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Economia

Economia: nel III trimestre 2025 export in lieve crescita, PIL stazionario

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Economia: nel III trimestre 2025 export in lieve crescita, PIL stazionario

Secondo le stima preliminari dell’ISTAT nel terzo trimestre del 2025 il Pil italiano rimane stazionario rispetto ai tre mesi precedenti.
Il risultato è analogo a quello del Pil tedesco, ma inferiore a quello della media registrata in area euro, nonché in Francia e Spagna.

Per quanto riguarda l’export, nonostante la contrazione di agosto, durante i mesi estivi la dinamica congiunturale delle esportazioni dall’Italia risulta nel complesso positiva. Rispetto ai tre mesi precedenti nel periodo giugno-agosto l’export italiano segna una crescita del +1,2%.
Al contrario, le importazioni nello stesso periodo evidenziano un lieve calo del -0,3%.

Produzione industriale -0,5%

A settembre l’indice destagionalizzato della produzione industriale italiana aumenta del 2,8% rispetto ad agosto, compensando la forte flessione del mese precedente (-2,7%).
Nella media del terzo trimestre, tuttavia, l’indice mostra una diminuzione su base congiunturale (-0,5%).

A settembre aumenta poi l’occupazione. La crescita coinvolge le sole donne e tutte le classi d’età, a eccezione dei 35-49enni. Per posizione professionale gli occupati sono saliti tra i dipendenti permanenti, diminuiti tra quelli a termine e sono risultati sostanzialmente stabili tra gli autonomi.
Quanto ai prezzi al consumo, a ottobre l’indice armonizzato (IPCA) evidenzia un aumento tendenziale (+1,3%) ma inferiore rispetto alla media dell’area euro (+2,1%), e in deciso rallentamento rispetto ai mesi precedenti.

Prezzi alimentari, in un anno +24,9%

Da ottobre 2021 a ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari sono però aumentati del 24,9%, un incremento superiore di quasi 8 punti percentuali rispetto a quanto evidenziato nello stesso periodo dall’indice generale dei prezzi al consumo (+17,3%).

Alla forte crescita negli anni 2022-2023 ha contribuito lo shock sui listini dell’energia, che ha colpito in misura rilevante il settore degli alimentari non lavorati, sia in modo diretto, dato il rilevante peso degli input energetici, sia in modo indiretto, alimentando l’incremento del prezzo di importanti prodotti intermedi, come i fertilizzanti.
Ma negli ultimi due anni, la dinamica di crescita è stata più contenuta e, in parte, sostenuta dal recupero dei margini di profitto delle imprese del settore agricolo.

Moderato rallentamento a livello globale

Sempre nel terzo trimestre dell’anno, l’economia globale mostra un moderato rallentamento e il commercio internazionale registra un andamento volatile, anche per il persistere di un elevato grado di instabilità delle politiche commerciali.

Quanto alla dinamica congiunturale del Pil, a livello globale segna una modesta accelerazione in Cina e nell’area euro.
Negli Stati Uniti le attese di una moderazione del ritmo di crescita dell’attività economica e dell’inflazione a ottobre hanno favorito il taglio dei tassi di interesse.

Varie

Sicurezza in casa: i reati calano, ma gli italiani hanno più paura

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Sicurezza in casa: i reati calano, ma gli italiani hanno più paura

Quasi una persona su tre in Italia ha vissuto l’esperienza spiacevole di un furto in casa: sono circa 14,5 milioni gli italiani coinvolti, pari al 28,6% della popolazione.
Lo segnala il 4° Rapporto dell’Osservatorio Censis–Verisure sulla Sicurezza della Casa, realizzato con il contributo del Servizio Analisi Criminale del Ministero dell’Interno.

Numeri che fanno riflettere

Nel 2024 sono state denunciate 155.590 intrusioni in abitazioni, con un aumento del 5,4% rispetto all’anno precedente; le rapine in casa ammontano a 1.891 (+1,8%).

