My Blog

Nel 2024 aumentano gli attacchi informatici, furto di dati sul dark web +15% 

Posted by Valentina Beretta on
Nel 2024 aumentano gli attacchi informatici, furto di dati sul dark web +15% 

È quanto rileva l’Osservatorio Cyber di CRIF: nel 2024 le minacce informatiche hanno registrato un preoccupante incremento, con il 15,4% di segnalazioni relative all’esposizione di dati sul dark web in più rispetto all’anno precedente, per un totale di oltre 2.080.000 alert.
Per quanto riguarda il web pubblico, il numero di segnalazioni relative all’esposizione di dati si è attestato a 59.000, in calo del -27% rispetto al 2023.

L’Italia si conferma particolarmente esposta alle minacce informatiche, classificandosi al quinto posto a livello globale per indirizzi e-mail compromessi sul dark web.
Inoltre, il nostro Paese occupa il 18° posto al mondo per dati di carte di credito esposti, e il 12° nell’Unione Europea per il rilevamento di numeri telefonici.

Smishing, phishing, deepfake le tecniche più diffuse

Tra le tecniche più diffuse emergono smishing, phishing e deepfake. Anche la diffusione di strumenti come gli stealers-as-a-service rappresenta una minaccia significativa, grazie alla quantità di dati sensibili e contestuali che questi malware riescono a raccogliere.

Quanto alle tipologie di dati più diffuse e vulnerabili sul dark web, si tratta di e-mail, password, nomi utente, numeri di telefono, nomi e cognomi. Si trovano frequentemente anche dati relativi a indirizzi di residenza, carte di credito, documenti d’identità e codici identificativi personali.
La combinazione di dati più comune è quella di e-mail e password, presente nell’89,6% dei casi, spesso accompagnata dalla username nell’87,5% delle situazioni. La combinazione di username e password, principalmente legata ad account aziendali, evidenzia possibili vulnerabilità per le imprese.

Il furto di account continua a essere una priorità per gli hacker

Le username trovate sul dark web, escludendo i servizi di posta elettronica, sono maggiormente associate a servizi di VPN (34,3%), seguiti dagli account relativi ai social network (23,9%) e siti Internet (10,0%).

Al quarto e quinto posto, il furto di account legati a siti di e-commerce (7,7%) e a enti pubblici o istituzioni (6,9%), mentre i servizi finanziari, come le piattaforme di pagamento, scendono al settimo posto (4,3%).
Le credenziali rubate vengono sfruttate per una grande varietà di fini: accesso abusivo agli account delle vittime, utilizzo illecito di servizi, invio di richieste di denaro o link di phishing, diffusione di malware o ransomware per estorcere denaro o sottrarre informazioni personali.

Sul web pubblico tra i dati rilevanti “vince” il CF

Nel 2024 le attività degli hacker hanno continuato a rappresentare una minaccia significativa, con un aumento del 13,5% nel numero di consumatori allertati per dati rilevati sul dark web.
Complessivamente, il 48,4% degli utenti italiani ha ricevuto almeno un alert, di cui l’88% riferito a dati individuati sul dark web, mentre il 12% legato a dati rilevati sul web pubblico.

Per quanto riguarda i dati più frequentemente rilevati sull’open web, ovvero accessibili pubblicamente, il 2024 vede al primo posto il codice fiscale (54,6%), seguito dall’e-mail (34,6%) e, con minore frequenza, numero di telefono (7,2%), username (2,3%) e indirizzo (1,3%).

Economia

Piccole, giovani, del Sud: l’identikit delle imprese femminili nel 2024

Posted by Valentina Beretta on
Piccole, giovani, del Sud: l’identikit delle imprese femminili nel 2024

Alla fine del 2024 le imprese italiane a guida femminile sono 1 milione e 307mila, il 22,2% del totale. Dopo il picco toccato nel 2021, quando le imprese “rosa” avevano superato 1 milione e 342mila unità, hanno conosciuto una lenta diminuzione, analoga ma meno insistita rispetto alle aziende non femminili.
Rispetto al 2014, le realtà guidate da donne hanno comunque segnato una crescita dello 0,4%, a fronte di una diminuzione delle attività non femminili del -3,6%. 

Sono alcuni dati emersi durante l’evento digital organizzato da Unioncamere e Sole 24 Ore dedicato alle imprese femminili in Italia.
Nonostante siano più piccole, più giovani, più straniere, più dislocate nel Mezzogiorno, e sopravvivano un po’ meno delle altre, si stanno strutturando, puntando sui settori a maggior contenuto di conoscenza, e in molte provano a fare il salto alla ‘taglia’ superiore.

Per il 96,2% microimprese, ma SPA +45% in 10 anni

In quasi tre casi su quattro, le attività guidate da donne operano nel settore dei servizi (72,6% contro 60,1%), sono più piccole di dimensione (microimprese femminili 96,2% del totale contro 94% aziende non femminili), e registrano una maggior concentrazione di ditte individuali (60,5% contro 47,3%).

Le società di capitali condotte da donne sono però aumentate del +45% rispetto al 2014, arrivando a rappresentare lo scorso anno più di un quarto di tutte le imprese femminili.
Le attività guidate da donne presentano una minor presenza di imprese artigiane (16,7% contro 22,6%), ma una maggiore incidenza nelle realtà under35 (10,3% contro 7,7%) e guidate da straniere (12,6% contro 11%).

La spinta delle attività di management e marketing

Solo in un settore le imprese femminili sopravanzano quelle maschili: le ‘altre attività’ dei servizi, dove le donne d’impresa incidono per il 60% sul totale.
In altri ambiti, comunque, queste imprese ‘pesano’ molto. Nel tessile, abbigliamento e calzature sono il 37,7%, nella Sanità e assistenza sociale il 36,6%, nell’Istruzione il 31,1%, in Alloggio, ristorazione e servizi turistici, il 29,7%.

In 10 anni aumentano poi in maniera consistente le imprese rosa giovanili a maggior contenuto di conoscenza, come le attività professionali, scientifiche e tecniche (+41,3%), grazie alla spinta delle attività di management e marketing. 

Meno longeve di quelle maschili

L’apporto delle donne d’impresa è determinante in alcune regioni, soprattutto del Sud. Sono il 27,2% delle imprese molisane, il 26,5% lucane, il 25,3% abruzzesi, il 24,7% umbre e il 24,2% siciliane.
Benevento, Avellino, Chieti, Frosinone e Viterbo le province in cui l’incidenza delle imprese femminili è maggiore (tra 29,6% e 27,5%). 

Le imprese femminili hanno però un tasso di sopravvivenza più basso.
A 5 anni dalla fondazione, ne resta in vita il 72,3% (77,3% non femminili), e superato il quinquennio, il differenziale si allarga ulteriormente, con il 67,5% delle attività guidate da donne ancora sul mercato, contro il 73,1% di quelle a guida maschile.

My Blog

Metà dei dipendenti non sa riconoscere un’email di phishing: quali rischi per le PMI?

Posted by Valentina Beretta on
Metà dei dipendenti non sa riconoscere un’email di phishing: quali rischi per le PMI?

La cybersecurity è un tema altamente delicato per le piccole e medie imprese italiane, che ogni giorno devono affrontare nuove minacce digitali. Nonostante l’83% delle aziende riconosca l’importanza della sicurezza informatica, molte realtà non sono ancora preparate ad affrontare i pericoli del cyberspazio.

A questo proposito, l’ultimo Osservatorio ASUS Business rivela dato allarmante: il 50% dei dipendenti non è in grado di identificare un’email di phishing, rendendo le aziende vulnerabili agli attacchi.

Attacchi sempre più frequenti

Negli ultimi tre anni, quasi una PMI su due ha subito almeno un attacco informatico, mentre il 20% ha dovuto fronteggiare più di un perciò di questo tipo. Le minacce principali includono attacchi hacker, interruzioni dei sistemi aziendali e guasti interni, oltre al furto di dispositivi aziendali che possono compromettere dati sensibili.

Il caso CrowdStrike ha dimostrato come un singolo evento possa paralizzare milioni di aziende, evidenziando la necessità di adottare misure di protezione efficaci per garantire la continuità operativa.

L’errore umano, il punto debole della sicurezza

Uno degli aspetti più critici della cybersecurity riguarda il ruolo dei dipendenti nella protezione aziendale. Il 68% delle PMI colpite da attacchi ha registrato un impatto diretto sulla produttività, con un calo significativo delle attività nel 53% dei casi. Il 15% delle imprese ha visto i propri dipendenti contribuire involontariamente al problema, a causa di errori nell’uso degli strumenti informatici e della scarsa attenzione alle truffe digitali.

Nonostante questi rischi, solo il 35% delle aziende ha investito in formazione specifica, lasciando il personale impreparato di fronte alle minacce più comuni. L’adozione di sistemi di autenticazione a più fattori, uno dei metodi più efficaci per prevenire accessi non autorizzati, è ancora limitata al 38% delle PMI.

Smart working e nuovi rischi

L’incremento del lavoro da remoto ha ampliato le vulnerabilità informatiche. Il 62% delle PMI ha registrato un aumento dei tentativi di attacco dall’introduzione dello smart working, ma meno della metà ha adottato adeguate soluzioni di protezione.

L’uso di reti Wi-Fi domestiche non protette, la mancanza di VPN e l’accesso ai dati aziendali da dispositivi personali rappresentano alcune delle principali criticità. Massimo Merici, System Business Group Director di ASUS Italia, sottolinea l’importanza di investire in strumenti avanzati per garantire la sicurezza delle imprese, come sistemi di protezione del BIOS, autenticazione biometrica e soluzioni di crittografia avanzata.

Servono formazione e strumenti di protezione  

Per affrontare le sfide della digitalizzazione, le PMI italiane devono adottare strategie più efficaci e investire in tecnologie di sicurezza avanzate. L’Osservatorio ASUS Business 2025 evidenzia la necessità di un maggiore impegno nella formazione dei dipendenti e nell’adozione di strumenti di protezione innovativi. Il nuovo ExpertBook P5, con BIOS di ultima generazione, autenticazione biometrica e crittografia avanzata, rappresenta un esempio di come la tecnologia possa contribuire a rafforzare la sicurezza aziendale.

In un mondo sempre più connesso, proteggere i dati e le infrastrutture digitali non è più un’opzione, ma una necessità imprescindibile.

Economia

Look to the future: risparmio, previdenza e investimenti in Italia 

Posted by Valentina Beretta on
Look to the future: risparmio, previdenza e investimenti in Italia 

Per gli italiani ‘il futuro è un concetto smarrito’, e la situazione è complicata quando si guarda al domani. Pensando al futuro, per il 66% di loro prevale un senso di incertezza e per il 52%, di preoccupazione e paura, mentre la speranza e la fiducia animano rispettivamente il 55% e il 29%.

Chiamati a esprimere un confronto con la generazione precedente, gli italiani manifestano la convinzione che risparmiare sia importante tanto quanto lo era per i propri genitori (48%), ma oggi risparmiare è percepito come decisamente più difficile (40%) e con risultati molto meno soddisfacenti di una volta (41%).
Emerge dall’Osservatorio Look to the future, l’indagine condotta da Athora Italia in collaborazione con Nomisma.

Una gestione dell’economia familiare complessa

A fronte di un 27% che giudica buona, o addirittura eccellente, la propria situazione economica familiare, e un ulteriore 54% che la valuta almeno sufficiente, il 60% arriva a fine mese con qualche difficoltà.
La complessità nella gestione dell’economia familiare deriva in parte da una redditualità limitata. Ma oltre all’aumento dei prezzi, l’arretramento dei sistemi pensionistici, la possibilità di scivolare verso la vulnerabilità economica, c’è una preoccupazione personale che prevale sulle considerazioni di ordine generale.

Nella ‘percezione’, le cose non andranno bene, ma la tendenza è quella di adattarsi più che ad attivarsi per modificare in meglio le prospettive future.
Tanto che se il 47% degli italiani dichiara di voler cambiare il proprio stile di vita, il 58% non sottoscriverà una polizza integrativa e il 71% non pensa a investimenti per contare su rendite future.

SSN, banche e pensioni: nessuna fiducia

Un dato inequivocabile riguarda la perdita di fiducia. Gli italiani nutrono nessuna o poca fiducia verso le pensioni (82%), il sistema sanitario nazionale (76%), ma anche verso le Banche e le Assicurazioni (59%).

 “La sfiducia dilagante spegne la luce su ogni rapporto professionale e va mitigata ricostruendo reti di fiducia autentiche e professionali – commenta Sergio Sorgi sociologo e fondatore di Progetica -. La sfiducia è il servizio ‘zero’, senza il quale non si attivano relazioni e mancano ponti di consapevolezza verso un corretto utilizzo del rischio e dei mercati. La fiducia, però, va meritata. Per questo, è necessario che ogni istituzione conosca i propri punti forti e punti deboli, li valorizzi e li comunichi adeguatamente”.

“La parola magica è capacitazione”

Nell’ultimo anno, il 64% degli italiani dichiara di aver accumulato risparmi sul conto corrente e il 36% di aver aperto a soluzioni di risparmio diverse, investimento o protezione del capitale.
Il 57% si fida del consulente bancario, il 26% preferisce il promotore finanziario, il 12% l’agente assicurativo. Non manca chi consulta il web e i blog specializzati (19%) e addirittura il 16% ammette di scegliere come investire in autonomia.

“Gli operatori, nelle fasi di incertezza, sono chiamati a dare supporti decisionali più che risposte – aggiunge Sorgi -. La parola magica è ‘capacitazione’, aiutare i clienti a essere consapevoli delle scelte e dell’esito di ogni decisione o indecisione”.

My Blog

Lavoro stressante: 1 italiano su 3 è a rischio burn-out 

Posted by Valentina Beretta on
Lavoro stressante: 1 italiano su 3 è a rischio burn-out 

Il 31,8% dei lavoratori dipendenti italiani ha provato almeno una volta sensazioni di esaurimento, estraneità o sentimenti negativi nei confronti del proprio lavoro.
Si tratta di forme di burn-out che coinvolgono il 47,7% dei giovani, il 28,2% degli adulti e il 23,0% dei dipendenti più anziani.

Emerge dall’8° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, realizzato in collaborazione con il contributo di Credem, Edison, Michelin e OVS: per l’83,4% dei dipendenti italiani è prioritario che il lavoro contribuisca al proprio benessere psicofisico. In particolare, per il 76,8% dei dirigenti, l’86,1% degli impiegati, il 79,5% degli operai.
Tra le fasce anagrafiche, questa è una priorità per il 75,0% dei dipendenti tra 18-34 anni, l’85,7% tra 35-54 anni, l’88,4% degli over 55.

Le sofferenze del dipendente

Molte sono le sofferenze sperimentate dai dipendenti. Il 73,0% ha vissuto situazioni di stress o ansia legate al lavoro. Il 76,8% non sempre riesce a trovare equilibrio tra vita privata e lavoro, il 75,9% si sente spesso sopraffatto dalle responsabilità quotidiane, il 73,9% sente addosso troppa pressione quando lavora.

Inoltre, il 67,3% ha provato frustrazione per via del mancato supporto da parte del datore di lavoro, il 68,5% soffre la mancanza di un ambiente lavorativo buono e sano, il 65,0% ha comunque difficoltà a concentrarsi sul lavoro, e il 36,7% è andato da uno psicologo o ha fatto ricorso al counseling a causa del proprio lavoro.

La sindrome da corridoio: stress ininterrotto tra casa e lavoro

Sono poi 3 milioni i dipendenti affetti dalla ‘sindrome da corridoio’, la somma di ansie e disagio causata da lavoro e vita privata.
Un malessere che riduce drasticamente il benessere soggettivo, la qualità della vita e la salute mentale.

Se il 25,7% dei dipendenti ‘porta al lavoro’ i problemi privati, con effetti negativi sulla performance lavorativa, il 36,1% ‘porta a casa’ i problemi lavorativi, con effetti negativi sulle relazioni familiari, amicali, ecc..
Di fatto, il 63,5% dei dipendenti vorrebbe svolgere attività di meditazione, yoga o ricorrere all’aiuto di uno psicologo.

Supporto mentale, tempo per sé e altri desiderata

Per affrontare gli effetti delle sofferenze da lavoro è forte la richiesta di tempo. L’89,4% vorrebbe più tempo per sé e le cose che piacciono, l’86,2% per stare di più con amici e parenti, il 78,9% per svolgere attività fisica, il 73,9% per svolgere attività culturali, il 79,0% per riposare.

Per i dipendenti i fattori lavorativi che contano positivamente per il benessere soggettivo sono un buon rapporto con superiori e colleghi (94,6%). Ma anche la possibilità di operare con un certo grado di autonomia (93,1%), il bilanciamento tra vita privata e lavoro (92,2%), la flessibilità oraria ( 91,6%), sentirsi valorizzati in azienda (87,6%), e per il 64,1%, poter lavorare anche in smart working.

Varie

Pausa merenda: gli italiani la fanno in ufficio

Posted by Valentina Beretta on
Pausa merenda: gli italiani la fanno in ufficio

Con il rientro al lavoro in presenza, l’ufficio ha ripreso il ruolo di ambiente in cui gustare una pausa snack, diventata ormai parte integrante della giornata lavorativa. Un recente sondaggio condotto da Unione Italiana Food in collaborazione con AstraRicerche ha rivelato che ben il 93% degli italiani che lavorano in ufficio consuma regolarmente uno spuntino, trasformando questo momento in un’occasione di ricarica e, per molti, in un’opportunità di socializzazione.

Da soli o in compagnia?

L’indagine mostra come la pausa merenda sia un’esperienza molto variegata. Per circa il 43% dei lavoratori, il momento dello spuntino rappresenta un’occasione per stare insieme ai colleghi, scambiarsi opinioni e alleggerire la tensione della giornata. Questi momenti condivisi favoriscono un clima di collaborazione e di benessere, contribuendo a rafforzare i legami interpersonali in ufficio.

Al contrario, il 44% dei rispondenti preferisce vivere la pausa in modo individuale, spesso a causa di ritmi di lavoro intensi che non permettono interazioni prolungate. In ogni caso, la maggior parte degli intervistati (il 60%) riconosce alla merenda il valore di un momento di relax che aiuta a distendere la mente e a migliorare l’umore.

Obiettivo: ricaricare le batterie

Dal punto di vista nutrizionale, lo spuntino in ufficio non è solo un momento di pausa, ma anche un’occasione fondamentale per recuperare energia. Circa il 34% degli italiani afferma che il consumo di un pasto leggero, a metà mattinata o nel pomeriggio, è essenziale per “ricaricare le batterie” e affrontare il resto della giornata con maggiore vigore.

Tra l’altro, questa abitudine è in linea con le moderne indicazioni nutrizionali, che raccomandano di variare l’alimentazione e di integrare i pasti principali con spuntini equilibrati.

Scelte alimentari e abitudini d’acquisto

I dati evidenziano una preferenza marcata per alimenti versatili e salutari. La frutta, ad esempio, è scelta dal 52% dei lavoratori, seguita da prodotti come crackers e merendine, apprezzati per la loro praticità. Altri alimenti, come biscotti, yogurt, panini salati, dolci fatti in casa e, in misura minore, pizza e pane con confettura, compaiono regolarmente nelle pause. Le bevande non mancano: l’acqua, il caffè, il cappuccino e l’orzo rappresentano le opzioni più popolari per accompagnare il pasto.

È interessante notare che per la maggior parte degli italiani, la merenda viene preparata in casa e acquistata durante la spesa quotidiana, mentre una minoranza preferisce soluzioni pronte disponibili nei pressi dell’ufficio o tramite distributori automatici.
In conclusione, la pausa snack in ufficio è diventata un momento di ricarica, tanto fisica quanto emotiva, contribuendo a migliorare il benessere generale dei lavoratori.

Acquisti

L’impatto ambientale della pausa caffè

Posted by Valentina Beretta on

Il caffè è una delle bevande più amate e consumate al mondo, un piccolo piacere quotidiano che per molte persone è irrinunciabile.

Recenti statistiche confermano che in Italia ogni anno una famiglia media consuma circa 37kg di caffè, e tra l’altro non siamo nemmeno i maggiori consumatori in assoluto di questa bevanda.

Chiaramente tutto ciò ha un impatto sull’ambiente.

Infatti la coltivazione in regioni lontane, le numerose lavorazioni necessarie e i lunghi trasporti contribuiscono a un’impronta ecologica significativa.

Certo, rinunciare completamente al caffè non è una soluzione realistica per molti, dato il suo profondo radicamento nella nostra cultura.

È quindi importante cercare di capire quali siano i modi per rendere il nostro consumo di caffè più sostenibile.

Cialde vs capsule: quale scelta più ecologica?

In fatto di sistemi per la preparazione del caffè, in casa come al lavoro, le cialde appaiono essere una scelta più sostenibile rispetto alle capsule.

Le cialde sono composte da caffè pressato racchiuso tra due veli di carta filtro, un materiale completamente riciclabile e compostabile.

Al contrario, le capsule in alluminio o plastica hanno tempi di decomposizione molto lunghi, rendendo il loro smaltimento problematico.

Inoltre, le cialde richiedono meno packaging, essendo più leggere e sottili, e possono essere messe nel terriccio dopo l’utilizzo per regalare numerosi nutrienti al terreno.

Dunque un ottimo fertilizzante naturale, che ci consente di riutilizzare in maniera intelligente e sostenibile le cialde già usate.

L’alternativa della moka e del caffè in grani

Un’altra soluzione sostenibile è l’utilizzo della tradizionale moka con caffè in grani macinato al momento.

Questo metodo permette di conservare meglio il caffè e di acquistarlo in confezioni più grandi, riducendo significativamente l’uso di plastica rispetto alle confezioni di caffè macinato o alle capsule monodose.

In questo caso è importante considerare che la moka può comportare un maggiore utilizzo di polvere di caffè e richiedere più energia per far bollire l’acqua.

Efficienza energetica delle macchine da caffè

La scelta della macchina da caffè può influire notevolmente sul consumo energetico. Alcune macchine a cialde, come la Frog e la Baby Frog, sono state progettate per garantire consumi energetici ridotti.

Ad esempio, la Baby Frog è dotata di un sistema di auto-spegnimento che limita notevolmente i consumi elettrici quando non in uso.

Queste caratteristiche contribuiscono a rendere la pausa caffè più sostenibile dal punto di vista energetico.

Il riutilizzo dei fondi di caffè

Come accennato, un’interessante pratica sostenibile è quella di riutilizzare i fondi di caffè. Questi residui, ricchi di nutrienti, possono essere impiegati come fertilizzante naturale per piante, aiuole e giardini.

Tale pratica non solo riduce gli sprechi, ma contribuisce anche a chiudere il ciclo di vita del caffè in modo ecologico.

Si tratta quindi di una soluzione decisamente eco-friendly, sicuramente un’ottima scelta per disfarsi in maniera sostenibile di questo tipo di rifiuto organico.

Verso un consumo consapevole

La chiave per rendere il consumo di caffè più sostenibile sta nella consapevolezza e nella moderazione.

Anche ridurre la quantità di caffè consumato quotidianamente, optando magari per bicchieri caffe carta anziché in plastica, può portare alla stessa soddisfazione con un minor impatto ambientale.

È importante quindi approcciarsi al consumo di caffè in maniera responsabile, così come per ogni altra cosa.

In poche parole: piccoli gesti, grande impatto

Rendere la pausa caffè più sostenibile è un esempio di come piccoli cambiamenti nelle nostre abitudini quotidiane possano contribuire ad un futuro più verde.

Che si tratti di scegliere cialde compostabili, utilizzare una moka con caffè in grani, o riutilizzare i fondi di caffè, ogni azione conta.

La sostenibilità nel consumo di caffè non riguarda solo la scelta del prodotto, ma anche il modo in cui lo consumiamo e il valore che gli attribuiamo nella nostra vita quotidiana.

Varie

AI e sostenibilità: generazioni di italiani a confronto

Posted by Valentina Beretta on
AI e sostenibilità: generazioni di italiani a confronto

Cosa pensano le diverse generazioni di italiani della ‘sostenibilità digitale’? La ricerca di BVA Doxa ‘Gli italiani tra sostenibilità e Intelligenza artificiale: generazioni a confronto’ , non rileva evidenti disparità di conoscenze o interessi tra le diverse generazioni riguardo alle tematiche ambientali e sociali.
Riguardo le tematiche ESG, ad esempio, la ricerca evidenzia un quadro articolato, caratterizzato da una forte conoscenza trasversale da parte degli intervistati. Il 90% (18-74 anni) ha infatti sentito parlare dei temi ESG, con una percentuale che sale al 92% tra i giovani nella fascia 18-34 anni e del 95% nella fascia 14-17.

Inoltre, l’80% circa degli intervistati considera il rispetto dei fattori ESG non una moda, bensì una necessità. Ma tra gli under 35 emergono elementi che segnalano un cambiamento, improntato a una maggiore concretezza e pragmaticità.
Segno di una presa di coscienza delle difficoltà del percorso. La sostenibilità per loro conta, ma costa.

Impegno green

Quanto alla sostenibilità degli acquisti, se da una parte il panel dei giovani è unito sull’importanza che negli acquisti si scelgano prodotti sostenibili, la disponibilità a pagarli di più scende dal 59% degli under 25 al 53% degli under 35.
Per questi ultimi lo sviluppo sostenibile non passa solo dalle politiche governative, con l’85% che si impegna in pratiche green concrete.

Inoltre, le nuove generazioni appaiono più motivate a fare la propria parte nella transizione ecologica se le iniziative a cui prendere parte prevedono un guadagno anche per sé stessi. Come accade, ad esempio, utilizzando app che favoriscono l’economia circolare.

Occupazione, cambiamento climatico, AI

Guardando alla creazione di nuovi posti di lavoro, la maggior parte dei 18-34enni ritiene che la sostenibilità abbia un impatto positivo sull’occupazione, ma sale al 18% rispetto al 2023 la quota di chi crede che abbia effetti negativi.
Il cambiamento climatico rimane la prima preoccupazione alla quale i giovanissimi associano i timori legati alle guerre e ai conflitti (al primo posto tra le paure dei 14-17enni).

Forti dubbi accompagnano poi l’ingresso dell’Intelligenza artificiale nella vita quotidiana, a cui si fa ricorso in media circa tre volte a settimana. Il rischio che l’AI possa ‘sopraffare’ le persone è condiviso dal 72% degli intervistati senza differenze sostanziali tra fasce d’età, e con allarmi che riguardano la privacy, il lavoro e l’informazione.

Istruzione e finanza

Oltre il 75% dei ragazzi ritiene che le Istituzioni possano giocare un ruolo importante nella crescita sostenibile del Paese.

Una funzione fondamentale e crescente viene riconosciuta dai giovani anche all’istruzione. Per il 70% degli under 18 la scuola risulta la principale fonte educativa, anche se l’assenza di adeguate competenze finanziari, nonché del concetto di finanza sostenibile, è un altro elemento che lega le generazioni intervistate.
In controtendenza è la conoscenza di strumenti finanziari tra i giovanissimi (14-17). Il 76% conosce infatti almeno un prodotto di risparmio. Al primo posto ci sono i buoni e libretti postali (64%), in cui investirebbe più della metà degli adolescenti (58%).

My Blog

PC: quale sarà l’impatto dell’IA e quali le sfide per la sicurezza?

Posted by Valentina Beretta on
PC: quale sarà l’impatto dell’IA e quali le sfide per la sicurezza?

Il 2025 si preannuncia un anno di vera rivoluzione per il mondo dei personal computer. Al Consumer Electronics Show (CES) di Las Vegas, i principali produttori hanno presentato innovazioni trainate dall’intelligenza artificiale (IA) e da nuovi processori di ultima generazione. La crescente diffusione dell’IA, unita al termine del supporto per Windows 10 previsto a ottobre, spingerà consumatori e aziende ad aggiornare i propri dispositivi.

Secondo gli analisti di International Data Corporation, entro la fine dell’anno, oltre il 40% dei PC sarà dotato di funzionalità IA integrate. Questo scenario così vicino, scrive Ansacom, prevede però anche alcune sfide.

Intelligenza artificiale e produttività

L’integrazione dell’IA nei computer, un tempo considerata futuristica, sta diventando una realtà concreta e quotidiana. Questi dispositivi promettono di rivoluzionare produttività e user experience, garantendo al contempo una maggiore sicurezza. L’attacco informatico che ha colpito CrowdStrike nel 2024 ha evidenziato le vulnerabilità delle aziende, sottolineando l’urgenza di sistemi più resistenti.

In questo scenario, Intel ha lanciato i nuovi processori Intel Core Ultra 200V con tecnologia Intel vPro. Questa soluzione consente agli amministratori IT di gestire i dispositivi da remoto, risolvendo problemi, aggiornando software e ripristinando sistemi compromessi senza interventi fisici. L’adozione di vPro è stata già confermata da oltre dieci produttori globali, tra cui Acer, Dell, HP e Lenovo, con implementazioni su più di 30 famiglie di computer. I processori Intel Core Ultra 200V hanno venduto oltre 1,5 milioni di unità nel primo trimestre, affermandosi come un riferimento per i laptop sottili e leggeri con IA integrata.

Paralisi del sistema? Certo che no

La sicurezza informatica è un elemento chiave nell’adozione dell’IA. Uno studio commissionato da Intel ha dimostrato che la piattaforma vPro riduce significativamente i costi di gestione e i tempi di inattività, grazie a una protezione integrata nell’hardware. Durante l’attacco a CrowdStrike, aziende supportate da vPro come Banorte e Borden Ladner Gervais sono riuscite a ripristinare i sistemi in poche ore, evitando paralisi prolungate.

La nuova piattaforma di Intel include l’Intel Partner Security Engine, che offre una protezione personalizzabile grazie all’uso di firmware di terze parti. Questo approccio garantisce una difesa robusta contro le minacce informatiche e posiziona i PC con IA come strumenti fondamentali per affrontare le sfide digitali future.

Conclusioni

L’innovazione guidata dall’IA e dalle nuove tecnologie segna una svolta per l’intero settore. Grazie alle ultime soluzioni, i computer del 2025 saranno più potenti, sicuri e intelligenti, pronti a soddisfare le esigenze di una società sempre più digitale.

Varie

ISEE: tutte le novità del 2025. Vantaggi per le famiglie in difficoltà

Posted by Valentina Beretta on
ISEE: tutte le novità del 2025. Vantaggi per le famiglie in difficoltà

L’ISEE, l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, è uno strumento che analizza in modo preciso e dettagliato la situazione economica di un nucleo familiare, considerando non solo i redditi ma anche il patrimonio e le condizioni specifiche di ciascun componente.
La certificazione ISEE relativa al 2024 è scaduta, ora è fondamentale procedere con l’aggiornamento per poter accedere ai benefici previsti, come bonus e agevolazioni economiche.

Per il 2025 sono stati introdotti importanti cambiamenti che rendono il processo di calcolo più vantaggioso. Si tratta di modifiche pensate per migliorare l’accesso ai benefici per molte famiglie, riducendo il carico di calcolo e aumentando le possibilità di ottenere l’importo massimo dei vari aiuti economici.

Una nuova app INPS per la presentazione

Una delle novità è l’introduzione della possibilità di compilare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) direttamente dall’app INPS Mobile, nell’ultima versione 4.0, che semplifica e velocizza il processo di presentazione dell’ISEE. Bastetrà scaricare l’app sul proprio smartphone o tablet, ‘andare’ nella sezione ‘Servizi’, selezionare ‘ISEE’ e poi ‘Acquisisci dichiarazione’.

La nuova app consente infatti di redigere la DSU Mini precompilata, il modello utilizzato da circa 5 milioni di nuclei familiari che può essere impiegato nella maggior parte dei casi in cui è richiesta l’ISEE.
L’app si arricchirà presto di ulteriori funzionalità, creando un canale ancora più diretto tra i cittadini e l’INPS, simile a quello delle banche.

Esclusi dal conteggio titoli di Stato e Assegno Unico

Un’altra novità dell’ISEE 2025 riguarda l’esclusione dal calcolo dei titoli di Stato fino a 50mila euro. Un cambiamento che riguarda strumenti come BTP, BOT, buoni fruttiferi postali e libretti di risparmio postale.
Le famiglie che detengono questi strumenti di risparmio non vedranno più penalizzato il proprio ISEE da questi patrimoni.

Ma un altro cambiamento significativo riguarda l’Assegno Unico.
Finora, l’importo dell’Assegno Unico veniva determinato sulla base del calcolo dell’ISEE, ma dal 2025 questo importo non verrà più considerato nel calcolo del reddito.
Le famiglie che beneficiano di questo sostegno economico non vedranno più ridurre il proprio ISEE a causa di questo bonus, migliorando le possibilità di accesso ad altre agevolazioni. 

Come approfittare delle agevolazioni?

L’ISEE è legato a numerose agevolazioni, come i bonus sociali per le utenze domestiche (forniture di energia elettrica, gas, acqua), destinati alle famiglie in difficoltà economica.
Il valore dei bonus viene determinato in base all’ISEE, e nel 2025 molti nuclei avranno diritto a un maggior numero di sconti sulle bollette energetiche.

Con ISEE non superiore a 9.530 euro (nuclei con massimo 3 figli) si può accedere al bonus sociale per il disagio economico. Se il nucleo è numeroso (almeno 4 figli a carico), la soglia ISEE sale a 20mila euro.
Inoltre, le famiglie che hanno membri in condizioni di salute gravi che utilizzano apparecchiature elettromedicali per supporto vitale possono ottenere il bonus per disagio fisico, che non dipende dal reddito ma dalla condizione di salute, perciò è cumulabile con quelli per disagio economico.