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Come vivono la sessualità i giovanissimi? Uno studio esplora il mondo dell’affettività

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Come vivono la sessualità i giovanissimi? Uno studio esplora il mondo dell’affettività

Webboh Lab, in collaborazione con l’istituto di ricerca Sylla e Farmitalia, ha realizzato un’indagine per comprendere le percezioni e le conoscenze dei giovani italiani riguardo alla sessualità e alla contraccezione. La ricerca ha coinvolto 500 ragazzi tra i 14 e i 17 anni attraverso una smart poll online, e ha rivelato quanto i giovani siano esposti a queste tematiche, grazie anche alla disponibilità di molteplici canali di informazione.

In generale, i ragazzi esprimono il desiderio di un’educazione sessuale più aperta, con meno tabù e maggiore trasparenza.

Le fonti di informazione più utilizzate

Dai dati emerge che i giovani consultano soprattutto gli amici (53,4%) e i social media (46%) per informarsi sulla sessualità, seguiti dalla scuola (43,2%) e dal web (40,4%). La famiglia appare solo al quinto posto con il 27,6%, mentre il medico o il consultorio sono indicati solo dal 5,6% dei partecipanti. Questi dati evidenziano come le relazioni tra pari e i canali digitali giochino un ruolo predominante nel fornire informazioni ai giovanissimi.

Il ruolo della scuola

L’educazione sessuale in ambito scolastico è considerata molto importante. Gli intervistati ritengono che dovrebbe essere affrontata con maggiore frequenza, soprattutto per quanto riguarda le malattie sessualmente trasmissibili (8,47 su 10), le relazioni e il consenso (8,40 su 10), i metodi contraccettivi (7,81 su 10) e l’anatomia del corpo umano (7,78 su 10). La scuola è vista come un luogo chiave per trattare questi argomenti, ma non l’unico.

Possibili miglioramenti nell’approccio alla sessualità

Secondo i partecipanti, l’educazione sessuale potrebbe essere migliorata attraverso varie iniziative, come una maggiore presenza di consulenti (7,87 su 10), il confronto con adulti (7,59 su 10) e l’accesso a risorse online affidabili (7,49 su 10). Il coinvolgimento della scuola rimane comunque una priorità, con un punteggio di 8,36 su 10.

La conoscenza dei metodi contraccettivi

La ricerca ha rivelato che il preservativo è il metodo contraccettivo più conosciuto dalla Gen Z (98,2%), seguito dalla pillola anticoncezionale (88,4%). Tuttavia, la conoscenza di altri metodi come la spirale (49,3%) e il coito interrotto (17%) è molto più limitata. Infine, il concetto di contraccezione d’emergenza è noto al 44,2% dei giovani, ma con una maggiore familiarità per la pillola del giorno dopo (86%) rispetto a quella dei 5 giorni dopo (41,8%).

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Phishing: quali sono le aziende globali nel mirino dei cybercriminali? 

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Phishing: quali sono le aziende globali nel mirino dei cybercriminali? 

Secondo una recente indagine di Kaspersky, le aziende globali più attaccate dai criminali informatici nel 2024 includono Google, Facebook e Amazon, confermando la loro posizione tra i principali bersagli per attacchi di phishing. Lo studio ha esaminato 25 grandi marchi, evidenziando come i tentativi di phishing siano aumentati di quasi una volta e mezza rispetto all’anno precedente.

Aumento degli attacchi: i dati del 2024

Nella prima metà del 2024, gli utenti hanno tentato di accedere a siti falsi che imitavano noti brand quasi 26 milioni di volte, un incremento del 40% rispetto allo stesso periodo del 2023. Questo aumento non è dovuto a una maggiore disattenzione da parte degli utenti, ma piuttosto a un’intensificazione delle attività criminali.

Google è risultato il marchio più colpito, con oltre 4 milioni di tentativi di phishing bloccati dalle soluzioni di sicurezza di Kaspersky. Seguono Facebook, con 3,7 milioni di tentativi, e Amazon con circa 3 milioni. Anche Microsoft e DHL sono stati tra i più bersagliati, rispettivamente con 2,8 e 2,6 milioni di attacchi. Altri brand come PayPal, Mastercard, Apple, Netflix e Instagram completano la top ten dei marchi più attaccati.