In termini assoluti Roma è la città con il maggior numero di furti denunciati (8.699), ma se si guarda all’incidenza rispetto agli abitanti il primato spettano a Pisa, Modena e Bolzano.

La paura cresce, ma nel 2025 i reati sono in calo

Curioso paradosso: mentre la paura del furto domestico sale (oggi il 59% lo indica come principale timore, contro il 48% dell’anno scorso), i dati del primo semestre 2025 mostrano un calo dei reati — furti in diminuzione dell’8,6% e rapine dell’11,6%.
La percezione, insomma, corre più veloce dei numeri.

Prevenzione: cosa fanno gli italiani?

Gli italiani non stanno fermi. L’88,9% possiede almeno un dispositivo di sicurezza, il 67,8% ne ha più d’uno e il 64,1% prevede di investire di più nel futuro.

Le misure più diffuse sono la porta blindata (65,3%) e il videocitofono (35,1%); un comportamento diffuso è anche quello di non aprire mai a sconosciuti (87%) e di chiudere a chiave anche rimanendo in casa (67,1%). Quando si parte per le vacanze, il 69,2% evita di condividere sui social le foto che rivelano l’assenza.

Tensioni sociali che generano zone d’ombra  

Non mancano segnali preoccupanti: quasi 5 milioni di persone tengono in casa un’arma da fuoco e oltre la metà si dichiara favorevole alla legittima difesa anche con l’uso dell’arma.

E poi c’è la questione economica: il 59,7% vorrebbe un allarme ma lo considera troppo costoso; molti non conoscono nemmeno l’esistenza del “bonus sicurezza”.

Verso sistemi personalizzati

La strada indicata dagli intervistati è chiara: il 79,6% chiede sistemi di allarme personalizzati e il 75,3% vorrebbe il supporto di esperti in tutte le fasi. In fondo, più che proteggere oggetti, gli italiani vogliono riavere quella sensazione semplice ma profonda: sentirsi al sicuro dentro casa.

Economia

Industria, secondo semestre 2025: i dati dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi

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Industria, secondo semestre 2025: i dati dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi

Notizie buone a metà per il comparto industriale delle province di Milano, Monza Brianza e Lodi. E’ infatti stata  pubblicata di recente l’analisi del Servizio Studi, Statistica e Programmazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi.

In poche parole, ecco si evince dai dati: l’area metropolitana milanese conferma la sua vitalità, Monza e Brianza mostrano una fase di rallentamento, mentre Lodi sorprende con risultati in decisa crescita.

Milano: cresce la produzione e aumentano gli ordini

Milano conferma la sua vitalità. Infatti nel periodo aprile-giugno 2025, l’industria ha visto una crescita della produzione del 2,9% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, superando di gran lunga la media lombarda, ferma a +0,6%. Andamento positivo anche per il fatturato, con un aumento del 4% su base annua, mentre il portafoglio ordini segna un +1,9%, leggermente superiore al dato regionale.

I segnali positivi arrivano anche dai mercati esteri, dove le commesse crescono del 3,1%, segno di una competitività internazionale che resta solida. Rispetto al trimestre precedente, la produzione milanese mostra una tenuta congiunturale positiva (+1%), così come il fatturato (+1%).

Monza e Brianza: è una fase di assestamento

Nella provincia di Monza e Brianza la situazione è un po’ diversa. Il secondo trimestre dell’anno evidenzia infatti una contrazione dell’attività industriale. La produzione segna un calo del 5,2% rispetto allo stesso periodo del 2024, in controtendenza rispetto alla stabilità lombarda. Il fatturato vede una diminuzione (-1,8%), e il portafoglio ordini mostra un lieve arretramento (-0,3%).

Rispetto al primo trimestre del 2025, ora emerge qualche segnale di difficoltà: la produzione cala dell’1,4% e il fatturato dello 0,7%. Unico segnale incoraggiante arriva dall’estero, con un +1,4% nelle commesse internazionali, mentre gli ordini interni scendono di 0,3%.

