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Regole UE su GenAI: previsti più “paletti” per modelli avanzati

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Regole UE su GenAI: previsti più “paletti” per modelli avanzati

Secondo la legge europea ora i fornitori di modelli Gpai, compresi quelli open-source, devono adempiere a due obblighi in materia di trasparenza e di copyright prima di immettere i modelli sul mercato UE.
Dal 2 agosto sono infatti scattati gli obblighi sull’Intelligenza artificiale generativa previsti dall’AI Act, la prima legge al mondo che detta le norme sullo sviluppo, l’immissione sul mercato e l’uso dei sistemi di AI.

Le norme riguardano i modelli di AI per finalità generali (Gpai), in particolare, quelli con rischi sistemici come Gpt-4 di OpenAI, Gemini di Google e Grok di xAI.
Questo set di regole, originariamente non previsto nella proposta della Commissione europea, è stato introdotto in corso d’opera in seguito ‘all’esplosione’ di ChatGpt.

Obblighi aggiuntivi contro i rischi sistemici

Obblighi aggiuntivi sono previsti per i fornitori di modelli Gpai più potenti, in particolare, quelli che presentano rischi sistemici, come i rischi per i diritti fondamentali, la sicurezza e la potenziale perdita di controllo sul modello.
I fornitori dovranno quindi notificare immediatamente all’Ufficio europeo AI i modelli Gpai a rischio sistemico da immettere sul mercato UE.

L’AI Act, entrato in vigore il 1 agosto 2024, prevede un’attuazione a scaglioni delle disposizioni.
Le prime a essere state applicabili, dal 2 febbraio, sono quelle riguardanti le pratiche vietate, tra cui il riconoscimento facciale, le tecniche manipolative e il punteggio sociale.

Un Codice di buone pratiche

Le regole sui modelli Gpai sono dettagliate dal Codice di buone pratiche, uno strumento di adesione volontaria elaborato da esperti indipendenti e validato dalla Commissione e dagli Stati membri.
I fornitori che sottoscrivono e aderiscono al Codice beneficeranno di una riduzione degli oneri e di una maggiore certezza del diritto.

Per assistere i fornitori, l’esecutivo UE ha pubblicato anche linee guida che chiariscono chi deve rispettare gli obblighi.
I modelli Gpai sono definiti come quelli addestrati con oltre 10^23 Flop e in grado di generare linguaggio. Inoltre, la Commissione ha pubblicato un modello per aiutare i fornitori a riassumere i dati utilizzati per addestrare i loro modelli, riporta Ansa,

Firmano Microsoft, OpenAI e Google

Tra i firmatari del Codice di buone pratiche, riferisce Ansa, figurano OpenAI, l’azienda madre di ChatGPT, Google, Antrophic, la francese Mistral AI e la tedesca Aleph Alpha, oltre alle italiane Domyn e Almawave.

Microsoft ha confermato la propria adesione. Tra le new entry anche Amazon, Ibm e Fastweb, mentre xAI ha aderito solo alla parte del Codice relativi alla sicurezza.
Al momento non ci sono Meta, che lamenta “misure che vanno ben oltre l’ambito di applicazione della legge sull’AI”, e le società tech cinesi.

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Consumi fragili: la fiducia di famiglie e imprese è ancora debole 

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Consumi fragili: la fiducia di famiglie e imprese è ancora debole 

Anche a giugno i consumi mostrano una riduzione su base annua (-1,0%), sintesi di un miglioramento della domanda per i servizi (+1,3%) e un calo della domanda per i beni (-1,9%).
L’estate si è aperta all’insegna del permanere di un clima di elevata incertezza. Secondo Confcommercio le aspettative di consumatori e imprese indirettamente e direttamente ne sono influenzate.

In questo contesto l’economia italiana continua a muoversi lungo un sentiero di moderato sviluppo. E i dati definitivi di giugno, riportano al 2,8% l’inflazione del carrello della spesa. Ma tra le note dolenti emergono la bassa dinamica dei consumi, il perdurare di difficoltà del sistema industriale e la debolezza della fiducia di famiglie e imprese.