Minacce in crescita esponenziale

Alcuni marchi hanno visto un notevole aumento degli attacchi rispetto all’anno precedente. In particolare, Google ha registrato un incremento del 243% nei tentativi di phishing, mentre gli attacchi a Mastercard sono aumentati del 210%. Facebook e Netflix hanno entrambi raddoppiato il numero di attacchi subiti. Questo aumento si deve, in parte, alla possibilità di accedere a molteplici servizi attraverso un singolo account compromesso, come quello di Google. Nel caso delle carte di credito, la crescita è probabilmente legata alla proliferazione di falsi negozi online che sfruttano questo sistema di pagamento.

Nuovi obiettivi dei phisher

Oltre ai marchi più noti, anche altri brand stanno diventando sempre più oggetto di attacco. HSBC, ad esempio, ha visto un aumento di otto volte nei tentativi di phishing, raggiungendo 240.000 attacchi nel 2024, mentre eBay ha triplicato il numero di attacchi subiti, superando i 300.000. Anche Airbnb, American Express e LinkedIn hanno registrato significativi aumenti, rispettivamente del 174%, 137% e 122%.

Come difendersi 

Anche i brand meno noti possono diventare obiettivi di phishing, soprattutto se offrono prodotti o servizi molto richiesti. Kaspersky consiglia di monitorare costantemente la presenza online del proprio marchio, ricorrendo anche a fornitori di cybersicurezza per individuare rapidamente eventuali minacce. Informare i clienti sui canali ufficiali e segnalare pubblicamente i tentativi di phishing è fondamentale.

Inoltre, è essenziale raccogliere tutte le informazioni disponibili su eventuali domini o indirizzi IP fraudolenti e segnalare tempestivamente alle autorità competenti. Infine, incoraggiare i clienti a segnalare qualsiasi attività sospetta può aiutare a prevenire danni e proteggere la reputazione del marchio.

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2023: anno record per i parchi divertimento italiani

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2023: anno record per i parchi divertimento italiani

Il 2023 si è rivelato un anno eccezionale per i parchi divertimento italiani, come confermato dall’ultimo Rapporto SIAE. Questo rapporto evidenzia il continuo miglioramento del settore, composto da circa 250 strutture tra parchi a tema, faunistici, acquatici e di avventura, rappresentati dall’Associazione Parchi Permanenti Italiani, parte di Federturismo Confindustria. Dopo un drastico calo durante la pandemia, il settore ha iniziato a riprendersi significativamente già nel 2021, con una crescita che si è intensificata nel 2022 e nel 2023 ha addirittura superato i livelli del 2019. Questo dimostra un aumento reale dell’interesse e della propensione all’acquisto da parte dei consumatori verso l’offerta di intrattenimento dei parchi.

Indicatori di crescita tutti in positivo

I principali indicatori monitorati da SIAE mostrano una crescita positiva. Il fatturato derivante dalla vendita dei biglietti è aumentato dell’11% rispetto al 2022, raggiungendo circa 348 milioni di euro. Anche le presenze sono salite del 6,39%, totalizzando 19.644.126 ospiti. Particolarmente significativo è l’aumento della spesa media per ospite, cresciuta del 4,2% rispetto al 2022 e del 30% rispetto al 2019.

Questo dato, superiore a quello di altri settori dello spettacolo e dello sport, riflette in parte l’andamento dei prezzi, che sono aumentati solo del 5%. La decisione di contenere gli aumenti sotto il tasso di inflazione si è rivelata vincente.

Aumentano offerta e giornate di apertura

Un driver fondamentale della crescita è stato l’aumento dell’offerta, misurato in giorni di apertura. Nel 2023, i giorni di apertura sono aumentati del 14% rispetto al 2022 e del 20% rispetto al 2019. I parchi a tema hanno sfruttato con successo periodi come l’autunno, le festività natalizie e il Carnevale, aumentando le giornate di attività.

Anche i parchi acquatici hanno esteso la loro attività oltre i tre mesi estivi, puntando su spettacoli, tematizzazione e servizi aggiuntivi, con particolare attenzione al benessere.

