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Economia

Look to the future: risparmio, previdenza e investimenti in Italia 

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Look to the future: risparmio, previdenza e investimenti in Italia 

Per gli italiani ‘il futuro è un concetto smarrito’, e la situazione è complicata quando si guarda al domani. Pensando al futuro, per il 66% di loro prevale un senso di incertezza e per il 52%, di preoccupazione e paura, mentre la speranza e la fiducia animano rispettivamente il 55% e il 29%.

Chiamati a esprimere un confronto con la generazione precedente, gli italiani manifestano la convinzione che risparmiare sia importante tanto quanto lo era per i propri genitori (48%), ma oggi risparmiare è percepito come decisamente più difficile (40%) e con risultati molto meno soddisfacenti di una volta (41%).
Emerge dall’Osservatorio Look to the future, l’indagine condotta da Athora Italia in collaborazione con Nomisma.

Una gestione dell’economia familiare complessa

A fronte di un 27% che giudica buona, o addirittura eccellente, la propria situazione economica familiare, e un ulteriore 54% che la valuta almeno sufficiente, il 60% arriva a fine mese con qualche difficoltà.
La complessità nella gestione dell’economia familiare deriva in parte da una redditualità limitata. Ma oltre all’aumento dei prezzi, l’arretramento dei sistemi pensionistici, la possibilità di scivolare verso la vulnerabilità economica, c’è una preoccupazione personale che prevale sulle considerazioni di ordine generale.

Nella ‘percezione’, le cose non andranno bene, ma la tendenza è quella di adattarsi più che ad attivarsi per modificare in meglio le prospettive future.
Tanto che se il 47% degli italiani dichiara di voler cambiare il proprio stile di vita, il 58% non sottoscriverà una polizza integrativa e il 71% non pensa a investimenti per contare su rendite future.

SSN, banche e pensioni: nessuna fiducia

Un dato inequivocabile riguarda la perdita di fiducia. Gli italiani nutrono nessuna o poca fiducia verso le pensioni (82%), il sistema sanitario nazionale (76%), ma anche verso le Banche e le Assicurazioni (59%).

 “La sfiducia dilagante spegne la luce su ogni rapporto professionale e va mitigata ricostruendo reti di fiducia autentiche e professionali – commenta Sergio Sorgi sociologo e fondatore di Progetica -. La sfiducia è il servizio ‘zero’, senza il quale non si attivano relazioni e mancano ponti di consapevolezza verso un corretto utilizzo del rischio e dei mercati. La fiducia, però, va meritata. Per questo, è necessario che ogni istituzione conosca i propri punti forti e punti deboli, li valorizzi e li comunichi adeguatamente”.

“La parola magica è capacitazione”

Nell’ultimo anno, il 64% degli italiani dichiara di aver accumulato risparmi sul conto corrente e il 36% di aver aperto a soluzioni di risparmio diverse, investimento o protezione del capitale.
Il 57% si fida del consulente bancario, il 26% preferisce il promotore finanziario, il 12% l’agente assicurativo. Non manca chi consulta il web e i blog specializzati (19%) e addirittura il 16% ammette di scegliere come investire in autonomia.

“Gli operatori, nelle fasi di incertezza, sono chiamati a dare supporti decisionali più che risposte – aggiunge Sorgi -. La parola magica è ‘capacitazione’, aiutare i clienti a essere consapevoli delle scelte e dell’esito di ogni decisione o indecisione”.

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Lavoro stressante: 1 italiano su 3 è a rischio burn-out 

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Lavoro stressante: 1 italiano su 3 è a rischio burn-out 

Il 31,8% dei lavoratori dipendenti italiani ha provato almeno una volta sensazioni di esaurimento, estraneità o sentimenti negativi nei confronti del proprio lavoro.
Si tratta di forme di burn-out che coinvolgono il 47,7% dei giovani, il 28,2% degli adulti e il 23,0% dei dipendenti più anziani.

