi o si scheggi, oltre ad aggiungere un po’ di lucentezza in più alle unghie. Assicurati di applicare uno strato di smalto sul fondo dell’unghia per una maggiore protezione.

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L’Isis su TikTok, rimossi gli account pericolosi

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L’Isis su TikTok, rimossi gli account pericolosi

“Alle organizzazioni terroristiche e a qualsiasi altra organizzazione criminale è severamente vietato l’uso di TikTok. Non utilizzare TikTok per promuovere e supportare queste organizzazioni o individui”. Questa l’avviso di ByteDance, la compagnia cinese proprietaria della piattaforma, che ha rimosso almeno 10 account di jihadisti, alcuni dei quali con un migliaio di follower.

La notizia è stata diffusa dal Wall Street Journal: i terroristi del sedicente Stato Islamico (Isis) sono approdati su uno dei social più popolari tra gli adolescenti per diffondere video di propaganda. TikTok permette infatti di creare e condividere video di 15 secondi.

Video ”addolciti” con sticker di cuori rosa, stelle o il simbolo della pace

I video diffusi dai jihadisti dell’Isis su TikTok sono stati girati per strada da miliziani con pistole in mano, e sono stati ”addolciti” con sticker raffigurati cuori rosa, stelle o il simbolo della pace. Trasmettono immagini di persone che cantano inni dell’Isis, donne che esprimono una posizione estremista, ma anche ragazzi affascinanti, cavalli in corsa o cadaveri per le strade, riporta Adnkronos. Un modo molto più efficace dei sermoni o dei trattati teologici.

”Questo modo accattivante per propagare l’ideologia dell’Isis permette di diffondere rapidamente i messaggi e farli aderire alla memoria collettiva – commenta al Wsj Elisabeth Kendall, esperta di estremismo all’Università di Oxford -. La rima, il ritmo, i testi evocativi e i messaggi incisivi sono particolarmente attraenti per i giovani”.

Il volume di contenuti rende difficile sorvegliare la piattaforma

La segnalazione di una ventina di account sospetti è arrivata da Storyful, una delle principali piattaforme di verifica dei contenuti diffusi online. ”A differenza di altre piattaforme, che si basano sulle amicizie o sulle comunità degli utenti, TikTok si basa sul coinvolgimento degli utenti con un flusso infinito di nuovi contenuti – afferma Darren Davidson, direttore di Storyful -. Le pubblicazioni dell’Isis violano le politiche di TikTok, ma il volume di contenuti rende difficile per TikTok sorvegliare la propria piattaforma e sradicare questi video”.

La terza applicazione più scaricata nel 2018

Noto in Cina anche come Douyin, TikTok è un social network cinese lanciato nel settembre 2016. Attraverso l’app, gli utenti, soprattutto giovanissimi (il 30%o dei suoi utenti ha meno di 18 anni) possono creare brevi clip musicali di durata variabile tra i 15 e i 60 secondi, ed eventualmente modificare la velocità di riproduzione, aggiungere filtri ed effetti particolari. Lo scorso anno TikTok è stato utilizzato da 500 milioni di utenti in tutto il mondo. Ed è stata la terza applicazione più scaricata nel 2018.

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Le app di web banking non superano il test del GDPR

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Le app di web banking non superano il test del GDPR

Se i rischi per la privacy preoccupano sempre più gli utenti che fanno shopping online, e usano i social network nel tempo libero, il livello di allerta sale ulteriormente quando a essere in pericolo non sono solo i dati personali, ma anche i soldi di chi utilizza internet per gestire il proprio conto bancario ed altri servizi finanziari. Il 97% delle più grandi banche sono infatti a rischio di furto di dati online, e tra le app di web banking, 85 non superano il test di conformità al GDPR. Sono alcuni dei risultati (poco rassicuranti) di una ricerca svolta da ImmuniWeb.

Il 20% delle app di mobile banking contiene almeno una vulnerabilità di sicurezza

La ricerca evidenzia inoltre come tra le app di servizi finanziari 25 non sono protette da un web application firewall (WAF), e 7 contengono vulnerabilità note e sfruttabili da malintenzionati. Inoltre, il 20% delle app di mobile banking contiene almeno una vulnerabilità di sicurezza ad alto rischio.

