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Customer journey, l’AI guida il percorso d’acquisto

Posted by Valentina Beretta on
Customer journey, l’AI guida il percorso d’acquisto

Oggi l’AI non accompagna semplicemente il percorso di acquisto, ma lo dirige. È quanto emerge dalla ricerca The Future of the Customer Journey realizzata da Eumetra, che fotografa un totale cambio di paradigma. Non si tratta più di digitare “miglior operatore mobile” e confrontare dieci link.
Le persone parlano con l’assistente come farebbero con un consulente: “mi serve un piano per freelance sotto i 10 euro”, “cerco una SIM affidabile per lavorare in remoto”. Il linguaggio si fa più articolato, i prompt più lunghi e pieni di vincoli. L’AI non è più un motore di ricerca: è un partner di briefing.

La decisione avviene prima del click

La scelta spesso si compie dentro la conversazione, prima ancora di atterrare su un sito. La brand consideration si sposta a monte. Essere trovabili non basta più. I marchi devono essere citabili, riconoscibili, strutturati in modo tale da risultare credibili agli algoritmi che filtrano e sintetizzano le opzioni.

La trasformazione, in fondo, è culturale prima che tecnologica. L’AI sta modificando il modo in cui formuliamo i bisogni e prendiamo decisioni. Le aziende che ragionano ancora solo in termini di funnel rischiano di inseguire un modello che non rappresenta più la realtà. Servono esperienze dinamiche, conversazionali, capaci di intercettare domande sempre più complesse.

Valori, fiducia e delega decisionale

Un altro aspetto interessante riguarda il contenuto delle richieste. Nei prompt entrano sempre più spesso elementi legati a sostenibilità, etica, trasparenza dei prezzi. Non si confrontano solo offerte: si cercano soluzioni coerenti con il proprio stile di vita. L’AI interpreta contesti, emozioni, fasi personali.

Cresce anche la fiducia nelle raccomandazioni automatiche. Molti utenti non si limitano a informarsi: delegano la scelta. Questo aumenta la pressione competitiva e il rischio di churn per i brand meno rilevanti nel “set di considerazione” generato dagli algoritmi.

Nuove metriche, nuove priorità

In questo scenario, il traffico al sito perde centralità. Conta di più la presenza qualitativa nei sistemi di AI. Diventa essenziale investire in contenuti autorevoli, dati strutturati e coerenza digitale per “insegnare” agli algoritmi a riconoscere e valorizzare il brand.

Cambia anche la pianificazione media: meno focus sul singolo canale, più attenzione all’ecosistema complessivo in cui l’AI opera, integrando ricerca, CRM e comunicazione. Il futuro del customer journey non sarà lineare né del tutto controllabile. Sarà fluido, personalizzato e guidato da sistemi intelligenti: bisognerà farsi scegliere dall’AI, prima ancora che dal cliente.

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Cyberbullismo: tra le vittime 550mila giovani. Ma l’assicurazione può tutelare

Posted by Valentina Beretta on
Cyberbullismo: tra le vittime 550mila giovani. Ma l’assicurazione può tutelare

Secondo quanto emerge da un’indagine commissionata da Facile.it agli istituti mUp Research e Norstat.Cyberstalking, negli scorsi anni 1,2 milioni di italiani hanno subito un atto di revenge porn e 550mila ragazzi di età compresa tra 18-24 anni sono stati vittima di cyberbullismo. Si tratta di fenomeni che insieme al furto di identità sono sempre più diffusi, anche fra le giovani generazioni. 

Eppure, ancora pochi sanno che esistono polizze contro il cybercrime. Chi sottoscrive questo tipo di polizza gode di protezione giuridica, con legali professionisti che intervengono in caso di danni subiti online, sia sui social network sia sui siti di e-commerce o, più in generale, problemi dovuti alla diffusione impropria di contenuti personali.
Dal punto di vista tecnico, offrono software specifici per difendere i dispositivi digitali usati dagli assicurati, proteggere i dati personali e valutare eventuali situazioni di rischio.

Una difesa anche dai danni reputazionali e la diffamazione

Più in particolare, le polizze che tutelano dai diversi fenomeni di cybercrime sono prodotti assicurativi che normalmente rientrano all’interno di coperture più ampie, dedicate, ad esempio, alla tutela della casa e della famiglia, ma a volte sono moduli opzionali che vanno attivati appositamente.

Queste polizze arrivano anche a mettere a disposizione specialisti che possono intervenire per far rimuovere dal web contenuti dannosi per l’assicurato. Ad esempio, nel caso di danno reputazionale per uso improprio di dati o immagini, furto d’identità o utilizzo improprio di informazioni private.
Rientrano nei contenuti dannosi la diffamazione, ovvero la falsa dichiarazione pubblica, e le offese espresse tramite foto, scrittura, video o tramite dichiarazioni pubblicate su blog, forum, social network o siti web.