Emerge dall’8° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, realizzato in collaborazione con il contributo di Credem, Edison, Michelin e OVS: per l’83,4% dei dipendenti italiani è prioritario che il lavoro contribuisca al proprio benessere psicofisico. In particolare, per il 76,8% dei dirigenti, l’86,1% degli impiegati, il 79,5% degli operai.
Tra le fasce anagrafiche, questa è una priorità per il 75,0% dei dipendenti tra 18-34 anni, l’85,7% tra 35-54 anni, l’88,4% degli over 55.

Le sofferenze del dipendente

Molte sono le sofferenze sperimentate dai dipendenti. Il 73,0% ha vissuto situazioni di stress o ansia legate al lavoro. Il 76,8% non sempre riesce a trovare equilibrio tra vita privata e lavoro, il 75,9% si sente spesso sopraffatto dalle responsabilità quotidiane, il 73,9% sente addosso troppa pressione quando lavora.

Inoltre, il 67,3% ha provato frustrazione per via del mancato supporto da parte del datore di lavoro, il 68,5% soffre la mancanza di un ambiente lavorativo buono e sano, il 65,0% ha comunque difficoltà a concentrarsi sul lavoro, e il 36,7% è andato da uno psicologo o ha fatto ricorso al counseling a causa del proprio lavoro.

La sindrome da corridoio: stress ininterrotto tra casa e lavoro

Sono poi 3 milioni i dipendenti affetti dalla ‘sindrome da corridoio’, la somma di ansie e disagio causata da lavoro e vita privata.
Un malessere che riduce drasticamente il benessere soggettivo, la qualità della vita e la salute mentale.

Se il 25,7% dei dipendenti ‘porta al lavoro’ i problemi privati, con effetti negativi sulla performance lavorativa, il 36,1% ‘porta a casa’ i problemi lavorativi, con effetti negativi sulle relazioni familiari, amicali, ecc..
Di fatto, il 63,5% dei dipendenti vorrebbe svolgere attività di meditazione, yoga o ricorrere all’aiuto di uno psicologo.

Supporto mentale, tempo per sé e altri desiderata

Per affrontare gli effetti delle sofferenze da lavoro è forte la richiesta di tempo. L’89,4% vorrebbe più tempo per sé e le cose che piacciono, l’86,2% per stare di più con amici e parenti, il 78,9% per svolgere attività fisica, il 73,9% per svolgere attività culturali, il 79,0% per riposare.

Per i dipendenti i fattori lavorativi che contano positivamente per il benessere soggettivo sono un buon rapporto con superiori e colleghi (94,6%). Ma anche la possibilità di operare con un certo grado di autonomia (93,1%), il bilanciamento tra vita privata e lavoro (92,2%), la flessibilità oraria ( 91,6%), sentirsi valorizzati in azienda (87,6%), e per il 64,1%, poter lavorare anche in smart working.

Varie

Pausa merenda: gli italiani la fanno in ufficio

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Pausa merenda: gli italiani la fanno in ufficio

Con il rientro al lavoro in presenza, l’ufficio ha ripreso il ruolo di ambiente in cui gustare una pausa snack, diventata ormai parte integrante della giornata lavorativa. Un recente sondaggio condotto da Unione Italiana Food in collaborazione con AstraRicerche ha rivelato che ben il 93% degli italiani che lavorano in ufficio consuma regolarmente uno spuntino, trasformando questo momento in un’occasione di ricarica e, per molti, in un’opportunità di socializzazione.

Da soli o in compagnia?

L’indagine mostra come la pausa merenda sia un’esperienza molto variegata. Per circa il 43% dei lavoratori, il momento dello spuntino rappresenta un’occasione per stare insieme ai colleghi, scambiarsi opinioni e alleggerire la tensione della giornata. Questi momenti condivisi favoriscono un clima di collaborazione e di benessere, contribuendo a rafforzare i legami interpersonali in ufficio.

Al contrario, il 44% dei rispondenti preferisce vivere la pausa in modo individuale, spesso a causa di ritmi di lavoro intensi che non permettono interazioni prolungate. In ogni caso, la maggior parte degli intervistati (il 60%) riconosce alla merenda il valore di un momento di relax che aiuta a distendere la mente e a migliorare l’umore.