Automotive: -29,5%

A giugno 2025 l’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) è stimato in riduzione dell’1,0% nel confronto con lo stesso mese del 2024. Il dato dell’ultimo mese è stato condizionato dall’andamento particolarmente negativo delle vendite di auto a privati (-29,5%).

Al netto delle fluttuazioni derivanti dai fattori stagionali, l’ICC segnala a giugno, per il quarto mese consecutivo, un moderato aumento congiunturale (+0,3%), dinamica che seppur positiva non sembra ancora testimoniare l’inizio di una fase di significativa ripresa dei consumi.

Comunicazioni: +7,5%

Anche nel mese di giugno 2025 le diverse funzioni di consumo che compongono l’ICC hanno registrato andamenti articolati, con dinamiche che non sembrano discostarsi, nella sostanza, da quanto rilevato nei periodi più recenti. L’incremento più significativo si è registrato, come di consueto, per i consumi relativi ai beni e ai servizi per la comunicazione (+7,5%), andamento guidato dalla componente relativa ai beni.

Variazioni lievemente positive si sono registrate per la domanda per alberghi, pasti e consumazioni fuori casa (+0,7%) e per beni e servizi per la casa (0,6%) segmento su cui ha pesato l’accresciuta domanda di energia elettrica.
Stazionari i consumi per beni e servizi per la cura della persona.
Le altre macro-funzioni evidenziano, sia pure con diverse intensità, un arretramento, su base annua, dei quantitativi acquistati dalle famiglie.

In difficoltà abbigliamento, calzature, alimentari

Il calo più pesante si è registrato per i beni e i servizi per la mobilità (-10,2%). Tra gli altri segmenti si confermano in difficoltà abbigliamento e calzature (-0,9%), beni e servizi ricreativi (-0,8%), alimentari, bevande e tabacchi (-0,3%). I dati complessivi sottendono, come di consueto, andamenti articolati delle diverse funzioni di spesa incluse negli aggregati.

A livello di singole voci di consumo l’incremento più significativo ha interessato l’energia elettrica (7,4%), il cui dato è determinato principalmente dalle condizioni meteorologiche.
Si conferma poi la tendenza al miglioramento della domanda per trasporti aerei (+5,4%) e carburanti (+3,7%) e si rilevano segnali di ripresa per alberghi (+1,6%), pasti e consumazioni fuori casa (0,4%) e tabacchi (0,7%).

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Birra, il comfort drink trasversale adatto in ogni stagione

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Birra, il comfort drink trasversale adatto in ogni stagione

Lo ha scoperto l’indagine realizzata da Doxa per il Centro Informazione Birra (CIB) 2024 di AssoBirra: la birra è un vero comfort drink trasversale, amato da tutte le generazioni, in ogni stagione e situazione. Il sapore resta il principale driver di scelta, ma cresce l’interesse verso le versioni low o no alcol conosciute da circa l’80% di tutti i gruppi generazionali.

E se la GenZ è la meno sensibile alla differenza di gusto (45%), per il 90% in generale salubrità e convenienza sono le motivazioni fondamentali nella scelta, e per l’89% la spinta principale è il desiderio di scoprire birre nuove.

In vacanza il consumo per molti è quotidiano

Estate o inverno, la birra accompagna sempre le vacanze degli italiani. Non sorprende che sia la GenX quella più affezionata al consumo vacanziero: il 41% in ferie beve birra quotidianamente (32% Millennials, 21% GenZ).

Le esperienze legate alla birra in vacanza sono sempre più apprezzate. Il 60% degli italiani ha partecipato almeno una volta a un festival della birra, il 53% della GenZ ha scelto una vacanza a tema birra con degustazioni locali, e il 33% del totale ha visitato un birrificio storico.

Ogni generazione ha la sua preferita

Oltre ai classici mare, concerti e festival, nel 2024 a crescere sono stati infatti gli eventi enogastronomici (+63%) e il turismo identitario alla scoperta delle tradizioni locali.
La classifica delle birre più amate vede in testa le Lager (50%), seguite da Pilsner (45%, GenX), Blanche (35%, Millennials), IPA (30%, GenZ).