Un volano per il settore del turismo

Maurizio Crisanti, segretario nazionale dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani, ha dichiarato: “I dati mostrano un settore particolarmente reattivo, composto da aziende e imprenditori che hanno scelto di investire nonostante la crisi di liquidità dovuta alle chiusure del 2020/21. Attrazioni innovative, servizi aggiuntivi e nuovi parchi hanno contribuito a mantenere e incrementare il flusso di visitatori, dimostrando una propensione del pubblico a spendere di più per esperienze di qualità”.

Questo trend è destinato a proseguire nel triennio 2024/27, con 450 milioni di euro già stanziati per mantenere alto il livello dell’offerta e renderla competitiva anche agli occhi della clientela straniera.

I grandi parchi sono destinazioni turistiche vere e proprie 

Il legame tra parchi divertimento e turismo è particolarmente rinforzato dal Rapporto SIAE. Il 64% delle visite si concentra nei mesi estivi, con agosto che rappresenta il 27% del totale. I parchi più grandi, come Leolandia, Caribe Bay, Gardaland e Mirabilandia, sono ormai destinazioni turistiche con un impatto economico rilevante sui territori locali.

Alcuni parchi attirano oltre il 50% dei visitatori dall’estero, contribuendo significativamente al flusso turistico nazionale e internazionale. Parallelamente, le strutture minori mantengono un ruolo importante a livello locale.

Il mercato è dominato dalle strutture del Nord Italia 

Le strutture del Nord Italia dominano il mercato con un volume di incassi da biglietteria di quasi 270 milioni di euro. Il Veneto si conferma leader, registrando un quarto delle presenze e oltre 143 milioni di incassi al botteghino. Seguono Emilia Romagna e Lombardia, quest’ultima in sensibile crescita. Significativa è anche la performance del Centro Italia, in particolare del Lazio, che registra il 13,8% dei visitatori nazionali e un aumento del 30,3% degli incassi rispetto al 2022. Il Sud e le Isole rappresentano rispettivamente l’8,8% e il 5,4% del totale nazionale.

Economia

Case sostenibili: in che modo la finanza green supporta la transizione energetica?

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Case sostenibili: in che modo la finanza green supporta la transizione energetica?

CRIF, nell’ambito del proprio ESG Outlook, l’osservatorio sulla sostenibilità di imprese, individui e immobili, ha analizzato il processo di efficientamento energetico degli immobili italiani e gli scenari di sviluppo possibili in base a diversi fattori.
In questo percorso, gli incentivi governativi e la politica monetaria faranno la differenza nel raggiungimento degli obiettivi green posti dall’Unione Europea. Inoltre, sarà importante il ruolo del settore bancario nell’indirizzare maggiormente i flussi di credito verso progetti e investimenti sostenibili.

La recente normativa Performance of Buildings Directive (EPBD) dell’UE, nota come Direttiva Case Green, a partire dal 2030 promuove infatti la riqualificazione energetica degli immobili residenziali e non residenziali in ogni stato membro.

A oggi solo il 4% degli immobili residenziali è in classe A

Secondo i dati SIAPE e CRIF attualmente solo il 4% degli immobili residenziali italiani è in classe energetica A.
Tuttavia, oltre il 40% degli immobili ristrutturati nel 2023 sono stati portati a questa classe energetica, mentre le nuove costruzioni, sempre in questa classe, superano il 90%.

Il processo di efficientamento è dunque già in corso. Nello scenario più avverso, la riduzione di immobili in classe G è limitata (nel 2030 rappresenteranno il 34% e nel 2050 il 29% del totale degli immobili), mentre la quota della classe energetica A migliorerà lentamente, passando al 6% nel 2030 e al 14% nel 2050.

Si può arrivare al 37% nel 2050

Lo scenario intermedio contempla moderati sforzi per migliorare l’efficienza energetica, in linea con le tendenze in atto e il supporto di incentivi paragonabili a quelli già in vigore, che porteranno a un graduale miglioramento delle classi energetiche degli immobili. La riduzione degli immobili di classe G sarà al 13% e gli immobili di classe A nel 2050 copriranno il 31% del totale degli immobili. Tuttavia, resterebbe una significativa quota di edifici appartenenti alle classi meno efficienti.
Considerando invece lo scenario ottimistico, si riscontrano miglioramenti più netti, con una riduzione degli immobili in classe G al 26% entro il 2030 e al 7% entro il 2050. E un aumento significativo degli immobili in classe A, che toccheranno il 14% nel 2030 e il 37% sul totale degli immobili nel 2050.