Obiettivo: ricaricare le batterie

Dal punto di vista nutrizionale, lo spuntino in ufficio non è solo un momento di pausa, ma anche un’occasione fondamentale per recuperare energia. Circa il 34% degli italiani afferma che il consumo di un pasto leggero, a metà mattinata o nel pomeriggio, è essenziale per “ricaricare le batterie” e affrontare il resto della giornata con maggiore vigore.

Tra l’altro, questa abitudine è in linea con le moderne indicazioni nutrizionali, che raccomandano di variare l’alimentazione e di integrare i pasti principali con spuntini equilibrati.

Scelte alimentari e abitudini d’acquisto

I dati evidenziano una preferenza marcata per alimenti versatili e salutari. La frutta, ad esempio, è scelta dal 52% dei lavoratori, seguita da prodotti come crackers e merendine, apprezzati per la loro praticità. Altri alimenti, come biscotti, yogurt, panini salati, dolci fatti in casa e, in misura minore, pizza e pane con confettura, compaiono regolarmente nelle pause. Le bevande non mancano: l’acqua, il caffè, il cappuccino e l’orzo rappresentano le opzioni più popolari per accompagnare il pasto.

È interessante notare che per la maggior parte degli italiani, la merenda viene preparata in casa e acquistata durante la spesa quotidiana, mentre una minoranza preferisce soluzioni pronte disponibili nei pressi dell’ufficio o tramite distributori automatici.
In conclusione, la pausa snack in ufficio è diventata un momento di ricarica, tanto fisica quanto emotiva, contribuendo a migliorare il benessere generale dei lavoratori.

Acquisti

L’impatto ambientale della pausa caffè

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Il caffè è una delle bevande più amate e consumate al mondo, un piccolo piacere quotidiano che per molte persone è irrinunciabile.

Recenti statistiche confermano che in Italia ogni anno una famiglia media consuma circa 37kg di caffè, e tra l’altro non siamo nemmeno i maggiori consumatori in assoluto di questa bevanda.

Chiaramente tutto ciò ha un impatto sull’ambiente.

Infatti la coltivazione in regioni lontane, le numerose lavorazioni necessarie e i lunghi trasporti contribuiscono a un’impronta ecologica significativa.

Certo, rinunciare completamente al caffè non è una soluzione realistica per molti, dato il suo profondo radicamento nella nostra cultura.

È quindi importante cercare di capire quali siano i modi per rendere il nostro consumo di caffè più sostenibile.

Cialde vs capsule: quale scelta più ecologica?

In fatto di sistemi per la preparazione del caffè, in casa come al lavoro, le cialde appaiono essere una scelta più sostenibile rispetto alle capsule.

Le cialde sono composte da caffè pressato racchiuso tra due veli di carta filtro, un materiale completamente riciclabile e compostabile.

Al contrario, le capsule in alluminio o plastica hanno tempi di decomposizione molto lunghi, rendendo il loro smaltimento problematico.

Inoltre, le cialde richiedono meno packaging, essendo più leggere e sottili, e possono essere messe nel terriccio dopo l’utilizzo per regalare numerosi nutrienti al terreno.

Dunque un ottimo fertilizzante naturale, che ci consente di riutilizzare in maniera intelligente e sostenibile le cialde già usate.

L’alternativa della moka e del caffè in grani

Un’altra soluzione sostenibile è l’utilizzo della tradizionale moka con caffè in grani macinato al momento.

Questo metodo permette di conservare meglio il caffè e di acquistarlo in confezioni più grandi, riducendo significativamente l’uso di plastica rispetto alle confezioni di caffè macinato o alle capsule monodose.

In questo caso è importante considerare che la moka può comportare un maggiore utilizzo di polvere di caffè e richiedere più energia per far bollire l’acqua.

Efficienza energetica delle macchine da caffè

La scelta della macchina da caffè può influire notevolmente sul consumo energetico. Alcune macchine a cialde, come la Frog e la Baby Frog, sono state progettate per garantire consumi energetici ridotti.