Lodi: è il momento dell’exploit

Decisamente più positivo il quadro per Lodi, che si distingue per una crescita su tutti i fronti. La produzione aumenta del 5,5% su base annua, superando di gran lunga la media lombarda. Il fatturato sale del 6,1%, mentre gli ordini totali crescono dell’8,2%. Si tratta di un buon risultato che conferma l’espansione della domanda sia interna sia estera.  

Lodi mette a segno un trimestre dinamico anche sul piano congiunturale: la produzione avanza dell’1,1%, il fatturato dell’1,3% e gli ordini interni ed esteri crescono rispettivamente dell’1,4% e del 2,1%.

La Lombardia conferma la tenuta positiva

Il bilancio complessivo del secondo trimestre 2025 descrive una Lombardia industriale a più velocità. Milano continua a trainare la ripresa, Lodi consolida la sua crescita e Monza e Brianza attraversano una fase di assestamento.

Nel complesso, la regione conferma una tenuta positiva, sostenuta soprattutto dalle esportazioni e dalla capacità di adattamento delle imprese.

Economia

Bio: le prospettive di un settore cresciuto del +194% in 10 anni

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Bio: le prospettive di un settore cresciuto del +194% in 10 anni

In Italia sono 97.160 gli operatori attivi nel settore bio (+2,9% nel 2024 rispetto al 2023) mentre la superficie agricola biologica è pari a 2,5 milioni di ettari, il 20,2% del totale coltivato.
Malgrado nel nostro Paese l’incidenza dei consumi bio sulla spesa alimentare delle famiglie si fermi al 4%, pari a circa 66 euro pro-capite, nel corso degli anni il mercato è costantemente cresciuto, con un incremento del +194% tra il 2014 e il 2024.

Secondo uno uno studio di Nomisma, a livello globale il valore complessivo del mercato è pari a 136 miliardi di euro (3% in Italia), con i consumi di prodotti bio concentrati principalmente in Nord America (47% del mercato), contro il 40% dell’Europa e l’11% dell’Asia. 

Consumi at home vs away from home

La quota maggioritaria delle vendite in Italia viene effettuata in ambito domestico, pari a circa 5,2 miliardi di euro, contro 1,2 miliardi derivati da consumi “away from home” (ristorazione collettiva/commerciale, ristoranti specializzati bio/generalisti, agriturismi..).

Nei consumi “at home,” il principale canale di vendita è rappresentato dalla Distribuzione Moderna, la cui incidenza è cresciuta del +5,3% nell’ultimo anno, seguita a distanza dai negozi specializzati nel biologico.
I prodotti per i quali il bio rappresenta la prima scelta sono frutta e verdura fresca, carne e uova, latte e derivati, alimenti per bambini, olio EVO, pasta, riso e prodotti da forno.

Export, dal 2014 al 2024 +174% 

Al contempo, risulta in costante crescita anche il trend delle esportazioni nazionali, che hanno visto un incremento del +174% negli ultimi 10 anni, con un peso del bio sul totale dell’export in ambito food pari al 5,5% e all’8,5% nel comparto wine nel 2024.
Secondo gli ultimi dati disponibili, per il food le destinazioni principali a livello continentale sono state Germania, Francia, Benelux e Nordics. Relativamente al vino bio, invece, i mercati principali sono stati Germania, Benelux, Nordics e Regno Unito.

Per quanto riguarda i mercati europei potenzialmente più interessanti in prospettiva, al primo posto si colloca ancora la Germania, seguita da Nordics e Francia. Per il vino bio, invece, guidano i Nordics, che precedono Germania e Benelux.