E chi ha detto che la birra sia solo per l’estate? Quando le giornate si accorciano e il freddo invita a restare a casa, gli italiani si rifugiano nel calore del proprio nido. È questo il tempo del cocooning, dei soft pleasure, dei piaceri semplici da godere in solitudine o in compagnia.

Per la GenX abbinarla al cibo migliora l’esperienza culinaria

Di fatto, il 97% della GenX e il 95% dei Millennials consuma birra principalmente tra le mura domestiche, e per il 44% della GenX il beer pairing, l’abbinamento cibo-birra, migliora l’esperienza culinaria.
La birra è considerata perfetta per una serata sul divano davanti a una serie TV (49%), soprattutto dai Millennials, o per una chiacchierata accanto al camino (29%) o in terrazza (26%)

Per un italiano su tre la birra amplifica il piacere di questi momenti (37% GenX). Il compagno ideale con cui condividerli? Per il 63% è il proprio partner, con un picco del 68% tra i Millennials.

Economia

Economia italiana: aprile chiude con segnali positivi

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Economia italiana: aprile chiude con segnali positivi

Qualche spiraglio di ottimismo per quanto riguarda l’economia del nostro Paese. Ad aprile 2025, il fatturato dell’industria italiana ha registrato un aumento congiunturale dell’1,5% in valore e dell’1,6% in volume, secondo i dati diffusi dall’ISTAT. Anche il settore dei servizi mostra una crescita, seppur più contenuta, pari allo 0,5% in valore e allo 0,4% in volume.

È una conferma del trend moderatamente espansivo che caratterizza l’economia reale in questo secondo trimestre dell’anno.

Industria, i beni strumentali e di consumo fanno da traino

L’analisi per tipologia di beni rivela andamenti differenziati: i beni strumentali segnano l’incremento maggiore (+2,5%), seguiti dai beni di consumo (+1,6%) e dall’energia (+2,0%), mentre i beni intermedi crescono in modo più modesto (+0,5%). Si tratta di una ripresa che riflette una maggiore domanda interna e una certa tenuta sui mercati esteri.

Nel trimestre febbraio-aprile, la crescita industriale si attesta a +0,5% in valore e +0,2% in volume, rafforzando la percezione di un’economia che, pur tra incertezze, continua a muoversi in avanti.

Servizi: crescita più lenta, ma stabile

Anche nei servizi il trimestre mostra segni di vitalità, con un incremento dello 0,3% in valore, a fronte però di un leggero calo dello 0,2% in volume. Su base mensile, il commercio all’ingrosso cresce dello 0,4% in valore e dello 0,9% in volume.
Gli altri comparti dei servizi aumentano dello 0,7% in valore, ma restano quasi stabili in volume (+0,1%).

Tendenza annuale: le differenze fra comparti

Rispetto ad aprile 2024, il fatturato industriale corretto per gli effetti di calendario mostra una crescita dell’1,1% in valore e dello 0,3% in volume. Il mercato interno avanza dell’1,3%, con un identico aumento del volume. Più contenuta la crescita delle esportazioni (+0,4%).

Su base annua, i beni di consumo segnano il rialzo maggiore (+3,8%), seguiti dai beni strumentali (+3,2%). Si evidenzia invece una netta contrazione per il comparto energia (-13,4%) e una sostanziale stabilità per i beni intermedi.

I settori più dinamici nei servizi

Nel confronto tendenziale, i servizi crescono del 2,1% in valore e dello 0,3% in volume. Il commercio all’ingrosso mostra un buon andamento, mentre nei servizi professionali, nella logistica e nel turismo emergono segnali di dinamismo, in particolare nei trasporti e nelle agenzie di viaggio.

Economia

Imprese femminili: l’empowerment economico contrasta la violenza di genere

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Imprese femminili: l’empowerment economico contrasta la violenza di genere

“Ogni donna che riesce a creare e far prosperare la propria impresa diventa più libera, più autonoma e meno vulnerabile a ricatti o violenze di natura economica”. È quanto dichiara  Tiziana Pompei, vice segretario generale di Unioncamere all’Audizione presso la Commissione bicamerale d’inchiesta sul femminicidio e sul contrasto alla violenza di genere.
Pertanto, accompagnare le donne nel percorso imprenditoriale significa non solo favorire lo sviluppo economico inclusivo, ma anche dotarle di strumenti di autodeterminazione.