Ad esempio, la Baby Frog è dotata di un sistema di auto-spegnimento che limita notevolmente i consumi elettrici quando non in uso.

Queste caratteristiche contribuiscono a rendere la pausa caffè più sostenibile dal punto di vista energetico.

Il riutilizzo dei fondi di caffè

Come accennato, un’interessante pratica sostenibile è quella di riutilizzare i fondi di caffè. Questi residui, ricchi di nutrienti, possono essere impiegati come fertilizzante naturale per piante, aiuole e giardini.

Tale pratica non solo riduce gli sprechi, ma contribuisce anche a chiudere il ciclo di vita del caffè in modo ecologico.

Si tratta quindi di una soluzione decisamente eco-friendly, sicuramente un’ottima scelta per disfarsi in maniera sostenibile di questo tipo di rifiuto organico.

Verso un consumo consapevole

La chiave per rendere il consumo di caffè più sostenibile sta nella consapevolezza e nella moderazione.

Anche ridurre la quantità di caffè consumato quotidianamente, optando magari per bicchieri caffe carta anziché in plastica, può portare alla stessa soddisfazione con un minor impatto ambientale.

È importante quindi approcciarsi al consumo di caffè in maniera responsabile, così come per ogni altra cosa.

In poche parole: piccoli gesti, grande impatto

Rendere la pausa caffè più sostenibile è un esempio di come piccoli cambiamenti nelle nostre abitudini quotidiane possano contribuire ad un futuro più verde.

Che si tratti di scegliere cialde compostabili, utilizzare una moka con caffè in grani, o riutilizzare i fondi di caffè, ogni azione conta.

La sostenibilità nel consumo di caffè non riguarda solo la scelta del prodotto, ma anche il modo in cui lo consumiamo e il valore che gli attribuiamo nella nostra vita quotidiana.

Varie

AI e sostenibilità: generazioni di italiani a confronto

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AI e sostenibilità: generazioni di italiani a confronto

Cosa pensano le diverse generazioni di italiani della ‘sostenibilità digitale’? La ricerca di BVA Doxa ‘Gli italiani tra sostenibilità e Intelligenza artificiale: generazioni a confronto’ , non rileva evidenti disparità di conoscenze o interessi tra le diverse generazioni riguardo alle tematiche ambientali e sociali.
Riguardo le tematiche ESG, ad esempio, la ricerca evidenzia un quadro articolato, caratterizzato da una forte conoscenza trasversale da parte degli intervistati. Il 90% (18-74 anni) ha infatti sentito parlare dei temi ESG, con una percentuale che sale al 92% tra i giovani nella fascia 18-34 anni e del 95% nella fascia 14-17.

Inoltre, l’80% circa degli intervistati considera il rispetto dei fattori ESG non una moda, bensì una necessità. Ma tra gli under 35 emergono elementi che segnalano un cambiamento, improntato a una maggiore concretezza e pragmaticità.
Segno di una presa di coscienza delle difficoltà del percorso. La sostenibilità per loro conta, ma costa.

Impegno green

Quanto alla sostenibilità degli acquisti, se da una parte il panel dei giovani è unito sull’importanza che negli acquisti si scelgano prodotti sostenibili, la disponibilità a pagarli di più scende dal 59% degli under 25 al 53% degli under 35.
Per questi ultimi lo sviluppo sostenibile non passa solo dalle politiche governative, con l’85% che si impegna in pratiche green concrete.

Inoltre, le nuove generazioni appaiono più motivate a fare la propria parte nella transizione ecologica se le iniziative a cui prendere parte prevedono un guadagno anche per sé stessi. Come accade, ad esempio, utilizzando app che favoriscono l’economia circolare.

Occupazione, cambiamento climatico, AI

Guardando alla creazione di nuovi posti di lavoro, la maggior parte dei 18-34enni ritiene che la sostenibilità abbia un impatto positivo sull’occupazione, ma sale al 18% rispetto al 2023 la quota di chi crede che abbia effetti negativi.
Il cambiamento climatico rimane la prima preoccupazione alla quale i giovanissimi associano i timori legati alle guerre e ai conflitti (al primo posto tra le paure dei 14-17enni).