“Il consumatore è sempre più esigente”

“Nel complesso, il consumatore italiano pone grande attenzione nei confronti della sostenibilità, di cui il bio è fondamentale espressione, e riconosce le garanzie superiori del bio rispetto alle altre categorie di prodotti healthy – commenta Silvia Zucconi, coo Nomisma -. Al contempo, ha però bisogno di maggiori informazioni per conoscere valori e caratteristiche del bio e si dimostra sempre più esigente, richiedendo altre garanzie oltre al biologico, come origine italiana, pochi ingredienti non processati, con packaging sostenibile. Relativamente alle prospettive per il settore, è ottima la percezione per il Bio Made in Italy da parte del consumatore straniero, in grado di sostenere la crescita del nostro export, soprattutto in mercati di maggiore capacità di spesa come Nord America e Nordics”.

Varie

Figli con disabilità: l’impatto sulla famiglia

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Figli con disabilità: l’impatto sulla famiglia

Tra le famiglie con figli disabili è ancora forte il carico di cura, che grava, in particolare, sulle madri. La rete di supporto, costituita soprattutto da coniuge e nonni, resta fondamentale, ma non sempre sufficiente.
Le famiglie con figli con disabilità dedicano significativamente molto tempo all’accudimento: oltre 8 ore al giorno nei giorni feriali e fino a 14 ore nel weekend, soprattutto quando il figlio ha meno di 6 anni.

Essere genitori comporta spesso una riorganizzazione della vita lavorativa. Per le famiglie con figli con disabilità questo impatto è ancora più evidente: il 48% ha richiesto la riduzione dell’orario di lavoro. Inoltre, per il 28% l’essere genitore ha condizionato “moltissimo” gli avanzamenti di carriera, soprattutto le madri (36%) rispetto ai padri (17%). Sono alcuni risultati dell’indagine di Doxa e Fondazione Paideia sull’impatto della disabilità sul sistema familiare.

Rete e percezione di aiuto

Le principali criticità che condizionano il benessere familiare sono la mancanza di tempo per sé (70%), lo stress da accudimento (64%) e le difficoltà nella conciliazione tra lavoro e vita privata (58%). 
Tra i genitori di figli con disabilità, il 71% valuta positivamente l’efficacia della scuola nel favorire lo sviluppo di una maggiore autonomia, Di contro, il 29% ritiene che la scuola aiuti “poco” o “per nulla” il/la figlio/a a sviluppare una maggiore autonomia.

Il 39% ha sperimentato l’impossibilità di partecipare a una gita scolastica negli ultimi due anni. Le ragioni più frequenti sono la mancanza di personale dedicato (13%) o l’assenza di assistenza notturna nelle gite su più giorni (11%).

Servizi socio-sanitari

Secondo l’80% delle famiglie italiane, la presenza a scuola di bambini con disabilità favorisce nuove forme di apprendimento e migliora il clima in classe (75%). Tuttavia, per il 41% delle famiglie che non hanno bambini con disabilità, la presenza in classe di un bambino o una bambina con disabilità rallenta “molto” o “abbastanza” la didattica.

Il 45% delle famiglie che hanno bambini con disabilità dichiara di usufruire di servizi sanitari in ambito pubblico per i propri figli “quotidianamente” o “settimanalmente”. Ma più di 6 famiglie su 10 hanno acquistato prestazioni sanitarie o riabilitative private per il figlio o la figlia con disabilità nell’ultimo anno.

Preoccupazione per il futuro

Per il 24% delle famiglie con bambini con disabilità il figlio o la figlia non frequenta “mai” amici al di fuori della scuola, e il 35% non viene “mai” o “raramente” invitato alle feste di compleanno di amici o compagni di scuola. Il dato peggiora con l’avanzare dell’età: se nella fascia 0-5 anni la risposta “raramente” o “mai” è pari al 26%, nella fascia 6-18 anni sale al 38%.

Il 54% tra le famiglie in cui è presente un minore con disabilità si dichiara “molto preoccupato” per il futuro dei figli. 
Le preoccupazioni maggiori riguardano la capacità dei figli di sopravvivere ai genitori (66%), la salute (60%), le relazioni amicali e sentimentali (52%) e l’indipendenza economica dai genitori (49%).