Rimborso per spese mediche e psicologiche

Talvolta la compagnia assicurativa offre anche un sistema di monitoraggio online in grado di identificare informazioni sull’assicurato disponibili al pubblico e sul dark web. Il sistema esegue la scansione dei siti e avvisa il contraente se sono stati identificati eventuali rischi.

La polizza copre anche i costi connessi al supporto psicologico in caso di aggressione o disturbo post traumatico da stress causato da atti di cyberbullismo, cyberstalking e revenge porn.
Inoltre, l’assicurazione rimborsa anche le spese mediche sostenute in seguito ad un’aggressione da parte di terzi, come oneri dei medici, costo della sala operatoria,  cure fisioterapiche e rieducative o apparecchi tutori.

I danni non coperti dalla compagnia assicurativa

Come per tutte le coperture assicurative, anche in questo caso esistono le esclusioni previste dal contratto.
Ad esempio, non sono coperti i danni causati dal coniuge o ex coniuge, persone in rapporto di parentela con l’assicurato o persone legate o sono state legate da una relazione (tranne il caso in cui la relazione riguardi figli minorenni).
La polizza non copre i danni da partecipazione a risse o se l’episodio riguarda l’eventuale carica pubblica svolta dall’assicurato o è inerente all’attività lavorativa.

Per il prezzo di queste coperture, poiché la protezione offerta per l’ambito digitale si configura come garanzia inclusa all’interno di un’altra polizza madre, il premio complessivo calcolato come totale ha prezzi che partono da 100 euro l’anno.

Economia

Spreco alimentare in diminuzione. Merito dei giovani? No, dei Boomers

Posted by Valentina Beretta on
Spreco alimentare in diminuzione. Merito dei giovani? No, dei Boomers

In Italia, la somma delle perdite e degli sprechi alimentari vale oltre 13 miliardi e mezzo, 7 miliardi e 363 milioni solo nelle case degli italiani. Ma sul fronte dello spreco alimentare gli italiani stanno migliorando, ovvero, sprecano una quantità di cibo inferiore del 10,3% rispetto a un anno fa, pari a poco più di 550 grammi di cibo gettato a testa ogni settimana, ‘solo’ 79,14 grammi al giorno.
E la performance più brillante è firmata dai Boomers, che fermano lo spreco settimanale pro-capite medio a 352 grammi.

È quanto rilevano i dati contenuti nel nuovo Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International, dal titolo ‘Caso Italia 2026’, diffuso in vista della 13esima Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare (5 febbraio 2026), indetta dalla campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero.

In anticipo di 4 anni sull’Agenda 2030

Stando al Report, l’Italia risulta in linea con la rilevazione dello scorso settembre relativa all’estate 2025, ma segna un miglioramento deciso rispetto ai dati di un anno fa.
Oggi sprechiamo, infatti, 554 grammi di cibo pro-capite ogni settimana, ovvero 63,9 grammi in meno rispetto al dato del febbraio 2025 (617,9 g).

I Boomers, oltre a essere la generazione che spreca meno cibo, superano in anticipo di quattro anni l’esame dell’Agenda 2030, quando a tutti gli italiani verrà chiesto di gettare mediamente non oltre 369,7 grammi a testa a settimana. Questo, per poter centrare l’obiettivo 12.3 sullo spreco alimentare.

Un divario generazionale

Inoltre, per la prima volta risulta unanime la consapevolezza intorno al tema ‘spreco’, con il 94% degli italiani che certifica la sua attenzione alla questione e il 63% che getta qualcosa meno di 1 volta a settimana. Solo il 14% spreca quasi quotidianamente.

Nonostante la consapevolezza, più indietro rispetto ai Boomer si posizionano le famiglie della Generazione X, con 478 grammi settimanali di cibo buttato pro-capite, seguite da quelle dei Millennials, con 750 grammi settimanali, e della GenerazioneZ, a quota 799 grammi di spreco settimanale medio pro-capite.
Sono dati che confermano un divario generazionale: il 6% dei Boomers spreca almeno una volta a settimana contro ben il 29% della GenZ.

Cosa si butta di più? Frutta, verdura, pane, insalata, cipolle, patate…

Quanto alla distribuzione geografica dello spreco alimentare, riporta Adnkronos, si butta meno cibo nel Nord Italia (516 grammi settimanali, -7%) e più al Sud (591,2 grammi settimanali, +7%). Al Centro si gettano 570,8 grammi settimanali (+3%).
Più virtuose le famiglie con figli (-10%) e i Comuni fino a 30mila abitanti (-8%).

In cima ai cibi più sprecati svettano la frutta fresca (22,2 grammi a settimana), la verdura fresca (20,6 g) e il pane fresco (19,6 g). Seguono, l’insalata (18,8 g), cipolle/aglio/tuberi (17,2 g)
Quanto alla cura per la preparazione dei pasti, è un’abitudine di vita a cui si dedica ogni giorno l’88% degli italiani. Solo il 4% dichiara di non cucinare perché non ama farlo.

Economia

Industria italiana, tutti i dati positivi (che non si vedono ancora)

Posted by Valentina Beretta on
Industria italiana, tutti i dati positivi (che non si vedono ancora)

C’è un momento, nei cicli economici, in cui non succede nulla di particolarmente eclatante. Nessun rimbalzo spettacolare, nessuna notizia da prima pagina. Eppure è proprio lì che le cose iniziano a cambiare sul serio.

È quello che sembra emergere dai dati sulla produzione industriale dell’ultimo quadrimestre del 2025, riletti dal Centro studi di Unimpresa su base Istat.

Perché è un cambio di passo

E’ riduttivo parlare di semplice recupero. Tra settembre e novembre il totale dell’industria torna in territorio positivo, con un +1,4% che si ripete in entrambi i mesi. Ma il dato più interessante non è tanto il segno più, quanto la qualità della crescita.

Dopo mesi di difesa, di attese e fiato corto, il sistema industriale inizia a ricomporsi. Come se avesse smesso di galleggiare e avesse rimesso i piedi a terra.

Gli investimenti tornano a crescere

Il segnale più chiaro arriva dai beni strumentali. A settembre crescono dello 0,9%, a novembre accelerano fino al +3,3%. Numeri che parlano di macchinari, impianti, capacità produttiva. In altre parole, di imprese che tornano a programmare.

Non si tratta di una corsa drogata da incentivi straordinari, ma di scelte più strutturate, figlie di una fiducia che ricomincia a prendere forma.

Integrazione fra le varie filiere

Anche i beni intermedi tornano positivi tra settembre e novembre. È un passaggio chiave, spesso sottovalutato. Quando si muovono gli intermedi, significa che le filiere funzionano di nuovo in modo coordinato.

Nel 2024 i comparti andavano ciascuno per conto proprio; nel finale del 2025, invece, si intravede una maggiore coerenza lungo la catena del valore. È uno dei segnali tipici delle fasi di normalizzazione più avanzate.

L’energia smette di essere “nemica” 

Il comparto energetico resta volatile, ma cambia ruolo. Non è più il fattore che scompagina i piani. Anzi, nel corso del 2025 offre contributi positivi, riducendo l’incertezza sui costi e restituendo alle imprese un minimo di visibilità.

Un dettaglio? Tutt’altro. Senza energia prevedibile, non può reggere nessuna pianificazione.

Un percorso più lungo

Il 2024 resta l’anno della “pulizia”, con un aggiustamento duro ma necessario. Il 2023, pur chiuso in calo, aveva già salvato gli investimenti. Il 2022 aveva retto l’urto iniziale. Letti insieme, questi anni raccontano una transizione ordinata, non una crisi disordinata.

Come sottolinea il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, non siamo ancora in piena espansione, ma il cambio di passo è reale: meno volatilità, più investimenti, filiere che tornano a muoversi insieme.

Economia

Italia e Data Center: aumenta l’interesse degli investitori, ma i progetti non si concretizzano

Posted by Valentina Beretta on
Italia e Data Center: aumenta l’interesse degli investitori, ma i progetti non si concretizzano

Per la costruzione, l’approntamento e il riempimento di apparecchiature IT dei nuovi Data Center nel triennio 2023–2025 sono stati investiti 7,1 miliardi di euro, il 68% dei 10,5 miliardi stimati nello scorso 2023 per lo stesso periodo.
Nonostante il mercato Data Center in Italia prosegua nella sua fase di espansione, con l’interesse degli investitori in aumento, non sempre i progetti si concretizzano nei tempi previsti.

Il rallentamento nella realizzazione dei progetti si concentra, in particolare, sui nuovi operatori internazionali, spesso al primo ingresso nel mercato italiano, le cui previsioni non considerano le complessità normative e i tempi autorizzativi del contesto nazionale.
È quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano.

Il nuovo hub digitale europeo sarà italiano con Milano baricentro 

I nuovi progetti infrastrutturali previsti per il triennio successivo (2026–2028) sono 83, annunciati da 30 aziende di cui 19 nuovi entranti, per un valore potenziale complessivo di 25,4 miliardi di euro, di cui il 72% è attribuibile a nuovi operatori internazionali non ancora attivi in Italia.
L’Italia è quindi proiettata come nuovo hub digitale europeo.

In particolare, con 414 MW IT attivi, pari al 6% della potenza totale europea e il 68% della potenza energetica nominale installata a livello nazionale Milano potrebbe consolidare il suo ruolo allo stesso ordine di grandezza dei mercati FLAPD.
Il baricentro italiano resta infatti Milano, che punta a superare il valore simbolico di 1 GW entro il 2028.

Un mercato fortemente concentrato

Milano raccoglie anche il 23% degli investimenti annunciati a livello europeo, confermandosi come un punto di riferimento per il Sud Europa, riducendo il gap con i mercati più maturi.

Dal punto di vista degli investimenti previsti, la leadership pertiene all’area FLAPD, con circa il 55% del totale, e dal punto di vista della potenza installata nei principali poli europei sono complessivamente 7,4 GW IT attivi.
Si tratta di un mercato fortemente concentrato, in cui circa la metà della potenza energetica IT nominale attiva è in mano ad appena il 5% degli operatori attivi, con una predominanza di realtà a stelle e strisce.

Distinguere tra progetti concreti e annunci potenziali

“La ricerca evidenzia un forte disallineamento tra investimenti annunciati e capacità effettivamente realizzata – afferma Luca Dozio, Direttore dell’Osservatorio -. Questo scarto non va letto come un segnale di rallentamento del mercato, ma come un campanello d’allarme sulla necessità di rafforzare il coordinamento tra aziende e istituzioni a livello nazionale in modo da distinguere i progetti concreti da annunci potenziali”.

Economia

Turismo: alberghi in calo, affitti brevi +42% in 5 anni

Posted by Valentina Beretta on
Turismo: alberghi in calo, affitti brevi +42% in 5 anni

L’offerta turistica italiana mostra una trasformazione profonda. Da una parte ‘arretrano’ gli alberghi classici, dall’altra crescono con forza le strutture extra-alberghiere legate ai soggiorni brevi, soprattutto nelle grandi città e nelle destinazioni più attrattive, dove si intensificano anche le tensioni legate all’overtourism.
In questo scenario la ristorazione conferma un ruolo di tenuta e di presidio economico dei territori, intercettando la domanda di convivialità tipica delle festività appena concluse.

Insomma, meno alberghi tradizionali, più alloggi per soggiorni brevi. E una ristorazione che continua a reggere l’urto dei cambiamenti.
È il quadro che emerge dall’analisi di Unioncamere-InfoCamere delle attività dei servizi di alloggio e ristorazione negli ultimi cinque anni.

Bolzano, Rimini, Roma, Napoli i poli dell’offerta alberghiera tradizionale

I dati al 30 settembre 2025 lo confermano. In cinque anni le imprese di servizi di alloggio di alberghi e simili diminuiscono del 5,2% a livello nazionale (–1.604 unità), attestandosi a 29.199 imprese.
Il ridimensionamento riguarda gran parte delle regioni, con cali più marcati nel Lazio (–13,3%), nelle Marche (–12,9%) e in Molise (–10,1%).

Le aree a più forte vocazione turistica invernale, come Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta, mostrano invece una maggiore tenuta, confermando il ruolo del turismo montano e natalizio.
A livello provinciale spicca il peso di Bolzano, Rimini, Roma e Napoli, che nonostante le contrazioni restano tra i principali poli dell’offerta alberghiera tradizionale.

Alloggi per vacanze: impennata grazie alle piattaforme

È invece in forte espansione il comparto degli alloggi per vacanze e soggiorni di breve durata, che in cinque anni cresce del 42,1%, con oltre 13mila imprese in più e un totale nazionale di 44.801 unità.
L’aumento è più intenso nelle grandi città d’arte e nelle destinazioni turistiche più attrattive nel periodo natalizio come Roma (+33,8%), Napoli (+98,1%), Milano (+75,9%), Firenze (+21,3%), ma anche in numerose province del Mezzogiorno e delle isole.

Il fenomeno segna una profonda riconfigurazione dell’offerta ricettiva, legata anche alla diffusione delle piattaforme digitali, con un cambiamento strutturale nelle preferenze dei viaggiatori, sempre più orientati verso soluzioni flessibili. Soprattutto per soggiorni brevi legati a festività ed eventi.

Ristoranti protagonisti delle Feste

Le attività di ristoranti con servizio al tavolo, protagoniste delle tavole natalizie, mostrano una dinamica più stabile. A livello nazionale crescono del 2,3% rispetto al 2021, raggiungendo 159.494 imprese.
Il quadro regionale è eterogeneo, ma le grandi province metropolitane restano in testa alla graduatoria: Roma (13.927 imprese), Milano (8.954), Napoli (7.574) e Torino (6.127). Accanto a queste, emergono segnali di vitalità in numerose province del Sud e delle isole.

Nel complesso, il confronto tra gli ultimi cinque anni evidenzia una divergenza sempre più marcata tra il comparto alberghiero tradizionale e quello degli alloggi brevi. Una trasformazione che si riflette in modo evidente proprio durante il periodo natalizio, quando la domanda turistica si concentra e mette sotto pressione le aree a maggiore attrattività.