Forti dubbi accompagnano poi l’ingresso dell’Intelligenza artificiale nella vita quotidiana, a cui si fa ricorso in media circa tre volte a settimana. Il rischio che l’AI possa ‘sopraffare’ le persone è condiviso dal 72% degli intervistati senza differenze sostanziali tra fasce d’età, e con allarmi che riguardano la privacy, il lavoro e l’informazione.

Istruzione e finanza

Oltre il 75% dei ragazzi ritiene che le Istituzioni possano giocare un ruolo importante nella crescita sostenibile del Paese.

Una funzione fondamentale e crescente viene riconosciuta dai giovani anche all’istruzione. Per il 70% degli under 18 la scuola risulta la principale fonte educativa, anche se l’assenza di adeguate competenze finanziari, nonché del concetto di finanza sostenibile, è un altro elemento che lega le generazioni intervistate.
In controtendenza è la conoscenza di strumenti finanziari tra i giovanissimi (14-17). Il 76% conosce infatti almeno un prodotto di risparmio. Al primo posto ci sono i buoni e libretti postali (64%), in cui investirebbe più della metà degli adolescenti (58%).

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PC: quale sarà l’impatto dell’IA e quali le sfide per la sicurezza?

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PC: quale sarà l’impatto dell’IA e quali le sfide per la sicurezza?

Il 2025 si preannuncia un anno di vera rivoluzione per il mondo dei personal computer. Al Consumer Electronics Show (CES) di Las Vegas, i principali produttori hanno presentato innovazioni trainate dall’intelligenza artificiale (IA) e da nuovi processori di ultima generazione. La crescente diffusione dell’IA, unita al termine del supporto per Windows 10 previsto a ottobre, spingerà consumatori e aziende ad aggiornare i propri dispositivi.

Secondo gli analisti di International Data Corporation, entro la fine dell’anno, oltre il 40% dei PC sarà dotato di funzionalità IA integrate. Questo scenario così vicino, scrive Ansacom, prevede però anche alcune sfide.

Intelligenza artificiale e produttività

L’integrazione dell’IA nei computer, un tempo considerata futuristica, sta diventando una realtà concreta e quotidiana. Questi dispositivi promettono di rivoluzionare produttività e user experience, garantendo al contempo una maggiore sicurezza. L’attacco informatico che ha colpito CrowdStrike nel 2024 ha evidenziato le vulnerabilità delle aziende, sottolineando l’urgenza di sistemi più resistenti.

In questo scenario, Intel ha lanciato i nuovi processori Intel Core Ultra 200V con tecnologia Intel vPro. Questa soluzione consente agli amministratori IT di gestire i dispositivi da remoto, risolvendo problemi, aggiornando software e ripristinando sistemi compromessi senza interventi fisici. L’adozione di vPro è stata già confermata da oltre dieci produttori globali, tra cui Acer, Dell, HP e Lenovo, con implementazioni su più di 30 famiglie di computer. I processori Intel Core Ultra 200V hanno venduto oltre 1,5 milioni di unità nel primo trimestre, affermandosi come un riferimento per i laptop sottili e leggeri con IA integrata.

Paralisi del sistema? Certo che no

La sicurezza informatica è un elemento chiave nell’adozione dell’IA. Uno studio commissionato da Intel ha dimostrato che la piattaforma vPro riduce significativamente i costi di gestione e i tempi di inattività, grazie a una protezione integrata nell’hardware. Durante l’attacco a CrowdStrike, aziende supportate da vPro come Banorte e Borden Ladner Gervais sono riuscite a ripristinare i sistemi in poche ore, evitando paralisi prolungate.

La nuova piattaforma di Intel include l’Intel Partner Security Engine, che offre una protezione personalizzabile grazie all’uso di firmware di terze parti. Questo approccio garantisce una difesa robusta contro le minacce informatiche e posiziona i PC con IA come strumenti fondamentali per affrontare le sfide digitali future.