Economia

Retail Media: la pubblicità che cambia il modo di fare shopping

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Retail Media: la pubblicità che cambia il modo di fare shopping

Il Retail Media è una delle novità più interessanti nel mondo della comunicazione: unisce commercio e pubblicità, trasformando il modo in cui i brand parlano con i consumatori. I numeri raccontano bene il fenomeno: nel 2024 in Italia questo mercato ha raccolto circa 510 milioni di euro e nel 2025 dovrebbe arrivare a 640 milioni, con un balzo del 27%.

A spingere la crescita sono i colossi dell’eCommerce e le iniziative dei retailer, che sempre più spesso investono in spazi digitali nei negozi, piattaforme online e strategie basate sui dati.

Di cosa parliamo quando diciamo “Retail Media”

Con questa espressione si indicano tutti quegli spazi e strumenti che i retailer mettono a disposizione delle aziende per fare pubblicità. Ci sono le soluzioni in negozio – come schermi digitali, cartelloni o la radio interna – quelle online, dai siti alle app fino ai social, e infine le campagne realizzate su canali esterni grazie ai dati dei retailer stessi.

Il modello più avanzato non si limita a “mostrare annunci”, ma punta a mettere il cliente al centro: i dati vengono usati per personalizzare i messaggi e capire l’efficacia di ogni campagna lungo tutto il percorso d’acquisto. “Il Retail Media sta cambiando le regole del gioco”, spiega Denise Ronconi del Politecnico di Milano, “non è più solo pubblicità, ma un vero asset strategico”.

I nodi da sciogliere

Come spesso accade nei settori emergenti, non mancano le difficoltà. La prima è la frammentazione: tante piattaforme diverse rendono complicato organizzare campagne su larga scala.

Poi c’è il tema delle competenze: i retailer devono imparare a comportarsi come editori, gestendo spazi, dati e partnership con un approccio più maturo. Infine manca ancora una base comune di metriche: senza regole condivise per misurare i risultati, è difficile costruire fiducia negli investimenti. “Standard e trasparenza sono fondamentali”, ricorda Giuliano Noci, responsabile scientifico del Tavolo di Lavoro del Politecnico.

Perché la misurazione fa la differenza

Il punto chiave per far crescere davvero il Retail Media è la capacità di misurare in modo chiaro e condiviso le performance delle campagne. Non si parla solo di clic o visualizzazioni, ma di sistemi più evoluti che valutano qualità, attribuzione e impatto reale. “La misurazione non è un dettaglio tecnico”, sottolinea Nicola Spiller del Politecnico, “è ciò che renderà questo canale credibile e competitivo”.

Il futuro? All’insegna dell’integrazione

Tra i vari canali, oggi l’on-site – cioè siti e app dei retailer – è il più forte in termini di conversione. L’off-site è utile per far crescere la notorietà dei brand, mentre l’in-store vive una fase di rinnovamento digitale.

Il passo successivo sarà l’integrazione: solo unendo in modo coerente on-site, off-site e in-store sarà possibile sfruttare al massimo il potenziale di questo mercato. “Il Retail Media è a un punto di svolta”, conclude Riccardo Mangiaracina, “ed è destinato a diventare un pilastro della strategia commerciale dei prossimi anni”.

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Social media: tutti d’accordo per il divieto agli under 14

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Social media: tutti d’accordo per il divieto agli under 14

È ampio il sostegno dei cittadini globali al divieto di accesso ai social media per i minori di 14 anni. Il 71% degli intervistati dall’Ipsos Education Monitor in 30 Paesi del mondo ritiene che gli under 14 anni non dovrebbero accedere ai social network. E tra i genitori con figli in età scolare, la percentuale sale al 74%. Di fatto, mentre l’Australia si prepara a diventare il primo Paese a vietare l’accesso ai social per i minori di 16 anni, l’indagine mostra che in tutti i 30 Paesi analizzati la maggioranza è favorevole all’introduzione di limiti d’età.