“Investire sulle donne che fanno impresa costituisce a tutti gli effetti una strategia di prevenzione della violenza di genere – aggiunge Pompei -: promuovere l’empowerment economico femminile equivale a rimuovere alcuni dei presupposti che alimentano le disparità e possono sfociare in abusi”.

Le imprese rose in Italia sono oltre il 22%

Secondo un’indagine condotta da Unioncamere, e presentata nel corso dell’Audizione bicamerale, le imprese a conduzione femminile in Italia sono il 22,2% del totale, oltre 1 milione e 300mila (+0,4% vs  2014). In tre casi su quattro operano nel terziario, sono mediamente più piccole per dimensioni, più giovani, e sono diffuse soprattutto al Centro-Sud. 

Il 60,5% è costituito da ditte individuali, contro il 47,3% delle non femminili, e i tassi di sopravvivenza sono leggermente inferiori alla media.
A 5 anni dalla nascita ne rimane attivo il 72,3%, contro il 77,3% delle imprese maschili.
Ma nel lungo termine il divario si accentua. Oltre i 5 anni sopravvive il 67,5% delle aziende ‘rosa’, contro 73,1% di quelle a guida maschile.

Un ecosistema finanziario ancora poco diversificato

Poco più di un’impresa femminile su tre fa ricorso a finanziamenti bancari e 3 imprenditrici su 4 hanno avviato la propria attività utilizzando esclusivamente capitali personali e familiari.
Solo una su quattro ha fatto ricorso a un prestito bancario per l’avvio dell’impresa (26,9% vs 22,4% uomini), e l’utilizzo di strumenti finanziari alternativi o complementari al credito bancario appare limitato.

Meno dell’1% delle imprese in generale dichiara di essersi avvalsa di canali come investitori informali (business angels, venture capital) o piattaforme di microcredito e crowdfunding, segno di un ecosistema finanziario ancora poco diversificato per le piccole imprese. 
Questa situazione di basso indebitamento volontario indica che le imprenditrici tendono a mantenere un’elevata autonomia finanziaria, ma può rappresentare un freno alla crescita. 

Barriere agli incentivi: pratiche amministrative complesse e tempistiche lunghe

Oltre metà delle imprese (maschili e femminili) che hanno usufruito di incentivi segnalano difficoltà nella gestione delle relative procedure.
Le imprenditrici, in particolare, lamentano come principali barriere la complessità delle pratiche amministrative (circa 1 impresa su 3 fra quelle che hanno richiesto sostegni) e le tempistiche lunghe per ottenere materialmente le agevolazioni (più di un’impresa su 10). 

Oltre che sul fronte dello sviluppo paritario e sostenibile attraverso l’incremento della cultura d’impresa, Unioncamere è anche impegnata per la cultura della parità, in quanto soggetto attuatore del progetto finanziato dal PNRR sulla Certificazione della parità di genere nelle imprese.

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Crimini “tradizionali” in calo, frodi digitali in aumento: il nuovo volto dei reati in Italia

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Crimini “tradizionali” in calo, frodi digitali in aumento: il nuovo volto dei reati in Italia

Meno furti e aggressioni, più frodi on line. Negli ultimi anni, anche la criminalità ha cambiato faccia. Nel panorama della sicurezza pubblica italiana, infatti, si osserva una sorta di rivoluzione: i reati tradizionali come furti, scippi e rapine sono in netta diminuzione, mentre crescono quelli legati al mondo digitale.

A dirlo è l’ultima indagine Istat condotta tra novembre 2022 e luglio 2023, che offre una panoramica aggiornata sul rapporto tra cittadini e criminalità, evidenziando i cambiamenti nelle modalità con cui i reati vengono commessi e vissuti.

Sempre meno furti e rapine 

La prima evidenza emersa, ed è una buona notizia, riguarda la forte contrazione dei reati più comuni che colpiscono direttamente le persone e le loro proprietà. Rispetto alla precedente indagine Istat del 2015-2016, il numero di famiglie vittime di furti in abitazione è sceso dall’1,8% allo 0,6%, segnando una diminuzione di quasi due terzi. Anche i furti di veicoli hanno registrato una riduzione importante: si passa da 1,5 furti ogni 100 famiglie proprietarie di auto o camion a 0,7.

I borseggi, tra i reati predatori più diffusi in ambito urbano, passano dall’1,6% all’1% della popolazione. Le rapine calano ulteriormente, dallo 0,5% allo 0,2%. Stabile, invece, la percentuale di persone vittime di scippo, ferma allo 0,7%. Anche i furti di oggetti personali passano dall’1,5% all’1%.

Calano anche le aggressioni: più denunce, ma meno episodi

Un altro dato positivo riguarda le aggressioni e le minacce: solo l’1,3% della popolazione ha dichiarato di essere stato vittima di un reato che mettesse a rischio la propria incolumità fisica (lo 0,9% ha subito aggressioni, lo 0,4% minacce).

In crescita, invece, il numero di denunce per aggressioni, passate dal 19,9% al 40,6%: un dato che potrebbe riflettere una maggiore fiducia nelle forze dell’ordine o una più alta consapevolezza dei propri diritti.

L’altra faccia del crimine: la cybercriminalità

In un contesto di crescente digitalizzazione, aumentano le truffe e i raggiri online, in particolare quelli legati agli strumenti bancari. Oltre 1,7 milioni di persone hanno subito truffe su internet. In termini percentuali, il 3,3% degli utenti online ha subito una frode telematica, rispetto al 2,7% del 2015-2016.

Particolarmente allarmante è l’aumento del 74% delle truffe bancarie online: sottrazioni indebite di denaro dai conti correnti, phishing mirati e clonazioni digitali di carte. In particolare, la clonazione delle carte di credito coinvolge l’1,1% degli utenti, in lieve calo rispetto all’1,3% di sette anni prima, ma le frodi con accesso ai conti online sono in forte aumento.

Come vengono scoperte le frodi bancarie

Quasi la metà delle vittime (44,7%) si accorge della truffa tramite l’estratto conto, mentre il 23,3% viene avvisato direttamente dalla banca. Nel 20,8% dei casi la carta è stata bloccata preventivamente.

La crescita degli utenti dei servizi di home banking (+25%) contribuisce a spiegare l’espansione di questi reati.

Rischio più alto in città e per chi usa i mezzi pubblici

Nonostante il calo generale, i reati sono ancora più frequenti nei centri urbani e metropolitani. Nei grandi comuni, il tasso di vittimizzazione per reati predatori è del 5,3% contro una media nazionale del 2,3%. Per le rapine, il rischio triplica.

Chi utilizza i mezzi pubblici con regolarità è più esposto a borseggi e scippi: tra gli utenti quotidiani dei trasporti pubblici, il 2,8% è stato vittima di borseggio, contro lo 0,5% di chi non li usa mai. Il calo generale dell’uso dei mezzi, legato probabilmente agli effetti post-pandemia, potrebbe avere influito anche sulla riduzione di questo tipo di reati.

I giovani più esposti ad aggressioni e minacce

I dati Istat mostrano che il rischio di subire aggressioni o minacce è più elevato tra i giovani, in particolare quelli fino a 34 anni (1,7%). Gli uomini sono più frequentemente vittime di aggressioni (2,1%), mentre le minacce colpiscono soprattutto le giovani donne (0,7% contro lo 0,4% del totale femminile).

Nel 21,8% dei casi le minacce sono legate a problemi psichici, dipendenze o condizioni alterate dell’offensore; nel 21,7% dei casi emergono motivi sentimentali o sessuali; nel 20,7% si tratta di dinamiche di umiliazione o intimidazione.

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Comunicazioni elettroniche: nuove misure contro lo spoofing 

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Comunicazioni elettroniche: nuove misure contro lo spoofing 

Il nuovo Regolamento adottato dall’Agcom rafforza la trasparenza delle condizioni dell’offerta dei servizi di comunicazione elettronica e contrasta la pratica dello spoofing, ovvero l’illegittima modifica del numero telefonico del chiamante (CLI – Calling Line Identity).