Conclusioni

L’innovazione guidata dall’IA e dalle nuove tecnologie segna una svolta per l’intero settore. Grazie alle ultime soluzioni, i computer del 2025 saranno più potenti, sicuri e intelligenti, pronti a soddisfare le esigenze di una società sempre più digitale.

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ISEE: tutte le novità del 2025. Vantaggi per le famiglie in difficoltà

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ISEE: tutte le novità del 2025. Vantaggi per le famiglie in difficoltà

L’ISEE, l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, è uno strumento che analizza in modo preciso e dettagliato la situazione economica di un nucleo familiare, considerando non solo i redditi ma anche il patrimonio e le condizioni specifiche di ciascun componente.
La certificazione ISEE relativa al 2024 è scaduta, ora è fondamentale procedere con l’aggiornamento per poter accedere ai benefici previsti, come bonus e agevolazioni economiche.

Per il 2025 sono stati introdotti importanti cambiamenti che rendono il processo di calcolo più vantaggioso. Si tratta di modifiche pensate per migliorare l’accesso ai benefici per molte famiglie, riducendo il carico di calcolo e aumentando le possibilità di ottenere l’importo massimo dei vari aiuti economici.

Una nuova app INPS per la presentazione

Una delle novità è l’introduzione della possibilità di compilare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) direttamente dall’app INPS Mobile, nell’ultima versione 4.0, che semplifica e velocizza il processo di presentazione dell’ISEE. Bastetrà scaricare l’app sul proprio smartphone o tablet, ‘andare’ nella sezione ‘Servizi’, selezionare ‘ISEE’ e poi ‘Acquisisci dichiarazione’.

La nuova app consente infatti di redigere la DSU Mini precompilata, il modello utilizzato da circa 5 milioni di nuclei familiari che può essere impiegato nella maggior parte dei casi in cui è richiesta l’ISEE.
L’app si arricchirà presto di ulteriori funzionalità, creando un canale ancora più diretto tra i cittadini e l’INPS, simile a quello delle banche.

Esclusi dal conteggio titoli di Stato e Assegno Unico

Un’altra novità dell’ISEE 2025 riguarda l’esclusione dal calcolo dei titoli di Stato fino a 50mila euro. Un cambiamento che riguarda strumenti come BTP, BOT, buoni fruttiferi postali e libretti di risparmio postale.
Le famiglie che detengono questi strumenti di risparmio non vedranno più penalizzato il proprio ISEE da questi patrimoni.

Ma un altro cambiamento significativo riguarda l’Assegno Unico.
Finora, l’importo dell’Assegno Unico veniva determinato sulla base del calcolo dell’ISEE, ma dal 2025 questo importo non verrà più considerato nel calcolo del reddito.
Le famiglie che beneficiano di questo sostegno economico non vedranno più ridurre il proprio ISEE a causa di questo bonus, migliorando le possibilità di accesso ad altre agevolazioni. 

Come approfittare delle agevolazioni?

L’ISEE è legato a numerose agevolazioni, come i bonus sociali per le utenze domestiche (forniture di energia elettrica, gas, acqua), destinati alle famiglie in difficoltà economica.
Il valore dei bonus viene determinato in base all’ISEE, e nel 2025 molti nuclei avranno diritto a un maggior numero di sconti sulle bollette energetiche.

Con ISEE non superiore a 9.530 euro (nuclei con massimo 3 figli) si può accedere al bonus sociale per il disagio economico. Se il nucleo è numeroso (almeno 4 figli a carico), la soglia ISEE sale a 20mila euro.
Inoltre, le famiglie che hanno membri in condizioni di salute gravi che utilizzano apparecchiature elettromedicali per supporto vitale possono ottenere il bonus per disagio fisico, che non dipende dal reddito ma dalla condizione di salute, perciò è cumulabile con quelli per disagio economico.