L’Ipsos Education Monitor 2025 mostra inoltre una preoccupazione diffusa per la salute mentale dei giovani, ma anche opinioni contrastanti sul ruolo dell’Intelligenza artificiale e della tecnologia nelle scuole.

Europei tra i più critici nei confronti del proprio sistema educativo

La terza edizione dell’Ipsos Education Monitor esplora le percezioni delle persone in 30 Paesi riguardo al proprio sistema educativo, alle sfide che affrontano scuole e giovani, e al ruolo della tecnologia nell’istruzione. Quanto al sistema educativo, dai risultati emerge che gli europei sono tra i più critici nei confronti dei propri sistemi educativi.

La maggioranza dei cittadini in Ungheria (59%), Francia (55%) e Romania (54%) giudica negativamente il proprio sistema scolastico. Ma opinioni critiche emergono anche in Germania, Spagna, Italia e Belgio.
Al contrario, l’Irlanda si distingue con il 71% di valutazioni positive, seguita dal Regno Unito (49%).

La salute mentale è considerata il principale problema dei più giovani 

Il 33% degli intervistati identifica la salute mentale come la sfida principale per i giovani, superando disuguaglianza (28%), bullismo (26%) e social media (25%).
Il 53% ritiene che la salute mentale dei giovani nel proprio Paese sia in condizioni critiche, con picchi in Cile (73%) e Francia (69%) in particolare.

Quanto alle materie scolastiche preferite emergono storia, matematica e scienze. Quando si tratta delle materie che le persone hanno più apprezzato durante gli anni scolastici, la storia si posiziona al primo posto, seguita da matematica e scienze. 

La matematica si rivela una materia divisiva

Pur essendo la seconda materia più amata, con il 30% che la indica come preferita, la matematica risulta anche prima nella classifica delle ‘meno preferite’, riportando alla mente brutti ricordi al 37% degli intervistati. A Singapore è addirittura sia la materia preferita che quella meno amata.

La divisione di genere nelle preferenze scolastiche emerge con maggiore forza tra le persone più anziane. Mentre tra i Baby Boomer persiste una netta distinzione tra le materie preferite dai ragazzi (scienze, matematica) e quelle preferite dalle ragazze (lingue, letteratura), tra le generazioni più giovani questo divario si riduce notevolmente, fino a diventare quasi inesistente per scienze e matematica.

Varie

Regole UE su GenAI: previsti più “paletti” per modelli avanzati

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Regole UE su GenAI: previsti più “paletti” per modelli avanzati

Secondo la legge europea ora i fornitori di modelli Gpai, compresi quelli open-source, devono adempiere a due obblighi in materia di trasparenza e di copyright prima di immettere i modelli sul mercato UE.
Dal 2 agosto sono infatti scattati gli obblighi sull’Intelligenza artificiale generativa previsti dall’AI Act, la prima legge al mondo che detta le norme sullo sviluppo, l’immissione sul mercato e l’uso dei sistemi di AI.

Le norme riguardano i modelli di AI per finalità generali (Gpai), in particolare, quelli con rischi sistemici come Gpt-4 di OpenAI, Gemini di Google e Grok di xAI.
Questo set di regole, originariamente non previsto nella proposta della Commissione europea, è stato introdotto in corso d’opera in seguito ‘all’esplosione’ di ChatGpt.

Obblighi aggiuntivi contro i rischi sistemici

Obblighi aggiuntivi sono previsti per i fornitori di modelli Gpai più potenti, in particolare, quelli che presentano rischi sistemici, come i rischi per i diritti fondamentali, la sicurezza e la potenziale perdita di controllo sul modello.
I fornitori dovranno quindi notificare immediatamente all’Ufficio europeo AI i modelli Gpai a rischio sistemico da immettere sul mercato UE.