Obiettivo: un’economia a basse emissioni di carbonio

Le banche possono svolgere un ruolo cruciale in questo processo di transizione, riprogettando le proprie strategie per aumentare l’erogazione di mutui Green e di prodotti finanziari per la riqualificazione energetica. In questo modo possono allinearsi agli obiettivi di sostenibilità dell’Unione Europea, e al contempo, ridurre i requisiti di capitale grazie a un minor rischio del proprio portafoglio oltre alla rivalutazione del valore degli immobili su cui è stata fatta un’azione di riqualificazione – commenta Marco Macellari, director & head of risk management di CRIF -. La transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio e un futuro sostenibile deve proseguire senza sosta ed essere obiettivo comune di tutte le parti coinvolte, poiché rappresenta non solo una necessità ambientale ma anche un’opportunità strategica di innovazione per il settore finanziario”.

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Furti in appartamento e danni da maltempo: le paure dei vacanzieri 

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Furti in appartamento e danni da maltempo: le paure dei vacanzieri 

Quali sono le paure più diffuse di chi parte per le vacanze? I furti in casa e i danni causati dal maltempo. Lo ha scoperto l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Bilendi: ogni anno in Italia sono più di 133mila i furti in appartamento, e il periodo estivo è uno dei più critici. Per questo, quasi 28 milioni di italiani, più di 6 su 10, temono di subire un furto durante le ferie.

Un timore più diffuso tra i giovani (74% tra 25 e 34 anni) e tra i residenti del Nord Est (69%), egualmente condiviso tra chi vive grandi centri abitati (72%) e nei piccoli comuni con meno di 10.000 abitanti (67%).
Nonostante questi dati, ancora pochi (20%) si tutelano con una polizza casa contro i furti.
In ogni caso, al secondo posto nella lista delle preoccupazioni di chi lascia l’abitazione per andare in vacanza, c’è il maltempo.

Eventi atmosferici, perdite idriche, fughe di gas

Il 33% degli intervistati ha dichiarato di avere paura che durante l’assenza l’appartamento possa subire danni causati da eventi atmosferici estremi, soprattutto i residenti nel Nord Est (47%).
Perdite idriche e fughe di gas, invece, impensieriscono rispettivamente il 23% e il 17% dei vacanzieri.

L’ultima preoccupazione in classifica è quella di partire dimenticandosi luci o altri elettrodomestici accesi. Un timore che accomuna ‘appena’ 6 milioni di italiani.
Otto italiani su 10 hanno però dichiarato di aver intenzione di adottare alcune strategie per ridurre al mimino i rischi.

Le strategie per sorvegliare la casa a distanza

La strategia più comune è quella di affidare la sicurezza della propria abitazione a vicini di casa o familiari, che vengono arruolati per controllare periodicamente l’immobile (45%). Una prassi diffusa maggiormente nei piccoli comuni (54%) e tra gli over 65 (48%).
I vicini di casa, nel 17% dei casi, vengono ‘ingaggiati’ anche per svuotare regolarmente la cassetta della posta, per ridurre al minimo i segnali di assenza prolungata da casa.
Circa 16,5 milioni di viaggiatori hanno invece deciso di affidarsi a sistemi di antintrusione: grate antieffrazione (14%) o un sistema di videosorveglianza (27%). Il 5%, invece, si affida alla sorveglianza privata.

Luci, TV o radio accese per simulare la presenza dei proprietari

Se milioni di italiani hanno paura di partire per le vacanze dimenticando la luce accesa, c’è chi, invece, lo fa appositamente per scoraggiare eventuali topi da appartamento (6,2%).
Poco meno, il 3,3%, lascia accese TV o radio per mascherare l’assenza da casa. Un buon sistema per ridurre al minimo i segnali che la casa sia rimasta vuota per un periodo di tempo prolungato.

Se si vuole simulare la presenza in casa senza spendere un capitale in elettricità, esistono apparecchi che consentono di programmare l’accessione delle luci. Sarà più credibile agli occhi di potenziali ladri e meno oneroso in bolletta. 