Acquisti

Saldi invernali: un appuntamento imperdibile per il 75% degli italiani

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Saldi invernali: un appuntamento imperdibile per il 75% degli italiani

Pronti allo shopping? I saldi invernali rappresentano uno dei momenti più attesi dell’anno per gli italiani, tanto che il 75% dei consumatori li considera un appuntamento fisso, se non irrinunciabile. Secondo un’indagine condotta dall’Osservatorio DoveConviene, app che aiuta a ottimizzare lo shopping, gli italiani vedono nei saldi un’occasione unica per risparmiare e concedersi qualche sfizio.

In un contesto economico caratterizzato da incertezza, la ricerca del risparmio diventa una priorità. Tanto che molti connazionali scelgono di aspettare i saldi per fare acquisti importanti o completare quelli natalizi.

Risparmio e pianificazione: le motivazioni principali

Circa 6 italiani su 10 dichiarano di posticipare regolarmente o occasionalmente gli acquisti per approfittare degli sconti invernali, anche per i regali di Natale. Per il 52% dei consumatori, i saldi rappresentano un’opportunità per comprare beni che altrimenti sarebbero fuori portata, mentre il 30% li utilizza per pianificare meglio le spese quotidiane e prendere prodotti essenziali a prezzi più bassi.

Sebbene il prezzo sia il fattore principale che guida gli acquisti, il 56% dei consumatori tiene conto anche di altri aspetti, come la qualità e l’utilità del prodotto, dimostrando una crescente consapevolezza.

Il negozio fisico resiste all’e-commerce

Nonostante la diffusione dello shopping online, i negozi fisici continuano a mantenere il loro appeal. L’indagine rivela che il 38% degli italiani preferisce acquistare esclusivamente in negozio, attratti dalla possibilità di vedere e toccare i prodotti.

Il 58% opta invece per una combinazione di acquisti online e offline, mentre solo il 4% sceglie un’esperienza completamente digitale, sottolineando l’importanza del contatto diretto con la merce in vendita.

Cosa si compra durante i saldi?

Tra le categorie più acquistate spiccano abbigliamento e calzature, preferiti dall’88% dei consumatori. Seguono gli articoli per la casa, che raccolgono il 48% delle preferenze, e i prodotti alimentari e gastronomici, scelti dal 39%. Al quarto posto si trova l’elettronica, con il 36% delle preferenze, mentre il beauty e la skincare chiudono la classifica con il 18%.

Per concludere, i saldi invernali non sono solo un’occasione per risparmiare, ma un appuntamento che combina tradizione, emozione e strategia. E per i consumatori italiani i saldi sono ormai diventati un vero e proprio evento fisso, da sfruttare al massimo. 

Economia

Italiani spaventati dal caro energia: come si attivano per consumare meno?

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Italiani spaventati dal caro energia: come si attivano per consumare meno?

Lo dimostrano i risultati del sondaggiocondotto da tado°, fornitore di soluzioni per la gestione energetica: l’85% degli italiani pensa che le bollette per i consumi energetici rimarranno elevate per almeno i prossimi tre anni.
Questa prospettiva preoccupa per l’impatto sul bilancio domestico, tanto che oltre la metà (53%) oggi è più consapevole, e preoccupata, dei costi per il riscaldamento rispetto a cinque anni fa.

Negli ultimi anni il crescente peso delle spese energetiche sul costo della vita ha messo in allarme molte famiglie italiane. Segno di una maggiore attenzione ai consumi, ma anche di uno scenario che non sembra destinato a cambiare.

Pannelli solari, “cappotti”, pompe di calore le soluzioni più gettonate

Per far fronte a questa situazione, il 64% degli intervistati manifesta l’intenzione di adottare misure per ridurre i consumi energetici nei prossimi anni.
Tra le soluzioni più gettonate figurano l’installazione di pannelli solari (20%), interventi di isolamento termico su finestre, pareti o tetti (19%) e l’adozione di pompe di calore (11%).

Questi investimenti non rappresentano solo una risposta alle difficoltà attuali, ma anche un’opportunità per migliorare l’efficienza energetica delle abitazioni e rendere più sostenibili i consumi. La volontà di intervenire dimostra come il caro energia stia spingendo sempre più italiani a cercare soluzioni innovative e durature per affrontare il problema.