Le nuove disposizioni prevedono infatti misure tecniche volte a ostacolare il fenomeno del telemarketing e teleselling aggressivo e illegale che utilizza un numero telefonico inesistente e non registrato per impedirne l’identificazione. Inoltre, contrastano le frodi perpetrate utilizzando un numero telefonico modificato in modo da ‘presentarsi’ come un soggetto pubblico (ad esempio, le Forze dell’ordine) o privato (una banca).

Blocco delle false chiamate dall’estero

È previsto anche il blocco delle chiamate provenienti dall’estero verso l’Italia, che espongano un identificativo del chiamante corrispondente a un numero italiano in modo illegittimo.

La delibera prevede pertanto, in capo agli operatori nazionali che ricevono chiamate consegnate da operatori esteri, l’obbligo di bloccare e non terminare in Italia le chiamate con numero fisso italiano e quelle con numero mobile italiano, a meno che l’utente non sia effettivamente in roaming all’estero.
L’operatività delle misure sarà realizzata in due passaggi: dopo tre mesi la pubblicazione del provvedimento verrà attuato il blocco delle chiamate dall’estero con numero chiamante italiano di rete fissa, e dopo sei mesi il blocco delle chiamate con numero chiamante italiano di rete mobile.

Più trasparenza per le offerte 5G

Il Regolamento introduce anche un sistema di classificazione per le offerte di servizi di comunicazione mobile su tecnologia 5G. In dettaglio, conferma gli obblighi di trasparenza delle condizioni economiche di offerta esistenti, definendo tuttavia in modo più puntuale l’elenco delle informazioni che i fornitori di servizi di telefonia e accesso a internet sono tenuti a pubblicare.

Tale aggiornamento mira a rafforzare i diritti degli utenti attraverso una maggiore chiarezza, completezza e confrontabilità delle offerte disponibili sul mercato. 

Un avviso sul consumo di dati

Ulteriori novità riguardano le comunicazioni relative al consumo dei dati: è stato integrato l’obbligo informativo al raggiungimento dell’80% del plafond di Giga previsto dall’offerta, con l’introduzione di un riferimento esplicito al blocco automatico del traffico dati al superamento del 100%.

L’utente dovrà dunque esprimere un consenso attivo per riattivare la navigazione, a tutela del controllo dei costi e dell’esperienza d’uso. 
Viene introdotto un obbligo di preavviso di un mese agli utenti finali in caso di cessazione di servizi da parte di un fornitore, comunicato in modo appropriato e includendo informazioni sulla possibilità di passare per tempo a un altro operatore.

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Avere vent’anni nell’era digitale: comunicazione responsabile, giovani e fiducia

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Avere vent’anni nell’era digitale: comunicazione responsabile, giovani e fiducia

Per costruire un dialogo fondato su verità, inclusione e responsabilità con le nuove generazioni è necessario ascoltarle davvero, abbandonando stereotipi e semplificazioni. 
Nell’ambito del seminario ‘Avere vent’anni. Comunicazione responsabile e nuove generazioni. Tra parole e algoritmi: comunicare con etica nell’era digitale’, organizzato da FERPI – e FERPI Emilia-Romagna, Vilma Scarpino, ceo di BVA Doxa, ha presentato una ricerca sulle generazioni più giovani.

Un’occasione riflettere sul ruolo della comunicazione responsabile nell’ecosistema contemporaneo, e sul rapporto, tutt’altro che scontato, tra le nuove generazioni e i messaggi che le attraversano.
La ricerca restituisce una fotografia dettagliata delle opinioni, dei comportamenti e delle aspettative della Gen Z su temi chiave come sostenibilità, Intelligenza artificiale e fiducia nella comunicazione.

Sostenibilità e impegno delle Istituzioni

Dalla ricerca emerge una generazione consapevole, attiva e informata. Il 95% dei 14-17enni e il 92% dei 18-34enni ha sentito parlare di ESG (Environmental, Social, Governance), e l’80% considera la sostenibilità una necessità concreta. Tuttavia, i giovani non si accontentano più di dichiarazioni generiche, vogliono coerenza, concretezza, e sono disposti a premiare, anche economicamente, le aziende che dimostrano impegno reale e misurabile.

La sostenibilità è vista non più come un ‘nice to have’, ma come un imperativo  per le aziende, per le Istituzioni e per i cittadini. In particolare, i giovani manifestano attese per un impegno in prima linea da parte delle Istituzioni.
I giovani chiedono trasparenza nella comunicazione e coerenza tra promesse e fatti.

La relazione ambivalente con la tecnologia

Per i ventenni di oggi la relazione con la tecnologia è ambivalente: il 66% riconosce i benefici dell’Intelligenza artificiale in termini di efficienza, ma il 72% teme che possa superare e sostituire ‘l’umano’.
Manipolazione delle informazioni, perdita di autenticità e disinformazione sono le principali paure segnalate dai Gen Z.

Nonostante una maggiore adozione del mezzo, resiste infatti una diffusa inquietudine verso l’AI, che tocca temi profondi, come la perdita di controllo, le minacce alla privacy, e la manipolazione delle informazioni. È quindi fondamentale sviluppare una cultura critica e consapevole dell’AI, specialmente tra i più giovani.

Social media e finanza

I social media (68%) restano il canale informativo privilegiato tra i giovani, confermandosi come il più adatto per comunicare, ma anche eventi e convegni possono giocare un ruolo importante nel coinvolgere il target. Gi eventi dal vivo (33%) si collocano infatti al secondo posto tra i canali utilizzati per informarsi, mentre calano televisione, radio e stampa.

A sorprendere è anche l’approccio finanziario dei giovanissimi. Il 76% dei 14-17enni conosce almeno uno strumento di risparmio, e oltre la metà sarebbe disposta a usarlo per investire in modo responsabile.
Per comunicare efficacemente con questa generazione, e costruire relazioni significative, è quindi essenziale adottare un approccio comunicativo, che combini valori condivisi, innovazione tecnologica e autenticità.

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Cosa vuol dire essere uomo nel 2025? Maschi più fragili e spaesati

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Cosa vuol dire essere uomo nel 2025? Maschi più fragili e spaesati

È quanto rivela la ricerca di Eurispes sugli uomini italiani, realizzata con la collaborazione dell’Associazione Filocolo: se da un lato rimane forte l’influenza dei canoni tradizionali, con l’ideale estetico maschile legato alla prestanza del ‘fisico’, le pressioni sociali legate al successo, alla performance e ai ruoli di genere, dall’altro si percepisce una crescente attenzione verso la sfera emotiva e il benessere psicologico.

Questa ‘tensione’ è presente un po’ in ogni ambito. Gli uomini sembrano oscillare tra il desiderio di rispettare le aspettative sociali e l’esigenza di esplorare modelli più flessibili.
Insomma, quella che emerge è una maschilità in difficoltà, in bilico tra il desiderio di mantenere alcuni tratti della tradizione e la necessità di adattarsi a nuove sensibilità sociali. 

Messi in secondo piano dalle donne

Un dato interessante è la sensazione diffusa di essere ‘messi in secondo piano’ rispetto alle istanze femminili.
Questo, se non tenuto in considerazione, potrà generare atteggiamenti difensivi e conflitto invece di contribuire a un dialogo costruttivo sulle sfide legate ai ruoli di genere.

La ricerca, in definitiva, suggerisce che la maschilità non è un monolite e risulta necessario un discorso più inclusivo, in cui gli uomini abbiano la possibilità di esprimere paure e aspirazioni senza incorrere in giudizi basati su archetipi rigidi. L’aspetto più promettente è proprio l’emergere di un bisogno di confronto. La percezione di un disagio, di origine emotiva o rispetto all’aspetto fisico, potrebbe spingere verso un ripensamento delle norme sociali e una maggiore apertura al cambiamento.

Prestanza e identità sessuale

Poco meno di tre uomini su dieci (28,2%) ha un rapporto negativo con il proprio corpo. Curare il proprio aspetto esteriore riveste importanza per due terzi degli uomini italiani (66,5%), e la maggioranza ritiene che avere un fisico avvenente e prestante sia un fattore importante per attrarre un/una partner (67,3%). 
Il 15,3% degli uomini ammette di essersi sottoposto alla chirurgia estetica: il 10,6% una volta, il 3,7% due volte, l’1% tre volte o più. 

L’86,3%, poi, afferma di sentirsi sicuro della propria identità sessuale (tra questi, il 54,1% lo è molto), mentre il 13,6% dichiara di non sentirsi sicuro.
Nel corso dell’ultimo anno a più della metà degli uomini intervistati (52,3%) è capitato di ricevere commenti negativi sul proprio aspetto esteriore (al 47,7% mai). E il 56,3% ha ricevuto anche incoraggiamenti a prendersi maggior cura del suo aspetto esteriore.

Famiglia di origine e competizione

Alla maggioranza degli uomini (61,2%) capita di sentirsi in competizione con i coetanei maschi sul piano del successo personale. Al 56,9% capita invece di sentirsi dire di comportarsi da ‘vero uomo’ davanti a situazioni difficili o emotivamente coinvolgenti.

Gli insegnamenti e gli esempi ricevuti dagli uomini della famiglia di origine sembrano giocare un ruolo preponderante nell’influenzare la formazione dell’identità maschile (64,4%). E l’aspetto esteriore viene ancora percepito come un fattore rilevante per il successo nella vita sentimentale (60,4%). 

Economia

L’Italia accelera sull’infrastruttura digitale: Data Center al centro dello sviluppo 

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L’Italia accelera sull’infrastruttura digitale: Data Center al centro dello sviluppo 

L’evoluzione tecnologica globale sta alimentando una domanda sempre maggiore di capacità di calcolo e archiviazione dati. Entro il 2028, il volume mondiale di dati dovrebbe superare i 394 zettabyte, quasi triplicando rispetto ai livelli attuali. I Data Center diventano così infrastrutture strategiche, soprattutto in un contesto dove l’intelligenza artificiale e le reti ad alte prestazioni richiedono risorse sempre più sofisticate.

A dominare il mercato sono gli Stati Uniti, seguiti dall’Unione Europea. L’Italia si distingue come quinto Paese europeo per numero di Data Center e si colloca al dodicesimo posto a livello globale, con una quota del 7,6% del panorama europeo.

Perché l’Italia è un polo attrattivo 

Il nostro Paese sta diventando una destinazione interessante per nuovi investimenti nel settore. Le aree già infrastrutturate, i tempi di connessione tra i più rapidi d’Europa e un mix energetico flessibile, che va dalle rinnovabili al biometano, rappresentano punti di forza competitivi.

Secondo l’analisi condotta da TEHA Group all’interno della community “Data Center Italia”, l’ecosistema italiano potrebbe generare fino a 23 miliardi di euro di investimenti entro il 2030, trainando anche la crescita occupazionale.

I nodi da sciogliere: burocrazia, competenze e distribuzione energetica

Anche se il potenziale è alto, servono interventi mirati per superare alcuni ostacoli. Tra le maggiori criticità, spicca la carenza di figure professionali qualificate in ambito STEM, la complessità dei permessi autorizzativi e, soprattutto, la disomogeneità nella rete di distribuzione energetica.

Ancora, c’è il nodo energia: anche se la produzione da fonti rinnovabili è in espansione, la capacità della rete di supportare l’incremento di consumo dei Data Center – stimato in 6 TWh tra 2020 e 2028 – è ancora inadeguata.

La proposta: un hub digitale a zero emissioni

Per colmare questo gap, TEHA propone un Digital Energy Hub a zero emissioni, che combini pianificazione territoriale, IT e infrastrutture energetiche.

L’integrazione di risorse come idrogeno verde, biometano e cattura della CO₂ potrà garantire approvvigionamenti sostenibili e ridurre la pressione sulle reti tradizionali.

Il dibattito al Technology Forum 2025

Questi temi saranno al centro del Technology Forum 2025, l’appuntamento annuale dell’Innotech Community di TEHA Group, in programma l’8 e 9 maggio a Stresa.
Un’occasione per discutere del ruolo cruciale dei Data Center nel futuro digitale d’Europa, tra intelligenza artificiale, sostenibilità e nuove frontiere tecnologiche.