Economia

Paesi e settori a rischio nel 2024: turbolenze in vista?

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Paesi e settori a rischio nel 2024: turbolenze in vista?

Nonostante in tutto il mondo persistano rischi economici, sociali e politici, il 2024 è iniziato meglio rispetto ai due esercizi precedenti, segnati dai disordini della pandemia, l’invasione dell’Ucraina e la crisi bancaria negli Stati Uniti.
Tuttavia, il primo trimestre 2024 ha registrato un rallentamento dell’attività negli Stati Uniti. È quanto emerge dal Barometro Rischio paese e settoriale di giugno 2024 di Coface, che ha rivisto le valutazioni di 5 paesi, con 4 riclassificazioni in positivo e 1 declassamento, e 26 settori, di cui 20 riclassificazioni in positivo e 6 declassamenti.

La previsione di crescita mondiale di Coface per il 2024 è rivista al rialzo al 2,5%, con una stabilizzazione attesa al 2,7% nel 2025. La crescita moderata di Stati Uniti e Cina dovrebbe essere compensata dall’accelerazione di numerosi paesi emergenti.

Disinflazione più complessa

“Nel primo trimestre 2024, l’Europa, con una crescita del PIL dello 0,3% e un’attività in ripresa grazie al settore dei servizi, sembra essere uscita dalla recessione – si legge nel rapporto -. Il rallentamento della disinflazione negli Stati Uniti conferma che la fase finale della lotta all’inflazione è in effetti la più difficile. La causa è da imputare ai prezzi dei servizi, e soprattutto a quelli degli alloggi, che rimangono elevati. In Europa, l’inflazione ha registrato un rialzo al 2,6% nel mese di maggio, dopo essere scesa al 2,4% in aprile – continua il rapporto -. Il probabile aumento dei salari dovrebbe stimolare i consumi, ma determinerà un rallentamento della disinflazione. L’ulteriore contenimento dell’inflazione intorno al 2% potrà avvenire solo a costo di un deterioramento del mercato del lavoro o dei margini operativi delle imprese, con il rischio di un ulteriore incremento delle insolvenze”.

Paesi emergenti pronti ad accelerare

Le ultime proiezioni delle autorità monetarie degli Stati Uniti confermano che i tagli dei tassi dovranno attendere la fine dell’estate, o addirittura dell’anno. A fronte del rinvio della Fed, i paesi emergenti dovranno rallentare o ritardare il ciclo di riduzione dei tassi per evitare una risalita dell’inflazione attraverso le importazioni.

Malgrado tale rinvio, numerose regioni assisteranno a una dinamica positiva, come alcuni paesi del sud-est asiatico (Vietnam e Filippine. India), e l’Africa, con una accelerazione in tutte le principali economie: Nigeria, Egitto, Algeria, Etiopia, Marocco, e in misura minore, Sudafrica.

L’economia mondiale è in ripresa

“Dopo due anni in cui lo scenario economico internazionale si è trovato a fronteggiare sfide economiche e geopolitiche significative, l’economia mondiale sembra riprendersi all’inizio del 2024 grazie a un complessivo rallentamento dell’inflazione – commenta Ernesto De Martinis, ceo di Coface in Italia e Head of Strategy Regione Mediterraneo & Africa, come riporta Adnkronos -. In questo scenario, se le economie strategiche di Stati Uniti e Cina faticano a raggiungere l’andamento registrato prima della pandemia, si prevede comunque una crescita mondiale complessiva, in cui un ruolo importante è giocato dai Paesi emergenti e dall’accelerazione che si registra nelle loro economie”.

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Europei di calcio 2024: quali sono le aspettative degli italiani sulla Nazionale?

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Europei di calcio 2024: quali sono le aspettative degli italiani sulla Nazionale?

È uno degli eventi sportivi più importanti al mondo, e come previsto dal calendario di UEFA Euro 2024, si sta svolgendo in Germania dal 14 giugno al 14 luglio 2024: si tratta della 17ª edizione del campionato europeo di calcio 2024.

Dopo l’edizione itinerante del 2021, gli Europei tornano a essere organizzati da un solo Paese ospitante, ovvero, la Germania, che vedrà le 24 Nazionali protagoniste contendersi la vittoria della coppa UEFA in dieci dei più grandi stadi tedeschi, Berlino, Colonia, Monaco di Baviera, Francoforte, Amburgo, Dortmund, Lipsia, Gelsenkirchen, Stoccarda e Düsseldorf. 
Il team Public Affairs di Ipsos ha sondato l’interesse degli italiani per questi Europei 2024, insieme alle opinioni e ai pronostici sulla Nazionale di Spalletti e sui suoi protagonisti. 

Gli Azzurri saliranno sul podio?

A tre anni dalla storica vittoria a Wembley, il ricordo è ancora vivo nella mente degli italiani, così come la delusione per la mancata qualificazione ai successivi Mondiali del 2022. 
La Nazionale di Calcio italiana, guidata da Luciano Spalletti, è stata tra le prime squadre a scendere in campo nel match contro l’Albania sabato 15 giugno alle 21, vinto 2 a 1.

Nonostante il clima non sia particolarmente ottimista, gli Europei si confermano un evento di grande interesse per il Paese, con il 61% degli italiani intenzionato a seguire almeno una partita (quota che aumenta all’86,5% tra gli appassionati di calcio). 
Ma quali sono le reali aspettative sulla Nazionale italiana? Solo l’8,4% degli intervistati pronostica la vittoria finale, percentuale che sale all’11% tra gli appassionati di calcio. C’è comunque molta incertezza, tanto che il 36% preferisce non sbilanciarsi.

Tifosi a confronto e campioni preferiti

Curiosamente, i tifosi più ottimisti sono quelli della Roma (più di uno su cinque crede nella vittoria), mentre i più pessimisti sono i laziali (solo il 5%).
Ma di fatto, la maggioranza degli appassionati di calcio (52%) ritiene che questa Nazionale sia meno forte di quella che trionfò nel 2021.

Tra i singoli giocatori, tre nomi emergono su tutti. Gianluigi Donnarumma, Nicolò Barella e soprattutto Federico Chiesa sono considerati i più forti dagli italiani. In attacco, Gianluca Scamacca sembra prevalere di poco sui rivali e, insieme a Nicolò Fagioli e Davide Frattesi, è indicato come potenziale sorpresa del torneo.
Occhi puntati anche su Riccardo Calafiori, Federico Dimarco e Federico Gatti, da cui ci si aspettano prestazioni di gran livello.

Il calcio riesce ancora a unire l’Italia?

Insomma, dopo il trionfo di Wembley, l’Italia spera in un nuovo riscatto dopo la delusione del Mondiale qatariota 2022. 

Gli italiani sono cauti, ma pronti ad appassionarsi ancora una volta. Il calcio, specialmente in occasione di questi eventi, conferma la sua capacità di unire il Paese, abbattendo stereotipi. Secondo Ipsos, infatti, oltre il 50% delle donne si dichiara interessata e seguirà le partite. Ed è un interesse, quello per le partite degli Azzurri, che attraversa generazioni, aree geografiche, strati sociali e condizioni economiche.

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Elezioni europee: i “gruppi coordinati” orientano le opinioni su X

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Elezioni europee: i “gruppi coordinati” orientano le opinioni su X

Le campagne sui social media negli ultimi anni si sono rivelate il principale strumento per plasmare l’opinione pubblica, raggiungendo un vasto numero di persone, cittadini, elettori, con l’intenzione di manipolarne scelte e decisioni. Questo tipo di comunicazione spesso si basa su un mix di account veri e falsi che lavorano in modo coordinato su larga scala per diffondere efficacemente, e a grande velocità, contenuti falsi o comunque di parte, sfruttando una dinamica ‘paritaria’ tra le persone.

Uno studio dell’Istituto di informatica e telematica del Cnr, di Pisa (Cnr-Iit) condotto insieme a Università di Padova e Università di Abu Dhabi, affronta il tema del ‘comportamento coordinato’ degli utenti in rete, concentrandosi su come questo inquini i dibattiti politici online, soprattutto nei periodi di campagna elettorale.

Come variano i comportamenti online nel tempo?

La novità dello studio consiste nell’avere analizzato il fenomeno attraverso l’uso di reti temporali, analizzando cioè come variano i comportamenti online nel corso del tempo, al fine di individuare le comunità di utenti che compiono azioni coordinate per ‘orientare’ il dibattito.