L’AI Act, entrato in vigore il 1 agosto 2024, prevede un’attuazione a scaglioni delle disposizioni.
Le prime a essere state applicabili, dal 2 febbraio, sono quelle riguardanti le pratiche vietate, tra cui il riconoscimento facciale, le tecniche manipolative e il punteggio sociale.

Un Codice di buone pratiche

Le regole sui modelli Gpai sono dettagliate dal Codice di buone pratiche, uno strumento di adesione volontaria elaborato da esperti indipendenti e validato dalla Commissione e dagli Stati membri.
I fornitori che sottoscrivono e aderiscono al Codice beneficeranno di una riduzione degli oneri e di una maggiore certezza del diritto.

Per assistere i fornitori, l’esecutivo UE ha pubblicato anche linee guida che chiariscono chi deve rispettare gli obblighi.
I modelli Gpai sono definiti come quelli addestrati con oltre 10^23 Flop e in grado di generare linguaggio. Inoltre, la Commissione ha pubblicato un modello per aiutare i fornitori a riassumere i dati utilizzati per addestrare i loro modelli, riporta Ansa,

Firmano Microsoft, OpenAI e Google

Tra i firmatari del Codice di buone pratiche, riferisce Ansa, figurano OpenAI, l’azienda madre di ChatGPT, Google, Antrophic, la francese Mistral AI e la tedesca Aleph Alpha, oltre alle italiane Domyn e Almawave.

Microsoft ha confermato la propria adesione. Tra le new entry anche Amazon, Ibm e Fastweb, mentre xAI ha aderito solo alla parte del Codice relativi alla sicurezza.
Al momento non ci sono Meta, che lamenta “misure che vanno ben oltre l’ambito di applicazione della legge sull’AI”, e le società tech cinesi.

Acquisti

Consumi fragili: la fiducia di famiglie e imprese è ancora debole 

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Consumi fragili: la fiducia di famiglie e imprese è ancora debole 

Anche a giugno i consumi mostrano una riduzione su base annua (-1,0%), sintesi di un miglioramento della domanda per i servizi (+1,3%) e un calo della domanda per i beni (-1,9%).
L’estate si è aperta all’insegna del permanere di un clima di elevata incertezza. Secondo Confcommercio le aspettative di consumatori e imprese indirettamente e direttamente ne sono influenzate.

In questo contesto l’economia italiana continua a muoversi lungo un sentiero di moderato sviluppo. E i dati definitivi di giugno, riportano al 2,8% l’inflazione del carrello della spesa. Ma tra le note dolenti emergono la bassa dinamica dei consumi, il perdurare di difficoltà del sistema industriale e la debolezza della fiducia di famiglie e imprese.

Automotive: -29,5%

A giugno 2025 l’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) è stimato in riduzione dell’1,0% nel confronto con lo stesso mese del 2024. Il dato dell’ultimo mese è stato condizionato dall’andamento particolarmente negativo delle vendite di auto a privati (-29,5%).

Al netto delle fluttuazioni derivanti dai fattori stagionali, l’ICC segnala a giugno, per il quarto mese consecutivo, un moderato aumento congiunturale (+0,3%), dinamica che seppur positiva non sembra ancora testimoniare l’inizio di una fase di significativa ripresa dei consumi.

Comunicazioni: +7,5%

Anche nel mese di giugno 2025 le diverse funzioni di consumo che compongono l’ICC hanno registrato andamenti articolati, con dinamiche che non sembrano discostarsi, nella sostanza, da quanto rilevato nei periodi più recenti. L’incremento più significativo si è registrato, come di consueto, per i consumi relativi ai beni e ai servizi per la comunicazione (+7,5%), andamento guidato dalla componente relativa ai beni.

