Monthly Archives

3 Articles

Varie

Sicurezza in casa: i reati calano, ma gli italiani hanno più paura

Posted by Valentina Beretta on
Sicurezza in casa: i reati calano, ma gli italiani hanno più paura

Quasi una persona su tre in Italia ha vissuto l’esperienza spiacevole di un furto in casa: sono circa 14,5 milioni gli italiani coinvolti, pari al 28,6% della popolazione.
Lo segnala il 4° Rapporto dell’Osservatorio Censis–Verisure sulla Sicurezza della Casa, realizzato con il contributo del Servizio Analisi Criminale del Ministero dell’Interno.

Numeri che fanno riflettere

Nel 2024 sono state denunciate 155.590 intrusioni in abitazioni, con un aumento del 5,4% rispetto all’anno precedente; le rapine in casa ammontano a 1.891 (+1,8%).

In termini assoluti Roma è la città con il maggior numero di furti denunciati (8.699), ma se si guarda all’incidenza rispetto agli abitanti il primato spettano a Pisa, Modena e Bolzano.

La paura cresce, ma nel 2025 i reati sono in calo

Curioso paradosso: mentre la paura del furto domestico sale (oggi il 59% lo indica come principale timore, contro il 48% dell’anno scorso), i dati del primo semestre 2025 mostrano un calo dei reati — furti in diminuzione dell’8,6% e rapine dell’11,6%.
La percezione, insomma, corre più veloce dei numeri.

Prevenzione: cosa fanno gli italiani?

Gli italiani non stanno fermi. L’88,9% possiede almeno un dispositivo di sicurezza, il 67,8% ne ha più d’uno e il 64,1% prevede di investire di più nel futuro.

Le misure più diffuse sono la porta blindata (65,3%) e il videocitofono (35,1%); un comportamento diffuso è anche quello di non aprire mai a sconosciuti (87%) e di chiudere a chiave anche rimanendo in casa (67,1%). Quando si parte per le vacanze, il 69,2% evita di condividere sui social le foto che rivelano l’assenza.

Tensioni sociali che generano zone d’ombra  

Non mancano segnali preoccupanti: quasi 5 milioni di persone tengono in casa un’arma da fuoco e oltre la metà si dichiara favorevole alla legittima difesa anche con l’uso dell’arma.

E poi c’è la questione economica: il 59,7% vorrebbe un allarme ma lo considera troppo costoso; molti non conoscono nemmeno l’esistenza del “bonus sicurezza”.

Verso sistemi personalizzati

La strada indicata dagli intervistati è chiara: il 79,6% chiede sistemi di allarme personalizzati e il 75,3% vorrebbe il supporto di esperti in tutte le fasi. In fondo, più che proteggere oggetti, gli italiani vogliono riavere quella sensazione semplice ma profonda: sentirsi al sicuro dentro casa.

Economia

Industria, secondo semestre 2025: i dati dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi

Posted by Valentina Beretta on
Industria, secondo semestre 2025: i dati dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi

Notizie buone a metà per il comparto industriale delle province di Milano, Monza Brianza e Lodi. E’ infatti stata  pubblicata di recente l’analisi del Servizio Studi, Statistica e Programmazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi.

In poche parole, ecco si evince dai dati: l’area metropolitana milanese conferma la sua vitalità, Monza e Brianza mostrano una fase di rallentamento, mentre Lodi sorprende con risultati in decisa crescita.

Milano: cresce la produzione e aumentano gli ordini

Milano conferma la sua vitalità. Infatti nel periodo aprile-giugno 2025, l’industria ha visto una crescita della produzione del 2,9% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, superando di gran lunga la media lombarda, ferma a +0,6%. Andamento positivo anche per il fatturato, con un aumento del 4% su base annua, mentre il portafoglio ordini segna un +1,9%, leggermente superiore al dato regionale.

I segnali positivi arrivano anche dai mercati esteri, dove le commesse crescono del 3,1%, segno di una competitività internazionale che resta solida. Rispetto al trimestre precedente, la produzione milanese mostra una tenuta congiunturale positiva (+1%), così come il fatturato (+1%).

Monza e Brianza: è una fase di assestamento

Nella provincia di Monza e Brianza la situazione è un po’ diversa. Il secondo trimestre dell’anno evidenzia infatti una contrazione dell’attività industriale. La produzione segna un calo del 5,2% rispetto allo stesso periodo del 2024, in controtendenza rispetto alla stabilità lombarda. Il fatturato vede una diminuzione (-1,8%), e il portafoglio ordini mostra un lieve arretramento (-0,3%).

Rispetto al primo trimestre del 2025, ora emerge qualche segnale di difficoltà: la produzione cala dell’1,4% e il fatturato dello 0,7%. Unico segnale incoraggiante arriva dall’estero, con un +1,4% nelle commesse internazionali, mentre gli ordini interni scendono di 0,3%.

Lodi: è il momento dell’exploit

Decisamente più positivo il quadro per Lodi, che si distingue per una crescita su tutti i fronti. La produzione aumenta del 5,5% su base annua, superando di gran lunga la media lombarda. Il fatturato sale del 6,1%, mentre gli ordini totali crescono dell’8,2%. Si tratta di un buon risultato che conferma l’espansione della domanda sia interna sia estera.  

Lodi mette a segno un trimestre dinamico anche sul piano congiunturale: la produzione avanza dell’1,1%, il fatturato dell’1,3% e gli ordini interni ed esteri crescono rispettivamente dell’1,4% e del 2,1%.

La Lombardia conferma la tenuta positiva

Il bilancio complessivo del secondo trimestre 2025 descrive una Lombardia industriale a più velocità. Milano continua a trainare la ripresa, Lodi consolida la sua crescita e Monza e Brianza attraversano una fase di assestamento.

Nel complesso, la regione conferma una tenuta positiva, sostenuta soprattutto dalle esportazioni e dalla capacità di adattamento delle imprese.

Economia

Bio: le prospettive di un settore cresciuto del +194% in 10 anni

Posted by Valentina Beretta on
Bio: le prospettive di un settore cresciuto del +194% in 10 anni

In Italia sono 97.160 gli operatori attivi nel settore bio (+2,9% nel 2024 rispetto al 2023) mentre la superficie agricola biologica è pari a 2,5 milioni di ettari, il 20,2% del totale coltivato.
Malgrado nel nostro Paese l’incidenza dei consumi bio sulla spesa alimentare delle famiglie si fermi al 4%, pari a circa 66 euro pro-capite, nel corso degli anni il mercato è costantemente cresciuto, con un incremento del +194% tra il 2014 e il 2024.

Secondo uno uno studio di Nomisma, a livello globale il valore complessivo del mercato è pari a 136 miliardi di euro (3% in Italia), con i consumi di prodotti bio concentrati principalmente in Nord America (47% del mercato), contro il 40% dell’Europa e l’11% dell’Asia. 

Consumi at home vs away from home

La quota maggioritaria delle vendite in Italia viene effettuata in ambito domestico, pari a circa 5,2 miliardi di euro, contro 1,2 miliardi derivati da consumi “away from home” (ristorazione collettiva/commerciale, ristoranti specializzati bio/generalisti, agriturismi..).

Nei consumi “at home,” il principale canale di vendita è rappresentato dalla Distribuzione Moderna, la cui incidenza è cresciuta del +5,3% nell’ultimo anno, seguita a distanza dai negozi specializzati nel biologico.
I prodotti per i quali il bio rappresenta la prima scelta sono frutta e verdura fresca, carne e uova, latte e derivati, alimenti per bambini, olio EVO, pasta, riso e prodotti da forno.

Export, dal 2014 al 2024 +174% 

Al contempo, risulta in costante crescita anche il trend delle esportazioni nazionali, che hanno visto un incremento del +174% negli ultimi 10 anni, con un peso del bio sul totale dell’export in ambito food pari al 5,5% e all’8,5% nel comparto wine nel 2024.
Secondo gli ultimi dati disponibili, per il food le destinazioni principali a livello continentale sono state Germania, Francia, Benelux e Nordics. Relativamente al vino bio, invece, i mercati principali sono stati Germania, Benelux, Nordics e Regno Unito.

Per quanto riguarda i mercati europei potenzialmente più interessanti in prospettiva, al primo posto si colloca ancora la Germania, seguita da Nordics e Francia. Per il vino bio, invece, guidano i Nordics, che precedono Germania e Benelux.

“Il consumatore è sempre più esigente”

“Nel complesso, il consumatore italiano pone grande attenzione nei confronti della sostenibilità, di cui il bio è fondamentale espressione, e riconosce le garanzie superiori del bio rispetto alle altre categorie di prodotti healthy – commenta Silvia Zucconi, coo Nomisma -. Al contempo, ha però bisogno di maggiori informazioni per conoscere valori e caratteristiche del bio e si dimostra sempre più esigente, richiedendo altre garanzie oltre al biologico, come origine italiana, pochi ingredienti non processati, con packaging sostenibile. Relativamente alle prospettive per il settore, è ottima la percezione per il Bio Made in Italy da parte del consumatore straniero, in grado di sostenere la crescita del nostro export, soprattutto in mercati di maggiore capacità di spesa come Nord America e Nordics”.