“I metodi di studio più avanzati che vengono utilizzati per rilevare i comportamenti coordinati sui social media di solito eseguono analisi statiche – spiega Stefano Cresci del Cnr Iit -. La nostra analisi, invece, si è basata sull’evoluzione del dibattito nel tempo: in particolare, ci siamo concentrati sull’uso della piattaforma Twitter, ora X, durante due recenti elezioni politiche, quella del 2019 in Uk e quella per l’elezione del Presidente degli Stati Uniti nel 2020”.

Spostare gli utenti

“Questo nuovo approccio ci ha dato risultati molto interessanti -, aggiunge Serena Tardelli ricercatrice Cnr-Iit e prima autrice dello studio -. L’analisi ha permesso di studiare il modo in cui alcuni utenti si sono spostati da una parte all’altra dello spettro politico proprio nelle settimane precedenti il voto. Ad esempio, abbiamo visto che nel caso delle elezioni UK le comunità di Laburisti hanno via via ‘sottratto’ utenti a quelle dei Conservatori, per tutta la durata del dibattito”.

Indecisi, fedelissimi o convinti?

Lo studio ha rilevato poi che esistono tipologie di utenti con comportamenti molto diversi tra loro, riporta Askanews. “Ci sono, ad esempio, gli indecisi, che non si legano a nessun partito, i fedelissimi che al contrario non si muovono mai dalla loro comunità di riferimento, e quelli che vengono convinti, cioè che si spostano da una comunità ad un’altra senza più andarsene – prosegue Cresci -. La nostra metodologia consente, quindi, di studiare molto meglio l’evoluzione dei dibattiti online e magari in futuro, sarà anche possibile predire dove penderà l’ago della bilancia politica, almeno per quel che riguarda i dibattiti sui social”.

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Intelligenza Artificiale in Medicina, 6 italiani su 10 sono favorevoli

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Intelligenza Artificiale in Medicina, 6 italiani su 10 sono favorevoli

Poco più di 6 italiani su 10 sono favorevoli all’uso dell’Intelligenza Artificiale (IA) in ambito sanitario, con una vasta gamma di prospettive su come potrebbe essere utilizzata. L’88% sarebbe favorevole all’uso dell’IA per semplificare il linguaggio dei referti, l’86% la vorrebbe come supporto per le diagnosi mediche, mentre l’80% la vedrebbe utile per stabilire terapie farmacologiche adeguate. Tuttavia, quasi 6 italiani su 10 la considererebbero un valido strumento anche per un’autoanalisi.

Le caratteristiche di chi dice sì all’IA

Gli italiani favorevoli all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale sembrano concentrarsi principalmente nel Sud e nelle isole (68%), orientandosi politicamente al centro (67%), e dimostrando fiducia nel Sistema Sanitario Nazionale (74%) e nelle istituzioni (77%). Si tratta di individui consapevoli del ruolo della scienza nella società (71%), con una propensione alla ricerca di informazioni (71%) e una chiara consapevolezza dell’importanza della salute (67%). Al contrario, coloro che mostrano una maggiore resistenza all’uso dell’AI provengono dal Nord-Est (57%) e non mostrano una chiara affiliazione politica (49%).

L’impatto dell’Intelligenza Artificiale nella sanità moderna 

“L’Intelligenza Artificiale non è più solo una parola astratta nel vocabolario tecnologico”, afferma Guendalina Graffigna, direttrice di EngageMinds Hub. “È diventata un catalizzatore fondamentale per il progresso nella medicina moderna, promettendo di trasformare radicalmente l’approccio alle sfide sanitarie contemporanee”.

Secondo la ricerca, riferisce Agi, l’utilizzo delle tecnologie digitali in campo sanitario migliorerà diversi aspetti, dalle cartelle cliniche elettroniche alle prenotazioni online e alla gestione delle malattie tramite dispositivi dedicati. La maggior parte degli intervistati ritiene che ciò porterà a un miglioramento dell’accessibilità e dell’utilizzo dei servizi sanitari, riducendo allo stesso tempo lo spreco di carta e coinvolgendo maggiormente i pazienti grazie a una fruizione più agevole del proprio fascicolo sanitario.