Con i pirati informatici che mirano a sottrarre denaro agli utenti, quella della protezione dei dati è diventata una delle principali sfide che le banche devono affrontare. Tanto che il settore bancario è leader assoluto della spesa globale per la sicurezza informatica, che nell’insieme supererà i 7 miliardi di dollari entro il 2023.

Lo sviluppo del mercato digitale richiede un diffuso clima di fiducia nel web

Quello della privacy online, non è quindi un problema salito alla ribalta solo per evitare le sanzioni introdotte dal GDPR, ma anche perché un pieno sviluppo del mercato digitale richiede un diffuso clima di fiducia nel web.

“Oggi le persone possono svolgere comodamente dal proprio pc e anche dallo smartphone molte di quelle operazioni che in passato richiedevano spesso lunghe file presso sportelli e uffici – spiega il presidente di Federprivacy, Nicola Bernardi -. D’altra parte, gli utenti hanno bisogno di capire di quali siti web possono veramente fidarsi, specialmente se devono fornire i loro dati per effettuare pagamenti online”.

Uno strumento che aiuta gli utenti a valutare il livello di affidabilità di un sito

Non è un caso che la maggior parte delle richieste per ottenere il marchio Privacy Ok, rilasciato da Federprivacy, pervengano dal mondo finanziario, e sono oltre trenta i siti e le app di banche e istituti di credito che devono essere esaminare nei prossimi mesi per valutare quali sono idonei per ottenerlo.

Il marchio Privacy Ok viene ad aziende ed enti che aderiscono a uno specifico codice di condotta. Federprivacy ha affidato il processo di valutazione a TÜV Italia, organismo di certificazione indipendente che assicura l’imparzialità nel determinare se un sito è effettivamente conforme per la concessione del marchio. Un comitato di vigilanza inoltre monitora periodicamente i siti che hanno ottenuto il marchio. E in ogni momento gli utenti stessi possono rivolgersi a uno sportello online per inviare segnalazioni o reclami.

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Il mondo vuole l’Italia, +56% ricerche su Google

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Il mondo vuole l’Italia, +56% ricerche su Google

Il mondo cerca l’Italia. In base all’analisi delle ricerche effettuate su Google il numero di quelle legate al Made in Italy e alle parole chiave riconducibili a esso tra il 2015 e il 2018 è cresciuto del 56%. Un chiaro indicatore della notorietà e del desiderio degli stranieri nei confronti dei prodotti italiani. Ma non sempre siamo consapevoli delle nostre potenzialità. L’Italia è tra i primi 10 Paesi al mondo per investimenti in ricerca e sviluppo, ma solo il 13% degli italiani ne è consapevole, e addirittura quasi uno su due (45%) la ritiene una notizia poco attendibile. Siamo il primo Paese europeo per riciclo di rifiuti col 76,9% del totale di quelli prodotti, ma solo un italiano su 10 lo sa. E il 51% ritiene questa notizia non credibile.

Ai primi posti nel mondo in termini di saldo commerciale

È quanto emerge dal rapporto I.T.A.L.I.A. 2019 – Geografie del nuovo Made in Italy, realizzato da Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison, in cui è contenuta un’indagine condotta da Ipsos sulla percezione e la consapevolezza delle capacità del Bel Paese.

“Il Rapporto mette in luce un volto dell’Italia che non è conosciuto a sufficienza – sottolinea Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere -. L’export nazionale è aumentato di quasi il 60% in 10 anni, passando da un saldo negativo a un saldo positivo di circa 39 miliardi di euro. Il nostro Paese vanta quasi mille prodotti su 5mila ai primi posti nel mondo in termini di saldo commerciale”.

Il surplus commerciale manifatturiero è infatti il quinto al mondo (106,9 miliardi di dollari), sostenuto da migliaia di imprese medio-grandi, medie e piccole che ci fanno competere sui mercati globali. E i cui fattori vincenti si confermano la creatività, l’innovazione, il design, e l’hi-tech, come la meccanica o i mezzi di trasporto

Mancano fiducia e consapevolezza

Dall’Industria al Turismo, dall’Agroalimentare al Localismo, dall’Innovazione all’Arte e alla Cultura il nostro è un Paese che ha le risorse per guardare al futuro. Ma secondo la ricerca spesso l’Italia non sa di essere innovativa, versatile, creativa, reattiva, competitiva e vincente. Al tema della consapevolezza poi si aggiunge quello della fiducia, riporta Ansa.

“Troppo spesso questo Paese non ha piena coscienza delle proprie potenzialità – commenta Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola -. Tanto che è una delle nazioni al mondo in cui è maggiore la forbice tra percezione interna, spesso negativa, e percezione esterna positiva e favorevole”.

Innovazione e tradizione attirano il turismo

“L’Italia ha un forte orientamento all’innovazione, attestato dalle sue 38mila imprese manifatturiere innovatrici e dall’utilizzo di oltre 64mila robot industriali – continua Tripoli -. Ma è anche un Paese che sa far crescere le proprie tradizioni, come mostra il primato dell’agricoltura, soprattutto biologica, e che di anno in anno conferma la propria attrattività turistica, posizionandosi ai primi posti nel mondo grazie al crescente numero di pernottamenti di viaggiatori non europei”, arrivati a oltre 65 milioni di notti.

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Andare in bici al lavoro: +78% nei primi 5 mesi dell’anno

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Andare in bici al lavoro: +78% nei primi 5 mesi dell’anno

I viaggi in bici e a piedi per andare al lavoro sono cresciuti del 78% rispetto all’anno scorso, e hanno raggiunto una cifra pari a 17.598. Segno di un’attenzione per l’ambiente che ha portato benefici anche dal punto di vista economico. I dipendenti che hanno scelto di muoversi senza automobile hanno infatti risparmiato in totale 16.596,3 euro. E nei primi 5 mesi del 2019 sono stati 10.784,38 i kg di CO2 non emessa grazie a questa scelta, il 91% in più rispetto ai risultati ottenuti in tutto il 2018. In occasione della Giornata Mondiale della Bicicletta del 3 giugno Jojob, il servizio che permette alle aziende di diffondere e incentivare tra i dipendenti l’uso dei trasporti condivisi e a basso impatto ambientale, ha rivelato i numeri relativi ai viaggi casa-lavoro fatti in carpooling, a piedi, in bici, o con le navette aziendali.

Un’app che certifica le tratte casa-lavoro fatte a piedi o in bici

Lanciato nel marzo 2018 il sevizio Jojob Bici e Piedi permette tramite applicazione per smartphone di certificare le tratte casa-lavoro fatte a piedi o in bici. È infatti possibile calcolare il risparmio in termini ambientali ed economici. Inoltre, le aziende che aderiscono al servizi, potranno incentivare i dipendenti che scelgono una mobilità 100% sostenibile per raggiungere il luogo di lavoro. I viaggi casa-lavoro percorsi in bici e a piedi consentiranno infatti ai dipendenti di maturare punti e accedere a premi e promozioni messi a disposizione dalle aziende.

Il carpooling aziendale nel 2018 ha evitato l’emissione di 420 tonnellate di CO2

La funzione Jojob Bici e Piedi, riporta Adnkronos, si integra a quella del carpooling aziendale di Jojob, che certifica i viaggi condivisi tra colleghi e dipendenti di aziende limitrofe per raggiungere la sede aziendale in auto, e che nel solo 2018 ha permesso di risparmiare oltre 650 mila euro ed evitare l’emissione di 420 tonnellate di CO2.

Aziende virtuose e dipendenti soddisfatti

“Le aziende virtuose che scelgono di incentivare chi raggiunge il posto di lavoro in bici sono molto cresciute nel corso di questi mesi e ci aspettiamo che il trend prosegua in questa direzione – sottolinea Gerard Albertengo, Ceo&Founder di Jojob -. Questo dimostra una sempre maggiore attenzione per la mobilità sostenibile, che trova un riscontro positivo da parte dei lavoratori”. Anche per questo la mobilità ciclabile deve essere sostenuta e incentivata, sia con le infrastrutture sia con la tecnologia. Perché ridurre l’uso dell’auto privata fa bene al portafoglio e all’ambiente.

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