Variazioni lievemente positive si sono registrate per la domanda per alberghi, pasti e consumazioni fuori casa (+0,7%) e per beni e servizi per la casa (0,6%) segmento su cui ha pesato l’accresciuta domanda di energia elettrica.
Stazionari i consumi per beni e servizi per la cura della persona.
Le altre macro-funzioni evidenziano, sia pure con diverse intensità, un arretramento, su base annua, dei quantitativi acquistati dalle famiglie.

In difficoltà abbigliamento, calzature, alimentari

Il calo più pesante si è registrato per i beni e i servizi per la mobilità (-10,2%). Tra gli altri segmenti si confermano in difficoltà abbigliamento e calzature (-0,9%), beni e servizi ricreativi (-0,8%), alimentari, bevande e tabacchi (-0,3%). I dati complessivi sottendono, come di consueto, andamenti articolati delle diverse funzioni di spesa incluse negli aggregati.

A livello di singole voci di consumo l’incremento più significativo ha interessato l’energia elettrica (7,4%), il cui dato è determinato principalmente dalle condizioni meteorologiche.
Si conferma poi la tendenza al miglioramento della domanda per trasporti aerei (+5,4%) e carburanti (+3,7%) e si rilevano segnali di ripresa per alberghi (+1,6%), pasti e consumazioni fuori casa (0,4%) e tabacchi (0,7%).

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Birra, il comfort drink trasversale adatto in ogni stagione

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Birra, il comfort drink trasversale adatto in ogni stagione

Lo ha scoperto l’indagine realizzata da Doxa per il Centro Informazione Birra (CIB) 2024 di AssoBirra: la birra è un vero comfort drink trasversale, amato da tutte le generazioni, in ogni stagione e situazione. Il sapore resta il principale driver di scelta, ma cresce l’interesse verso le versioni low o no alcol conosciute da circa l’80% di tutti i gruppi generazionali.

E se la GenZ è la meno sensibile alla differenza di gusto (45%), per il 90% in generale salubrità e convenienza sono le motivazioni fondamentali nella scelta, e per l’89% la spinta principale è il desiderio di scoprire birre nuove.

In vacanza il consumo per molti è quotidiano

Estate o inverno, la birra accompagna sempre le vacanze degli italiani. Non sorprende che sia la GenX quella più affezionata al consumo vacanziero: il 41% in ferie beve birra quotidianamente (32% Millennials, 21% GenZ).

Le esperienze legate alla birra in vacanza sono sempre più apprezzate. Il 60% degli italiani ha partecipato almeno una volta a un festival della birra, il 53% della GenZ ha scelto una vacanza a tema birra con degustazioni locali, e il 33% del totale ha visitato un birrificio storico.

Ogni generazione ha la sua preferita

Oltre ai classici mare, concerti e festival, nel 2024 a crescere sono stati infatti gli eventi enogastronomici (+63%) e il turismo identitario alla scoperta delle tradizioni locali.
La classifica delle birre più amate vede in testa le Lager (50%), seguite da Pilsner (45%, GenX), Blanche (35%, Millennials), IPA (30%, GenZ).

E chi ha detto che la birra sia solo per l’estate? Quando le giornate si accorciano e il freddo invita a restare a casa, gli italiani si rifugiano nel calore del proprio nido. È questo il tempo del cocooning, dei soft pleasure, dei piaceri semplici da godere in solitudine o in compagnia.

Per la GenX abbinarla al cibo migliora l’esperienza culinaria

Di fatto, il 97% della GenX e il 95% dei Millennials consuma birra principalmente tra le mura domestiche, e per il 44% della GenX il beer pairing, l’abbinamento cibo-birra, migliora l’esperienza culinaria.
La birra è considerata perfetta per una serata sul divano davanti a una serie TV (49%), soprattutto dai Millennials, o per una chiacchierata accanto al camino (29%) o in terrazza (26%)

Per un italiano su tre la birra amplifica il piacere di questi momenti (37% GenX). Il compagno ideale con cui condividerli? Per il 63% è il proprio partner, con un picco del 68% tra i Millennials.