Benefici e timori

Nonostante i potenziali vantaggi, gli italiani mostrano una serie di preoccupazioni legate all’uso dell’Intelligenza Artificiale in sanità. Molti temono una possibile perdita del rapporto diretto con il medico, così come difficoltà nell’utilizzo degli strumenti digitali e potenziali errori da parte delle Intelligenze Artificiali stesse. Inoltre, preoccupazioni riguardano la gestione della privacy e la diffusione dei dati sensibili.

Conclusioni 

Graffigna sottolinea la necessità di affrontare queste preoccupazioni con trasparenza e comunicazione efficace, valorizzando l’engagement del paziente nel percorso di cura. Sebbene l’IA possa migliorare la precisione diagnostica, è essenziale comprendere e mitigare le preoccupazioni dei pazienti riguardo al suo impatto sulla relazione clinica e sulla gestione dei dati sensibili.

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Cybersecurity: aziende italiane terzo bersaglio al mondo per attacchi ransomware

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Cybersecurity: aziende italiane terzo bersaglio al mondo per attacchi ransomware

Il ransomware è un programma malevolo che infetta i dispositivi elettronico come smartphone o PC, impedendo al proprietario di accedere a tutti i dati o parte di essi.
Nel corso di un attacco ransomware un hacker subordina la rimozione del ‘blocco’ e il rientro alla normale operatività solo dopo il pagamento di una somma di denaro.

L’Italia è il terzo Paese al mondo più colpito dagli attacchi ransomware, con un numero di attacchi cresciuto del 3% in un anno.
Secondo l’ultima edizione del report annuale di Sophos, ‘The State of Ransomware 2024’, l’Italia, con il 68% delle imprese bersaglio di ransomware, è dietro solo al Sudafrica, che conta il 69% delle aziende colpite, e la Francia (74%).
Tra i Paesi meno colpiti, l’Australia (54%), il Giappone (51%) e il Brasile (44%).

Riscatti ingenti per aziende grandi e piccole

Per i criminali della rete gli attacchi ransomware sono sempre più un buon investimento. Nonostante il numero di attacchi sia lievemente diminuito, la media dei riscatti versati dalle vittime è aumentata del 500% nell’ultimo anno, pari a circa 2 milioni di dollari, contro i 400mila dollari del 2023.

Il 63% delle richieste di riscatto ha superato il milione di dollari, mentre il 30% è stata inferiore ai cinque milioni.
Sfortunatamente, si tratta di cifre che non riguardano solo grandi aziende dai fatturati consistenti. Lo scorso anno, infatti, quasi metà (46%) delle organizzazioni con un fatturato inferiore a 50 milioni di dollari ha ricevuto richieste di riscatto a sette cifre.

Il costo del riscatto è solo una parte del danno

Le stime parlano, inoltre, di un costo medio di ripristino di 2,73 milioni di dollari, in aumento di quasi 1 milione rispetto agli 1,82 milioni di dollari del 2023.
Meno di un quarto (24%) delle aziende che hanno versato un riscatto ha pagato la somma originariamente richiesta, mentre il 44% ha pagato meno di quanto richiesto inizialmente.

Lo ‘sconto’, tuttavia, è minimo. I riscatti pagati sono stati mediamente pari al 94% della cifra richiesta all’inizio. In oltre quattro casi su cinque (82%) i fondi utilizzati per pagare il riscatto sono stati recuperati da più fonti, il 40% è stato recuperato dalle aziende stesse, e il 23% dalle compagnie assicurative. 

Tentativi di compromettere i backup durante gli attacchi

Il 94% delle aziende colpite da ransomware nello scorso anno ha poi affermato che i cybercriminali hanno cercato di compromettere i backup nel corso degli attacchi.

Tale proporzione sale al 99% nel caso degli enti pubblici, si legge su HDBlog.it. Nel 57% dei casi, i tentativi di colpire i backup sono andati in porto, e nel 32% degli incidenti che hanno provocato la cifratura dei dati questi ultimi sono stati anche sottratti (in lieve aumento rispetto al 30% dell’anno precedente), aumentando la capacità degli autori dei cyber attacchi di estorcere denaro alle loro vittime.