Se il termostato è intelligente la bolletta è più leggera

Un’altra delle misure che può contribuire nella riduzione dei consumi è l’adozione di termostati intelligenti, i quali rappresentano una tecnologia efficacie per permettere la riduzione delle bollette del riscaldamento e dell’acqua calda di circa il 22%. 

Oltre la metà degli intervistati (51%) segnala la programmazione intelligente come la funzionalità preferita, seguita dalla possibilità di controllare il clima di ogni singola stanza in maniera separata (22%).
I termostati intelligenti e i termostati per radiatori, con opzioni cablate e wireless, sono compatibili con oltre il 95% delle case in Europa. Qualsiasi radiatore con valvola termostatica esistente può essere trasformato in un radiatore intelligente semplicemente sostituendo il termostato.

La soluzione è prendere il controllo dei consumi

Christian Deilmann, cpo e co-fondatore di tado°, sottolinea l’importanza di prendere il controllo dei consumi energetici per proteggersi dall’aumento dei costi.

Il sondaggio evidenzia infatti che la maggior parte degli italiani, così come l’80% dei cittadini europei, è consapevole di dover affrontare bollette energetiche elevate, manifestando una preoccupazione maggiore rispetto a cinque anni fa. Tuttavia, adottare semplici misure di risparmio energetico può contribuire a mitigare gli impatti finanziari.

Varie

PMI, come è percepita la formazione?

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PMI, come è percepita la formazione?

Solo il 51% delle piccole e medie imprese italiane considera la formazione parte integrante della strategia aziendale. Un altro 31% la ritiene rilevante, ma non strategica, mentre il restante 18% la limita agli obblighi normativi.

Ma soltanto il 15% valuta regolarmente le competenze del personale per definire percorsi formativi mirati, segnalando un divario tra la consapevolezza teorica e l’implementazione pratica. Inoltre, il 37% non pianifica la formazione e il 19% lo fa solo ogni due o tre anni, evidenziando una scarsa programmazione.

Formazione formale e informale: un mix necessario
Il 30% delle PMI non utilizza formazione strutturata, preferendo modalità informali come l’affiancamento a personale esperto (14%) o limitandosi alla formazione obbligatoria (16%).

Le imprese che adottano formazione formale si concentrano su competenze trasversali (41%), self management (32%) e tecnologie digitali (28%). Tuttavia, molti dichiarano difficoltà nel gestire la formazione durante l’orario di lavoro (40%) o lamentano la mancanza di strutture interne dedicate (32%).

La formazione e i ruoli aziendali
Tra le PMI che svolgono formazione formale, il 64% ne riconosce il valore per la competitività e il 42% per la fidelizzazione dei talenti. Nonostante ciò, il 53% non coinvolge dirigenti e quadri, figure essenziali per trasmettere orientamenti strategici.

Allo stesso modo, il 64% dei neoassunti non riceve formazione strutturata, limitandosi a semplici affiancamenti. Questo approccio può ridurre l’attrattività delle PMI per i giovani lavoratori, aprendo il dibattito sull’esigenza di percorsi dedicati.

Le criticità della formazione finanziata
Il 78% delle PMI ricorre alla formazione finanziata, principalmente tramite crediti d’imposta (39%) e fondi interprofessionali (33%). Tuttavia, la complessità burocratica (27%) e l’insufficienza dei fondi (23%) rappresentano ostacoli significativi.

I beneficiari principali sono impiegati (90%) e operai (57%), seguiti da quadri (48%) e dirigenti (24%). Solo il 17% delle imprese monitora regolarmente l’efficacia della formazione finanziata, indicando una consapevolezza limitata sul tema.

Per concludere
“La formazione finanziata è uno strumento cruciale per la competitività delle PMI, ma servono miglioramenti nei processi di accesso e progettazione, specialmente per coinvolgere dirigenti, quadri e giovani talenti”, afferma Claudio Rorato, direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano.